Novità fiscali del 27 ottobre 2011, tante novità dall'INPS

nuovo redditometro da marzo 2012; chiarimenti sulla tassazione delle operazioni FOREX; INPS: verifica amministrativa denunce aziendali, rilascio PIN veloce; scelta tra l’assegno di invalidità e il bonus per la disoccupazione: sentenza della Consulta; gestione separata INPS: in arrivo le lettere di interruzione termini; Commercialisti: un documento esamina la riforma del federalismo municipale sotto l’aspetto tributario; cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo

 

 Indice:

 1) Nuovo redditometro da marzo 2012

 2) Chiarimenti sulla tassazione delle operazioni FOREX

 3) Inps: verifica amministrativa denunce aziendali, rilascio PIN veloce

 4) Scelta tra l’assegno di invalidità e il bonus per la disoccupazione: sentenza della Consulta

 5) Gestione separata Inps: in arrivo le lettere di interruzione termini

 6) Commercialisti, un documento esamina la riforma del federalismo municipale sotto l’aspetto tributario

 7) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo

 1) Nuovo redditometro da marzo 2012

Redditometro “news”: Dal prossimo mese di novembre partirà una fase di sperimentazione in collaborazione con le Associazioni di categoria e gli Ordini professionali. Con un apposito software, che verrà messo a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate, saranno acquisiti alcuni casi per testare il nuovo strumento. I dati saranno inviati, tramite il portale www.sose.it, alla Società per gli studi di settore (Sose), che provvederà alla valutazione e alla successiva restituzione dei file. Se necessario, il soggetto che ha inoltrato i dati potrà essere contattato per eventuali approfondimenti.

Le elaborazioni potranno essere oggetto di osservazioni attraverso un canale appositamente attivato.

Ai contribuenti che faranno parte della sperimentazione viene garantito l’anonimato.

La fase di test e valutazione del nuovo redditometro terminerà nel mese di febbraio 2012.

Per cui, sostanzialmente, il nuovo redditometro dovrebbe partire dal mese successivo (marzo 2012).

Funzione del software

Nuova funzione del 1° software del nuovo redditometro quale supporto per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento fiscale, anche avvalendosi di un 2° software più specifico per l’applicazione dell’accertamento sintetico.

Difatti, il nuovo redditometro, presentato il 25 ottobre 2011 dall’Agenzia delle Entrate, punta alla “coerenza” del reddito dichiarato rispetto alla capacità di spesa. Solo un elevato scostamento tra i due fattori, tuttavia, fa scattare la fase del controllo.

Cambia, dunque, la prospettiva, rispetto al precedente meccanismo basato sul rapporto tra la disponibilità di determinati beni e quanto dichiarato.

Il nuovo redditometro punta, invece, sul concetto di spesa effettiva.

Nella prima fase è uno strumento che consente di rilevare la coerenza tra le spese del contribuente ed il reddito che ha dichiarato.

Il nuovo redditometro verrà utilizzato a partire dalle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2009.

Voci di spesa

Per la stima del reddito, vengono prese in considerazione oltre 100 voci, indicative di capacità di spesa, divise nelle seguenti 7 categorie:

a) abitazione (abitazione principale, altre abitazioni, mutui, ristrutturazioni, collaboratori domestici, arredi, utenze, ecc.);

b) mezzi di trasporto (auto, minicar, caravan, moto, barche, ecc.);

c) contributi e assicurazioni (contributi previdenziali, responsabilità civile, incendio e furto, vita, ecc.);

d) istruzione (asili nido, scuola per l’infanzia, primaria e secondaria, corsi di lingue straniere, master, ecc.);

e) attività sportive e ricreative e cura della persona (sport, iscrizioni a circoli, cavalli, abbonamenti pay-tv, alberghi, centri benessere, ecc.);

f) altre spese significative (oggetti d’arte e antiquariato, gioielli, donazioni, ecc.);

g) investimenti immobiliari e mobiliari netti (valutazione separata fra biennio precedente e anno di stima).

Il rapporto tra queste voci di spesa e il reddito dichiarato rileverà il “grado di coerenza” dei contribuenti.

