Novità fiscali del 5 dicembre 2011, novità per i rimborsi IVA trimestrali


 Indice:

 1) Misure anticrisi del Governo, varate già ieri 4 dicembre

 2) Esteso il rimborso del credito Iva trimestrale

 3) Accesso all’Anagrafe tributaria e privacy

 4) Nuovi studi di settore, la Commissione approva le evoluzioni

 5) Commercialisti: sono deducibili i versamenti contributivi effettuati dai tirocinanti

 6) Inps: misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo

 7) Favor rei per le fatture non regolarizzate al 31.03.1998: stop alle liti per il recupero dell’Iva

1) Misure anticrisi del Governo, varate già ieri 4 dicembre

Una maxi-manovra da 30 miliardi tra minori spese e maggiori entrate. Stretta sulle pensioni, un prelievo una-tantum dell’1,5% sui capitali fatti rientrare in Italia con lo scudo fiscale. Nessuna modifica delle aliquote Irpef. Aumento dell’Iva. Riassetto delle province.

Molte le novità sul versante delle pensioni: dal 2012 sarà possibile lasciare il lavoro in anticipo rispetto all’età di vecchiaia solo con almeno 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini. Le altre novità vanno dall’estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, all’aumento dell’età di vecchiaia per le donne del settore privato, dall’abolizione delle finestre mobili, all’aumento delle aliquote sugli autonomi, al blocco della rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione per il 2012-2013 escludendo però i trattamenti fino al doppio del minimo.

“Il governo – ha detto il premier – ha ricevuto un mandato di corta durata e severo impegno, quello di aiutare l’Italia a fare uscire l’Italia da una crisi gravissima, che – avverte il premier – rischia di compromettere quanto costruito in 60 anni di sacrifici da 4 generazioni almeno di italiani. E’ un momento in cui l’Italia rischia di macchiarsi della responsabilità di contribuire a fare andare in senso negativo l’economia europea e l’Eurozona, ma è anche il momento per fare vedere che l’Italia è un grande Paese, capace di risolvere in un quadro europeo i problemi”.

Il premier Mario Monti ha poi annunciato che destinerà lo stipendio al quale rinuncia nel suo doppio ruolo da presidente del Consiglio e ministro dell’Economia allo Stato che è l’ente “più meritevole”. “Mi sembrava anche bella l’idea di percepirlo e devolverlo a uno dei tanti enti meritevoli ma siccome in questo momento l’ente meritevole è lo stato mi sembra bello devolverlo in quelle casse”, ha spiegato Monti, aggiungendo che la sua “è una decisione personale che non intendo estendere agli altri ministri. Ho chiesto ai ministri – ha chiarito – dichiarazioni patrimoniali nel modo più trasparente possibile. Non chiedo che nessuno segua il mio comportamento”.

2) Esteso il rimborso del credito Iva trimestrale

A partire dal 1° trimestre 2012 potranno avvalersi del beneficio anche i soggetti che effettuano in un trimestre, nei confronti di soggetti passivi e esteri, operazioni attive, prevalentemente di servizi, per un importo superiore al 50% di tutte le operazioni effettuate.

Per i beni importati in libera pratica in Italia sono previsti maggiori obblighi di comunicazione.

Viene prevista anche la possibilità di trasformare i beni importati se poi il prodotto finito viene ceduto ad altro Paese membro.

In tal caso l’Amministrazione doganale potrà chiedere la prova dell’invio dei beni fuori dal territorio nazionale.

Dunque, dal 2012 sempre più contribuenti potranno chiedere il rimborso del credito Iva trimestrale, od utilizzarlo in compensazione orizzontale.

Difatti, tra le misure introdotte dall’art. 8 della Legge comunitaria 2010, approvata in via definitiva in parlamento il 30.11.2011, in attesa di pubblicazione nella G.U., vi è l’aumento delle situazioni in cui sarà ammesso il recupero dell’eccedenza creditoria infrannuale.

