Novità fiscali del 22 febbraio 2012: il prorata IVA per le imprese di costruzioni

Pubblicato il 22 febbraio 2012



l’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata IVA; accertamento induttivo sulle vendite sottocosto; reclamo nel processo tributario: si avvicina la decorrenza; direttiva azionisti: misure integrative e correttive; F24: istituito codice per pagare i tributi sulla cessione di opere di “interesse culturale”; criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali; ritorna l’elenco dei clienti e fornitori, lo spesometro resta solo per le operazioni senza obbligo di fattura sopra € 3.000,00; annuario fiscale del contribuente 2012 on line

 

 

Indice:

 

1) L’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata Iva

 

2) Accertamento induttivo sulle vendite sottocosto

 

3) Reclamo nel processo tributario: Si avvicina la decorrenza

 

4) Direttiva azionisti: Misure integrative e correttive

 

5) Modello F24: Istituito codice per pagare i tributi sulla cessione di opere di “interesse culturale”

 

6) Criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali

 

7) Ritorna l’elenco dei clienti e fornitori, lo spesometro resta solo per le operazioni senza obbligo di fattura sopra € 3.000,00

 

8) Annuario fiscale del contribuente 2012 on line

 

 

1) L’impresa costruttrice separando le attività evita il pro rata Iva

L’impresa costruttrice che intende optare per la separazione dei settori dell’attività fuoriesce dal meccanismo del pro rata.

Difatti, l’art. 36, comma 3, del D.P.R. n. 633/72, come modificato dall’art. 57 del D.L. n. 1/2012, ha esteso la possibilità di optare per l’applicazione separata dell’Iva anche nell’ambito dell’attività di cessione di immobili.

Può, dunque, optare per l’applicazione dell’Iva separata, ad es., l’impresa di costruzione che effettua:

- operazioni imponibili, consistenti nella vendita di fabbricati abitativi entro cinque anni dall’ultimazione e di fabbricati strumentali per natura;

- operazioni esenti, consistenti nella vendita di fabbricati abitativi dopo cinque anni dall’ultimazione.

Senza la separazione delle due suddette operazioni scatterebbe il meccanismo del pro rata di cui all’art. 19, comma 5, D.P.R. n. 633/72, che, a sua volta, comporta la rettifica della detrazione con le modalità previste dall’art. 19-bis2, comma 4, del medesimo Decreto Iva per l’imposta relativa ai beni ammortizzabili in caso di variazione del pro rata superiore a 10 punti.

L’opzione per l’applicazione separata dell’Iva nei due settori dell’attività (quello imponibile e quello esente) consente all’impresa di sottrarsi alla regola del pro rata generale e, conseguentemente, alla rettifica per variazione del pro rata, e di assoggettarsi al principio fondamentale dell’imputazione specifica, per cui essa detrarrà l’Iva sugli acquisti di beni e servizi afferenti il settore imponibile e non detrarrà quella sugli acquisti afferenti il settore esente.

La materia, comunque, merita chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, basti pensare ad es. alla disamina della disciplina applicabile al passaggio del fabbricato abitativo dal settore imponibile al settore esente, oppure alla detrazione dell’Iva sugli acquisti ad uso promiscuo.

 

 

2) Accertamento induttivo sulle vendite sottocosto

Secondo quanto stabilito dal giudice supremo, è legittimo l’accertamento induttivo dell’Iva a carico dell’impresa che vende sottocosto anche in relazione al mutuo stipulato dall’acquirente.

La Suprema Corte ha, infatti, giudicato inammissibile il ricorso della società che aveva venduto tre unità immobiliari a un prezzo al di sotto di quello di mercato.

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 1972 del 10.02.2012) ritiene che, “l’ufficio legittimamente procede a rettifica quando vi siano condotte non economicamente giustificate quali l’antieconomicità di comportamenti imprenditoriali che il contribuente non spieghi in alcun modo e siano in conflitto con i criteri della ragionevolezza….; ………anche in funzione anti-elusiva e con il solo basarsi anche su presunzioni semplici per la prova a carico del fisco”.

