Novità fiscali del 25 novembre 2011: gli ultimissimi chiarimenti per chiudere le liti fiscali pendenti

chiusura delle liti fiscali “minori” pendenti: chiarimenti in zona “cesarini”; focus normativo: soglie di fatturato per le notifiche delle concentrazioni; richiesta assegni familiari piccoli coltivatori diretti; telefonate promozionali a professionista iscritto ad albo: garante privacy definiti i limiti; non residente: chiarimenti sulla possibilità di recuperare il credito IVA maturato nelle liquidazioni periodiche della sede secondaria; affrancamento delle attività immateriali nel bilancio consolidato: istituito il codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva; aumento IVA al 23%: “Darebbe il colpo di grazia ad un terzo delle famiglie”; presunzioni bancarie per i professionisti valide anche per il passato

 

 Indice:

 1) Focus normativo: soglie di fatturato per le notifiche delle concentrazioni

 2) Richiesta assegni familiari piccoli coltivatori diretti

 3) Telefonate promozionali a professionista iscritto ad albo: Garante privacy definiti i limiti

 4) Chiusura delle liti fiscali “minori” pendenti: chiarimenti in zona “cesarini”

 5) Non residente:  chiarimenti sulla possibilità di recuperare il credito IVA maturato nelle liquidazioni periodiche della sede secondaria

 6) Affrancamento delle attività immateriali nel bilancio consolidato: istituito il codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva

 7) Aumento Iva al 23%: “Darebbe il colpo di grazia ad un terzo delle famiglie”

 8) Presunzioni bancarie per i professionisti valide anche per il passato

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1) Focus normativo: Soglie di fatturato per le notifiche delle concentrazioni

Lo scorso 16 novembre l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha disposto la rivalutazione delle soglie di fatturato al di sopra delle quali diviene obbligatoria la notifica preventiva delle operazioni di concentrazione tra imprese.

L’incremento annuale delle soglie di fatturato “di un ammontare equivalente all’aumento dell’indice del deflatore dei prezzi del prodotto interno lordo” è previsto dall’art. 16, comma 1, della Legge n. 287/1990.

Nella rivalutazione l’Autorità ha tenuto conto delle nuove serie storiche dei conti nazionali per il periodo 1990-2010, pubblicate dall’Istat il 2 novembre 2011.

In base ai nuovi importi, la notificazione delle concentrazioni è obbligatoria se il fatturato totale realizzato a livello nazionale dell’insieme delle imprese interessate è superiore a 468 milioni di euro (laddove la soglia era in precedenza fissata a 472 milioni di euro), oppure se il fatturato totale realizzato a livello nazionale dall’impresa di cui è prevista l’acquisizione è superiore a 47 milioni di euro (soglia invariata rispetto al precedente aggiornamento).

Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino dell’Autorità n. 44 del 21 novembre 2011, data dalla quale si applicano i nuovi importi.

(Assonime, nota del 23 novembre 2011)

 

 

 

2) Richiesta assegni familiari piccoli coltivatori diretti

Dal 1° gennaio 2012 sarà attivata la modalità di presentazione telematica delle domande di assegni familiari ai piccoli coltivatori diretti.

La presentazione di tali richieste, pertanto, dovrà avvenire soltanto attraverso i servizi telematici per i cittadini muniti di PIN disponibili sul portale Inps, tramite i servizi telematici a diposizione dei Patronati oppure attraverso il numero verde 803164 del Contact Center Inps.

È previsto un periodo transitorio durante il quale saranno comunque garantite le tradizionali modalità di presentazione. Al termine di tale periodo, i tre canali citati diventeranno esclusivi e costituiranno l’unica modalità di presentazione delle istanze (circolare Inps, n. 149 del 22 novembre 2011).

Richieste autorizzazione CIGS e contratti di solidarietà

Dal 1° febbraio 2012 le domande di autorizzazione alla cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), comprese quelle relative ai contratti di solidarietà, dovranno essere presentate unicamente mediante il canale telematico disponibile sul portale dell’Istituto ed accessibile mediante PIN.

