Scadenza del saldo I.C.I. 2011

 Quadro normativo

L’art. 37, comma 13, del D.L. n. 223 del 2006, convertito in Legge n. 248 del 2006 ha modificato, con effetto dal mese di maggio 2007, i termini di versamento dell’Ici.

Ici a saldo per l’anno 2011 in scadenza

Scadrà il prossimo 16 dicembre 2011 il termine per pagare il saldo Ici dell’anno 2011.

L’importo della seconda rata dovrà risultare pari al saldo dell’Ici dovuta per l’intero anno 2011, comprensivo dell’eventuale conguaglio sulla prima rata.

Come è noto, è anche stato possibile effettuare entro la scadenza per il primo acconto (il 16 giugno 2011) l’intero versamento dovuto per il periodo d’imposta, ma in quest’ultimo caso chi lo ha fatto ha dovuto informarsi, preventivamente, su quanto deliberato dal Comune nell’anno in corso, altrimenti adesso è anche possibile regolarizzare il versamento della prima rata (ove adesso sia risultato insufficiente rispetto all’aliquota Ici deliberata dal Comune), tuttavia avvalendosi del ravvedimento operoso (a tal fine, si veda in seguito) per l’eventuale parte (della prima rata del 2011) versata in meno.

Infatti, nel comune caso di versamento in due rate, la prima deve essere determinata sulla base di aliquote e detrazioni stabilite per il periodo d’imposta precedente, con conguaglio da effettuarsi in sede di seconda rata, ma se il contribuente decide di optare per il versamento in unica soluzione deve necessariamente (per evitare poi di dovere ricorrere al ravvedimento operoso) determinare l’imposta dovuta entro il 16 giugno sulla base di aliquote e detrazioni deliberate dal Comune per l’anno in corso.

Da notare che, tuttavia, alcuni comuni possono avere previsto la non obbligatorietà del versamento in acconto a giugno 2011.

In tal caso, il contribuente che si è avvalso di tale opportunità, dovrà versare entro il 16 dicembre 2011 l’intera Ici dovuta per l’anno 2011.

Ovviamente il versamento dell’Ici in un’unica soluzione, oltre al vantaggio della semplificazione degli adempimenti, può, invece, comportare il rischio che il contribuente versi a titolo di anticipo un’imposta in parte non dovuta, nel caso in cui nel secondo semestre si verifichi una variazione in relazione al possesso dell’immobile (ad es. per la cessione dell’immobile).

Ravvedimento operoso

In particolare, riguardo l’istituto del ravvedimento operoso, nel caso di omesso versamento entro i previsti termini oppure nel caso di versamento in ritardo (ad es. anche di parte della prima rata), il contribuente può regolarizzare la propria posizione Ici, beneficiando di tale disciplina, applicando all’Ici dovuta le sanzioni ridotte e gli interessi.

In particolare, il ravvedimento operoso Ici può essere effettuato:

– Applicando la sanzione del 0,2% per ogni giorno di ritardo (ciò a seguito del D.L. 98/2011, convertito dalla Legge 111/2011, in vigore dal 6 luglio 2011), si tratta del cd. ravvedimento “sprint”, a cui è conveniente ricorrere entro i 14 giorni dalla scadenza del termine del versamento, in caso contrario, si veda, qui di seguito, le altre opportunità concesse dalla normativa (ad es. in caso di Ici di € 1.000,00 con ritardo di 5 giorni la sanzione ridotta dovuta è di solo € 10,00 derivante da 2 euro x 5 giorni);

entro 30 giorni dalla scadenza, applicando la sanzione del 2,5% (fino al 31 gennaio 2011) e del 3% (dall’1 febbraio 2011) dell’Ici dovuta oltre gli interessi legali calcolati sull’imposta;

entro 1 anno dalla scadenza, applicando la sanzione del 3% (fino al 31 gennaio 2011) e del 3,75% (dall’1 febbraio 2011) dell’Ici dovuta oltre gli interessi legali calcolati solo sull’imposta.

Gli interessi di mora sull’imposta calcolati al tasso legale (previsto nella misura annua dell’1,50% dal 1 gennaio 2011), con maturazione giorno per giorno, computati dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato fino a quello in cui risulta effettivamente eseguito.

