Novità fiscali del 23 dicembre 2011: nuovo regime di applicazione degli studi di settore

 

 1) ACE (Aiuto alla crescita economica): conferimenti societari deducibili da Ires e Irpef

 2) Agevolazioni fiscali riferite al costo del lavoro nonché per donne e giovani

 3) Nuovo regime di applicazione degli studi di settore

 4) Ecco tutte le misure per fare emergere la base imponibile

 5) Manovra economica Monti approvata in via definitiva

 6) Istituita la causale contributo “ACIM” per il versamento con F24 dell’anticipazione contributo di ingresso mobilità”

 7) Irap 2012: modello e istruzioni (bozze)

 8) Circolare Inps sui nuovi regolamenti comunitari e Paper SED

1) ACE (Aiuto alla crescita economica): Conferimenti societari deducibili da Ires e Irpef

I conferimenti effettuati dai soci nelle casse societarie, al fine di incrementare il patrimonio netto contabile, diventano deducibili dal reddito imponibile ai fini della tassazione diretta (Ires, Irpef).

L’aliquota è del 3% sulla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura del’esercizio in corso al 31 dicembre 2010

Quale aiuto alla crescita economica (ACE), l’art. 1 del Decreto Legge n. 201 del 06.12.2011 (Decreto Monti o salva Italia), convertito in Legge il 22 dicembre 2011, per favorire il finanziamento delle imprese mediante capitale proprio, consente di dedurre dal reddito imponibile la componente derivante dal rendimento nozionale di nuovo capitale proprio.

Tali disposizioni sono state introdotte in considerazione della esigenza di rilanciare lo sviluppo economico del Paese e fornire un aiuto alla crescita, mediante una riduzione della imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio, nonché per ridurre lo squilibrio del trattamento fiscale tra imprese che si finanziano con debito ed imprese che si finanziano con capitale proprio, e rafforzare, quindi, la struttura patrimoniale delle imprese e del sistema produttivo italiano.

L’agevolazione riguarda:

– Le società di capitali (società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee, società cooperative europee) residenti nel territorio dello Stato;

– gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, esercenti in via esclusiva o principale attività commerciali;

– le società e gli enti non residenti relativamente alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.

Le norme si applicano anche ad alcuni soggetti IRPEF, e in particolare al reddito d’impresa di persone fisiche, società in nome collettivo (S.n.c.) e in accomandita semplice (S.a.s.) in regime di contabilità ordinaria.

Le modalità di applicazione vengono affidate al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di attuazione delle norme in esame, in modo da assicurare un beneficio conforme a quello garantito ai soggetti IRES cui è concessa l’agevolazione in esame.

Per quanto concerne le modalità di calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio, esso è dato dalla applicazione di un’aliquota percentuale, sulla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura del’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.

In particolare, per il primo triennio di applicazione, l’aliquota è fissata al 3%; dal quarto periodo di imposta l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è determinata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 gennaio di ogni anno, tenendo conto dei rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici, aumentabili di ulteriori tre punti percentuali a titolo di compensazione del maggior rischio.

Nel caso di eccedenza del rendimento nozionale rispetto al reddito complessivo netto dichiarato nel periodo d’imposta, viene reso possibile computare la parte eccedente in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi.

Il patrimonio netto risultante dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 costituisce il “capitale proprio” esistente alla chiusura del suddetto esercizio.

In particolare, rilevano come variazioni in aumento:

– I conferimenti in denaro;

– gli utili accantonati a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili;

Rilevano, invece, come variazioni in diminuzione:

– le riduzioni del patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci o partecipanti;

– gli acquisti di partecipazioni in società controllate;

– gli acquisti di aziende o di rami di aziende.

In particolare, per quanto attiene agli incrementi:

– Quelli derivanti da conferimenti in denaro, la rilevanza è fissata a partire dalla data del versamento;

– per quelli derivanti dall’accantonamento di utili, la rilevanza è fissata a partire dall’inizio dell’esercizio in cui sono formate le relative riserve;

– per le aziende e le società di nuova costituzione, è considerato incremento tutto il patrimonio conferito.

Per quanto concerne i decrementi, essi rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificati.

Vengono poi affidate le disposizioni di attuazione della norma in esame a un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in commento; lo stesso provvedimento può stabilire disposizioni aventi finalità antielusiva specifica.

Infine, le neo disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011.