In ogni caso, al fine di informare le aziende e i consulenti, è previsto un periodo transitorio dal 1° al 31 gennaio 2012, durante il quale saranno comunque garantite le consuete modalità di presentazione delle domande.

(Inps, nota del 23 novembre 2011)

 

 

 

 

3) Telefonate promozionali a professionista iscritto ad albo: Garante privacy definiti i limiti

I dati contenuti negli albi professionali possono essere utilizzati per telefonate commerciali solo se il promotore ha già acquisito il consenso dell’interessato o se presenta offerte strettamente attinenti l’attività svolta dal professionista contattato.

Si tratta del chiarimento che ha fornito il Garante della privacy che ha vietato ad una società di utilizzare per scopi promozionali i dati personali di un avvocato che si era lamentato di essere stato disturbato in ufficio con offerte di servizi di telefonia destinati all’utenza business.

Nella richiesta all’Autorità, il legale evidenziava come la presenza dei propri dati personali e, quindi, anche del proprio recapito telefonico nell’albo degli avvocati, anche in versione on line, costituisse un obbligo di legge e non implicasse alcun consenso a ricevere telefonate promozionali.

Al fine di non essere più disturbato, l’utente si era anche iscritto nel Registro pubblico delle opposizioni. La società si è difesa affermando che i servizi di telefonia business proposti riguardavano l’attività professionale dell’utente e che si trattava pertanto di un utilizzo perfettamente lecito di dati estratti da un albo professionale on line consultabile da chiunque.

Dai riscontri del Garante è, invece, emerso che l’offerta commerciale era generica e non direttamente funzionale alla professione forense, non giustificando così l’eventuale esonero dall’acquisizione del consenso.

Nel dichiarare illecito il trattamento di dati effettuato dalla società, il Garante ha ribadito che i dati personali di un professionista – anche quando sono estratti da un registro, elenco o albo consultabile da chiunque – non possono essere usati per finalità di telemarketing non strettamente attinenti l’attività lavorativa della persona contattata, senza che sia stato preventivamente acquisito il suo consenso.

L’Autorità ha inoltre ricordato che tutte le società, prima di poter utilizzare a fini di marketing i numeri contenuti in elenchi telefonici generali, sono tenute a verificare che gli utenti non si siano iscritti nel Registro pubblico delle opposizioni e non abbiano, quindi, in tal modo espresso la propria contrarietà a ricevere telefonate pubblicitarie.

(Garante Privacy, nota in Altalex del 21 novembre 2011)

 

 

 

4) Chiusura delle liti fiscali “minori” pendenti: chiarimenti in zona “cesarini”

A pochi giorni dalla scadenza del termine (30 novembre 2011), previsto dal Legislatore per chiudere le liti fiscali pendenti, è giunta la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 107/E del 23 novembre 2011, con la quale ha risposto agli ulteriori dubbi posti dai diretti interessati che intendono aderire alla particolare sanatoria proposta per chiudere in fretta il contenzioso con il fisco.

Questi di seguito i principali chiarimenti ivi contenuti:

È definibile la lite in cui si contesta un atto impositivo, anche se instaurata tramite l’impugnazione di un’iscrizione ipotecaria, così come quella per la decadenza dalle agevolazioni della piccola proprietà contadina. Inoltre, per chiudere una lite minore è possibile scomputare l’importo della cartella di pagamento pagata tramite compensazione.

Precedentemente l’Agenzia delle Entrate aveva emesso la circolare n. 48/E  del 24 ottobre 2011.

Senza notifica preventiva si può chiudere subito la lite

E’ subito definibile la controversia nell’ipotesi della dichiarazione congiunta, con una cartella di pagamento indirizzata al secondo dichiarante (moglie) per  responsabilità solidale e con un ricorso per non aver mai ricevuto il relativo avviso d’accertamento.

