Novità fiscali del 9 febbraio 2012: i chiarimenti sul reverse charge

Pubblicato il 9 febbraio 2012



assegnazione azioni proprie a titolo di dividendo; reverse charge: cessione di telefoni cellulari e dispositivi a circuito integrato; studi professionali: sentenza della Cassazione sulla responsabilità D.Lgs. 231; processo tributario: divieto prova testimoniale e dichiarazioni extraprocessuali; anche per la S.a.s. niente azione esecutiva se già cancellata dal Registro imprese; pubblicato il modello per ricevere i dati telematici dei 730-4 del 2012; rapporti di lavoro: assenze per maltempo da provare; lotta evasione internazionale;divieto del cumulo di incarichi nel settore finanziario

 

 

Indice:

 

1) Assegnazione azioni proprie a titolo di dividendo

 

2) Reverse charge: Cessione di telefoni cellulari e dispositivi a circuito integrato

 

3) Studi professionali: Sentenza della Cassazione sulla responsabilità D.Lgs. 231

 

4) Processo tributario: Divieto prova testimoniale e dichiarazioni extraprocessuali

 

5) Anche per la S.a.s. niente azione esecutiva se già cancellata dal Registro imprese

 

6) Pubblicato il modello per ricevere i dati telematici dei 730-4 del 2012

 

7) Rapporti di lavoro: Assenze per maltempo da provare

 

8) Lotta evasione internazionale

 

9) Divieto del cumulo di incarichi nel settore finanziario

 

 

1) Assegnazione azioni proprie a titolo di dividendo

L’assegnazione di azioni proprie ai soci è equiparata all’aumento gratuito del capitale. Tuttavia, occorre che l’importo del capitale sia capiente per accogliere i nuovi “fondi”.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 12/E del 07.02.2012, ha esaminato il corretto trattamento fiscale dell’operazione di assegnazione di azioni proprie da parte della società ai soci, iscritte in bilancio tra le poste dell’attivo patrimoniale conformemente a quanto prescritto dai principi di cui agli artt. 2357 e seguenti c.c..

Peraltro, argomento già precedentemente affrontato con la risoluzione n. 26/E del 2011 a cui, viene fatto rinvio, fornendo adesso le ulteriori precisazioni sul caso di specie (istanza di interpello).

ALFA chiede che l’assegnazione di azioni proprie venga, in ogni caso, considerata un’operazione di natura patrimoniale che non produce effetti reddituali in capo ai soci assegnatari.

In via di principio, l’acquisto di azioni proprie - operazione prodromica a quella della successiva assegnazione - riverbera effetti sul capitale sociale in termini di restituzione dei conferimenti ai soci che decidono di uscire dalla compagine sociale ovvero di ridurre la loro esposizione al rischio d’impresa.

I principi contabili internazionali IAS/IFRS (IAS 32, par. 33) segnalano come l’acquisto di azioni proprie da parte dell’entità determini una riduzione del capitale, da operarsi direttamente sulle singole poste patrimoniali ovvero indistintamente contabilizzando una posta di rettifica con segno negativo nel patrimonio netto.

L’impostazione adottata dai principi contabili nazionali, a cui risulta informato il bilancio della Società, prevede, invece, che le azioni proprie detenute in portafoglio - che non possono eccedere la quinta parte del capitale sociale ai sensi dell’art. 2357, comma 3, c.c. - siano contabilizzate tra gli asset dell’attivo patrimoniale con conseguente iscrizione di una riserva di patrimonio netto di pari importo, resa indisponibile fino al mantenimento dei titoli in portafoglio da parte della società emittente.

La diversa rappresentazione contabile non snatura la sostanza economica del fenomeno quale operazione di natura patrimoniale non produttiva di effetti sul piano reddituale in capo ai soci. Seppur diverso il trattamento contabile l’operazione esprime, tanto nel bilancio IAS compliant quanto nel bilancio redatto secondo i principi contabili nazionali, un fenomeno tipicamente patrimoniale.

L’effetto di riduzione del patrimonio sociale conseguente all’acquisto di azioni proprie si formalizza solo al momento dell’assegnazione ai soci delle azioni detenute in portafoglio con contestuale smobilizzo della riserva patrimoniale precedentemente iscritta.

In buona sostanza, gli effetti che derivano dall’operazione di specie sono del tutto analoghi a quelli che si produrrebbero se le azioni proprie, anziché essere assegnate, venissero in seguito annullate con la differenza che, in tale seconda ipotesi, la riduzione del patrimonio sociale verrebbe accompagnata anche da una diminuzione dei titoli azionari in circolazione.