 

2) Agevolazioni fiscali riferite al costo del lavoro nonché per donne e giovani

L’art. 2 del Decreto Legge n. 201 del 06.12.2011 (Decreto Monti o salva Italia), convertito in Legge il 22 dicembre 2011, ha reso integralmente deducibile ai fini delle imposte dirette (IRES e IRPEF), a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, la quota di IRAP dovuta relativa al costo del lavoro.

Inoltre, ha introdotto agevolazioni IRAP per l’assunzione di lavoratrici e giovani di età inferiore ai 35 anni.

E’ stata resa integralmente deducibile ai fini delle imposte dirette (IRES e IRPEF), a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, la quota di IRAP imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato, al netto delle deduzioni già spettanti per legge, introducendo una deroga al principio generale di indeducibilità dell’IRAP dalle imposte statali.

In particolare, si prevede che la quota di deducibilità venga applicata all’imposta dovuta dai soggetti passivi che viene calcolata sul valore delle produzione netta di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997 (c.d. decreto IRAP) da:

– Società di capitali e gli enti commerciali (articolo 5);

– società di persone e imprese individuali (articolo 5-bis);

– banche e altri enti e società finanziari (articolo 6);

– imprese di assicurazione (art. 7);

– imprese esercenti arti e professioni (art. 8).

Tale deducibilità è ammessa in base al criterio di cassa, secondo quanto previsto dall’art. 99, comma 1, del TUIR.

Alla luce di tale novità, la deducibilità dell’IRAP ai fini IRES e IRPEF per una quota pari al 10% resta applicabile, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, alla sola quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati.

Disciplina delle deduzioni IRAP, al fine di agevolare l’assunzione di lavoratrici e di giovani di età inferiore ai 35 anni

Altresì, la norma contiene modifiche alla disciplina delle deduzioni IRAP, al fine di agevolare l’assunzione di lavoratrici e di giovani di età inferiore ai 35 anni.

In particolare, l’art. 11, comma 1, lettera a), n. 2 del D.Lgs. n. 446/1997, consente ai soggetti IRAP diversi dalle pubbliche amministrazioni e dalle imprese operanti, in concessione e a tariffa, in determinati settori (energia, acqua, trasporti, infrastrutture, poste, telecomunicazioni, raccolta e depurazione delle acque di scarico e raccolta e smaltimento rifiuti), di dedurre un importo pari a 4.600 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta.

Per effetto delle novità, l’importo deducibile per i lavoratori a tempo indeterminato è aumentato a 10.600 euro in rapporto ai lavoratori di sesso femminile, nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni.

L’art. 11, comma 1, lettera a), n. 3) consente ai soggetti IRAP diversi dalle pubbliche amministrazioni, e dalle imprese operanti in determinati settori (banche, assicurazioni ed enti finanziari; imprese operanti, in concessione e a tariffa, nel settore dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti) di dedurre un importo fino a 9.200 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, in alternativa a quella sopra illustrata e fruibile nel rispetto dei limiti derivanti dall’applicazione della regola “de minimis”.

Per effetto delle novità, l’importo deducibile per i lavoratori a tempo indeterminato è aumentato a 15.200 euro in rapporto ai lavoratori di sesso femminile, nonché per quelli di età inferiore ai 35 anni. Tali disposizioni sulle deduzioni IRAP si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2011.

 

3) Nuovo regime di applicazione degli studi di settore

I commi da 9 a 13 dell’art. 10 del Decreto Legge n. 201 del 06.12.2011 (Decreto Monti o salva Italia), convertito in Legge il 22 dicembre 2011, ha nuovamente cambiato la disciplina relativa ai limiti dell’attività di accertamento dell’Amministrazione finanziaria nei confronti dei soggetti “congrui” agli studi di settore, purché questi abbiano adempiuto agli obblighi di comunicazione e trasparenza nei confronti dell’amministrazione medesima.

In particolare, la nuova disciplina prevede limitazioni ai poteri di accertamento del fisco nei confronti dei soggetti che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dell’applicazione degli studi di settore, purché adempiano ai seguenti, specifici doveri di comunicazione e di trasparenza:

– Abbiano regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, indicando fedelmente tutti i dati previsti;

– sulla base di tali dati, la posizione del contribuente risulti coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di settore o degli studi di settore applicabili.