Occorre, comunque, che la ricostruzione tenga conto anche dei costi sostenuti emersi durante gli accertamenti effettuati (Cass. Sent. 1166 del 27.01.2012).

In particolare, nell’ipotesi di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di un contribuente, l’Amministrazione finanziaria nell’utilizzare lo strumento dell’accertamento induttivo nella “ricostruzione“ della base imponibile deve tenere conto anche dei costi sostenuti dal contribuente stesso, per produrre il reddito imponibile.

 

 

3) Reclamo nel processo tributario: Si avvicina la decorrenza

Il reclamo, nel contenzioso tributario, si dovrà applicare dal 01.04.2012. Si avvicina, quindi, il termine, entro cui cominciare a “familiarizzare” con le nuove regole processuali nel campo fiscale.

Il nuovo istituto, si dovrà applicare dagli atti notificati dal 01.04.2012 (art. 39 del D.L. n. 98 del 06.07.2011) unicamente da parte dell’Agenzia delle Entrate (sono esclusi, quindi, gli atti emanati da altri Uffici) e per le liti di valore non superiore ai 20.000 euro.

Il Legislatore ha inserito l’art. 17-bis nel D.Lgs. 546/1992 (relativo al processo tributario) che disciplina i due nuovi istituti: Il reclamo e la mediazione.

Pertanto, a partire dagli atti notificati a decorrere da tale data, di valore non superiore a € 20.000,00, ed emessi dall’Agenzia delle Entrate è necessario, prima di proporre ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, proporre reclamo allo stesso organo emittente.

“Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste”.

La presentazione del reclamo costituisce condizione di ammissibilità del ricorso: Il reclamo deve necessariamente precedere la presentazione del ricorso, pena l’inammissibilità di quest’ultimo.

Ne deriva che l’atto di reclamo presentato dal contribuente dovrà, quanto al contenuto, assumere le vesti di un vero e proprio ricorso (sia in diritto sia in merito).

Una volta decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo vale come ricorso.

Quindi, non sarà più possibile integrare i motivi del reclamo presentato dinanzi all’Agenzia delle Entrate.

Pertanto, dal prossimo 01 aprile, se un contribuente vorrà contestare la tardività dell’esercizio dei poteri di accertamento dovrà farlo necessariamente in sede di reclamo, non potendo integrare il reclamo in sede processuale. Infatti, il reclamo produce gli effetti del ricorso, con la sola conseguente costituzione in giudizio entro 30 giorni dalla chiusura della procedura di reclamo.

Da ricordare poi che l’art. 12 del D.Lgs. n. 546/1992 impone l’obbligo di assistenza tecnica per le controversie di valore superiore a € 2.582,28.

Come avviene nel processo attraverso il deposito del fascicolo di parte, il reclamante dovrà depositare tutti i documenti necessari a sostenere la propria difesa (art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992). Tuttavia, le parti possono poi depositare documenti anche in una fase successiva ossia 20 giorni prima dell’udienza come stabilisce l’art. 32 del D.Lgs. n. 546/1992.

 

 

4) Direttiva azionisti: Misure integrative e correttive

Direttiva azionisti: Pubblicato il documento di consultazione sulle misure integrative e correttive del D.Lgs. n. 27/2010.

Lo ha comunicato Assonime nella nota del 15.02.2012, la quale precisa che il 13.02.2012 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato sul proprio sito il documento di consultazione illustrativo di alcune misure integrative e correttive del D.Lgs. n. 27 del 27.01.2010, di attuazione della direttiva 2007/36/CE, c.d. Direttiva azionisti.

Ciò alla luce del fatto che l’art. 1, comma 5 della legge comunitaria 2008 (Legge n. 88 del 07.07.2009) delegava il Governo ad adottare disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. n. 27/2010 entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

Il termine di esercizio della delega scadrà il 20.03.2012.

Il documento, che oltre a contenere modifiche puramente redazionali e di coordinamento, mira a risolvere le criticità riguardanti alcuni istituti che si sono manifestate nel corso della stagione assembleare 2011, durante la quale le nuove regole hanno ricevuto per la prima volta attuazione, resterà in consultazione fino al 29 febbraio.