La misura interesserà, particolarmente, gli operatori che effettuano alcune prestazioni di servizi internazionali che fino al 2009, essendo considerate non imponibili (ai sensi dell’art. 40, D.L. n. 331/1993 se in ambito comunitario, oppure ai sensi dell’art. 9 del D.P.R. n. 633/1972 se fuori dell’Ue), alimentavano il plafond per gli acquisti in sospensione d’imposta, mentre dal 2010 sono qualificate operazioni non territoriali, come tali escluse dal volume d’affari e dal plafond.

A tal fine, la Legge Comunitaria 2010 integra il secondo comma dell’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972.

In particolare, l’effettuazione in prevalenza di operazioni non territoriali, comporta il diritto al rimborso del credito trimestrale qualora le operazioni non soggette all’imposta per effetto dell’art. 7-ter, comma 1 (poiché rese a soggetti passivi non stabiliti in Italia) siano rappresentate da:

– lavorazioni di beni mobili materiali;

– trasporti di beni e intermediazioni relative a tali trasporti;

– servizi accessori ai trasporti di beni e intermediazioni relative a tali servizi;

– operazioni creditizie, finanziarie e assicurative, soltanto però se effettuate nei confronti di soggetti passivi stabiliti fuori della Comunità oppure se relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità.

Il requisito della prevalenza, esplicitamente definito dalla nuova norma, sussiste se l’ammontare delle suindicate operazioni supera il 50% dell’ammontare di tutte le operazioni effettuate nel periodo di riferimento.

In alternativa al rimborso infrannuale, i contribuenti che si trovano nelle predette condizioni potranno utilizzare il credito del trimestre per il pagamento di altri tributi, premi e contributi, nella compensazione c.d. “orizzontale”, nei limiti però dell’ammontare complessivo di 516.456,90 euro per ciascun anno solare. In merito alla decorrenza della modifica, parrebbe che la novella debba trovare comunque applicazione, in occasione del rimborso del primo trimestre 2012, da richiedere entro il 30 aprile 2012, in relazione al credito maturato per i primi tre mesi del 2012.

 

3) Accesso all’Anagrafe tributaria e privacy

L’Agenzia “bussa” ai Comuni per i controlli chiesti dal Garante. Imperativo sicurezza per le banche dati che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione di Enti locali, Asl, Università e degli altri soggetti che accedono alla “cassaforte” informatica del Fisco per le loro differenti funzioni istituzionali.

Sono al via controlli pilota sui Comuni, che, d’intesa con gli Uffici sicurezza delle Entrate sul territorio, si apprestano ad aprire le loro porte per le verifiche a campione prescritte dal Garante per la Protezione dei dati personali.

Controlli a doppio binario per banche dati ancora più sicure

Con il provvedimento del 18 settembre 2008, l’Autorità per la privacy ha chiesto all’Agenzia di svolgere – oltre alle consuete attività di audit in remoto sugli accessi degli enti autorizzati a interrogare l’Anagrafe tributaria, e in particolare l’ambiente “Siatel-2 PuntoFisco” – anche controlli operativi in sede per verificare il rispetto delle norme sulla privacy.

L’avvio della fase pilota dei controlli sul territorio segue l’adozione di nuove e ancora più stringenti misure di sicurezza da parte degli enti esterni abilitati all’accesso, sia sul fronte tecnologico sia su quello delle procedure organizzative.

I Comuni aprono le porte all’Agenzia

Nei prossimi giorni, i funzionari delle Direzioni regionali e delle Direzioni provinciali di Trento e Bolzano “busseranno alla porta” dei Comuni selezionati per questa prima campagna di verifiche a campione. Ma non senza aver preventivamente concordato la data degli accessi e aver inviato l’elenco dei documenti “sotto esame”.

La collaborazione dei Comuni, infatti, è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione.