In particolare, é definibile la lite relativa ad una cartella di pagamento, non preceduta dalla notifica del relativo avviso di accertamento, come viene evidenziato nel paragrafo 4.4 della citata circolare n. 48/E del 2011.

Iscrizione ipotecaria

Se una lite è stata instaurata impugnando un’iscrizione ipotecaria, per contestare la mancata notifica dell’atto impositivo precedente, può essere comunque definita, a patto che l’Agenzia delle Entrate sia sempre stata parte in giudizio o lo sia diventata prima del 1° maggio 2011.

Piccola proprietà contadina

Il contribuente può sanare la lite che riguarda la decadenza dalle agevolazioni previste per la piccola proprietà contadina e la relativa richiesta delle maggiori imposte dovute.

Società di persone

Nel caso in cui una società abbia ricevuto un avviso di accertamento di maggior reddito d’impresa, Iva e Irap e contestualmente i soci siano stati singolarmente destinatari di avvisi di accertamento dei maggiori redditi di partecipazione, possono sanare le liti soltanto i soci che hanno presentato ricorso prima del 1° maggio 2011, poiché le controversie, pur avendo una matrice comune, sono

autonome dal punto di vista processuale.

Modalità di pagamento

All’atto del pagamento delle somme previste per chiudere la lite, che deve essere effettuato esclusivamente con F24 elementi identificativi, il contribuente può sottrarre dalle somme da versare quanto già compensato in relazione alla cartella esattoriale oggetto della controversia. La risoluzione chiarisce che non sono possibili ulteriori compensazioni.

 

 

 

5) Non residente:  Chiarimenti sulla possibilità di recuperare il credito IVA maturato nelle liquidazioni periodiche della sede secondaria

Non residente: Chiarimenti sulla possibilità di recuperare il credito IVA maturato dalla posizione di identificazione diretta nelle liquidazioni periodiche della sede secondaria.

Essendo pervenute richieste di chiarimenti su tale ambito, l’Agenzia delle Entrate ha emesso la risoluzione n. 108/E del 24 novembre 2011.

Si è trattato del caso di un soggetto non residente che nel corso dello stesso anno, avendo esercitato l’attività prima tramite identificazione diretta, e poi con una stabile organizzazione, intende recuperare il credito IVA maturato dalla posizione di identificazione diretta nelle liquidazioni periodiche della stabile organizzazione.

Le premesse alla disamina da parte delle Entrate

L’art. 17 del D.P.R. n. 633/1972, vieta ad un soggetto non residente di avere in Italia contestualmente due posizioni IVA.

In passato, vista la normativa allora vigente, con la risoluzione n. 327/E del 30 luglio 2008, era stato chiarito che una società comunitaria, qualora fosse stata identificata direttamente in Italia e avesse posseduto anche una stabile organizzazione, stante l’autonomia delle posizioni fiscali di tali soggetti:

– Non poteva utilizzare la posizione fiscale per cui aveva richiesto partita IVA mediante l’identificazione diretta per assolvere obblighi ed esercitare diritti relativi alla stabile organizzazione;

– non poteva procedere alla compensazione di posizioni debitorie e creditorie riferibili a posizioni fiscali diverse.

Evoluzione della normativa e dell’interpretazione

Ma tale risoluzione è ormai stata superato dall’intervento della sentenza della Corte di giustizia n. C-244/08 del 16 luglio 2009, che ha dichiarato incompatibile con le norme comunitarie la legge IVA nazionale nella parte in cui

prevedeva che l’imposta relativa agli acquisti effettuati direttamente in Italia da un soggetto estero dovesse essere chiesta a rimborso all’Amministrazione fiscale italiana, a norma dell’art. 38-ter del D.P.R. n. 633 del 1972 (nella versione allora vigente), anche nell’ipotesi in cui tale soggetto avesse istituito in Italia una stabile organizzazione, anziché essere recuperata con il meccanismo della detrazione dell’imposta a monte della stabile organizzazione.

