Liti fiscali minori tra vecchia e nuova discplina

di Cinzia Bondì

Pubblicato il 26 marzo 2012



lunedì prossimo scade il termine per chiudere le liti pendenti alla data del 31 dicembre 2011 di valore inferiore a 20.000 euro: un ripasso degli adempimenti

La disciplina delle liti fiscali pendenti è stata modificata dall’art. 29, c. 16-bis, D.L. 29.12.2011, n. 216, conv. con modif., dalla L.24.02.2012, n. 1.

L’art. 29 citato, ha apportato alcune modifiche all’art. 39, comma 12, D.L. 6.07. 2011, n. 981, che, nella versione attuale,dispone: “Al fine di ridurre il numero delle pendenze giudiziarie e quindi concentrare gli impegni amministrativi e le risorse sulla proficua e spedita gestione del procedimento di cui al comma 9 le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte l’Agenzia delle entrate, pendenti alla data del 31 dicembre 20112dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme determinate ai sensi dell’articolo 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”. A tale fine, si applicano le disposizioni di cui al citato articolo 16, con le seguenti specificazioni:

a) le somme dovute ai sensi del presente comma sono versate entro il 31 marzo 20123in unica soluzione…;”.

L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 7/E del 15.03.1012, spiega gli effetti della citata modifica normativa ed altri aspetti della definizione delle liti minori non affrontati dai precedenti documenti di prassi4, che, comunque, conferma integralmente, Vediamoli.

Gli interventi operati dal legislatore consistono nell’ampliamento delle liti definibili e nella proroga del termine per il versamento delle somme dovute a seguito dell’adesione alla definizione.

I termini relativi a tutti gli altri adempimenti previsti originariamente dall’articolo 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011 rimangono inalterati.

Riepiloghiamo le principali regole che sono rimaste immutate.

La domanda di definizione deve essere presentata esclusivamente in via telematica, secondo le informazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 48/E del 2011, compilando il modello conforme a quello approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 13.09.2011 e utilizzando il software reso disponibile per gli utenti abilitati “Entratel” o “Fisconline”.

L’iter procedimentale rimane quello fissato nella lettera d della citata disposizione, “gli uffici competenti trasmettono alle commissioni tributarie, ai tribunali e alle corti di appello nonché alla Corte di cassazione, entro il 15 luglio 2012, un elenco delle liti pendenti per le quali è stata presentata domanda di definizione. Tali liti sono sospese fino al 30 settembre 2012. La comunicazione degli uffici attestante la regolarità della domanda di definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto deve essere depositata entro il 30 settembre 2012. Entro la stessa data deve essere comunicato e notificato l'eventuale diniego della definizione”.

La C.M. 7/E precisa che se la data di trattazione della lite era stata già fissata nel periodo compreso tra la data del 28 febbraio 2012 ed il 15 luglio 2012, il contribuente può chiederne la sospensione, rappresentando la volontà di avvalersi della definizione ovvero di essersene avvalso.

La richiesta di sospensione, invece, non potrà più formularsi qualora il contribuente non abbia effettuato il versamento di quanto dovuto entro il 2 aprile 2012 o, nel caso in cui non sia dovuto alcun versamento, qualora non abbia presentato domanda di definizione entro il 2 aprile 2012.

Se il contribuente non si avvale della definizione agevolata, la sospensione cessa il 30 giugno 2012 ed i termini processuali riprenderanno a decorrere dal 1° luglio 2012.

I chiarimenti delle Entrate sulle novità normative

1. Liti definibili

In presenza delle condizioni già richieste dall’articolo 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011, sono definibili anche le controversie introdotte con ricorsi alla Commissione tributaria provinciale notificati nel periodo 2 maggio – 31 dicembre 2011.

La modifica non estende la definizione alle controversie interessate da giudicato, né comunque alle controversie concluse con una decisione che risulti definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione.

In particolare, possono essere definite anche le controversie interessate da sentenza già emesse alla data in cui si intende chiedere la definizione purché i relativi termini di impugnazione – anche per effetto di sospensione – alla stessa data non siano scaduti.

Le controversie pendenti innanzi alla Corte di cassazione possono essere oggetto di definizione soltanto se alla data di presentazione della domanda non sia stata depositata la sentenza o l’ordinanza decisoria di cassazione. Infatti, chiarisce la circolare in rassegna, la pubblicazione della sentenza/ordinanza presso la cancelleria costituisce la fase terminale del processo, salvo che la Suprema Corte non abbia disposto il rinvio. A seguito del deposito della sentenza, la stessa assume la natura di “giudicato” per le parti che, in quanto tale, rende definitivo il rapporto tributario.

