Il contribuente e il redditometro – parte II

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 16 gennaio 2012



rassegna giurisprudenziale del mese di Dicembre, dedicata al tanto discusso redditometro

Premessa
Continuiamo il nostro percorso di illustrazione delle sentenze relative al redditometro.
In questa puntata, esamineremo anche alcune sentenze relative al c.d. accertamento “sintetico”, che ricordiamo essere il “genere” di cui il redditometro è una “parte”. Gli Uffici fanno infatti uso del redditometro laddove ricorrano al disposto normativo di cui al secondo periodo del comma 4 dell’art. 38, del D.P.R. n. 600/1973, il quale dispone che “l’ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi di capacità contributiva, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta”; l’accertamento sintetico, invece, trova la propria disciplina nel primo periodo dello stesso comma 4 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, cui si richiama anche il redditometro, ma con le specifiche dettate dal secondo periodo succitato; tale secondo periodo dispone che “l’ufficio può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze quando il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da  quello  dichiarato”.

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Retroattività e valenza delle fideiussioni o garanzie personali
La rettifica con metodo sintetico del reddito imponibile del contribuente complessivo sulla base di elementi e circostanze di fatto è ammissibile anche tramite utilizzo di coefficienti presuntivi adottati con decreti ministeriali successivi rispetto al periodo d’imposta considerato. Il rilascio di fideiussioni o di garanzie personali non costituisce di per sé elemento suscettibile di implicare ulteriori disponibilità o flussi reddituali accertabili.
(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 6753/10)

Elementi a base dal redditometro
In tema di accertamento sintetico delle imposte sui redditi, la sottoscrizione di un atto pubblico (nella specie: una compravendita) contenente la dichiarazione di pagamento di una somma di denaro da parte del contribuente può costituire elemento per la determinazione induttiva del reddito posseduto, in base all’applicazione di presunzioni semplici. E’ onere del contribuente offrire circa la mancanza della disponibilità patrimoniale, della mera apparenza o dell’stipulato un atto simulato a titolo gratuito anziché oneroso.
(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 19637/10)

Il redditometro e l’azione retroattiva dei suoi criteri.
E’ giurisprudenza consolidata di questa Corte (vd Cass. nn. 12731/2002, 14161/2003, 1797/2005, 19403/2005 che in tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla rettifica, con metodo sintetico, del reddito complessivo sulla scorta di elementi e circostanze di fatto certi, utilizzabili anche dal Ministero delle finanze per la fissazione dei coefficienti presuntivi ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, consente il riferimento a redditometri contenuti in decreti ministeriali emanati successivamente ai periodi d'imposta da verificare, senza porre problemi di retroattività, poichè il potere in concreto disciplinato è quello di accertamento, sul quale non viene ad incidere il momento della elaborazione. Le medesime considerazioni si attagliano ai redditometri successivi alla L. n. 413 del 1991 - che ha introdotto modifiche al citato art. 38, non risultando in particolare ipotizzabile la violazione della riserva di legge in materia impositiva di cui all'art. 23 Cost., nè il principio di irretroattività della legge di cui all'art. 11 preleggi. Nè, in contrario, depone al riguardo la disposizione di cui al D.M. 10 settembre 1992, art. 5, comma 3, (la quale, nel fare salvi gli effetti degli accertamenti eseguiti in applicazione del precedente redditometro - D.M. 21 luglio 1983, stabilisce che "il contribuente può, tuttavia, chiedere, qualora l'accertamento non sia divenuto definitivo, che il reddito venga rideterminato sulla base dei criteri adottati nell'art. 3 del presente Decreto"), avendo essa palese finalità transitoria e, salva la definitività dell'accertamento, consentendo al contribuente di chiedere all'ufficio l'applicazione dei nuovi criteri (i quali, per gli accertamenti ancora da compiere sono invece  destinati senz'altro a regolare l'azione amministrativa), a tale stregua pertanto esclusa proprio l'(automatica) applicabilità del redditometro precedente.
(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 26437/10)

La prova documentale nell’accertamento sintetico
Nell’ambito dell’accertamento sintetico, la prova delle liberalità che hanno consentito l’incremento patrimoniale deve essere documentale e la motivazione della pronuncia giurisdizionale deve fare preciso riferimento ai documenti che la sorreggono ed al relativo contenuto. L’accensione di mutui non esclude la capacità contributiva e pertanto da un lato, deve operarsi la detrazione del capitale mutuato dalle spese per gli investimenti patrimoniali; dall’altro, il reddito accertato in un anno deve essere incrementato dei ratei in esso maturati.
(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 24597/10)

Non sempre occorre la prova sulla tracciabilità dei pagamenti
Agli effetti dell’applicazione della disciplina dell’accertamento sintetico deve aversi riguardo anche al contesto socio-familiare del contribuente il quale, in assenza di redditi autonomamente prodotti può fruire delle sostanze dei familiari al fine di giustificare le spese contestate, attingendo alle altrui fonti di reddito.
(Commissione Tributaria Provinciale di Trento, sezione II, sentenza n. 73/10)

Non è sufficiente dimostrare la capacità reddituale
La disciplina dell’art. 38, D.P.R. n. 600/1973 contempla i criteri di rettifica delle dichiarazioni delle persone fisiche prevede che il controllo della congruità delle stesse venga effettuato partendo da dati certi e utilizzando gli stessi come indici di capacità di spesa per dedurne, avvalendosi di specifici e predeterminati parametri di valorizzazione (cd. redditometro), il reddito. E’ onere del contribuente contestare il possesso degli indicatori di capacità di spesa, di provare, con idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.
(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 21661/10)

I guadagni della moglie superano la prova del redditometro
In caso di accertamento sintetico basato sugli indici di capacità contributiva (art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973 – n.d.r.) è necessario che gli elementi su cui si fonda l’accertamento non si rivelino imprecisi e contraddittori ed, inoltre, che non vi siano, nell’ambito del nucleo familiare, tipologie di reddito quali redditi esenti e sopravvenienze attive che possano concorrere a giustificare la capacità contributiva dichiarata .
(Commissione Tributaria Provinciale di Isernia, sezione II, sentenza n. 134/10)

Accertamento sintetico senza contraddittorio
L’accertamento con metodo sintetico del reddito imponibile del contribuente non reca alcun vizio di illegittimità laddove non sia stato preventivamente attivato il contradditorio, ben potendo il soggetto verificato allegare ogni e qualsiasi elemento atto ad inficiare l’efficacia probatoria e la portata delle presunzioni invocate dall’Amministrazione finanziaria.
(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 7485/10)

 

16 dicembre 2012

Danilo Sciuto