Si ricorda, che fino al 31 dicembre 2010 il tasso applicabile era fissato nella misura del 1%.

Soggetti tenuti a pagare l’Ici

Presupposto per il pagamento dell’Ici è il possesso di immobili, vale a dire il possesso a titolo di proprietà o di uno dei diritti reali di godimento di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli ubicati nel territorio dello stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa.

In particolare, l’Imposta comunale sugli immobili (Ici) deve essere pagata:

– Dai proprietari di fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli situati nel territorio dello Stato;

– dai titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, diritto di superficie) sugli stessi beni;

– dai locatari in caso di locazione finanziaria (leasing);

– dai concessionari di aree demaniali.

Come si determina l’Ici

Per i fabbricati inscritti in catasto, la base imponibile è rappresentata dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5%, moltiplicata:

– per 140 se si tratta di fabbricati classificati nei gruppi catastali B (collegi, convitti, ecc.);

– per 100 per i fabbricati dei gruppi catastali A e C (con esclusione delle categorie A/10 e C/1);

– per 50 per i fabbricati del gruppo catastale D e della categoria A/10;

– per 34 per i fabbricati della categoria C/1.

Per le aree fabbricabili la base imponibile è data dal valore venale in comune commercio.
Per i terreni agricoli la base imponibile è data dal reddito dominicale, rivalutato del 25%, moltiplicato per 75.

Per i fabbricati del gruppo catastale D non iscritti in catasto posseduti interamente da imprese e contabilizzati distintamente, il valore è calcolato dal costo risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento maggiorato con l’applicazione di appositi coefficienti.

Per le aree fabbricabili, la base imponibile è costituita dal valore venale in comune è costituita dal valore venale in comune commercio, determinato avendo riguardo

alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree fabbricabili aventi analoghe caratteristiche.

Da tenere presente che il Comune potrebbe avere stabilito, con apposito regolamento, i valori delle aree fabbricabili al fine della limitazione del proprio potere di accertamento, nel senso di obbligarsi a ritenere congruo il valore dichiarato in misura non inferiore a quella fissata dal regolamento.

Nel caso di utilizzazione edificatoria (che si verifica qualora al 1° gennaio dell’anno di imposizione sia iniziata la realizzazione di un fabbricato), oppure nell’ipotesi di demolizione, la base imponibile è sempre costituita dal valore dell’area, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, del quale si terrà conto a partire dall’ultimazione dei lavori ovvero, se antecedente, dalla sua utilizzazione.

Area fabbricabile

Il Legislatore ha introdotto la nuova nozione fiscale di “area fabbricabile”, da assumere ai fini delle imposte sui redditi, dell’iva, dell’imposta di registro e dell’ici.

In particolare, in base all’art. 36, comma 2, del D.L. 223 del 2006,  l’area è considerata “fabbricabile” se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo.

Poiché si tratta di una norma recante disposizioni di natura interpretativa, la sua applicazione è retroattiva (C.M. n. 28/E del 2006).

Pertanto, ai fini dell’Ici per le aree ritenute edificabili anche se solo in base al piano regolatore adottato dal Comune, l’imposta deve essere determinata sulla base del valore venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione.

Terreni agricoli:

A parte quanto premesso sopra, per i terreni agricoli condotti a titolo principale da imprenditori agricoli e coltivatori diretti, alla base imponibile Ici sono applicabili determinate riduzioni.

I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15, L. 27.12.1977, n. 984 sono esenti dall’Ici.

Sono esclusi dal campo di applicazione dell’Ici i terreni diversi dalle aree fabbricabili, sui quali le attività agricole sono esercitate in forma non imprenditoriale: Appartengono a questa fattispecie i piccoli appezzamenti (cd. “orticelli”) coltivati occasionalmente, senza struttura organizzativa.

Il calcolo dell’Ici

L’Ici si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota fissata dal Comune.

L’imposta si paga proporzionalmente ai mesi dell’anno solare per i quali si è posseduto l’immobile.

Si calcola per intero il mese nel quale il possesso si è prolungato per almeno 15 giorni; non si calcola il mese in cui il possesso è durato meno di 15 giorni.

Occorre prestare particolare attenzione se nel corso dell’anno si siano verificate situazioni particolari, a seguito della variazione della soggettività passiva (acquisto o vendita) o della destinazione d’uso dell’immobile (casa adibita ad abitazione principale).