Una volta in sede, sarà richiesto anche di simulare un accesso all’applicativo “Siatel 2-PuntoFisco” per verificare la congruità delle abilitazioni.

Infatti, non solo gli accessi seguono strettissime misure di sicurezza, ma avvengono in maniera “profilata”, ovvero, utenza per utenza, sulla base delle sole informazioni necessarie agli scopi istituzionali.

(Agenzia delle Entrate, comunicato del 2 dicembre 2011)

 

4) Nuovi studi di settore, la Commissione approva le evoluzioni: Disco verde nella riunione degli Esperti

I nuovi studi incassano l’ok della Commissione. Il via libera è arrivato questa mattina nel corso di una riunione degli esperti, che hanno dato parere favorevole ai 69 studi che entreranno in vigore per il 2011, dopo l’approvazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Gli studi in evoluzione erano in vigore dal 2008 e il ventaglio dei 69 approvati è così ripartito: 17 studi riguardano le attività dei servizi, 18 quelle manifatturiere, 6 le attività professionali e 28 l’area del commercio.

In cantiere correttivi a prova di crisi

La Commissione ha evidenziato la necessità che per tutti i 206 studi di settore applicabili al 2011 l’Agenzia delle Entrate, con l’ausilio della Sose (società per gli studi di settore), analizzi gli effetti della particolare congiuntura economica per individuare eventuali correttivi “crisi”, così com’è avvenuto negli anni precedenti.

In particolare, per due studi della meccanica leggera e pesante del settore manifatturiero, la Commissione ha dato il semaforo verde condizionato ai risultati che deriveranno dall’impiego dei correttivi crisi. Infine, la Commissione ha espresso parere favorevole al programma, per il 2012, delle evoluzioni degli studi di settore.

Identikit della Commissione

La Commissione degli esperti è composta da membri dell’Amministrazione finanziaria, delle associazioni di categoria e della Sose.

Il suo compito è quello di esprimere un parere, prima dell’approvazione e della pubblicazione dei singoli studi di settore, in merito all’idoneità di questo strumenti a rappresentare la realtà cui si riferiscono.

(Agenzia delle Entrate, comunicato del 1 dicembre 2011)

 

5) Commercialisti: sono deducibili i versamenti contributivi effettuati dai tirocinanti

Ordine dei Commercialisti: Sono deducibili i versamenti contributivi effettuati dai tirocinanti (anche quelli facoltativi).

Lo si evince dal parere dell’UNGDCEC di Vicenza del mese di novembre 2011 che ha inteso fornire i necessari chiarimenti sulla deducibilità dal reddito dei contributi previdenziali versati dai praticanti Dottori Commercialisti che effettuano la pre–iscrizione alla C.N.P.A.D.C..

Come è noto, il Regolamento di disciplina del Regime Previdenziale della C.N.P.A.D.C. ha introdotto, a decorrere dal 2007, l’istituto della pre-iscrizione facoltativa per i tirocinanti, nonché il riscatto del periodo di tirocinio per i non pre-iscritti alla C.N.P.A.D.C., una volta avvenuta l’iscrizione ordinaria alla medesima.

Per quanto riguarda la pre-iscrizione, l’istituto in parola consente al praticante di avviare da subito un inquadramento previdenziale, che potrà continuare a seguito dell’iscrizione ordinaria alla Cassa, incrementando, in tal modo, l’anzianità ed il montante contributivo.

Peraltro, il Dottore Commercialista che non abbia effettuato la pre-iscrizione in commento, una volta iscritto alla Cassa, potrà chiedere il riscatto del periodo di tirocinio, per un massimo di 3 annualità.

In tale contesto il parere dell’UNGDCEC ha ritenuto utile chiarire se, nella prima fattispecie, tali versamenti rientrano o meno tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo, ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera e) del D.P.R. n. 917/86.

Tale possibilità, è pacificamente prevista per il riscatto post-iscrizione, essendo i versamenti effettuati a tale titolo deducibili dal reddito complessivo del professionista.

