2012: alcuni casi di esclusione dai minimi

Circa mezzo milione di piccoli contribuenti italiani sono alle prese con la prospettiva di dover lasciare, a partire dal 2012, il loro attuale regime dei “minimi” per transitare verso altri regimi sicuramente meno convenienti, a causa dei nuovi requisiti più rigorosi previsti dall’articolo 27 del DL 98/2011, che ha sostanzialmente riformato il vecchio regime dei minimi introdotto con la Finanziaria 2008 (legge 244/2007).

Tra le varie situazioni soggettive, merita sicuramente di essere approfondita quella riguardante la posizione di coloro che, prima di accedere al vecchio regime dei minimi, avevano avviato un’attività d’impresa o di lavoro autonomo avvalendosi del regime delle nuove iniziative di cui all’articolo 13 della legge 388/2000.

Il caso tipico potrebbe essere, ad esempio, quello di un professionista che nel 2005, dopo aver superato l’esame di stato per l’esercizio della professione, aveva aperto la partita Iva ed aveva iniziato a svolgere l’attività professionale, usufruendo da subito del regime delle nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo.

Come noto, però, tale regime non può essere impiegato oltre l’esercizio in cui l’attività è iniziata ed i due successivi, ai sensi del comma 1 del predetto articolo 13, sicché il contribuente dell’esempio, allo scadere di tale triennio, aveva adottato il regime dei contribuenti minimi, operazione prevista, peraltro, dalla prassi amministrativa (cfr. punto 1.4 della circolare 13/E del 2008).

Quella poc’anzi esemplificata costituisce, invero, una situazione in cui si trovano molti soggetti che hanno avviato l’attività prima che fosse introdotto il regime del minimi (dal 2008), quando l’unico altro regime agevolato era, appunto, quello delle nuove iniziative di cui al già citato articolo 13 (a partire dal 2001).

Alcuni, poi, sono transitati ai “minimi” allo scadere del triennio, ma molti vi sono passati volontariamente ancora prima perché quest’ultimo regime è molto più semplificato dell’altro (no Iva, no Irap, etc) e soprattutto esonera dall’applicazione degli studi di settore.

Il problema che si pone, con le nuove disposizioni del DL 98/2011, è di capire, quindi, che cosa accadrà, dal prossimo anno, per coloro che siano transitati al vecchio regime dei minimi, avendo, però, precedentemente avviato l’attività con la contestuale adozione del regime delle nuove iniziative.

Stando al tenore letterale delle disposizioni recate dal succitato decreto, la neo-condizione prevista dall’articolo 27, comma 2, lettera a), dispone che il nuovo regime dei minimi non può trovare applicazione nei confronti di quei soggetti che, prima di accedere al regime agevolato, abbiano svolto, nel triennio antecedente, attività d’impresa, arte o professione.

Evidentemente, quindi, nel caso esemplificato, lo svolgimento della precedente attività nel regime delle nuove iniziative sarebbe di ostacolo alla permanenza nel regime dei minimi, dal prossimo anno. È appena il caso di notare, a tal proposito, che non assume alcuna rilevanza il fatto che nel passaggio da un regime all’altro sia anche stata variata l’attività svolta, atteso che la disposizione normativa si riferisce genericamente allo svolgimento precedente di una qualsiasi attività, quindi anche diversa da quella esercitata successivamente.

Nella particolare ipotesi, in cui, invece, un contribuente avesse aperto la partita Iva nel 2002 e l’avesse poi chiusa nel 2004, dopo essere rimasto per tre anni nel regime nelle nuove iniziative, non sussisterebbe la predetta causa di esclusione dal regime dei minimi, adottato, poi, dal 2008 (nel triennio antecedente non è stata svolta alcuna attività d’impresa, arte o professione), ma occorrerebbe comunque valutare attentamente se non si possa configurare, in tal caso, la causa di esclusione prevista dalla lettera a) del già menzionato comma 2 dell’articolo 27, ovvero quella che prevede che la nuova attività svolta nei “minimi” non deve costituire prosecuzione di una precedentemente svolta.

A complicare ulteriormente tale quadro, potrebbe anche aggiungersi che, siccome il nuovo regime dei minimi ex DL 98/2011 costituisce una sorta di “fusione” tra il vecchio regime dei minimi previsto dalla Finanziaria 2008 e quello delle nuove iniziative, da cui ha mutuato i più recenti requisiti di accesso (comma 2 dell’articolo 27), l’Agenzia delle Entrate, nei prossimi provvedimenti attuativi o documenti di prassi, potrebbe stabilire che, stante lo stesso intento dei due regime “concentrati” di agevolare la nascita di nuove attività soprattutto da parte dei più giovani, il passaggio diretto da uno all’altro non costituisca necessariamente un causa di esclusione dal nuovo regime dei minimi. Ma per questo, occorrerà attendere i necessari provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate (ex articolo 27, comma 6).

 

2 novembre 2011

Alessandro Borgoglio

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