Le aliquote

Come di consueto, le aliquote e le detrazioni vengono deliberate ogni anno dai Comuni. Per saperle, il contribuente può consultare gli estratti delle delibere comunali disponibili sui siti web “ufficiali” del Dipartimento della Finanze o, meglio ancora, rivolgersi direttamente al Comune ove è ubicato l’immobile.

Immobili adibiti ad abitazione principale

In attesa che il nuovo governo, eventualmente (per far fronte alla crisi economica), reintroduca l’Ici sulla prima casa, in atto vale ancora quanto introdotto dall’art. 1 del D.L. n. 93 del 27 maggio 2008, il quale ha disposto l’esenzione Ici per l’abitazione principale.

A decorrere dall’anno 2008 (quindi, con riferimento anche al versamento del 16 giugno) è esclusa dall’Ici l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo, considerando tali anche quelle alla stessa assimilate dal Comune con proprio regolamento, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1 (Abitazione signorile), A8 (Abitazioni in ville) e A9 (Castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici).

Per abitazione principale viene intesa quella nella quale il contribuente ha la residenza anagrafica.

Condizione essenziale per il riconoscimento dell’esenzione è l’identità tra il soggetto obbligato al pagamento dell’Ici e quello che dimora abitualmente nell’immobile.
Nel caso di più contribuenti che abitano nell’immobile, l’esenzione spetta a ciascuno dei contitolari e deve essere rapportata ai mesi di destinazione.
Per le unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8, A/9, utilizzate come abitazione principale del contribuente continua ad applicarsi la detrazione dall’imposta di euro 103,29 annui, da rapportare ai mesi di utilizzazione.

Con regolamento o delibera il Comune può:

– Assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili residenti in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata;

– assimilare all’abitazione principale l’alloggio dato in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela e accordando a questi immobili l’applicazione dell’aliquota ridotta o anche della detrazione;

– elevare l’importo della detrazione fino a 258,23 in alternativa alla riduzione fino al 50% dell’Ici dovuta per l’immobile adibito ad abitazione principale;

– aumentare detta detrazione anche oltre 258,23 fino a concorrenza dell’intera imposta dovuta per l’abitazione principale. In tal caso però il Comune non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.

Per informazioni sulla detrazione il contribuente deve necessariamente rivolgersi al Comune destinatario del versamento.

Le pertinenze dell’abitazione principale

Dal 1° gennaio 2001 alle pertinenze è riservato lo stesso trattamento fiscale dell’abitazione principale.

Nel caso in cui la detrazione per l’abitazione principale è maggiore dell’Ici dovuta, la parte residua deve essere detratta dall’imposta dovuta per le pertinenze.

Possesso di immobili in più comuni

In caso di più immobili posseduti nello stesso Comune, è sufficiente un unico versamento per l’Ici complessivamente dovuta.

Se, invece, si posseggono immobili situati in Comuni diversi, si devono effettuare versamenti distinti per ogni Comune.

Pagamento dell’Ici

Il pagamento dell’Ici va effettuato presso gli uffici postali o l’agente della riscossione oppure presso le banche convenzionate, salvo diverse disposizioni del Comune.

Il pagamento può essere effettuato con il bollettino di conto corrente. Inoltre, a decorrere dal 1 maggio 2007, tutti i contribuenti possono pagare l’Ici utilizzando il modello F24, avendo, così, la possibilità di potere compensare il debito del tributo comunale con eventuali crediti in imposte erariali risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Soggetti non residenti nel territorio dello Stato

I cittadini italiani, persone fisiche, non residenti nel territorio dello Stato possono effettuare il versamento dell’Ici, in base all’art. 1, comma 4-bis, del D.L. n. 16 del 1993 (convertito in Legge n. 75 del 1993), in un’unica soluzione nel periodo 1 dicembre – 16 dicembre, con l’applicazione degli interessi nella misura del 3%.

Il calcolo degli interessi deve essere effettuato esclusivamente sull’importo dovuto per l’acconto che si sarebbe dovuto pagare entro il 16 giugno.

 

23 novembre 2011

Vincenzo D’Andò


Partecipa alla discussione sul forum.