Contribuzione non obbligatoria

L’art. 10, comma 1, lettera e) del D.P.R. n. 917/86 stabilisce che si considerano rilevanti nella determinazione del reddito complessivo, dunque deducibili, “i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge.”

Atteso che, dal combinato disposto dei commi 1 e 5 dell’art. 20 bis del Regolamento in parola, emerge come la pre-iscrizione sia facoltativa, ma il versamento dei contributi è obbligatorio, una volta convalidata dalla Cassa la relativa domanda di pre-iscrizione, è, intanto da capire se tali versamenti rientrino o meno nella fattispecie di quelli effettuati in ottemperanza alla legge.

In merito, l’UNGDCEC di Vicenza evidenzia anzitutto che rientrano nel novero dei contributi obbligatori per legge quelli versati dai professionisti alle casse professionali di appartenenza, “(..) per finalità previdenziali e assistenziali”.

Altresì, viene segnalato come la Risoluzione n. 79/E/2002 chiarisca che tutti i contributi versati a tale titolo sono deducibili “per la generalità dei contribuenti”.

D’altro canto, l’onere sostenuto dal praticante Dottore Commercialista per la contribuzione versata non può essere accomunato a quello sostenuto dal professionista, per tre motivi di fondo:

a) la non obbligatorietà di pre-iscriversi alla cassa;

b) la modalità di determinazione dell’ammontare da versare;

c) l’accreditamento provvisorio dei versamenti nella posizione contributiva individuale.

Per ciò che attiene il primo dei tre motivi, l’art. 20 bis del Regolamento, come sopra menzionato, stabilisce la possibilità di “(..) presentare alla Cassa apposita domanda di “pre-iscrizione” entro il termine massimo di cinque anni decorrente dalla data di iscrizione al Registro dei praticanti”, e che la “(..) pre-iscrizione comporta il versamento obbligatorio”.

Conseguentemente a quanto espresso dal Regolamento, è risultato evidente che i versamenti effettuati dal tirocinante sono dovuti obbligatoriamente, ma come conseguenza della pre-iscrizione che, dal canto proprio, non è obbligatoria.

A tal proposito, viene evidenziato altresì che, con la pre-iscrizione, il versamento facoltativo in commento si effettuerà ad una Cassa che, al momento del versamento, diviene quella obbligatoria di appartenenza.

L’obbligatorietà di iscrizione attiene, invece, gli “(..) iscritti agli Albi dei Dottori Commercialisti che esercitano la libera professione con carattere di continuità, iscritti o comunque tenuti all’iscrizione alla Cassa”, i quali sono obbligati al versamento annuale del contributo soggettivo.

A tal proposito, un’ulteriore differenziazione afferente i versamenti contributivi del professionista rispetto a quelli del praticante, sta proprio nella determinazione dell’ammontare del contributo da versare.

Infatti, mentre il professionista è tenuto a versare un importo in misura percentuale fissa sul reddito professionale netto, il tirocinante può scegliere l’ammontare forfetario da versare (Euro 500,00 , 1.000,00 oppure 2.000,00).

In più, viene evidenziato il fatto che le annualità di pre-iscrizione versate concorrono alla formazione delle annualità, e del montante contributivo individuale, soltanto in un secondo momento, ovvero una volta avvenuta l’iscrizione ordinaria alla Cassa.

Infatti, nel periodo di preiscrizione, ed eventualmente nei due anni successivi, l’accredito dei contributi versati nella posizione contributiva individuale è effettuato soltanto a titolo provvisorio, differentemente da quanto accade ai versamenti effettuati dal professionista.

Pertanto, gli aspetti sopra menzionati (in particolare il primo) non consentirebbero l’assimilazione dei contributi in commento alla categoria dei versamenti contributivi effettuati obbligatoriamente per legge, ai sensi dell’art. 10 del T.U.I.R..

