L'anagrafe dei conti bancari

Con il decreto legislativo n. 138/2011 convertito nella Legge n. 148/2011, all’art. 2 – comma 32-undevicies – viene conferito all’Agenzia delle Entrate, il potere di elaborare liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo, basate su informazioni relative ai rapporti e alle operazioni oggetto di comunicazione all’Anagrafe Tributaria da Parte degli Operatori finanziari in rapporto alle tipologie di informazioni da acquisire.

 

I funzionari dell’Amministrazione Finanziaria potranno quindi utilizzare le informazioni presenti nell’anagrafe dei conti basate su notizie relative ai rapporti e operazioni finanziarie ottenute direttamente dal sistema degli intermediari, sentite le associazioni di categoria degli operatori finanziari in rapporto alle tipologie di informazioni da acquisire.

 

In particolare il fisco potrebbe essere in grado di conoscere, sulla base delle richieste e in relazione ai singoli contribuenti, il contenuto dei rapporti finanziari, e natura e le caratteristiche di alcune operazioni occasionali e fuori conto.

 

L’avvio delle indagini finanziarie ha inizio con la richiesta, da parte dell’ufficio territorialmente competente, all’organo sovraordinato, di una autorizzazione specifica.

 

Al fine di razionalizzare il processo di acquisizione di informazioni rilevanti ai fini fiscali, con l’art. 37, comma 4 del d.l. n. 223/2006 è stato istituito, all’interno dell’Anagrafe tributaria, l’Archivio dei rapporti(1) con gli operatori finanziari.

 

Si tratta di uno strumento informatico alimentato dalle comunicazioni periodiche degli intermediari e finalizzato a contenere tutte le informazioni che possono essere acquisite dagli Organi di controllo fiscale attraverso l’esercizio dei poteri di indagine finanziaria.

 

L’art. 7 del D.P.R. n.605/73 prevede l’obbligo per gli operatori finanziari di comunicare all’Anagrafe Tributaria l’esistenza e la natura dei rapporti da esso intrattenuti, con l’indicazione dei dati anagrafici dei titolari.

 

L’Archivio dei rapporti finanziari contiene informazioni utili all’esperimento delle indagini bancarie.

 

In particolare sono visionabili dati relativi:

  • alla tipologia del rapporto intrattenuto con il contribuente e alle relative date di apertura e di chiusura;

  • ai dati identificativi dei soggetti titolari dei rapporti.

 

Non sono, invece presenti informazioni circa “il contenuto delle attività finanziarie comunicate, come, ad esempio, i saldi o i dettegli sugli importi movimentati”.

 

I soggetti obbligati alla comunicazioni telematica sono:

  • banche

  • Poste italiane s.p.a.

  • Soggetti iscritti in elenchi assoggettati a vigilanza della Banca D’Italia

  • Cambia valute (esclusi quelli che esercitano esclusivamente l’attività di cambia valute)

  • Agenti in attività finanziarie

  • Addetti al commercio in oro

  • Istituti di moneta elettronica

  • Imprese di investimento

  • Organismo di investimento collettivo del risparmio (O.I.C.R., Fondi di Investimento, SICAV

  • Società di gestione al risparmio (SGR)

  • Società Fiduciarie

  • Altri intermediari finanziari

 

L’oggetto della comunicazione da parte degli operatori finanziari è rappresentato da qualsiasi rapporto intrattenuto con la clientela (art. 7 – comma 6 del D.P.R. n. 605/73).

 

Rientrano nella nozione di “rapporto” tutte le attività aventi carattere continuativo esercitatile dagli intermediari finanziari nonché i servizi offerti continuativamente al cliente, instaurando con quest’ultimo un complesso scambio all’interno di una forma contrattuale specifica e durevole nel tempo.

L’obbligo di trasmissione riguarda, dunque, ogni informazione in possesso degli intermediari e, in particolare, i dati relativi:

  • a tutti i tipi di rapporto, sia quelli direttamente intestati o contestati ai contribuenti, sia quelli sui quali i medesimi hanno facoltà di disposizione, in virtù dell’esistenza dei collegamenti giuridici in precedenza esplicitati, ossia per i ruoli di rappresentanza, delega, mandato o garanzia.

  • Alle operazioni extra-conto, cioè quelle non confluite all’interno di un rapporto continuativo.

 

Sono esclusi dall’obbligo di comunicazione:

  • i rapporti aventi esclusivamente ad oggetto la prestazione di servizi di consulenza;

  • le disponibilità presenti di un determinato conto;

  • la consistenza di una determinata gestione.

 

In relazione ai rapporti continuativi, oggetto della comunicazione sono tutti i rapporti finanziari caratterizzati in generale, da un unico rapporto di durata, rientrante nell’esercizio dell’attività istituzionale dell’operatore finanziario, che possa dar luogo a più operazioni di versamento, prelievo o trasferimento di denaro o altri valori, compresi i servizi, intrattenuto direttamente dal cliente e formalizzato contrattualmente.