In particolare, nel caso di acquisto e successivo annullamento occorrere, da un lato, ridurre il capitale sociale per un importo pari al valore nominale delle azioni annullate e, dall’altro, abbattere la riserva precedentemente costituita per la quota parte del valore di acquisto eccedente il valore nominale dei titoli partecipativi.

Si ipotizzi, per semplicità, un capitale sociale pari a diecimila euro, l’acquisto di cento azioni proprie di valore nominale pari a cento [valore nominale di 1 euro per azione] ad un costo di mille euro e conseguente iscrizione di una riserva di utili indisponibile di pari importo [1.000].

Ne deriva, in sede di annullamento, la riduzione del capitale per un importo pari a euro cento [da 10.000 a 9.900] e la cancellazione della riserva iscritta per novecento.

Risulta, pertanto, liberata la riserva azioni proprie per una quota pari a cento; quota che torna ad assumere la stessa natura che aveva in origine prima che venisse posto il vincolo civilistico di indisponibilità sulla stessa.

Nella diversa ipotesi di acquisto e successiva assegnazione delle azioni proprie, invece, il capitale sociale resta contabilmente invariato e la riserva azioni proprie [nell’esempio pari a 1.000] è cancellata.

E’ di tutta evidenza che, in questo caso, ai fini fiscali, il capitale sociale si riduce [9.900] e si ricostituisce, alla stregua di un aumento gratuito di capitale, nella misura precedente l’acquisto delle azioni proprie da parte della Società [nell’esempio pari a 10.000 euro], in quanto la riserva liberata [i.e. 100] deve considerarsi trasferita nel capitale.

In sostanza, la struttura del capitale sociale risulta modificata rispetto a quella precedente l’operazione di assegnazione delle azioni.

Ciò in considerazione dell’equivalenza degli effetti relativi all’attribuzione di azioni proprie con quelli dell’annullamento in cui, come già evidenziato, a parità di risultato contabile [10.000] il capitale si riduce e la riserva, nei limiti del valore nominale delle azioni annullate, torna libera.

Pertanto, restano valide le considerazioni contenute nella risoluzione n. 26/E laddove si afferma che l’assegnazione delle azioni proprie risulta assimilabile, ai fini fiscali, ad un aumento gratuito di capitale mediante passaggio di riserve a capitale.

Sul punto, che forma oggetto della prima questione sollevata dalla società, l’Agenzia delle Entrate ribadisce che, in ipotesi di assegnazione di azioni proprie acquistate sopra la pari (come nell’esemplificazione numerica sopra riportata), la quota di riserva (azioni proprie) impiegata per “finanziare” l’aumento gratuito di capitale è pari al valore nominale del capitale che le azioni assegnate rappresentano.

L’eccedenza costituisce, infatti, una mera posta di rettifica che trova la sua ragion d’essere nell’iscrizione delle azioni proprie nell’attivo di bilancio ad un costo di acquisto superiore al loro valore nominale.

Ne deriva che, in caso di successiva riduzione del capitale da parte della Società, tale riduzione dovrà essere imputata con precedenza alla quota parte di capitale derivante da passaggi di riserve di utili a capitale determinando, pertanto, ai sensi dell’art. 47, comma 6, del TUIR, una distribuzione di dividendi per la quota parte di utili (o riserve di utili) in esso precedentemente incorporate.

Quanto alla seconda questione posta da ALFA, relativa all’affermazione contenuta nella risoluzione n. 26/E secondo cui l’eventuale eccedenza degli utili

che non trova capienza nel capitale sociale configura l’ipotesi di distribuzione di

dividendi, l’Agenzia ha precisato che detta eccedenza emerge nell’ipotesi in cui il capitale sociale, per effetto di operazioni poste in essere dalla Società in epoca antecedente, sia già costituito in tutto o in parte da utili pregressi. Tornando all’esempio precedente, ciò potrebbe verificarsi nel caso in cui il capitale risulti formato da utili per un importo eccedente euro [9.900].

In tale ipotesi, al fine di determinare la quota parte di riserva di utili “cristallizzata” in via definitiva nel capitale sociale all’atto dell’assegnazione delle azioni, il confronto deve essere operato con il capitale sociale al netto della quota parte dello stesso già formato con utili o riserve di utili.

