Novità fiscali dell’8 marzo 2012: le valutazione di Assonime sul “sindaco unico”

Pubblicato il 8 marzo 2012



sindaco unico nelle società di capitali ed altre novità in materia di Srl; il fisco può limitarsi a disconoscere i costi del contribuente non spettanti; INPS: iscrizione d’ufficio alla gestione artigiani decorsi 60 giorni dall’istanza; compenso a custode giudiziario: non vale la tariffa professionale; in arrivo DDL per nuove regole intramoenia; attenzione alle finte email: “Notifica di rimborsi fiscali”; software di compilazione modello IVA 74 bis 2012; regimi speciali per i servizi di telecomunicazione, tele radiodiffusione o servizi elettronici forniti da soggetti non stabiliti; vendite on line: solo quelle occasionali non richiedono l’apertura della partita IVA; CNDCEC: pareri di liquidazione e disciplina dei compensi a seguito dell’emanazione decreto “liberalizzazioni”

 

 

Indice:

 

1) Sindaco unico nelle società di capitali ed altre novità in materia di Srl

 

2) Il fisco può limitarsi a disconoscere i costi del contribuente non spettanti

 

3) Inps: iscrizione d’ufficio alla gestione artigiani decorsi 60 giorni dall’istanza

 

4) Compenso a custode giudiziario: Non vale la tariffa professionale

 

5) In arrivo DDL per nuove regole intramoenia

 

6) Attenzione alle finte email: “Notifica di rimborsi fiscali”

 

7) Software di compilazione modello Iva 74 bis 2012

 

8) Regimi speciali per i servizi di telecomunicazione, tele radiodiffusione o servizi elettronici forniti da soggetti non stabiliti

 

9) Vendite on line: Solo quelle occasionali non richiedono l’apertura della partita Iva

 

10) CNDCEC: pareri di liquidazione e disciplina dei compensi a seguito dell’emanazione decreto “liberalizzazioni”

 

 

1) Sindaco unico nelle società di capitali ed altre novità in materia di Srl

Assonime, ha pubblicato la circolare n. 6 del 07.03.2012 in tema di sindaco unico nelle società di capitali e altre novità in materia di società a responsabilità limitata.

Tale circolare affronta le novità in tema di sistema dei controlli delle società di capitali e in tema di semplificazioni per il trasferimento di quote e per il bilancio delle società a responsabilità limitata, previste dalla Legge di stabilità 2012 e dai successivi decreti legge in materia di liberalizzazioni e semplificazione.

Nel frattempo, con un emendamento approvato dalle Commissioni affari costituzionali e attività produttive della Camera dei Deputati al Decreto semplificazioni (D.L. n. 5/2012) si cambia, ancora una volta, la riforma degli organi di controllo nelle spa e nelle srl. Infatti, torna il collegio sindacale pluripersonale in tutte le S.p.A., mentre nelle S.r.l. viene mantenuto il testo di cui al citato Decreto semplificazioni  con la conseguente possibilità di nominare sempre un sindaco unico o un revisore.

L’emendamento approvato, che ha suscitato il plauso dei Dottori Commercialisti, annulla, quindi, la previsione - ex lege 183/2011, Legge di stabilità 2012 – del sindaco unico nelle S.p.A., al di sotto del milione di euro di ricavi o patrimonio netto o per quelle che non superano i limiti dimensionali entro i quali è possibile la redazione del bilancio in forma abbreviata (art. 35 del D.L. n. 5/2012).

Gradita ai professionisti è anche l’altra modifica introdotta. Viene stabilito che il carattere onorifico della partecipazione agli organi collegiali degli enti pubblici che ricevono contributi pubblici non si estende ai revisori e ai sindaci.

 

 

2) Il fisco può limitarsi a disconoscere i costi del contribuente non spettanti

E’ corretto l’accertamento fiscale fondato sul solo disconoscimento dei costi, senza alcuna indagine sull’effettività dei ricavi conseguiti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con  la sentenza n. 3267 del 02.03.2012.