Difatti, poi l’art. 11 del D.L. n. 135 del 2009, in attuazione di tale sentenza, ha modificato sia l’art. 38- ter, consentendo al soggetto estero di recuperare l’IVA sugli acquisti di beni e servizi da soggetti d’imposta nazionali tramite la propria stabile organizzazione, sia l’art. 17 del DPR IVA, prevedendo che se un soggetto estero ha una stabile organizzazione in Italia non può, nello stesso tempo, nominare un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente, e assumere, quindi, una duplice posizione IVA.

Il parere dell’Agenzia sul caso

Secondo l’Agenzia delle Entrate, i principi espressi nella citata sentenza della Corte di Giustizia servono per dirimere i dubbi manifestati circa la possibilità di fare confluire nella stabile organizzazione di una società non residente le posizioni debitorie e creditorie riferibili alla precedente posizione IVA di identificazione diretta, senza ricorrere, quindi, alla procedura di rimborso dell’eccedenza del credito IVA maturata dalla medesima posizione di identificazione diretta.

Difatti, la Corte ritiene, in base alla ratio della norma comunitaria, che il ricorso alla procedura di rimborso dell’IVA sarebbe limitato “ai soli casi in cui una detrazione di tale imposta risulti impossibile. In presenza di un centro di attività stabile che compie operazioni attive, nulla osterebbe a che si proceda alla detrazione dell’IVA”.

In particolare, la Corte evidenzia che la modalità di restituzione dell’IVA, mediante detrazione o rimborso, dipende dal luogo in cui è stabilito il soggetto passivo, nel senso che il rimborso dell’IVA viene effettuato per i soggetti passivi che non sono stabiliti all’interno del paese o per quelli che non sono stabiliti nel territorio della Comunità in osservanza delle modalità fissate dalla norma comunitaria.

Rileva, quindi, l’Agenzia, ai fini della qualifica di “soggetto passivo non stabilito” per l’applicazione della disciplina dei rimborsi, è necessaria l’assenza dei criteri di collegamento con lo Stato in cui s’intende chiedere il rimborso.

Per conseguenza, un soggetto passivo che ha istituito in Italia una stabile organizzazione deve essere considerato un soggetto ivi stabilito, ed in quanto tale è legittimato a recuperare l’IVA esercitando la detrazione.

Né è rilevante la circostanza che tale credito IVA sia relativo ad operazioni che lo stesso soggetto passivo ha effettuato con la partita IVA di identificazione diretta, tenuto conto che quest’ultima è cessata in adempimento del divieto, previsto dal citato art. 17, comma 2, di assumere una duplice posizione IVA nel territorio dello Stato.

Pertanto, l’Agenzia ritiene che la stabile organizzazione in Italia di una società comunitaria abbia il diritto di recuperare, tramite la detrazione, il credito IVA relativo alle operazioni effettuate con la partita IVA di identificazione diretta successivamente cessata.

Ovviamente, osserva l’Agenzia, lo stesso principio si applica anche nell’ipotesi in cui il soggetto non residente abbia operato tramite un rappresentante fiscale.

Adempimenti dichiarativi

Riguardo gli adempimenti dichiarativi, l’Agenzia osserva ulteriormente che l’operazione in questione (chiusura della partita IVA relativa all’identificazione diretta del soggetto non residente e contestuale costituzione di una stabile organizzazione italiana), non ha, in quanto tale, una disciplina espressa ai fini IVA.

Tuttavia la stessa può essere assimilata ad una trasformazione sostanziale soggettiva in cui si riscontra una situazione di continuità tra i soggetti partecipanti.

In particolare, può tornare utile quanto chiarito con riferimento all’operazione straordinaria di trasformazione che consiste nella modificazione della forma giuridica di una società.