Metodi di stima che verranno applicati

I metodi per la stima riguardano gruppi omogenei di famiglie, differenziate per aree geografiche. Vengono individuati 11 gruppi che dovrebbero essero rappresentativi della compagine sociale (coppie o single differenziati in base all’età, alla presenza o meno di figli, e cosi via), ai quali vengono poi applicati criteri di appartenenza geografica (nord ovest, nord est, centro, sud e isole).

La capacità di spesa rilevata deve essere in linea con le entrate dichiarate

Difatti, per ciascun gruppo viene selezionato, attraverso criteri statistici, un campione rappresentativo di famiglie ampio, che deve intende esprimere “realtà normali”.

Rischio evasione

Se le spese effettive sono superiori al reddito, emerge una situazione di “non coerenza” che, a seconda dello scostamento, può generare un rischio di evasione basso, medio o alto.

Solo in presenza di rischio di evasione basso non viene prevista alcuna conseguenza.

Negli altri casi , il contribuente dovrà fornire adeguati chiarimenti, in assenza dei quali si procede all’accertamento sintetico basato sulle spese sostenute (art. 38, comma 4, del D.p.r. n. 600/1973) o su un diverso strumento presuntivo (previsto dal comma 5 dell’art. 38, in atto nella fase di studio).

Conclusioni: Studi di settore per tutti i cittadini

Insomma, pare di assistere ad una sorta di accertamento sulla base degli studi di settore, in questo caso rivolto a tutti i cittadini, in luogo di quello previsto per le imprese ed i professionisti.

 

2) Chiarimenti sulla tassazione delle operazioni FOREX

I contratti derivanti da operazioni FOREX, se percepiti da una persona fisica, non imprenditore, rientrano tra i redditi soggetti ad imposta sostitutiva calcolata sul differenziale di cui all’art. 68 del TUIR (somma algebrica dei differenziali positivi o negativi ed altri proventi/oneri).

Sono, quindi, deducibili le minusvalenze derivanti dalle compravendite di valute sul mercato FOREX; i differenziali positivi vanno annoverati tra i redditi diversi di natura finanziaria realizzati attraverso strumenti derivati (art. 67, comma 1, lettera c-quater del Tuir) e non nella residuale categoria dei redditi derivanti da rapporti di natura aleatoria (art. 67, comma 1, lettera c-quinquies del Tuir).

Tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria derivanti da compravendite di valute estere effettuate sul Foreign Exchange Market (FOREX).

E’ su tale disciplina che verte il contenuto della risoluzione n. 102/E del 25 ottobre 2011 emessa dall’Agenzia delle Entrate.

Come è noto, la compravendita di valute sul Foreign Exchange Market (FOREX) avviene mediante la conclusione dei cd. contratti “spot” e “rolling spot”.

L’operatività sul mercato FOREX prevede il regolamento delle transazioni mediante l’utilizzo di un margine. Pertanto, è espressamente esclusa la possibilità di consegna fisica dei controvalori della valuta intermediata.

Nel caso di contratti spot la compravendita di valute è regolata giornalmente attraverso una piattaforma elettronica di trading on line per cui le posizioni dei singoli clienti sono aperte e chiuse nella stessa giornata.

Nel caso di contratti rolling spot le operazioni chiuse al termine della giornata vengono riaperte nella giornata successiva, qualora il cliente abbia convenienza a mantenere in essere, oltre la giornata lavorativa, le posizioni di mercato assunte. In tale ipotesi, l’intermediario applica un meccanismo di rollover consistente nella chiusura e nella successiva riapertura della posizione, in modo che al termine della giornata lavorativa il cliente non potrà mai avere una giacenza di valuta estera.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate ritiene che tali contratti vadano ricondotti tra i rapporti di cui all’art. 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR, i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva in base all’art. 5 del D.Lgs. n. 461/1997.

Ai sensi dell’art. 68, comma 8, del TUIR, i suddetti redditi sono costituiti dal risultato che si ottiene facendo la somma algebrica dei differenziali positivi o negativi nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti.

Pertanto, conclude la stessa Agenzia, i chiarimenti forniti con la precedente risoluzione n. 67/E del 6 luglio 2010 non sono più validi, ma solo a decorrere dal 19 settembre 2010.