Ciò poiché, secondo la Suprema Corte, l’Amministrazione finanziaria (in particolare, l’Agenzia delle Entrate):

- Deve limitarsi al rispetto della normativa tributaria e a tal fine non sono vincolanti gli atti di prassi amministrativa interna (quali le circolari, risoluzioni, ecc.);

Non è obbligata ad escludere in proporzione i ricavi dichiarati, e, nella fase dell’accertamento tributario, non deve necessariamente ricostruire la dichiarazione del contribuente in toto, potendosi limitare a verificare solo l’esistenza o meno dei costi dichiarati.

Inoltre, a parere dei giudici supremi, neppure il pagamento dei servizi con assegni non trasferibili esclude che i costi siano fittizi se il fornitore, per una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, è poi risultato una cartiera.

 

 

3) Inps: iscrizione d’ufficio alla gestione artigiani decorsi 60 giorni dall’istanza

L’Inps, con il messaggio n. 3427 del 2012, ha precisato che, decorsi inutilmente 60 giorni dalla presentazione dell’istanza alla commissione provinciale per l’artigianato, gli “artigiani” verranno iscritti d’ufficio nella gestione artigiani e commercianti, anche se la commissione provinciale artigianato dovesse poi pronunciarsi in senso contrario.

Tutto ciò a seguito della Delibera n. 232 del 2006 in cui viene specificato che il limite di 60 giorni “è un termine di decadenza, oltre il quale gli atti delle commissioni provinciali per l’artigianato, sono privi di efficacia e non producono effetti ai fini previdenziali”.

Dunque, per l'Inps, l'iscrizione alla gestione artigiani dopo il termine dei 60 giorni è corretta e può avvenire automaticamente.

 

 

4) Compenso a custode giudiziario: Non vale la tariffa professionale

Custodia giudiziale: Il compenso dovuto al custode (nel caso di specie, un Dottore Commercialista) va determinato sulla base delle tariffe prefettizie ridotte secondo equità o in base agli usi locali.

In mancanza di entrambi i parametri, la liquidazione va effettuata ex art. 2233, comma 2 c.c. ma sempre in base ai principi di equità.

(Corte di Cassazione, sentenza 3475 del 06.03.2012)

 

 

5) In arrivo DDL per nuove regole intramoenia

Un disegno di legge chiarirà le regole per la libera professione dei medici del servizio pubblico.

Sarebbe questo, secondo quanto appreso, nel primo pomeriggio, l’accordo raggiunto tra governo e forze politiche per risolvere il nodo dell’intramoenia, con il ritiro degli emendamenti al governo clinico e un impegno, da parte del governo, a chiudere il nuovo provvedimento entro giugno, scadenza dell’ultima proroga per l’intramoenia allargata, attività libero professionale esercitata fuori da strutture Asl e ospedali.

 

 

6) Attenzione alle finte email: “Notifica di rimborsi fiscali”

Continuano i tentativi di phishing per rubare dati personali. Nuovi tentativi di truffa ai danni dei contribuenti con false comunicazioni che riportano il logo dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta di email con oggetto “Notifica di rimborsi fiscali”, apparentemente provenienti dall’indirizzo “Agenzia delle Entrate”, che invitano il destinatario a scaricare e compilare un modulo per ottenere un presunto rimborso, richiedendo, tra le altre informazioni, anche tutti i dati della carta di credito.

Questa comunicazione è un tentativo di phishing, una truffa informatica attuata con lo scopo di ottenere illecitamente dati personali.

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate invita chiunque dovesse ricevere questo messaggio di posta elettronica a eliminarlo e a non aprire il suo allegato, in quanto potenzialmente pericoloso.