A titolo esemplificativo, se la parte di capitale sociale già costituita con utili ammontasse a euro [9.960], il trasferimento a capitale della riserva azioni proprie di cento troverebbe capienza solo per un importo pari a euro quaranta, mentre l’eccedenza di sessanta configurerebbe la distribuzione di dividendi.

In definitiva, nel caso di specie, si genera in capo ad ALFA una:

- riduzione del patrimonio netto in misura corrispondente alle risorse impiegate per l’acquisto delle azioni proprie;

- diversa composizione del patrimonio netto che impone di monitorare, ai fini fiscali, la parte di utile confluita nel capitale sociale per effetto dell’acquisto dei titoli partecipativi;

- eventuale distribuzione di dividendi nella particolare ipotesi in cui la quota di capitale sociale costituita da apporti risultasse incapiente rispetto alla quota di riserva di utili corrispondente al valore nominale delle azioni.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 12/E del 07.02.2012)

 

 

 

2) Reverse charge: Cessione di telefoni cellulari e dispositivi a circuito integrato

Vanno assoggettati all’obbligo di inversione contabile anche quei dispositivi a circuito integrato, quali componenti di personal computer, riconducibili al codice NC 8542 3110.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 13/E del 07.02.2012, ha, infatti, fornito chiarimenti in merito all’obbligo di inversione contabile per le cessioni di dispositivi a circuito integrato.

Inoltre, ai fini dell’applicazione del reverse charge rileva l’oggettiva riferibilità dei beni di cui ai predetti codici NC a personal computer o apparati analoghi.

Il sistema dell’inversione contabile deve pertanto essere applicato a microprocessori e unità centrali di elaborazione individuati in base al codice NC 85423190 e 85423110 in quanto oggettivamente idonei ad essere installati in personal computer o apparati analoghi, a prescindere dalla loro effettiva destinazione ai predetti apparecchi e a prescindere dal fatto che siano destinati ad essere incorporati nei predetti apparecchi ovvero in altre apparecchiature (ad esempio, elettrodomestici).

Viene, infine, ricordato che l’inversione contabile si applica per le sole cessioni dei beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio.

Pertanto, sono escluse dall’obbligo di reverse charge le cessioni dei beni effettuate da commercianti al minuto autorizzati in locali aperti al pubblico, in spacci interni, mediante apparecchi di distribuzione, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante.

Sono esclusi dall’obbligo di reverse charge anche i soggetti che effettuano il trasferimento dei beni direttamente ad utilizzatori finali. Si tratta delle ipotesi in cui la fornitura del telefono cellulare sia accessoria alla fornitura del “traffico telefonico”, anche nei casi in cui, nell’ambito del medesimo rapporto principale di cessione del traffico telefonico siano ceduti all’utente (titolare di una o più Simcard) più cellulari che appaiono, ragionevolmente, riconducibili a un rapporto di accessorietà con l’operazione principale.

Ciò avviene quando i telefoni ceduti non eccedono di oltre il 10% il numero delle Simcard consegnate all’utente.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 13/E del 07.02.2012)

 

 

 

3) Studi professionali: Sentenza della Cassazione sulla responsabilità D.Lgs. 231

Responsabilità amministrativa sempre più estesa, dagli enti si passa adesso allo studio professionale costituito in forma societaria.

E’, infatti, soggetto all’interdizione dall’esercizio dell’attività per l’affare illecito con cui abbia guadagnato un profitto elevato nonché per la condotta criminale e reiterata nel tempo.

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 4703 del 07.02.2012, ha, quindi, stabilito che è legittima la misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività, ex art. 13 del D.Lgs. n. 231/2001, irrogata ad uno studio professionale (nel caso di specie, uno studio odontoiatrico, esercente l’attività sotto forma di S.a.s.).

In particolare, le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

- L’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;

- in caso di reiterazione degli illeciti.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 4703 del 07.02.2012)

 

 

 

4) Processo tributario: Divieto prova testimoniale e dichiarazioni extraprocessuali

Anche il contribuente, al pari del fisco, può introdurre dichiarazioni di terzi, con medesimo valore probatorio, innanzi al giudice tributario.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24240 del 18.11.2011, secondo cui, in tal modo viene concretamente attuato il principio del giusto processo e l’effettività del diritto di difesa.

In particolare, la Suprema Corte afferma che nel processo tributario, fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale posto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 546/1992, il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale spetta non solo all’Amministrazione finanziaria, ma anche al contribuente, con il medesimo valore probatorio.