Nei confronti dei predetti soggetti:

a)   sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici (di cui all’art. 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, del DPR n. 600/1973 e all’art. 54, secondo comma, ultimo periodo, del DPR n. 633/1972);

b)   è ridotto di un anno il termine di decadenza per l’attività di accertamento delle imposte dirette (ai sensi dell’art. 43, primo comma, del citato DPR n. 600/1973) e dell’IVA (art. 57, primo comma, del citato DPR n. 633/1972).

c)   la determinazione sintetica del reddito complessivo (di cui all’art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600), è ammessa solo a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/3 quello dichiarato (in luogo di almeno 1/5).

Per quanto concerne i termini di applicazione della nuova disciplina, si prevede che le novità si applicano con riferimento alle dichiarazioni relative all’annualità 2011 ed a quelle successive, ferma restando l’applicazione – per le attività di accertamento effettuate in relazione alle annualità antecedenti il 2011 – del previgente comma 4-bis dell’art. 10 e dall’art. 10-ter della legge 8 maggio 1998, n. 146.

L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza procederanno a destinare parte della capacità operativa alla effettuazione di specifici piani di controllo sui contribuenti soggetti agli studi di settore per i quali non sono applicabili le predette norme che limitano la potestà accertativa.

Tali controlli verranno articolati su tutto il territorio in modo proporzionato alla numerosità dei contribuenti interessati e saranno basati su specifiche analisi del rischio di evasione, tenuto anche conto delle informazioni presenti nella apposita sezione dell’anagrafe tributaria.

In particolare, nei confronti dei contribuenti che dichiarano ricavi o compensi inferiori a quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore e che non abbiano una posizione coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione degli studi di settore applicabili, lo svolgimento dei controlli avviene prioritariamente con l’utilizzo dei poteri di indagine finanziaria attribuiti all’Amministrazione in materia di imposte dirette e di IVA (in particolare, rispettivamente, coi poteri di cui ai numeri 6-bis e 7 del comma 1 dell’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 e ai numeri 6-bis e 7 del comma 2 dell’art. 51 del D.P.R. n. 633/1972).

Infine, viene abrogato il comma 4-bis dell’art. 10 e l’art. 10-ter della legge 8 maggio 1998, n. 146.

Peraltro, tale art. 10-ter pone limiti ad ulteriori attività di accertamento presuntivo nei confronti dei contribuenti che aderiscono agli inviti a comparire emessi in relazione degli studi di settore, per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2006 e successivi.

L’invito a comparire innanzi agli uffici del fisco costituisce la prima fase del procedimento per la definizione degli accertamenti con adesione del contribuente (sia nelle imposte sui redditi che nell’imposta sul valore aggiunto).

Esso è dunque antecedente all’instaurazione del vero e proprio contraddittorio tra le parti.

Nel corso del tempo il legislatore ha progressivamente ampliato l’applicazione dell’istituto dell’accertamento con adesione, consentendo ai contribuenti di aderire anche agli inviti emessi in tale fase dall’Amministrazione finanziaria.

In particolare, il primo comma dell’art. 10-ter dispone che l’adesione ai contenuti degli inviti a comparire relativi ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2006 e successivi preclude all’Amministrazione finanziaria (ai fini dell’accertamento dell’imposta sui redditi e dell’IVA) di effettuare ulteriori accertamenti basati su presunzioni semplici, anche se gravi, precise e concordanti (di cui ai citati all’articolo 39 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 54 del D.P.R. n. 633 del 1972). Tale limite opera qualora l’ammontare delle attività non dichiarate dal contribuente, con un massimo di 50.000 euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi definiti.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, sentite le associazioni di categoria, possono essere differenziati i termini di accesso alla nuova disciplina, tenuto conto del tipo di attività svolta dal contribuente.

Con lo stesso provvedimento sono dettate le relative disposizioni di attuazione.

 

4) Ecco tutte le misure per fare emergere la base imponibile

L’art. 11 del D.L. n. 201 del 06 dicembre 2011 (Cd. Decreto Monti), convertito in Legge il 22 dicembre 2011, contiene disposizioni volte, nel complesso, a favorire l’emersione di base imponibile.