Contribuzione facoltativa

L’art. 10, comma 1, lettera e) del T.U.I.R. consente anche la deducibilità dei contributi versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza.

Anche in questo caso, occorre comprendere se tale tipologia di versamento possa rintracciarsi nei contributi versati durante il periodo di pre-iscrizione.

A tale proposito, la Risoluzione n. 25/E/2011 chiarisce che sono da includere nella fattispecie in commento quei contributi rispetto ai quali la causa che origina il loro versamento può rinvenirsi nei riscatti (ad es. per il corso di laurea), nella prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi, nonché nella ricongiunzione di periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali

obbligatorie.

Tale risposta dell’Ufficio può non essere interpretata in senso restrittivo, consentendo quindi di considerare l’elencazione riportata nella Risoluzione in commento non tassativa, in ragione del fatto che la menzione del riscatto, della prosecuzione volontaria e della ricongiunzione è a titolo di mero esempio di cause che originano il versamento contributivo facoltativo.

Accogliendo tale interpretazione, non verrebbe preclusa la possibilità di ricomprendere, tra i versamenti contributivi a titolo facoltativo, anche quelli effettuati per la pre-iscrizione alla Cassa.

D’altra parte, anche considerando tassativa l’elencazione proposta nella citata Risoluzione, occorre evidenziare che i contributi versati, una volta avvenuta la pre-iscrizione, per il riconoscimento, ai fini previdenziali, degli anni di tirocinio ed il versamento per il riscatto del medesimo periodo, che si può effettuare una volta avvenuta l’iscrizione ordinaria alla Cassa, nella sostanza hanno la stessa causa.

Quindi, non sembrerebbe ragionevole includere, tra i contributi versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, quelli versati per il riscatto del periodo di tirocinio e non quelli per la pre-iscrizione alla Cassa.

Conclusioni

Nonostante le menzionate differenze tra i versamenti contributivi effettuati dai tirocinanti rispetto a quelli dei professionisti (la diversa modalità di determinazione dell’ammontare da versare e la provvisoria formazione delle annualità e del montante previdenziali), pare che i versamenti effettuati dai praticanti Dottori Commercialisti, per il conseguimento del diritto alla futura pensione, possano beneficiare della norma di favore, sebbene l’Amministrazione finanziaria si sia espressa finora su questo tema soltanto in occasione di risposte ad interpelli.

Infatti, sembra evidente la comunanza della pre-iscrizione con l’istituto del riscatto del periodo di tirocinio.

D’altro canto, se ciò non fosse, necessariamente si verrebbe a creare una disparità di trattamento fiscale rispetto alla circostanza nella quale il professionista decida di riscattare, in tutto o in parte, il periodo di tirocinio, una volta avvenuta l’iscrizione ordinaria alla Cassa.

Quindi, alle due fattispecie di versamento, a parere dell’UNGDCEC di Vicenza, é applicabile la disciplina di cui all’art. 10, comma 1, lettera e) del TUIR.

 

6) Inps: Misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo

Sul debito contributivo maturano interessi nella misura degli interessi di mora, a partire dal 1° ottobre 2011 stabiliti al 5,0243% annuo.

L’Istituto di previdenza sociale, con la circolare n. 151 del 2 dicembre 2011, si è soffermato sulle disposizioni per applicazione del tasso degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo.

L’art. 30 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 dispone l’applicazione degli interessi di mora per il ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo a decorrere dalla notifica della cartella e fino alla data di pagamento, ad un tasso da determinarsi annualmente con decreto del Ministero delle Finanze, con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 7 settembre 2010, con effetto dal 01/10/2010 detta misura era stata fissata al 5,7567% in ragione annuale.

Considerato che il citato art. 30 prevede che il tasso degli interessi di mora venga fissato annualmente, l’Agenzia delle Entrate, interpellata la Banca d’Italia, con provvedimento n. prot. 2011/95314 del 22/06/2011 ha disposto la riduzione dell’attuale misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo al 5,0243 % in ragione annuale.