La stessa Agenzia delle Entrate ha, quindi, informato di essere del tutto estranea al fatto, ricordando ai contribuenti che sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione “Home - cosa devi fare - Richiedere - Rimborsi”, possono consultare le corrette modalità per ricevere un rimborso fiscale con l’accredito su conto corrente. In nessun caso l’Agenzia richiede informazioni sulle carte di credito.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 07.03.2012)

 

 

7) Software di compilazione modello Iva 74 bis 2012

E’ ormai disponibile la versione 1.0.0 del 06.03.2012 del software Iva 74 bis 2012 che consente la compilazione e la creazione del file da inviare telematicamente relativamente alle dichiarazioni modello Iva 74 bis 2012 in cui il fallimento o la liquidazione coatta amministrativa sono stati dichiarati a partire dal 01.01.2012.

Il file telematico può essere inviato direttamente senza necessità di essere sottoposto alla verifica preventiva della procedura di controllo.

Il software Iva 74 bis 2012 utilizza una nuova tecnologia di distribuzione dei software basati su Java che consente all'utente di usufruire delle applicazioni direttamente dal web. In tal modo è possibile attivare le applicazioni in maniera semplice e con un solo clic, avendo la certezza di utilizzare sempre la versione più aggiornata ed evitando complesse procedure di installazione o aggiornamento.

In particolare, avverte l’Agenzia delle Entrate, i curatori o i commissari liquidatori, entro quattro mesi dalla data di nomina, devono presentare una dichiarazione ai fini Iva relativa alle operazioni effettuate nella frazione dell’anno precedente alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, utilizzando il modello Iva 74 bis.

Con questa dichiarazione, si informa l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate sulla posizione debitoria o creditoria ai fini Iva alla data di fallimento.

I curatori fallimentari o i commissari liquidatori devono, inoltre, presentare la dichiarazione annuale relativa a tutto l’anno d’imposta, costituita da due moduli:

- il primo, per le operazioni registrate nella parte di anno solare anteriore alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta;

- il secondo per le operazioni registrate successivamente a queste date.

Infine, da tenere presente che il modello Iva 74-bis non rappresenta una vera e propria dichiarazione; quindi non è possibile chiedere il rimborso dell’Iva eventualmente risultante a credito.

(Agenzia delle Entrate, nota del 07.03.2012)

 

 

8) Regimi speciali per i servizi di telecomunicazione, tele radiodiffusione o servizi elettronici forniti da soggetti non stabiliti

Il Dipartimento delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica sulla proposta della Commissione europea - COM (2012)2 del 13.01.2012 - sulle misure di applicazione del mini sportello unico per i soggetti non stabiliti che forniscono servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione o servizi elettronici a persone che non sono soggetti passivi.

Il nuovo regime speciale, introdotto con la direttiva 2008/8/CE, entrerà in vigore 01.01.2015 ed offrirà alle imprese paneuropee la possibilità di dichiarare e pagare l’IVA tramite un portale web nello Stato membro dell’UE in cui sono stabilite e non nello Stato del cliente.

La proposta, che modifica il regolamento (UE) n. 282/2011, stabilisce regole comuni che riguardano in particolare l’ambito di applicazione del regime, gli obblighi in materia di comunicazione, le dichiarazioni IVA, la valuta, i pagamenti, la documentazione.

L’obiettivo della consultazione è quello di acquisire osservazioni e commenti da parte di tutti i soggetti interessati per una più completa valutazione della proposta.

I contributi potranno pervenire entro il 30.04.2012 e un resoconto degli stessi sarà pubblicato al termine della consultazione. Le comunicazioni fornite dai soggetti che aderiscono alla consultazione non precostituiscono alcun titolo, condizione o vincolo rispetto ad eventuali decisioni del Dipartimento delle Finanze.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento delle Finanze, nota del 07.03.2012)

 

 

9) Vendite on line: Solo quelle occasionali non richiedono l’apertura della partita Iva

Solo la prestazione meramente occasionale rientra nei redditi diversi ed è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva, per carenza del presupposto soggettivo (art. 5 del D.p.r. n. 633/1972) e dall’Irap.

Ciò che rileva, quindi, è non tanto la definizione di venditore privato quanto quella di attività non abituale.

La vendita on line, se abituale, diventa attività d’impresa. Pertanto, i guadagni derivanti dalle cessioni non occasionali effettuate via web non sono qualificabili come redditi diversi.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza

n. 03/19/2012 del 23.01.2012.