Tale operazione non comporta l’estinzione di una società e la nascita di un’altra, ma la continuazione della stessa con un’altra veste giuridica (e, quindi, un’altra organizzazione sociale) senza, di per sé, variazioni nel patrimonio o nei rapporti giuridici con i terzi.

Ne deriva che tale operazione, essendo volta ad adeguare la sua struttura organizzativa alla modifica normativa (che, come ricordato, ha reso impossibile, per un soggetto non residente, avere in Italia contestualmente due posizioni IVA), può essere trattata, sul piano procedurale, secondo quanto prescritto per l’operazione di trasformazione.

Pertanto, qualora la trasformazione sia avvenuta prima della data di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno solare precedente alla trasformazione stessa, la stabile organizzazione (soggetto avente causa) è tenuta a presentare la dichiarazione IVA relativa all’anno della trasformazione per conto della posizione da identificazione diretta (soggetto dante causa), indicando nel riquadro contribuente i dati del soggetto non residente e nel riquadro dichiarante i dati della stabile organizzazione medesima riportando il codice carica “9”.

La stabile organizzazione è, inoltre, tenuta a presentare la dichiarazione IVA relativa all’anno solare nel corso del quale è avvenuta la trasformazione, con l’indicazione di tutte le operazioni riferibili, per quell’anno, all’attività svolta dalla stessa, nonché di quelle poste in essere dalla posizione da identificazione diretta nella frazione d’anno anteriore al momento di efficacia della trasformazione.

In particolare, la stabile organizzazione deve presentare il modello composto:

– da un unico frontespizio nel quale devono essere indicati la denominazione o ragione sociale, il codice fiscale, la partita IVA della stabile organizzazione stessa;

– da un modulo nel quale devono essere compilati tutti i quadri inerenti la propria attività, riportando i dati delle operazioni effettuate dallo stesso soggetto nel corso dell’anno in cui è avvenuta la trasformazione, compresi anche i dati relativi alle operazioni effettuate dalla posizione da identificazione diretta nella frazione di mese o trimestre nel corso del quale è avvenuta l’operazione di trasformazione stessa. Devono essere, altresì, compilati i quadri VT e VX al fine di riepilogare i dati relativi ai soggetti partecipanti all’operazione;

– da un modulo nel quale devono essere compilati tutti i quadri inerenti l’attività svolta dalla posizione da identificazione diretta comprendendo i dati relativi alle operazioni effettuate fino all’ultimo mese o trimestre conclusosi anteriormente alla data della trasformazione. Inoltre nel rigo VA1, campo 1, deve essere indicata la partita IVA del soggetto cui il modulo si riferisce.

Infine, l’Agenzia ha ricordato che se l’attività svolta dalla società comunitaria con identificazione diretta sia esente o, comunque, con limitato diritto alla detrazione, l’IVA relativa agli acquisti di beni e/o servizi, territorialmente rilevanti in Italia, effettuati dalla stessa, concorre nella liquidazione IVA della stabile organizzazione nel rispetto delle prescrizioni di cui agli artt. 19 e 19-bis del DPR IVA.

 

 

 

6) Affrancamento delle attività immateriali nel bilancio consolidato: Istituito il codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 109/E del 24 novembre 2011, ha istituito il codice tributo “1843”, ciò per consentire il versamento, mediante il Modello F24, dell’imposta sostitutiva per affrancare, in tutto o in parte, i valori relativi ad avviamenti, marchi d’impresa e altre attività immateriali che sono iscritti nel bilancio consolidato, anziché nel bilancio di esercizio.

Il versamento delle somme deve essere effettuato entro il 30 novembre 2011 e non è prevista la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali crediti.

Sulla base di quanto ha disposto l’art. 23, comma 12, del D.L. n. 98/2011 (convertito in Legge n. 111/2011), tale nuova modalità di affrancamento è ammessa a condizione che le attività immateriali siano riferibili ai maggiori valori contabili delle partecipazioni di controllo acquisite e iscritte nel bilancio individuale, in conseguenza di operazioni straordinarie o traslative, come, ad esempio, fusioni, scissioni, conferimenti o cessioni d’azienda.