Le liti già definibili “ante-modifica” potranno, eventualmente, fruire della riapertura del termine per effettuare il versamento.

2. Effetti sulla sospensione delle liti e dei termini

2.1. sospensione dei giudizi

Per effetto della posticipazione del termine di pendenza,la sospensione dei giudizi fino al 30 giugno 2012, secondo quanto stabilito dall’art. 39, comma 12, lett. c), del D.L. n. 98/2011, vale anche per tutte le nuove liti definibili, precisamente, quelle relative a ricorsi in CTP proposti nel periodo 2 maggio – 31 dicembre 2011.

La sospensione, sottolinea il documento di prassi, riguarda gli atti e le attività successivi al 28 febbraio 2012 (data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 216/2011), mentre restano salvi e validi gli atti e le attività compiuti nel processo precedentemente.

2.2. Sospensione dei termini

L‘art 39, c. 12, lett. c), ha previsto anche la sospensione dei termini “… per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio”. Anche in questo caso, per effetto della modifica normativa, la sospensione dei termini riguarda anche tutte le liti relative a ricorsi in CTP notificati nel periodo 2 maggio – 31 dicembre 2011, sempre che i suddetti termini non siano già scaduti alla data di entrata in vigore della legge n. 14/2012.

3. versamento

Il nuovo termine per il versamento delle somme dovute slitta al 2 aprile 2012 sia per le nuove controversie definibili, sia quelle già pendenti alla data del 1° maggio 20115 per le quali alla data di entrata in vigore dell’articolo 29, comma 16-bis, del D.L. n. 216/2011, non sia intervenuta una decisione definitiva.

Per effetto delle modifiche apportate all’articolo 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011, ad opera dell’articolo 29, comma 16-bis, D.L. n. 216/2011, la definizione si perfeziona con il versamento dell’intera somma dovuta nonché con la presentazione della relativa domanda di definizione entro il 2 aprile 2012.

Il pagamento va effettuato con modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, qualunque sia il tipo di tributo cui la lite si riferisce, con l’indicazione del codice tributo “8082”, denominato “Liti fiscali pendenti – Definizione ai sensi dell’articolo 39, comma 12, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98”, istituito con risoluzione del 5 agosto 2011, n. 82/E. 6

Gli importi dovuti devono essere integralmente versati entro il 2 aprile 2012 poiché non è ammesso il versamento in forma rateale. L’omesso versamento, entro il termine, dell’importo dovuto comporta l’inefficacia della sanatoria.

Gli ulteriori chiarimenti delle entrate

Tra i chiarimenti non strettamente correlati alle novità normative illustrate, la circolare 7/E include una precisazione circa la definibilità della lite concernente il ricorso proposto oltre i termini di decadenza dell’impugnazione.

Ciò in quanto la circolare n. 48/E 2011, ha affermato che “… sono ammesse … alla definizione anche le liti instaurate mediante ricorsi – in sé inammissibili – proposti oltre i termini prescritti dalla legge ovvero privi dei requisiti di forma e di contenuto previsti dall’articolo 18 del d.lgs. n. 546 del 1992 (quali, ad esempio, la sottoscrizione), purché prima del 6 luglio 2011 non sia intervenuta pronuncia definitiva di inammissibilità”.

L’Agenzia delle entrate spiega che quanto esposto nella circolare va letto alla luce dei chiarimenti interpretativi della Corte di Cassazione di cui alla sentenza 27 settembre 2011, n. 19693, seppure riferiti all’articolo 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Secondo la Suprema Corte “… una lite può considerarsi "pendente" (anche ove si possa prospettare inammissibile il ricorso introduttivo di quella) allorché essa possa considerarsi "reale", e sia, cioè, provvista di un margine di incertezza, tanto che permanga l’interesse, non solo del contribuente ma anche dell’amministrazione, a definirla”, quindi, in tema di condono vige il principio generale secondo cui “…l’impugnazione tardiva a fini meramente strumentali (e cioè per creare artificiosamente un contenzioso che permetta il pagamento di una minore imposta rispetto a quanto accertato, grazie a provvedimenti premiali di cui si abbia anticipato sentore), non può sortire l’effetto voluto”.

Viene, poi, ulteriormente chiarita – in senso negativo - la definibilità dei ruoli relativi a redditi soggetti a tassazione separata.