 

 

 

5) Anche per la S.a.s. niente azione esecutiva se già cancellata dal Registro imprese

Anche per la piccola S.a.s., come per le società di capitale, vale il principio per cui la cancellazione determina l’estinzione immediata della compagine societaria.

Per conseguenza, una volta avvenuta la cancellazione dal Registro delle imprese, non è più possibile proporre azione esecutiva contro la società di persone.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione civile, con la sentenza 1677/2012.

Cancellazione della società dal registro delle imprese

La Suprema Corte, con sentenza n. 4060/10, a sezioni unite, si è soffermata sulla necessità di una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2495 c.c., così come modificato dall’art. 4 del D.Lgs. n. 6/2003.

Il principio, che l’estinzione della società scatta con la cancellazione dal registro per le società di capitali, è, quindi, valido anche per quelle di persone.

Ciò al fine di garantire pari trattamento dei terzi creditori di entrambi i tipi di società.

 

 

 

6) Pubblicato il modello per ricevere i dati telematici dei 730-4 del 2012

E’ stato approvato, con provvedimento del 02.02.2012, il modello cd. comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4, resi disponibili dall’Agenzia delle entrate con le relative istruzioni, e definite le specifiche tecniche di trasmissione.

Tale modello, pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate il 08.02.2012, diviene obbligatorio anche per le Poste e Ferrovie, e va utilizzato dai sostituti per comunicare l’indirizzo presso cui ricevere i risultati contabili delle dichiarazioni.

I sostituti d’imposta dovranno compilarlo e trasmetterlo in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 31.03.2012, per indicare l’indirizzo presso il quale desiderano ricevere i risultati finali delle dichiarazioni (modello 730-4). L’invio può essere fatto direttamente dagli interessati o tramite intermediari autorizzati.

I sostituti d’imposta che nel 2011 hanno già ricevuto i modelli 730-4 in via telematica dall’Agenzia delle Entrate, non devono inviare alcuna comunicazione, se i dati forniti non hanno subito variazioni.

La trasmissione dei dati, introdotta nel 2008, ha avuto un’attuazione graduale, considerato l’elevato numero dei soggetti coinvolti.

In un primo momento interessava solo i sostituti di 22 province, diventate 44 nel 2009.

Dal 2010, poi, la procedura è stata estesa all’intero territorio nazionale (provvedimento del 03.02.2010), con l’eccezione di alcuni grandi enti (Inps, dipartimento del Tesoro, Inpdap, Ipost, Ferrovie dello Stato e Poste italiane).

A partire dal 2012, conclusa la fase di sperimentazione, la partecipazione è obbligatoria per tutti i sostituti d’imposta.

In atto sono esclusi il Mef, l’Inps e l’Inpdap, che già ricevono in via telematica i modelli con propri sistemi.

Se il sostituto riceve i risultati contabili di un contribuente per il quale non è tenuto a eseguire il “conguaglio”, deve restituire il modello entro il quinto giorno lavorativo successivo, direttamente al Caf o al professionista abilitato che ha prestato l’assistenza fiscale.

 

 

 

7) Rapporti di lavoro: Assenze per maltempo da provare

Un lavoratore bloccato dalla neve o dal ghiaccio deve provare al datore di lavoro la situazione che gli impedisce di essere presente al lavoro.

Lo sostiene la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la nota pubblicata sul proprio sito internet il 08.02.2012, la quale perviene a detta conclusione mediante la comparazione delle disposizioni vigenti in materia di assenze dei lavoratori.

Sarà, dunque, opportuno che chi è rimasto intrappolato nei disagi provocati dalle nevicate di questi giorni presti massima attenzione a quanto previsto da leggi e contratti collettivi.

In questi ultimi giorni l’Italia sta affrontando un’ondata di maltempo che non si vedeva da anni.

Ecco cosa succede al lavoratore dipendente che non si reca al lavoro se dovesse nevicare

Nel corso del rapporto di lavoro può verificarsi l’impossibilità di realizzare la prestazione per cause che riguardano sia il lavoratore che il datore di lavoro, anche se non sono imputabili agli stessi.

Nel caso in cui la mancata prestazione riguardi la persona del lavoratore, come ad es. quando quest’ultimo non raggiunge il posto di lavoro per sciopero dei mezzi pubblici o per il maltempo, l’impossibilità sopravvenuta libera il lavoratore dall’obbligo di effettuare la prestazione ed esonera il datore di lavoro dall’obbligo di pagare la retribuzione.