Il nuovo codice, appena istituito dall’Agenzia delle Entrate, con la citata risoluzione n. 109/E del 24 novembre 2011, deve essere inserito nella sezione “Erario”, del Modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”.

Nel campo “Anno di riferimento” va indicato l’anno di imposta in cui si effettua il versamento.

 

 

 

7) Aumento Iva al 23%: “Darebbe il colpo di grazia ad un terzo delle famiglie”

Secondo il Codacons l’aumento dell’Iva dal 21% al 23% (attualmente, in discussione al governo, quale neo misura anti deficit) “Darebbe il colpo di grazia ad un terzo delle famiglie”.

Il Codacons, nella propria nota di questi giorni, è, dunque, contrario ad un ulteriore aumento dell’Iva, che il nuovo governo Monti parrebbe intenzionato a fare, con conseguente aumento dei prezzi al consumo, e, quindi, del tasso di inflazione (già abbastanza alto).

L’Associazione dei consumatori prende le difese di 1/3 delle famiglie italiane che, sulla base degli ultimi dati Istat, non può sostenere una spesa che vada oltre gli 800 euro nè può permettersi una settimana di ferie.

Ed ancora, rileva il Codacons, “Un aumento dell’Iva dal 21% al 23% significa una stangata di 352 euro in un anno (calcolando solo gli effetti diretti) per la famiglia media Istat da 2,5 componenti, quindi di 418 euro per una famiglia di 3 persone. Senza calcolare i vari arrotondamenti dei prezzi che si presume ci siano, visto che tra settembre ed ottobre ci son già stati. In assenza di speculazioni, l’impatto sull’inflazione sarebbe – secondo il Codacons – dello 0,78%, che sommandosi all’aumento dello 0,64% già verificatosi per via del precedente rialzo dell’Iva, determinerebbe un impatto complessivo sui prezzi dell’ 1,42%. L’invito del Codacons a Monti è quello di fare qualcosa di diverso e nuovo rispetto a quanto già fatto dal suo predecessore”.

Per il resto, viene ipotizzato dal governo un mix di provvedimenti:

Ritorno dell’Ici, aumento delle rendite catastali del 10% sulla prima casa e del 20% per gli altri immobili, mini patrimoniale del 2 per mille sulla rendite attuali o rivalutate come detto sopra.

Una revisione in aumento dei valori catastali si tradurrebbe anche in una maggiore spesa al momento dell’acquisto dell’appartamento.

Si parlerebbe anche dell’anticipo al 2012 dell’introduzione dell’Imu, l’imposta municipale sugli immobili.

 

 

 

8) Presunzioni bancarie per i professionisti valide anche per il passato

La norma che qualifica come proventi non contabilizzati le somme prelevate dai conti bancari di cui il contribuente non indica il beneficiario, era applicabile ai professionisti anche prima della Legge n. 311/2004, che ha modificato l’art. 32 del D.P.R. n. 600/73 aggiungendo espressamente il termine “compensi” al testo previgente, che menzionava soltanto i “ricavi”.

Per conseguenza, la questione di legittimità costituzionale sollevata con riguardo alla retroattività della norma, non avrebbe potuto applicarsi ai lavoratori autonomi anteriormente alla citata modifica, è inammissibile.

Ciò sulla base dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 318 di novembre 2011, che così si è pronunciata sul rinvio disposto dalla C.T.P. di Pescara nell’ambito di una controversia tra l’Amministrazione finanziaria ed un avvocato, avente a oggetto gli avvisi di accertamento emessi in conseguenza dell’omessa presentazione delle dichiarazioni 2003 e 2004, nei quali il fisco aveva fatto valere a carico del professionista la presunzione legale di occultamento di compensi desunti dai prelevamenti sui conti bancari.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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