In sintesi, a seguito delle modifiche apportate:

– Non è sanzionato penalmente il comportamento di chi fornisce dati e notizie non rispondenti al vero in occasione di richieste formulate dall’Amministrazione finanziaria nell’esercizio dei poteri di accertamento, ferma restando la fattispecie criminosa di esibizione o trasmissione di atti o documenti falsi, nella medesima occasione;

– i dati relativi alle movimentazioni dei rapporti di natura finanziaria, oggetto di specifico obbligo di comunicazione da parte degli operatori del settore, devono essere archiviati nell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria; in rapporto alle modalità della citata comunicazione, si specifica che il provvedimento attuativo del Direttore dell’Agenzia delle entrate sia adottato previa consultazione, tra l’altro, del Garante per la protezione dei dati personali; che l’obbligo di comunicazione al fisco sia esteso alle ulteriori informazioni strettamente necessarie ai fini dei controlli fiscali; che il predetto provvedimento attuativo contenga anche adeguate misure di sicurezza, di natura tecnica ed organizzativa, per la trasmissione dei dati e per la relativa conservazione, che non può superare i termini massimi di decadenza previsti in materia di accertamento delle imposte sui redditi (quattro anni);

– per quanto riguarda le finalità delle predette informazioni, viene precisato che esse potranno essere utilizzate dall’Agenzia delle entrate anche per elaborare – con procedure centralizzate, secondo i criteri individuati con provvedimento direttoriale – specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione, non più dunque dei singoli contribuenti a rischio;

– l’Agenzia delle entrate trasmetterà annualmente una relazione riepilogativa al Parlamento con la quale sono comunicati i risultati relativi all’emersione dell’evasione, a seguito dell’applicazione delle disposizioni in materia dei suddetti obblighi di comunicazione;

– è prorogato dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2013 il termine per lo svolgimento di attività di accertamento connesse al recupero coattivo di somme non riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla legge finanziaria 2003.

Esibizione o trasmissione di documenti falsi in sede di accertamento tributario

Il comma 1 di tale art. 11, prevede la fattispecie penale di esibizione o trasmissione di atti o documenti falsi, in tutto o in parte, in occasione di richieste formulate dall’Amministrazione finanziaria nell’esercizio dei poteri di accertamento delle imposte dirette e dell’IVA (disciplinati, rispettivamente, dagli articoli 32 e 33 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e dagli articoli 51 e 52 del D.P.R. 29 settembre 1972), disponendo in particolare che a tale ipotesi si applichino le norme penali contenute nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (articolo 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445).

Per effetto delle modifiche apportate al provvedimento, rispetto alla formulazione originaria della norma non è sanzionato penalmente il comportamento di chi, nella predetta occasione, fornisce dati e notizie non rispondenti al vero.

Ai sensi del citato articolo 76 del D.P.R. 445/2000, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal medesimo testo unico in materia di documentazione amministrativa, è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

L’esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.

Le dichiarazioni sostitutive di certificazioni e di atti di notorietà (rese ai sensi degli articoli 46 e 47 del medesimo TU) e le dichiarazioni rese nell’interesse di chi si trovi in una situazione di impedimento temporaneo, per ragioni connesse allo stato di salute, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.

Ove le predette fattispecie siano poste in essere per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.

Comunicazioni periodiche all’anagrafe tributaria da parte di operatori finanziari

I commi da 2 a 5 modificano la disciplina degli obblighi di comunicazione all’Anagrafe tributaria posti in capo agli operatori finanziari, disciplinati dall’articolo 7 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, rendendoli più stringenti.

In particolare, il comma 2 dell’articolo in esame impone agli operatori finanziari, dal 1° gennaio 2012, di comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria anche tutte le movimentazioni relative ai rapporti finanziari intrattenuti con i contribuenti, già oggetto di specifici obblighi di evidenziazione ai sensi del sesto comma del citato articolo 7 del D.P.R. n. 605/1973.

Le norme in commento obbligano gli operatori altresì a comunicare ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonché l’importo delle operazioni finanziarie indicate nella predetta disposizione.

Per effetto delle modifiche apportate è previsto che i dati così comunicati siano archiviati nell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria, secondo la richiamata disciplina dell’articolo 7, sesto comma del D.P.R. n. 605/1973.

Ai sensi del comma 3, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le modalità della predetta comunicazione, estendendosi tale obbligo anche ad ulteriori informazioni relative ai rapporti necessarie ai fini dei controlli fiscali.