Secondo quanto previsto dal documento di consultazione, le disposizioni ivi contenute si applicano alle assemblee il cui avviso di convocazione sia pubblicato dopo il 01.01.2013.

Tra le modifiche più rilevanti Assonime segnala che:

- in tema di convocazione dell’assemblea, si chiarisce che la scelta di prevedere la convocazione unica deve essere assunta tramite modifica statutaria, non potendo tale scelta essere delegata agli amministratori;

- in tema di intervento e voto in assemblea, si prevede esplicitamente che la disciplina della legittimazione all’intervento degli azionisti in assemblea, ove le azioni siano ammesse al sistema di gestione accentrata, è esteso anche alle assemblee dei portatori di altri strumenti finanziari se ammessi al sistema di gestione accentrata;

- in tema di avviso di convocazione dell’assemblea, da una parte si prevede che il termine dei trenta giorni precedenti l’assemblea si riferisce unicamente alla pubblicazione dell’avviso sul sito Internet della società, mentre i termini relativi alle altre modalità di diffusione saranno determinati dalla Consob, dall’altra si chiarisce che l’anticipazione del termine di pubblicazione al quarantesimo giorno precedente l’assemblea si applica esclusivamente alle assemblee convocate per il rinnovo, mediante voto di lista, dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo;

- in materia di integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea, si prevede che la procedura prevista dell’art. 126-bis del TUF per l’integrazione dell’ordine del giorno si applica anche in caso di presentazione di ulteriori proposte di delibera su materie già iscritte all’ordine del giorno;

- in tema di diritto di porre domande prima dell’assemblea, si consente allo statuto di introdurre una cut-off date che può essere fissata fino a cinque giorni prima dell’assemblea, qualora la società sia tenuta a fornire risposta almeno due giorni prima della stessa.

In tal caso, e nel caso in cui la società abbia destinato una sezione del proprio sito a raccogliere tutte le domande pervenute e tutte le risposte fornite, la società non sarà tenuta a fornire le risposte nel corso dell’assemblea;

- in tema di maggiorazione dei dividendi, si chiarisce che l’introduzione del relativo meccanismo non legittima gli azionisti al recesso ex art. 2437 c.c.;

- in tema di rappresentanza nell’assemblea, viene eliminato il riferimento al regolamento ministeriale di attuazione del conferimento della delega in via elettronica, essendo a tale scopo sufficiente quanto stabilito in materia dal Codice dell’amministrazione digitale; inoltre, viene espressamente esclusa, per il rappresentante che si trovi in una situazione di conflitto di interesse, la possibilità di discostarsi dalle istruzioni ricevute;

- in materia di rappresentante designato, si chiarisce che la scelta tra la designazione o meno dello stesso spetta unicamente allo statuto, escludendosi la possibilità di demandare tale decisione al consiglio di amministrazione.

 

 

5) Modello F24: Istituito codice per pagare i tributi sulla cessione di opere di “interesse culturale”

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 17/E del 20.02.2012, ha istituito il codice tributo “6836” per pagare i tributi erariali tramite la cessione di opere di “interesse culturale”.

Il contribuente ha la facoltà di saldare, anche in parte, le imposte mediante la cessione di “beni culturali” (beni mobili e immobili d’interesse artistico, storico, archeologico eccetera), di archivi o singoli documenti dichiarati di notevole interesse storico, nonché di opere di autori viventi (o la cui esecuzione risalga a epoca inferiore al cinquantennio) di cui lo Stato sia interessato all’acquisizione (art. 28-bis del D.p.r. n. 602/1973).

Il codice tributo “6836” consente di pagare le imposte compensando, in F24, con il credito derivante dalla cessione delle opere.

Va indicato nella sezione “erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella

colonna “importi a credito compensati”.

Nel campo “anno di riferimento” viene riportato l’anno del decreto ministeriale con cui sono stabilite le condizioni della cessione e la stima dei beni.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 17/E del 20.02.2012)

 

 

6) Criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali

Anche la Corte di Appello di Palermo, con la nota del 06.02.2012 si è soffermata sui criteri di liquidazione degli onorari ai difensori nei procedimenti civili e penali a seguito del D.L. n. 1 del 24.01.2012, pubblicato nella G.U. n. 19 del 24.01.2012, recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”.

