Tutti i dubbi in materia di pagamenti ai creditori da parte delle pubbliche amministrazioni

il fenomeno dei ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni ha raggiunto dimensioni drammatiche, tutti i dubbi sulle procedure attualmente in essere per l’effettuazione di tali pagamenti

I controlli nei pagamenti dei propri creditori da parte delle pubbliche amministrazioni continuano ad essere oggetto di attenzione da parte dei soggetti interessati; anche la recente risposta all’interrogazione parlamentare del 3 novembre 2011, n. 5-05650 cerca di fornire ulteriori chiarimenti su una materia che, per la verità, continua ad essere di non facile applicazione.

 

Occorre preliminarmente ricordare che l’art. 2 c. 9 D.L. 262/2006 (convertito con modifiche dalla Legge 286/2006) ha inserito nel D.P.R. 602/1973 l’art. 48-bis avente ad oggetto le disposizione sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni. La norma prevede che le pubbliche amministrazioni, come pure le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare pagamenti di importo superiore a € 10.000 debbano verificare se il beneficiario sia inadempiente al pagamento di una o più cartelle di pagamento pari almeno a tale importo (€ 10.000). In caso affermativo, non si procederà al pagamento e si segnalerà la circostanza all’Agente della riscossione competente per territorio ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione.

Secondo quanto previsto dal D.M. 18 gennaio 2008, n. 40, le pubbliche amministrazioni prima di procedere al pagamento di importi superiori a diecimila euro devono inoltrare ad Equitalia S.p.A. la richiesta telematica di verifica del soggetto. E’ in questo contesto che interviene “l’operatore della pubblica amministrazione”; quest’ultima, infatti, deve procedere, a comunicare a Equitalia S.p.A. la documentazione contenente i dati anagrafici ed il codice fiscale dell’operatore incaricato di procedere alla verifica e l’indirizzo di posta elettronica cui ricevere le segnalazioni. Una volta registrato dall’Agente della Riscossione (Equitalia S.p.A.) all’operatore dell’ente pubblico viene assegnato il codice utenza che unitamente alla parola chiave lo abilita ad accedere al servizio di verifica che si effettua attraverso:

  • l’inserimento del codice fiscale del soggetto creditore dell’ente pubblico;

  • l’importo da corrispondere ;

  • il numero identificativo del pagamento da effettuare.

 

Equitalia S.p.A. una volta ricevuta la richiesta dall’operatore verifica l’eventuale inadempienza al pagamento di cartelle esattoriali del beneficiario e ne dà comunicazione all’ente pubblico entro cinque giorni feriali successivi alla richiesta. Nel caso in cui Equitalia S.p.A. non risponda entro i cinque giorni feriali successivi, la pubblica amministrazione può procedere al pagamento delle somme spettanti al creditore. Per converso, qualora ad Equitalia S.p.A. risulti che il creditore della pubblica amministrazione sia inadempiente, per una cartella non pagata, deve comunicare immediatamente all’ente pubblico interessato che deve bloccare il pagamento per un periodo di trenta giorni successivi alla citata comunicazione limitatamente al debito iscritto a ruolo. Entro trenta giorni l’agente della riscossione competente per territorio procede alla notifica dell’atto di pignoramento verso terzi di cui all’art. 72-bis del D.P.R. n. 602/1973. Se durante la sospensione e prima della notifica del pignoramento intervengono pagamenti o provvedimenti dell’ente creditore che riducono la somma iscritta a ruolo, l’agente della riscossione ne deve dare tempestiva comunicazione all’ente pubblico al fine di sbloccare parte delle somme da pagare.

 

Le circolari ministeriali

Sugli ambiti di applicazione della citata disposizione è intervenuta da ultimo, la circolare della Ragioneria generale dello Stato n. 27 del 23 settembre 2011, che ha fornito ulteriori chiarimenti in merito a talune fattispecie non trattate da precedenti circolari. In particolare, la circolare n. 27/2011, distinguendo l’ipotesi in cui le disposizioni normative determinano in modo diretto ed automatico obbligazioni di diritto pubblico dall’ipotesi in cui l’erogazione del contributo o la sovvenzione, costituendo esercizio di una funzione discrezionale pubblicistica, vengono accordati e trovano la loro fonte immediata nel provvedimento di attribuzione, afferma che, nella circostanza in cui i requisiti dei soggetti ammessi a beneficiare dell’incentivazione sono stabiliti dal legislatore, non avendo alcun rilievo la volontà del soggetto attuatore che svolge il mero controllo sul possesso dei requisiti, l’interesse pubblico sotteso all’erogazione dei contributi a titolo di incentivi alle imprese, in quanto finalizzato al raggiungimento degli obiettivi ritenuti prioritari per il soddisfacimento del benessere della collettività, risulta essere prioritario rispetto alla procedura di verifica di regolarità fiscale prevista dal citato articolo 48-bis, ragion per cui non ricorre l’obbligo di espletarla.