Peraltro, la C.T.P. toscana, già con la precedente sentenza n. 56/06/2011 del 16.06.2011, aveva enunciato un importante principio di diritto, ora confermato da altra sezione della stessa Commissione.

La nozione tributaristica di esercizio di imprese commerciali non coincide con quella civilistica, perché l’art. 51 del Tuir intende come tale l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate dall’art. 2195 c.c., anche se non strutturate in forma di impresa, e prescinde quindi dal requisito organizzativo, fondamentale per la qualificazione civilistica di impresa.

L’attività di intermediazione effettuata su portali di vendita on line qualifica, pertanto, l’attività di impresa, quando vi sia un numero rilevante di transazioni: I proventi, di conseguenza, sono redditi di impresa e non redditi diversi, anche se manca la cd. “organizzazione”.

La citata Commissione Tributaria, con tali sentenze ha, dunque, dato lo spunto per una qualificazione dei redditi che derivano dal commercio effettuato su portali di vendita on line.

Tali proventi, se dipendenti da attività abituale, ancorché non esclusiva, sono qualificabili come redditi d’impresa, prescindendo dal requisito organizzativo, indispensabile, invece, per qualificare la nozione di imprenditore ai fini civilistici.

Risulterebbe, sulla base di stime, che l’85% dei venditori su aste in Rete non rilascia alcun documento fiscale.

Ciò verrebbe attuato mediante l’iscrizione come soggetto esercente attività occasionale, quando in realtà verrebbe posta in essere una vera e propria rivendita professionale.

Comunque, a parte ciò, nel momento in cui le transazioni superano una certa soglia, il venditore deve aprire la partita Iva, per poi pagare le imposte sulla parte di guadagno ottenuta.

 

 

10) CNDCEC: pareri di liquidazione e disciplina dei compensi a seguito dell’emanazione decreto “liberalizzazioni”

Obbligo di stipulare l’assicurazione professionale solo dopo il 13.08.2012, data fissata per la riforma degli ordinamenti professionali (D.L. n. 138 del 2011).

Il Commercialista potrà ricorrere al giudice per la liquidazione del compenso.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa n. 21 del 07.03.2012 ha spiegato la nuova disciplina dei compensi a seguito dell’emanazione decreto “liberalizzazioni”.

Come è noto, l’art. 9 del D.L. n. 1 del 24.01.2012, ha disposto, tra l’altro, l’abrogazione delle tariffe professionali ed eliminato il tema delle tariffe dai principi di riforma degli ordinamenti professionali, sopprimendo la lettera d), comma 5 dell’art. 3, D.L. n. 138/2011.

La norma in esame ha posto una serie di dubbi interpretativi e generato interrogativi in merito alla:

- attività di liquidazione dei Consigli degli Ordini territoriali;

- disciplina dei compensi professionali da applicarsi a seguito dell’entrata in vigore del decreto legge;

- abrogazione delle tariffe che disciplinano i compensi spettanti per l’esercizio delle funzioni giudiziarie o ausiliarie.

Riguardo alla prima questione il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ritiene che, nelle more dell’emanazione di disposizioni transitorie ed in virtù del dettato dell’art. 11 delle preleggi, il quale prevede che “la legge non dispone che per l’avvenire” e “non ha effetto retroattivo”, i Consigli degli Ordini possano, in ogni caso, continuare a liquidare le parcelle che si riferiscono ad incarichi conclusi e/o assunti dai professionisti prima dell’entrata in vigore del decreto “liberalizzazioni” e per i quali non sia stato previamente concordato con il cliente il compenso.

In relazione alla seconda questione, il comma 3 dell’art.. 9 del Decreto Legge prevede che il compenso per le prestazioni professionali deve essere pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale ed in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera.

Nella pattuizione devono essere indicate per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.

Su tale questione, viene ricordato che, in ogni caso, la misura del compenso deve essere previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima.

La norma approvata dal Senato lo scorso 01.03.2012 nell’ambito del processo di conversione, rispetto alla versione originaria, non prevede più che il preventivo debba essere reso in forma scritta a richiesta del cliente.