La variazione decorre dal 1° ottobre 2011.

Viene, quindi, ricordato che il comma 9 dell’art. 116 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, stabilisce che dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni civili nelle misure previste alle lettere a) e b) del comma 8 senza che si sia provveduto all’integrale pagamento del dovuto, sul debito contributivo maturano interessi nella misura degli interessi di mora di cui all’art. 30 del D.P.R. n. 602 del 1973, come sostituito dall’art. 14 del D.Lgs. n. 46 del 1999.

Pertanto, anche per tale fattispecie, la nuova misura si applica partire dal 1° ottobre 2011.

(Inps, circolare n. 151 del 02 dicembre 2011)

 

7) Favor rei per le fatture non regolarizzate al 31.03.1998: Stop alle liti per il recupero dell’Iva

L’Iva non é dovuta dal cessionario (acquirente) sia nel caso in cui non abbia regolarizzato gli acquisti effettuati con una fattura irregolare sia nel caso in cui non abbia mai ricevuto la fattura di acquisto.

Questa regola vale anche per le violazioni commesse fino al 31 marzo 1998, in applicazione del principio del favor rei.

In particolare, la novità più importante introdotta dal Legislatore è che non è più previsto, nei casi di omessa regolarizzazione, il recupero dell’imposta nei riguardi del cessionario, diversamente da quanto in precedenza stabilito dall’art. 41, comma 6, del decreto IVA (ormai abrogato).

A decorrere dal 1° aprile 1998, l’art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 471/1997 ha, infatti, introdotto una nuova disciplina delle sanzioni per omessa regolarizzazione della fattura, eliminando tra l’altro il recupero dell’imposta nei riguardi del cessionario o committente.

La precisazione è contenuta nella circolare 52/E del 02 dicembre 2011 con la quale, l’Agenzia delle Entrate ha fornito le istruzioni agli Uffici sulla condotta da assumere rispetto al contenzioso ancora aperto in materia.

Gli Uffici del fisco, per le ipotesi di omessa regolarizzazione compiute nella vigenza dell’abrogato art. 41, fatta eccezione per le ipotesi in cui l’avviso di rettifica con il quale veniva recuperata l’imposta e irrogata la sanzione fosse divenuto definitivo alla data del 1° aprile 1998, non avrebbero dovuto provvedere al recupero dell’imposta, in quanto si trattava di sanzione che, al pari delle altre previste dal medesimo articolo, doveva essere oggetto di comparazione con le nuove sanzioni disciplinate dall’art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 471 del 1997, al fine di individuare la norma più favorevole da applicare al contribuente.

Pagamento Iva come sanzione, non imposizione

Come stabilito in più occasioni dalla Corte di Cassazione, la somma che il cessionario o committente era chiamato a pagare, come punizione per la mancata auto fatturazione, quando ancora vigeva l’art. 41, comma 6, del decreto sull’Iva (D.p.r. n. 633/1972), ha natura sanzionatoria, e non d’imposizione fiscale.

Pertanto, al pari delle altre sanzioni, doveva essere oggetto di comparazione con le nuove sanzioni, al fine di individuare la norma più favorevole da applicare al contribuente.

Favor rei ad ampio raggio per il cliente

Preso atto dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità, l’Agenzia delle Entrate ha, quindi, invitato gli Uffici ad abbandonare le liti ancora aperte in materia di sanzioni per omessa regolarizzazione da parte del cessionario o committente nelle ipotesi di acquisto di beni o servizi senza emissione di fattura o con emissione irregolare, compiute quando ancora vigeva l’art. 41, comma 6, del decreto sull’Iva (D.p.r. n. 633/1972), laddove non siano state comparate con le nuove sanzioni disciplinate dall’art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 471/1997, per individuare la norma più favorevole da applicare al contribuente.

 

Vincenzo D’Andò

 


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