Il controllo sulla fedeltà fiscale del contribuente, secondo la citata circolare della Ragioneria generale dello Stato, n. 27/2011, è invece effettuato qualora l’obbligo di pagamento scaturisca da una sentenza, anche non definitiva, nonché sulle somme assegnate dal giudice dell’esecuzione al creditore assegnatario (ma non a quello originario), qualora l’amministrazione assuma la qualità di terzo pignorato. In caso di finanziamenti ed incentivi alle imprese, le amministrazioni devono quindi procedere a valutazioni singole e il controllo preventivo con Equitalia non avviene se l’incentivo per l’impresa sia finalizzato al raggiungimento di obiettivi ritenuti prioritari per soddisfare il benessere della collettività. Tale interpretazione della norma rischierebbe di concedere l’erogazione di contributi, incentivi, sovvenzioni e finanziamenti statali a favore di imprese che sul mercato si sono avvantaggiate illecitamente attraverso i mancati pagamenti erariali, risultando inadempienti all’obbligo di versamento di crediti iscritti a ruolo.

 

L’interrogazione parlamentare

Nell’interrogazione parlamentare del 3 novembre scorso si è chiesto, in particolare, come intenda il Governo assicurare che, nell’applicazione del citato articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, l’erogazione degli incentivi statali avvantaggi solo le imprese sane, alla luce dell’interpretazione normativa fornita dalla circolare della Ragioneria generale dello Stato n. 27 del 23 settembre 2011, che rischierebbe di influenzare l’equilibrio di mercato favorendo le imprese che non rispettano i loro obblighi tributari.

 

La risposta fornita

Per l’esecutivo di Governo al riguardo, occorre premettere che il citato articolo 48-bis impone alle Amministrazioni Pubbliche, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a diecimila euro, di verificare, anche in via telematica, se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a detto importo e, in caso affermativo, di non procedere al pagamento, segnalando la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo. Con le circolari della Ragioneria Generale dello Stato n. 22 del 29 luglio 2008, n. 29 dell’8 ottobre 2009 e n. 27 del 23 settembre 2011, dirette agli uffici appartenenti al sistema delle ragionerie riconducibile al citato Dipartimento, nonché ai revisori dei conti in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze presso Enti e Organismi pubblici, sono state fomite alcune linee guida sull’interpretazione da seguire in merito alle problematiche connesse all’applicazione della normativa richiamata e apparse di maggiore importanza o di profilo più generale.

In particolare, con la citata circolare n. 27 del 2011, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 253 del 29 ottobre 2011, è stato chiarito come, in determinate circostanze, possa risultare prevalente l’interesse pubblico all’erogazione di contributi a favore di specifici soggetti direttamente fissata dalla legge rispetto al generale obbligo di procedere alla verifica di cui al ricordato articolo 48-bis. Si è ritenuto, infatti, che allorquando il legislatore fissi i requisiti dei soggetti ammessi a beneficiare dell’incentivazione e le modalità per la determinazione della stessa emerge la considerazione come la medesima incentivazione risulta finalizzata al raggiungimento di obiettivi valutati prioritari per il soddisfacimento del benessere della collettività, per cui, in tali ipotesi, l’interesse pubblico sotteso all’erogazione delle provvidenze economiche è da considerare preminente rispetto alla procedura di verifica delineata dal decreto ministeriale n 40 del 2008, con conseguente esclusione dell’obbligo di espletarla.

È il caso, ad esempio, del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura – istituito ad opera della legge 23 febbraio 1999, n. 44 – che, essendo finalizzato ad erogare somme di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subito dai soggetti vittime delle richieste estorsive e dell’usura, vedrebbe gravemente compromesse le proprie finalità laddove le erogazioni di cui trattasi venissero sottoposte alla verifica in questione.

D’altro canto, un’applicazione indistinta della verifica disciplinata dal citato articolo 48-bis a tutti i beneficiari di erogazioni e provvidenze economiche – quali, ad esempio, anche gli aiuti concessi a determinati settori produttivi in crisi, le provvidenze economiche attribuite al fine di incrementare la produzione di un determinato bene o servizio, i sussidi volti a sostenere i livelli occupazionali, eccetera – potrebbe determinare, di fatto, l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi, anche di carattere strategico.

 

I dubbi rimasti

La risposta fornita dal Governo lascia adito a qualche dubbio; in linea generale, i casi in cui può risultare prevalente l’interesse pubblico all’erogazione dei contributi rispetto a quelli in cui invece è prioritario il rispetto dell’obbligo, sancito dall’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, di subordinare i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e delle società a prevalente partecipazione pubblica alla verifica circa l’eventuale inadempienza, ad opera del beneficiario, di versamenti derivanti dalla notifica di una o più cartelle di pagamento, sottolinea come l’orientamento assunto in materia dalla Ragioneria generale dello Stato con la circolare n. 27 del 23 settembre 2011 rischi di lasciare alle amministrazioni interessate uno spazio di discrezionalità estremamente ampio, abilitandole, di fatto, a concedere l’erogazione di contributi, incentivi, sovvenzioni e finanziamenti statali a favore di imprese che sul mercato si sono avvantaggiate illecitamente attraverso i mancati pagamenti erariali.

 

23 novembre 2011

Federico Gavioli

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