Sempre ai sensi del comma 3 dell’art. 9, il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico.

La formulazione letterale della norma induce a ritenere che tali informazioni debbano essere rese alla stipula del contratto.

Sia il preventivo, sia il conferimento dell’incarico e la definizione del compenso si possono perfezionare anche mediante accordo verbale.

Tuttavia, viene consigliato di utilizzare sempre la forma scritta sia per la redazione del preventivo sia per la pattuizione del compenso nonché per l’indicazione degli estremi della polizza.

Riguardo la mancata indicazione dei dati della polizza professionale, viene segnalato che solo successivamente al 13.08.2012, data fissata per la riforma degli ordinamenti in conformità alle previsioni del D.L. n. 138/2011, potrà considerarsi obbligatoria la stipula della assicurazione professionale.

Sino a tale data, il CNDCEC ritiene che il professionista debba indicare espressamente al cliente l’eventuale assenza di una copertura assicurativa (da questa espressione sembrerebbe che, quindi, l’obbligo varrà solo per i nuovi clienti o i nuovi incarichi con lo stesso cliente, rimarrebbe tutto immutato per gli incarichi in essere).

La norma introdotta con il decreto ‘liberalizzazioni” prevede che ferma restando l’abrogazione delle tariffe professionali, i Ministri vigilanti (nel caso della professione di Commercialista, il Ministro della Giustizia) dovranno individuare, con decreto, dei parametri a cui i giudici dovranno far riferimento nei casi di liquidazione giudiziale dei compensi.

La liquidazione giudiziale potrà esservì non solo in presenza dello svolgimento di attività ausiliarie richieste direttamente dagli organi giudiziari, ma anche nelle ipotesi in cui il compenso non sia stato determinato tra le parti al momento del conferimento dell’incarico.

Viene evidenziato, infatti, che l’art. 9 del Decreto liberalizzazione non prevede che la mancata pattuizione del compenso al momento del conferimento dell’incarico, ovvero la mancata formulazione del preventivo, configuri un’ipotesi di nullità del contratto.

Pertanto, ogni qualvolta il compenso non sia stabilito tra le parti, il professionista potrà ricorrere al giudice per la liquidazione del compenso ai sensi dell’art. 2233 c.c..

Considerato che l’art. 2233 c.c. non ha subito alcuna modifica, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ritiene che ai Consigli degli Ordini spetterà ancora il compito di rilasciare il parere in base al quale il giudice è chiamato a determinare il compenso.

Tale compito spetterà non solo fino a quando le tariffe professionali continueranno a costituire la base di riferimento per le liquidazioni giudiziali ai sensi del nuovo comma 3 dell’art. 9 del Decreto liberalizzazioni introdotto dal Senato in sede di conversione, ma anche oltre tale periodo.

Viene sottolineato, infatti, che il parere che l’Ordine professionale è chiamato a rilasciare ai sensi dell’art. 2233 c.c. ha una funzione diversa da quella attribuita al parere di liquidazione da rilasciare in sede di emissione del decreto ingiuntivo, previsto dal combinato disposto degli art. 633 e 636 c.p.c..

Come emerge dalle norme del codice di procedura civile il Consiglio dell’ordine è chiamato a rilasciare quest’ultimo parere solo laddove esista una tariffa legalmente approvata.

Venendo meno la tariffa professionale, viene sicuramente meno anche la funzione del parere di liquidazione, essendo questo lo strumento mediante il quale l’ordine esprime una valutazione tecnica sulla corretta applicazione della tariffa professionale.

Il parere previsto dall’art. 2233 c.c., invece, appare del tutto svincolato dall’esistenza della tariffa professionale.

Pertanto, il CNDCEC ritiene che debba continuare ad accompagnare la liquidazione giudiziale dei compensi.

Viene evidenziato, ancora una volta, che lo stesso non dovrebbe configurarsi come un parere di liquidazione della parcella (parere che si esprime sulla corretta applicazione della tariffa), bensì come parere che supporta il giudice nella comprensione della complessità della prestazione resa.