Le modifiche al provvedimento apportate dispongono che:

– Il suddetto provvedimento sia adottato previa consultazione non solo delle associazioni di categoria degli operatori finanziari, ma anche del Garante per la protezione dei dati personali;

– l’estensione dell’obbligo di comunicazione operi solo con riguardo alle ulteriori informazioni strettamente necessarie ai fini dei controlli fiscali;

– il provvedimento contenga adeguate misure di sicurezza, di natura tecnica ed organizzativa, per la trasmissione dei dati e per la relativa conservazione, che non può superare i termini massimi di decadenza previsti in materia di accertamento delle imposte sui redditi (quattro anni);

Il comma 4 specifica le finalità delle predette informazioni sulle operazioni, sui rapporti finanziari e sui relativi importi.

In particolare, per effetto delle modifiche apportate al provvedimento, le informazioni possono essere utilizzate dall’Agenzia delle entrate – oltre che per le finalità individuate dall’articolo 7, comma 11, del medesimo D.P.R. n. 605/1973 – anche per la elaborazione con procedure centralizzate, secondo i criteri individuati con provvedimento del Direttore della medesima Agenzia, di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione.

La precedente formulazione finalizzava tali informazioni alla individuazione dei contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a controllo, senza riferimento alla formazione di liste mediante procedure centralizzate.

Durante l’esame da parte delle Commissioni della Camera, è stato aggiunto il comma 4-bis, ai sensi del quale si prevede che l’Agenzia delle entrate trasmetta annualmente una relazione riepilogativa al Parlamento con la quale sono comunicati i risultati relativi all’emersione dell’evasione.

Di conseguenza, il comma 5 abroga l’articolo 2, comma 36-undevicies del decreto-legge n. 138/2011, che aveva autorizzato l’Agenzia delle entrate a elaborare specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo, basate sulle informazioni relative ai rapporti e alle operazioni oggetto di comunicazione all’Anagrafe tributaria da parte degli operatori finanziari, sentite le Associazioni di categoria degli operatori finanziari in rapporto alle tipologie di informazioni da acquisire.

Scambio informativo Agenzia delle entrate – INPS

Il comma 6 prevede che, nell’ambito dell’attività di scambio di informazioni tra Agenzia delle Entrate e INPS (prevista dall’articolo 83, comma 2, del D.L. n. 112/2008) relativamente ai soggetti non residenti ed ai percipienti utili da contratti di associazione in partecipazione, l’INPS fornisca all’Agenzia delle entrate ed alla Guardia di finanza i dati relativi alle posizioni di soggetti destinatari di prestazioni socio-assistenziali, affinché vengano considerati ai fini della effettuazione di controlli sulla fedeltà dei redditi dichiarati, basati su specifiche analisi del rischio di evasione.

Disciplina dell’attività di controllo amministrativo

Il comma 7 reca modifiche alla disciplina dei controlli amministrativi effettuati in forma di accesso (di cui all’articolo 7 del D.L. 70/2011).

In particolare, i predetti controlli sono resi oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati. Vengono poi eliminate le disposizioni relative alla durata massima dei predetti controlli, nonché quelle che qualificavano come illecito disciplinare, per i dipendenti pubblici, la violazione dei principi in materia di controllo amministrativo.

In particolare, il comma 7, lettera a), modificando l’articolo 7 comma 1, lettera a) del D.L. 70/2011, dispone che i controlli amministrativi effettuati in forma di accesso sono oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati, per evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’attività di controllo.

In sostanza, dunque, sono eliminate le disposizioni che:

– rendevano obbligatoria l’unificazione dei controlli;

– ponevano limiti alla loro durata (al massimo con cadenza semestrale, per non può più di quindici giorni);

– qualificavano gli atti compiuti in violazione dei suddetti principi, per i dipendenti pubblici, come illecito disciplinare.

Per conseguenza sono soppressi i numeri 3) e 4) dell’articolo 7, comma 2, lettera a), del citato D.L. 70/2011, che prescrivevano uno svolgimento degli accessi nell’osservanza del principio della “contestualità” e della non ripetizione per periodi di tempo inferiori al semestre, qualificando le violazioni dei principi codificati in materia di controlli, per i dipendenti pubblici, come illecito disciplinare.

Il comma 10-bis, inserito a seguito dell’esame del provvedimento in sede referente, proroga al 31 dicembre 2013 il termine per lo svolgimento di attività di accertamento connesse al recupero coattivo di somme non riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla legge finanziaria 2003.