La circolare ribadisce che la liquidazione ex art. 36 bis d.p.r. 600/1973, in base alla quale vengono calcolate le imposte relative ai redditi soggetti a tassazione separata, non porta all’emanazione di un atto impositivo e, dunque, definibile ma di un atto ricognitivo di quanto indicato dal contribuente o dal sostituto d’imposta nella dichiarazione.

Pertanto, la controversia non sarà definibile e l’Ufficio notificherà al ricorrente, e depositerà presso l’organo giurisdizionale, il diniego della domanda di definizione della lite fiscale pendente.

Soltanto quando a seguito del suddetto controllo vengono rettificati i dati indicati in dichiarazione assume rilievo la natura impositiva dell’atto per cui la lite rientra nel novero di quelle definibili

La circolare approda alla medesima interpretazione in merito alla definibilità degli avvisi di liquidazione emessi ai sensi del citato articolo 12 del decreto-legge n. 70 del 1988, in sintonia con quanto illustrato nella precedente circolare 48/E “ in generale non sono definibili l’avviso di liquidazione e il ruolo, considerato che tali atti, … non sono riconducibili alla categoria degli “atti impositivi” e in precedenti pronunce della Corte di Cassazione (Sezioni Unite della Corte di cassazione, con la sentenza 5 marzo 2010, n. 5289,). Nella citata decisione si desume che l’avviso di liquidazione di cui al citato articolo 12 assume natura di atto impositivo ed è, quindi, definibile ai sensi dell’articolo 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011, a condizione che contestualmente e/o separatamente sia stato impugnato anche l’atto “presupposto” di attribuzione della rendita catastale. Resta inteso, aggiunge il documento di prassi, che la lite relativa alla determinazione della rendita e quella concernente la quantificazione dell’imposta richiesta sulla base della rendita contestata costituiscono contenziosi separati e scindibili.

In chiusura l’Agenzia delle Entrate risponde alla querelle riguardante l’aliquota da applicare (10, 30 o 50 per cento) per definire una lite pendente a seguito di pronuncia di rinvio della Cassazione che ha annullato la precedente sentenza della Commissione tributaria regionale favorevole all’Ufficio.

La circolare conferma che in caso di cassazione con rinvio, per la definizione deve essere applicata l’aliquota del 30%, prevista dall’articolo 16, comma 1, lettera b, numero 3 delle legge n. 289 del 2002, che, per effetto del rinvio operato dall’articolo 39, comma 12, del D.L. n. 98 del 2011, trova applicazione anche per la definizione delle liti “minori”: “La cassazione con rinvio fa venir meno il presupposto richiesto per l’applicazione delle aliquote del 50% e 10%, ossia la presenza di una pronuncia giurisdizionale atta a definire il giudizio e dunque utile a determinare la soccombenza. Ed invero, come sostenuto dalla Corte di Cassazione, dopo la cassazione con rinvio … la sentenza di primo grado e la sentenza di appello cassata si trovano sempre esattamente nella stessa condizione di inefficacia, di impossibilità di reviviscenza e di insuscettibilità di passaggio in giudicato”.

Anche quest’ultima delucidazione è in linea con la circolare 48/E del 2011 che ha precisato che “In caso di rinvio al giudice di primo grado, le somme dovute per la definizione sono pari al 30 per cento del valore della lite, considerato che la pronuncia di rinvio fa venir meno quelle precedenti”.

La diversificazione delle aliquote risponde, infatti, spiega il documento, all’esigenza di graduare l’importo da pagare in base all’esito del giudizio seguendo il criterio della soccombenza. Il contribuente paga un’aliquota maggiore per la definizione (pari al 50%), se risulta soccombente in seguito ad una pronuncia non definitiva resa sul merito o sull’ammissibilità del ricorso, ovvero minore se risulta vittorioso (pari al 10%).

26 marzo 2012

Cinzia Bondì

1Convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

2In precedenza 1° maggio 2011.

3 In precedenza 30 novembre 2011.

4Si vedano la circolare 24 ottobre 2011, n. 48/E e la risoluzione 23 novembre 2011, n. 107/E.

5 Nel senso chiarito al paragrafo 2 della circolare 24 ottobre 2011, n. 48/E.

6Se i tributi oggetto della lite da definire si riferiscono ad anni anteriori al 1972, nello spazio “anno di riferimento” del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” va sempre inserito l’anno 1972.