Il parere, quindi, non avrà ad oggetto la quantificazione dei compensi, ma dovrà fornire indicazioni su tutti gli elementi che caratterizzano la prestazione resa.

Infine, con riferimento alla terza questione, viene segnalato che il comma 1 dell’art. 9 disponendo che “sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico” genera il dubbio che siano state abrogate le sole tariffe professionali e non anche quelle che disciplinano i compensi spettanti per l’esercizio delle funzioni giudiziarie o ausiliarie.

In particolare, per ciò che interessa l’attività degli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ci si chiede se possano trovare ancora applicazione le vecchie varie disposizioni.

A differenza delle tariffe professionali che disciplinano i compensi spettanti per tutte le attività, riservate e non, esercitabili da una determinata categoria professionale, le vecchie disposizioni dettano la disciplina dei compensi di specifiche attività ausiliarie, che potrebbero essere svolte, come nel caso dei curatori e dei consulenti tecnici d’ufficio, anche da soggetti non iscritti in albi professionali.

Va poi considerato che nell’espletamento di tali attività non vi è in alcun modo la possibilità di concordare il compenso con il cliente e che i compensi spettanti, per espressa disposizione di legge, sono sempre liquidati dal giudice. Si ricade, quindi, sempre nella situazione di “liquidazione da parte di un organo giurisdizionale”.

Nelle ipotesi di liquidazione giudiziale “il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante”.

Pertanto, se per le prestazioni rese nell’ambito di un contratto di prestazione d’opera intellettuale, la mancanza dei parametri definiti dal ministro vigilante non lede il diritto al compenso dei professionisti che dovranno definirlo attraverso la contrattazione con il cliente, non altrettanto può dirsi nel caso in cui siano rese prestazioni “giudiziarie”.

Nella considerazione che le tariffe giudiziarie costituiscono cosa diversa dalle “tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico” e che presentano carattere di specialità e che non è possibile paralizzare l’attività di liquidazione dei giudici e lasciare in sospeso, per un tempo oggi non prevedibile, il diritto dei professionisti al compenso dovuto per l’esecuzione di prestazioni giudiziarie, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ritiene che i giudici dovrebbero continuare ad utilizzare le tariffe giudiziarie fino alla emanazione dei parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante.

A sostegno della conclusione sopra esposta sembra deporre anche la risposta dello scorso 2 febbraio del Ministro della Giustizia all’interrogazione parlamentare, che indica ai giudici la possibilità di continuare a fare riferimento alle tariffe professionali sino all’emanazione dei parametri ministeriali di cui al comma 2, art. 9 del Decreto liberalizzazioni.

In particolare è stato precisato che “a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 9, comma 1, del D.L. 24.0.2012, n. 1, che ha determinato l’abrogazione immediata delle tariffe per la liquidazione del compenso dei professionisti nel sistema ordinistico, non si è venuto a creare alcun vuoto normativo nel casi segnalati nell’atto di sindacato ispettivo.

L‘art. 2233 c.c. stabilisce, infatti che il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe:

a) viene determinato in base agli usi;

b) in mancanza di usi è determinato dal giudice - sentito ll parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene - in misura adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione.

In base a tali disposizioni si potrebbe quindi formare, in ambito nazionale, un uso normativo fondato sulla spontanea applicazione dei criteri di liquidazione del compenso già previsti dalle tariffe abrogate, nella convinzione della loro persistente vincolatività fino a quando non saranno adottati i decreti ministeriali previsti dall’articolo 9, comma 2, del decreto-legge.

In mancanza di usi normativi il giudice potrà comunque liquidare il compenso in base al criterio residuale previsto dall’articolo 2233 del codice civile e, in tal caso, le tariffe abrogate dal decreto-legge n. 1 del 2012 potrebbero venire in rilievo come criterio equitativo per valutare l’adeguatezza del compenso all‘importanza dell’opera e al decoro della professione”

 

Vincenzo D’Andò