In particolare, il predetto comma 5-ter disciplina l’ipotesi del mancato pagamento delle somme dovute e iscritte a ruolo entro il termine del 31 dicembre 2011.

In tal caso è prevista, oltre all’applicazione di una sanzione pari al 50% delle predette somme, anche la sottoposizione a controllo, da parte dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di Finanza, della posizione del contribuente relativa a tutti i periodi di imposta successivi a quelli condonati, per i quali è ancora in corso il termine per l’accertamento.

Tale controllo si estende, peraltro, anche alle attività svolte dal contribuente con identificativo fiscale diverso da quello indicato nelle dichiarazioni concernenti il condono.

Per effetto delle modifiche apportate dal comma 10-bis in commento, il termine di esercizio della suddetta attività di controllo slitta dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2013.

 

5) Manovra economica Monti approvata in via definitiva

Con 257 voti favorevoli e 41 contrari l’Aula del Senato ha definitivamente approvato l’articolo unico del Disegno Di Legge n. 3066, di conversione in Legge del Decreto Legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici, nel testo approvato dalla Camera dei deputati (cd. Decreto salva Italia).

(Senato della Repubblica, nota del 22 dicembre 2011)

 

6) Istituita la causale contributo “ACIM” per il versamento con F24 dell’anticipazione contributo di ingresso mobilità”

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 129/E del 22 dicembre 2011, in relazione al Modello F24, ha istituito la seguente causale contributo:

– “ACIM” denominata “Datori di lavoro – anticipazione contributo di ingresso mobilità”.

In sede di compilazione del suddetto “F24”, la suddetta causale andrà esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, del campo “importi a debito versati”.

Inoltre nella stessa sezione:

– nel campo “codice sede” è indicata il codice della sede Inps competente;

– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda” è indicata la matricola Inps del contribuente;

– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa” è indicato il mese e l’anno di competenza, nel formato MM/AAAA; la colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

Tutto ciò a seguito della convenzione del 18 giugno 2008 stipulata tra l’Agenzia delle entrate e l’Inps, con la quale è stato regolato il servizio di riscossione, mediante modello F24, per il versamento dei contributi di spettanza dell’Istituto previdenziale.

In materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro, l’art. 4 della Legge 23 luglio 1991, n. 223, nel disciplinare la procedura per la dichiarazione di mobilità dispone che alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’Inps di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti.

La normativa prevede che: “Per ciascun lavoratore posto in mobilità l’impresa è tenuta a versare alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all’art. 37, L. 9 marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all’art. 4, comma 9, abbia formato oggetto di accordo sindacale”.

Al fine di consentire il versamento, tramite modello F24, di tale anticipazione, l’Agenzia ha proceduto ad istituire la citata causale contributo.

 

7) Irap 2012: Modello e istruzioni (bozze)

Pubblicate il 22 dicembre 2011 sul sito dell’Agenzia delle Entrate il Modello Irap 2012 e connesse le istruzioni per la compilazione del modello Irap.

Il tutto ancora in bozza.

 

8) Circolare Inps sui nuovi regolamenti comunitari e Paper SED

Regolamentazione comunitaria: Nuovi regolamenti comunitari e Paper SED della serie S (prestazioni di malattia e maternità), U (prestazioni di disoccupazione), F (prestazioni familiari) e H (orizzontali), sostitutivi dei formulari della serie E100, E300 ed E400.

L’Inps, con la circolare n. 161 del 22 dicembre 2011, ha pubblicato, in formato compilabile, i Paper SED della serie S, U e F in materia rispettivamente di prestazioni di malattia e maternità, disoccupazione e prestazioni familiari, sostitutivi dei formulari della serie E100, E300 ed E400, e i Paper SED della serie H, comuni a tutti i settori della sicurezza sociale.

Pubblicazione dei Paper SED della serie S, U e F, i nuovi formulari comunitari che sostituiscono, nei Paesi cui si applicano i regolamenti n. 883/2004; n. 987/2009 e n. 988/2009, quelli della serie E100, E300 ed E400 attualmente utilizzati in materia di prestazioni a sostegno del reddito e socio-assistenziali. Vengono pubblicati anche i Paper SED della serie H (orizzontali) e, ad uso degli operatori del settore, tabelle di correlazione e guide pratiche.

 

Vincenzo D’Andò


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