Novità fiscali del 22 febbraio 2012: il prorata IVA per le imprese di costruzioni

Pubblicato il 22 febbraio 2012

l’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata IVA; accertamento induttivo sulle vendite sottocosto; reclamo nel processo tributario: si avvicina la decorrenza; direttiva azionisti: misure integrative e correttive; F24: istituito codice per pagare i tributi sulla cessione di opere di “interesse culturale”; criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali; ritorna l’elenco dei clienti e fornitori, lo spesometro resta solo per le operazioni senza obbligo di fattura sopra € 3.000,00; annuario fiscale del contribuente 2012 on line

 

 

Indice:

 

1) L’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata Iva

 

2) Accertamento induttivo sulle vendite sottocosto

 

3) Reclamo nel processo tributario: Si avvicina la decorrenza

 

4) Direttiva azionisti: Misure integrative e correttive

 

5) Modello F24: Istituito codice per pagare i tributi sulla cessione di opere di “interesse culturale”

 

6) Criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali

 

7) Ritorna l’elenco dei clienti e fornitori, lo spesometro resta solo per le operazioni senza obbligo di fattura sopra € 3.000,00

 

8) Annuario fiscale del contribuente 2012 on line

 

 

1) L’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata Iva

L’impresa costruttrice che intende optare per la separazione dei settori dell’attività fuoriesce dal meccanismo del pro rata.

Difatti, l’art. 36, comma 3, del D.P.R. n. 633/72, come modificato dall’art. 57 del D.L. n. 1/2012, ha esteso la possibilità di optare per l’applicazione separata dell’Iva anche nell’ambito dell’attività di cessione di immobili.

Può, dunque, optare per l’applicazione dell’Iva separata, ad es., l’impresa di costruzione che effettua:

- operazioni imponibili, consistenti nella vendita di fabbricati abitativi entro cinque anni dall’ultimazione e di fabbricati strumentali per natura;

- operazioni esenti, consistenti nella vendita di fabbricati abitativi dopo cinque anni dall’ultimazione.

Senza la separazione delle due suddette operazioni scatterebbe il meccanismo del pro rata di cui all’art. 19, comma 5, D.P.R. n. 633/72, che, a sua volta, comporta la rettifica della detrazione con le modalità previste dall’art. 19-bis2, comma 4, del medesimo Decreto Iva per l’imposta relativa ai beni ammortizzabili in caso di variazione del pro rata superiore a 10 punti.

L’opzione per l’applicazione separata dell’Iva nei due settori dell’attività (quello imponibile e quello esente) consente all’impresa di sottrarsi alla regola del pro rata generale e, conseguentemente, alla rettifica per variazione del pro rata, e di assoggettarsi al principio fondamentale dell’imputazione specifica, per cui essa detrarrà l’Iva sugli acquisti di beni e servizi afferenti il settore imponibile e non detrarrà quella sugli acquisti afferenti il settore esente.

La materia, comunque, merita chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, basti pensare ad es. alla disamina della disciplina applicabile al passaggio del fabbricato abitativo dal settore imponibile al settore esente, oppure alla detrazione dell’Iva sugli acquisti ad uso promiscuo.

 

 

2) Accertamento induttivo sulle vendite sottocosto

Secondo quanto stabilito dal giudice supremo, è legittimo l’accertamento induttivo dell’Iva a carico dell’impresa che vende sottocosto anche in relazione al mutuo stipulato dall’acquirente.

La Suprema Corte ha, infatti, giudicato inammissibile il ricorso della società che aveva venduto tre unità immobiliari a un prezzo al di sotto di quello di mercato.

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 1972 del 10.02.2012) ritiene che, “l’ufficio legittimamente procede a rettifica quando vi siano condotte non economicamente giustificate quali l’antieconomicità di comportamenti imprenditoriali che il contribuente non spieghi in alcun modo e siano in conflitto con i criteri della ragionevolezza….; ………anche in funzione anti-elusiva e con il solo basarsi anche su presunzioni semplici per la prova a carico del fisco”.

Occorre, comunque, che la ricostruzione tenga conto anche dei costi sostenuti emersi durante gli accertamenti effettuati (Cass. Sent. 1166 del 27.01.2012).

In particolare, nell’ipotesi di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di un contribuente, l’Amministrazione finanziaria nell’utilizzare lo strumento dell’accertamento induttivo nella “ricostruzione“ della base imponibile deve tenere conto anche dei costi sostenuti dal contribuente stesso, per produrre il reddito imponibile.

 

 

3) Reclamo nel processo tributario: Si avvicina la decorrenza

Il reclamo, nel contenzioso tributario, si dovrà applicare dal 01.04.2012. Si avvicina, quindi, il termine, entro cui cominciare a “familiarizzare” con le nuove regole processuali nel campo fiscale.

Il nuovo istituto, si dovrà applicare dagli atti notificati dal 01.04.2012 (art. 39 del D.L. n. 98 del 06.07.2011) unicamente da parte dell’Agenzia delle Entrate (sono esclusi, quindi, gli atti emanati da altri Uffici) e per le liti di valore non superiore ai 20.000 euro.

Il Legislatore ha inserito l’art. 17-bis nel D.Lgs. 546/1992 (relativo al processo tributario) che disciplina i due nuovi istituti: Il reclamo e la mediazione.

Pertanto, a partire dagli atti notificati a decorrere da tale data, di valore non superiore a € 20.000,00, ed emessi dall’Agenzia delle Entrate è necessario, prima di proporre ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, proporre reclamo allo stesso organo emittente.

“Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste”.

La presentazione del reclamo costituisce condizione di ammissibilità del ricorso: Il reclamo deve necessariamente precedere la presentazione del ricorso, pena l’inammissibilità di quest’ultimo.

Ne deriva che l’atto di reclamo presentato dal contribuente dovrà, quanto al contenuto, assumere le vesti di un vero e proprio ricorso (sia in diritto sia in merito).

Una volta decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo vale come ricorso.

Quindi, non sarà più possibile integrare i motivi del reclamo presentato dinanzi all’Agenzia delle Entrate.

Pertanto, dal prossimo 01 aprile, se un contribuente vorrà contestare la tardività dell’esercizio dei poteri di accertamento dovrà farlo necessariamente in sede di reclamo, non potendo integrare il reclamo in sede processuale. Infatti, il reclamo produce gli effetti del ricorso, con la sola conseguente costituzione in giudizio entro 30 giorni dalla chiusura della procedura di reclamo.

Da ricordare poi che l’art. 12 del D.Lgs. n. 546/1992 impone l’obbligo di assistenza tecnica per le controversie di valore superiore a € 2.582,28.

Come avviene nel processo attraverso il deposito del fascicolo di parte, il reclamante dovrà depositare tutti i documenti necessari a sostenere la propria difesa (art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992). Tuttavia, le parti possono poi depositare documenti anche in una fase successiva ossia 20 giorni prima dell’udienza come stabilisce l’art. 32 del D.Lgs. n. 546/1992.

 

 

4) Direttiva azionisti: Misure integrative e correttive

Direttiva azionisti: Pubblicato il documento di consultazione sulle misure integrative e correttive del D.Lgs. n. 27/2010.

Lo ha comunicato Assonime nella nota del 15.02.2012, la quale precisa che il 13.02.2012 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato sul proprio sito il docum