L’abrogazione delle tariffe professionali, disposta dall’art. 9 del D.L. n. 1/2012 con effetto dal 24.01.2012, ha, infatti, determinato una sostanziale paralisi dei procedimenti di liquidazione dei compensi dovuti ai difensori per la inesistenza, nel provvedimento legislativo, di una disciplina transitoria volta a regolamentare la materia.

Come è noto, la norma prevede che, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista sia determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante.

La situazione è veramente paradossale, giacché, da una canto, il giudice è tenuto al rispetto di parametri di liquidazione “obbligatori”, ma non è, dall’altro, in condizioni di poter determinare in termini oggettivi e controllabili gli oneri di difesa da porre a carico della parte soccombente, per la mancanza di ogni termine comparativo per la liquidazione degli onorari a favore dei professionisti che hanno operato nel corso del processo, in difetto dell’emanazione del previsto, ma inespresso, decreto ministeriale.

In attesa che il decreto legge venga convertito in legge e che vengano emanate le norme regolamentari, principi di ragionevolezza e ragioni di buon senso impongono che venga adottata un’adeguata uniforme soluzione che contemperi, per un verso, le legittime aspettative dei difensori (impossibilitati allo stato a quantificare le loro spettanze) e, per altro verso, le esigenze del processo che inevitabilmente subirebbe una stasi dal rinvio sine die della liquidazione dei compensi di difesa dovuti dalla parte soccombente.

Soccorrono a tal proposito, oltre le disposizioni della legge professionale forense nei residui termini in cui è tuttora applicabile, le generali disposizioni del codice civile in materia di professioni intellettuali, secondo le quali il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene (art. 2233 c.c.).

Questa è appunto la norma che, a parere della Corte di Appello palermitana, è, allo stato, applicabile alle prestazioni professionali rese dopo l’entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni e, in virtù di essa, la determinazione del compenso di difesa, sia nei procedimenti civili che penali, potrà essere determinata secondo i valori delle tariffe abrogate, la cui applicazione uniforme e costante, in difetto di una diversa normativa, potrebbe latu sensu farsi rientrare nel novero degli “usi” o, diversamente, potrebbe essere richiesto al difensore di produrre, a corredo della nota spese, il parere di congruità del proprio Ordine professionale.

E’, quindi, a tali principi che occorre uniformare i procedimenti di liquidazione degli onorari, ciò in attesa che il Parlamento converta in legge la decretazione di urgenza n. 1/2012 e che il Ministero regolamenti la materia col decreto previsto.

(Corte di Appello di Palermo, nota del 06.02.2012)

 

 

7) Ritorna l’elenco dei clienti e fornitori, lo spesometro resta solo per le operazioni senza obbligo di fattura sopra € 3.000,00

Niente più spesometro per gli acquisti e i servizi ai fini Iva oltre 3mila euro per i quali torna, invece, l’elenco clienti e fornitori che obbliga a comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le transazioni effettuate con l’obbligo di emissione della fattura, cioè le operazioni tra imprese.

Per le operazioni nei confronti dei privati la soglia resta fissata in 3.600 euro.

A partire dal 01.01.2012 salta la soglia dei 3mila euro e, si legge nella bozza del decreto sulle semplificazioni fiscali (si tratta della prima bozza, diffusa il 21.02.2012), l’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell’Iva per le quali è previsto l’obbligo di emissione della fattura è assolto con la trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell’importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate.

Per le sole operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura la comunicazione telematica deve essere effettuata qualora le operazioni stesse siano di importo pari o superiore ad euro 3.600, comprensivo dell’Iva.

In particolare, si dispone che:

<<A decorrere dal 1° gennaio 2012, all’articolo 21, comma 1, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, le parole “, di importo non inferiore a euro tremila” sono soppresse e dopo le parole: “operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.” sono aggiunte le seguenti: “L’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto per le quali è previsto l’obbligo di emissione della fattura è assolto con la trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell’importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate. Per le sole operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura la comunicazione telematica deve essere effettuata qualora le operazioni stesse siano di importo non inferiore ad euro 3.600, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto.”>>.