 

L’Archivio contiene, per ciascun rapporto continuativo oggetto di comunicazione, le informazioni riguardanti la tipologia, la data di apertura e di eventuale chiusura, i dati identificativi, compreso il codice fiscale del titolare, la denominazione dell’operatore finanziario con il quale il soggetto sottoposto ad indagine fiscale intrattiene il rapporto.

 

Tra le operazioni finanziarie oggetto di comunicazione, vengono ricompresse anche le operazioni extra conto ovvero quelle caratterizzate dal fatto di non essere riconducibili ad un rapporto continuativo. Rientrano tra le operazioni extra conto, si collocano tutte le operazioni che vengono effettuate per cassa o nell’accezione bancaria, allo “sportello”, contro prestazioni di denaro contante o assegni, senza transito in un qualsiasi rapporto.

 

In precedenza, l’accesso alla banca dati dell’archivio non era libero e arbitrario, ma risultava vincolato alle disposizioni contenute nell’art. 7, comma 11 del D.P.R. n. 605/73.

Con la manovra di ferragosto, convertita nella Legge n. 148/2011 introduce una deroga ai meccanismi di utilizzo dei dati bancari e finanziari fissati dall’art. 7, comma 11 del D.P.R. n. 605/2011.

 

In particolare, l’amministrazione finanziaria viene abilitata a compiere attività di selezione automatica di soggetti che gli consentirà di individuare, in relazione ai singoli contribuenti, le anomalie che caratterizzano la gestione del danaro contante ovvero la movimentazione di portafogli azionari e/o obbligazionari.

 

Per la creazione delle liste selettive, il fisco avrà a disposizione due diverse fonti di informazioni:

  • l’archivio dei rapporti finanziari, disponibile presso un’apposita sezione dell’anagrafe tributaria;

  • gli intermediari finanziari.

 

L’archivio dei rapporti viene, infatti trasformato da strumento di selezione degli intermediari per indirizzare le richieste di indagini finanziarie nei riguardi di contribuenti già aggetto di accertamento fiscale, a mezzo per elaborare specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo.

 

I dati e gli elementi contenuti nell’Anagrafe permetteranno, dunque, all’Agenzia delle Entrate di elaborare, prima dell’avvio di una qualsiasi attività di verifica, specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo.

 

Si assiste, così, ad una radicale modifica della natura e della finalità della banca dati in questione, che non sarà più utile solamente ad indirizzare le richieste del fisco agli intermediari che intrattengono rapporti con un contribuente già oggetto di verifica, ma le informazioni contenute nell’Archivio saranno, invece, utilizzate quale fonte di innesco di controlli nei riguardi di liste di contribuenti selezionati in ragione in ragione delle tipologie di informazioni da acquisire.

 

La seconda fonte informativa è rappresentata dagli stessi intermediari finanziari. Tuttavia in questa ipotesi, il fisco dovrà preventivamente sentire le associazioni di categoria degli intermediari stessi.

 

Gli intermediari finanziari sono in grado di fornire informazioni di dettaglio su rapporti finanziari e operazioni fuori conto.

 

In particolare, potranno fornire informazioni:

  • sulle movimentazioni giornaliere dei conti e dei depositi titoli;

  • sulla realizzazione di operazioni fuori conto (ad esempio, operazioni realizzate direttamente allo sportello, come il cambio assegni);

  • sul contenuto dei singoli atti dispositivi (emissione di assegni, bonifici, acquisti e vendita di titoli).

 

In sostanza sarà possibile interrogare gli intermediari finanziari al fine di creare una vera e propria blak list da sottoporre a controllo, prima di qualsiasi attività accertativi avviata e senza alcuna autorizzazione.

 

A seguito delle elaborazioni, sarà poi possibile individuare, da parte dell’Agenzia delle Entrate, specifiche anomalie a carico dei contribuenti, quali per esempio:

 

  • categorie di contribuenti che hanno posto in essere operazioni non coerenti rispetto al proprio profilo, economico-finanziario, oppure contribuenti che hanno utilizzato particolari mezzi e modalità di pagamento;

  • un anomalo uso ripetuto e ingiustificato di contante, l’utilizzo di carte di pagamento non coerente con l’ordinaria modalità operativa del cliente, una movimentazione eccessiva di conti di deposito.

 

Le anomalie e gli incroci patrimoniali consentiranno al fisco di formare delle liste di controllo e di attivare specifiche attività di accertamento, quali:

  • controlli automatici (redditometro o studi di settore);

  • verifiche fiscali vere e proprie;

  • richieste di chiarimenti e invito al contraddittorio.

 

Pertanto il fisco con la nuova previsione normativa potrà accedere ad informazioni tutelate in modo generalizzato e senza alcun indizio, per individuare posizioni finanziariamente anomale.

 

14 dicembre 2011

Paolo Giovannetti

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