In questi casi occorre comunicare all’azienda in maniera tempestiva l’assenza e le motivazioni, per poter utilizzare il monte permessi a disposizione.

Infatti, il “maltempo” - con le conseguenti condizioni che impediscono il raggiungimento della sede di lavoro e, quindi, l’impossibilità di prestare l’obbligazione lavorativa, - deve essere provato dal lavoratore che giustifica così la sua assenza dal lavoro (artt. 1218, 2104 c.c.).

Nella eventualità, invece, che il CCNL applicato alla fattispecie concreta non preveda nulla in materia, la regolamentazione è da riferire al codice civile, secondo la richiamata assegnazione dell’onere della prova (art. 1218) e la necessità che l’impedimento sia effettivo (art. 2104).

In assenza di queste condizioni, scatta l’addebito disciplinare per l’assente (art. 2106), che non abbia provato la concreta impossibilità di adempiere alla obbligazione fondamentale posta in capo al lavoratore .

Questi i doveri del lavoratore che, tuttavia, ha anche dei diritti. Non a caso, diffusamente i contratti collettivi riconoscono un monte ore di congedi/permessi straordinari, legati proprio ad es. ad eventi meteorologici eccezionali, dei quali il lavoratore può usufruire in tali occasioni.

Stessa cosa per il datore di lavoro, quando la prestazione, pur offerta dal lavoratore, non può svolgersi per impossibilità del datore medesimo.

Si può parlare di una effettiva impossibilità “sopravvenuta”, quando la causa, oltre che evidentemente estranea alla volontà del datore di lavoro, sia del tutto estranea alle ragioni produttive ed alla organizzazione del lavoro.

Appunto i classici casi di forza maggiore.

Qualunque vicenda che, invece, possa essere riferita al datore di lavoro, ad es. colpa, imperizia o problematiche legate ad inefficienze produttivo-organizzative, non libera il datore dall’obbligo retributivo, rientrando nel più ampio rischio di impresa, che incombe sullo stesso in via esclusiva.

 

 

8) Lotta evasione internazionale

Lotta all’evasione fiscale internazionale: Allo studio la possibilità di applicare la

normativa usa ‘fatca’ attraverso accordi bilaterali.

L’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito e gli Stati Uniti annunciano congiuntamente di voler adottare un approccio comune finalizzato all’applicazione del Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) attraverso accordi bilaterali basati sulle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni.

I sei Paesi condividono l’obiettivo di intensificare la lotta all’evasione fiscale internazionale e si impegnano ad individuare gli strumenti internazionali e nazionali più idonei a realizzare uno scambio automatico di informazioni tra amministrazioni che possa consentire alle istituzioni finanziarie interessate dalle norme USA di evitare il ricorso ad accordi individuali di tipo contrattuale con l’amministrazione finanziaria americana.

L’approccio intergovernativo è informato al principio di reciprocità e consente lo scambio automatico di informazioni in due direzioni (da e verso gli Stati Uniti). La conclusione di accordi bilaterali dovrebbe quindi favorire la compliance fiscale internazionale e facilitare l’applicazione della legislazione fiscale a beneficio di entrambe le parti.

L’intento dei Governi è quello di rafforzare la collaborazione finalizzata a raggiungere nel tempo standard comuni in materia di obblighi dichiarativi e di due diligence, mantenendo al livello più basso possibile i costi di adempimento per le istituzioni finanziarie e per gli altri soggetti interessati dall’applicazione della normativa FATCA.

Infine, l’auspicio congiunto dei sei Paesi è che sia possibile in futuro lavorare con altri Paesi, insieme all’Unione Europea e all’OCSE, per adattare la normativa FATCA ad un modello comune per lo scambio automatico di informazioni.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato n. 13 del 08.02.2012)

 

 

 

9) Divieto del cumulo di incarichi nel settore finanziario

Assonime, con la circolare n. 2 del 08.02.2012, offre un primo commento dell’art. 36 del Decreto Legge n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge n. 214/2011, che ha introdotto un regime di incompatibilità per i titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e i funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari.

A questi soggetti è vietato “assumere o esercitare analoghe in imprese o gruppi di imprese concorrenti”.

(Assonime, circolare n. 2 del 08.02.2012)

 

 

Vincenzo D’Andò