Ecco di seguito alcune delle altre novità fiscali contenute nella bozza del Decreto sulle semplificazioni tributarie:

Liste selettive per chi non emette lo scontrino

L’Agenzia delle Entrate procede ad elaborare, nell’ambito della propria attività di pianificazione degli accertamenti, liste selettive di contribuenti, i quali siano stati ripetutamente segnalati (in forma non anonima all’Agenzia stessa o al Corpo della Guardia di Finanza) per la violazione dell’obbligo di emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale, ovvero del documento certificativo dei corrispettivi.

Potenziati i controlli sugli enti non commerciali

Tra le misure anti-evasione: Verrà esteso il potere di accesso degli ispettori fiscali per combattere le frodi Iva nei confronti di enti non commerciali, tra cui le finte Onlus.

Nella prima bozza ancora non compare la modifica dell’IMU per chiesa ed il non profit.
Sanzioni che arrivano fino al 40% per chi esporta capitali

Sono previste sanzioni dal 5% al 20% per importi fino a 10mila euro e dal 20% al 40% oltre i 10mila euro.

Nel caso si tratti di contanti e si voglia pagare al momento della contestazione, il pagamento è in misura ridotta: al 5% sotto i 10mila euro e al 10% fino a 40mila euro. La sanzione non potrà essere, comunque, inferiore a 100 euro.
Beni pignorati in custodia ai proprietari

I beni strumentali pignorati resteranno affidati in custodia ai titolari dell’azienda debitrice, ciò anche se il debitore è costituito in forma societaria ed in ogni caso se nelle attività risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro. L’incanto del bene non può essere effettuato prima di 300 giorni dal pignoramento.
Debiti famiglie: Somme pignorate fino a 1/7 dello stipendio

Riguardo le norme sulla riscossione per le famiglie: Il pignoramento di parte dello stipendio potrà avvenire solo fino ad un settimo, per importi da 2mila fino a 5mila euro, ad un decimo fino a 2mila euro.

Niente iscrizione ruolo per mini-debiti

A decorrere dal 01.07.2012, non si procederà all’accertamento, all’iscrizione a ruolo e alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali, regionali e locali, qualora l’ammontare dovuto, comprensivo di sanzioni amministrative e interessi, non superi, per ciascun credito, l’importo di euro 30, con riferimento ad ogni periodo d'imposta.

Comunicazione operazioni black-list: Introduzione soglia

Paradisi fiscali, obbligo di comunicazione solo se operazioni superiori a 500 euro.

In arrivo la semplificazione degli adempimenti per le imprese che operano con i paesi a fiscalità privilegiata, i cd. paradisi fiscali.

La comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di operatori economici degli stati inseriti nella black list del fisco sarà obbligatoria solo se queste operazioni supereranno l’importo di 500 euro.

Rateazione flessibile dei debiti tributari

Il debitore potrà chiedere che il piano di rateazione preveda, in luogo di rate costanti, rate variabili di importo crescente per ciascun anno.

Una volta ricevuta la richiesta di rateazione, l’agente della riscossione potrà iscrivere l’ipoteca solo nel caso di mancato accoglimento dell’istanza, ovvero di decadenza.

I piani di rateazione a rata costante, già emessi alla data di entrata in vigore del neo decreto, non potranno essere modificati, fatto salvo il caso di proroga (art. 19 del D.P.R. 602 del 1973).

Cessazione d’ufficio delle partite Iva inattive: Sanzione subito a ruolo definitivo

L’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati e degli elementi in possesso dell’anagrafe tributaria, procederà ad individuare i soggetti titolari di partita Iva che, pur obbligati, non abbiano presentato la dichiarazione di cessazione di attività e, quindi, comunicherà agli stessi la cessazione d’ufficio della partita Iva.

Il contribuente che dovesse rilevare eventuali elementi non considerati o valutati erroneamente potrà fornire all’Agenzia delle Entrate i chiarimenti necessari entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.

La somma dovuta a titolo di sanzione per l’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione di attività verrà iscritta direttamente nei ruoli a titolo definitivo.

Frodi, verifica online delle partite Iva

Per contrastare le frodi in materia di Iva, l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile a chiunque, con servizio di libero accesso, la possibilità di verificare puntualmente, mediante i dati disponibili in anagrafe tributaria, la validità del numero di partita Iva.

Si tratterà di un servizio che fornisce le informazioni relative allo stato di attività della partita Iva inserita e alla denominazione del soggetto o al cognome e nome della persona fisica titolare.

Giochi e scommesse: Ispettori camuffati da giocatori per accertare violazioni

Viene prevista la possibilità per il personale dei monopoli, polizia, carabinieri e fiamme gialle di effettuare operazioni di gioco presso locali di scommesse o dove sono installati apparecchi per acquisire elementi di prova su violazioni e divieto di gioco ai minori.

Viene poi prevista la documentazione antimafia per chi richiede una concessione e anche per coniugi o parenti entro il terzo grado.

Inoltre, è vietato partecipare a gare, chiedere o mantenere concessioni in presenza di condanna, imputazione o avviso di garanzia a carico del richiedente, dei coniugi e dei parenti.

Cinque per mille anche ad enti con requisiti sostanziali

A decorrere dall’esercizio finanziario 2012, potranno partecipare al riparto del 5 per mille dell’Irpef gli enti che pur non avendo assolto in tutto o in parte, entro i termini di scadenza, agli adempimenti richiesti per l’ammissione al contributo, abbiano i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento; presentino le domande di iscrizione e provvedano alle successive integrazioni documentali entro il 30 settembre.

Aumenta la stretta su compensazione crediti Iva

Si riduce ulteriormente, da 10mila a 5mila euro, la soglia per l’invio preventivo all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione che attesta il diritto al credito Iva da portare in compensazione. La novità produce i suoi effetti già sul credito 2011 e 2012.

In particolare, viene disposto che “Le disposizioni del presente articolo si applicano a partire dalle compensazioni esercitate con riferimento ai crediti annuali relativi all’anno d'imposta 2011 e ai crediti infrannuali relativi all’anno d’imposta 2012.

Accertamenti induttivi per i falsi studi di settore

Il Decreto Legge sulle semplificazioni fiscali introduce poi nuove norme per l’accertamento dei falsi studi di settore.

Il provvedimento riguarda i casi di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al 15%, o comunque a euro 50mila, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.

La novità riguarda gli accertamenti che verranno notificati a partire dalla data di entrata in vigore del neo decreto.

(Prima Bozza del D.L. fiscale resa nota il 21.02.2012)

 

 

 

8) Annuario fiscale del contribuente 2012 on line

Ieri (21.02.2012) l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione dei contribuenti la pubblicazione che vuole essere di ausilio sul farraginoso sistema fiscale italiano.

Gli argomenti affrontati sono quelli di più largo interesse, come le deduzioni e le detrazioni, i benefici previsti per la prima casa e la procedura da seguire per avere un rimborso.

In evidenza da quest’anno la cedolare secca, l’imposta sostitutiva per il reddito derivante dalla locazione di immobili ad uso abitativo.

L’Annuario 2012 tiene conto delle numerose novità, tra cui quelle legate alle prossime dichiarazioni dei redditi.

La guida tiene conto dei quattro provvedimenti legislativi del 2011, ovvero il decreto “Sviluppo”, le due manovre estive e, infine, il decreto “Salva Italia”.

Tra le problematiche di rilievo affrontate dalla guida, l’abbassamento della soglia all’uso del contante a 999,99 euro e la nuova disciplina in materia di rateazione delle comunicazioni di irregolarità, secondo la quale non si perde più l’opportunità del pagamento frazionato saltando la prima quota, a patto che si recuperi con la successiva.

L’annuario offre poi l’occasione per iniziare ad entrare nel meccanismo dell’IMU, la nuova imposta municipale sugli immobili e di informarsi sull’entrata a regime della detrazione del 36% che, dal 2013, accoglierà anche le spese di riqualificazione energetica, per le quali lo sconto d’imposta ammonta al 55%.



Vincenzo D’Andò