 

3) Inps: Verifica amministrativa denunce aziendali

Nell’ambito delle attività proprie dell’unità organizzativa denominata “Verifica Amministrativa”, con la propria circolare, n. 136 del 25 ottobre 2011, l’Inps ha avviato la fase sperimentale per il controllo degli importi posti a conguaglio a titolo di assegni al nucleo familiare da parte delle aziende nelle denunce retributive e contributive.

Nella citata circolare 136 l’Istituto Previdenziale ha fornito tutti i dettagli sulle modalità dell’attività di verifica amministrativa sulle denunce aziendali.

Postazione veloce per il rilascio del PIN

Per evitare rallentamenti al servizio di front office, presso tutte le agenzie dell’Istituto sarà disponibile uno sportello veloce dedicato agli utenti che si presentino presso gli uffici per l’inoltro di una domanda di prestazione/servizio e siano sprovvisti di PIN.

Tale sportello provvederà, pertanto, a rilasciare immediatamente il PIN dispositivo, informando l’utente della possibilità di utilizzare in modo autonomo le postazioni telematiche self service e a prenotare la presentazione della domanda attraverso il Contact Center Multimediale, nel caso l’utente scegliesse tale modalità.

Maggiori informazioni sono disponibili nella circolare dell’Inps n. 137 del 25 ottobre 2011.

 

4) Possibile la scelta tra l’assegno di invalidità e il bonus per la disoccupazione dopo la sentenza della Consulta

E’ ora possibile la scelta tra l’assegno di invalidità e il bonus per la disoccupazione dopo la sentenza della Consulta.

Diritto di opzione tra assegno di invalidità ed indennità di disoccupazione: Sentenza della Corte Costituzionale n. 234 di luglio 2011.

E’ questo l’argomento sul quale l’Inps ha fornito chiarimenti con la circolare n. 138 del 26 ottobre 2011.

In particolare, l’Inps precisa, in tale documento di prassi, che l’assicurato ha adesso il diritto di scegliere tra l’assegno ordinario di invalidità e l’indennità di disoccupazione limitatamente al periodo di disoccupazione indennizzato ferma restando l’incumulabilità delle due prestazioni.

Ciò poiché, la sentenza della Corte Costituzionale 19-22 luglio 2011 n. 234 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 7, del D.L. n. 148/1993, convertito dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, nonché dell’art. 1 della stessa Legge n. 236 del 1993, nella parte in cui tali norme non prevedono, per i lavoratori che fruiscono di assegno o pensione di invalidità, nel caso in cui si trovino ad avere diritto ai trattamenti di disoccupazione, il diritto di optare tra tali trattamenti e quelli di invalidità limitatamente al periodo di disoccupazione indennizzato.

Le predette norme, dichiarate costituzionalmente illegittime – laddove esse non prevedevano in favore dell’assicurato il diritto di opzione tra l’assegno di invalidità e l’indennità di disoccupazione – pertanto, hanno cessato di avere efficacia e non possono trovare applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione della Consulta (Gazzetta Ufficiale – 1ª Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 32 del 27-7-2011).

A tal fine, l’Inps fornisce le seguenti istruzioni operative.

Ai fini del corretto esercizio del diritto di opzione, l’assicurato deve presentare alla competente Struttura dell’Istituto domanda amministrativa, da cui risulti in modo non equivoco la propria volontà di scegliere l’indennità di disoccupazione in luogo dell’assegno ordinario di invalidità.

A tal fine è in corso di implementazione la procedura di presentazione della domanda di indennità di disoccupazione attraverso le modalità telematiche – direttamente da cittadino tramite WEB, Contact center integrato, Patronati/Intermediari dell’Istituto – affinché consentano di manifestare la suddetta opzione avente valore di domanda amministrativa.

Nel frattempo detta opzione verrà esercitata con apposita richiesta scritta presentata alla Struttura INPS territorialmente competente.

Nel caso in cui i lavoratori diventino titolari di assegno ordinario di invalidità dopo la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione o durante il periodo di fruizione dell’indennità medesima gli stessi possono esercitare, con apposita richiesta scritta, la facoltà di opzione a favore dell’indennità di disoccupazione entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno ordinario di invalidità.

Qualora essi non esercitino tale opzione o la esercitino in ritardo, l’importo dell’indennità di disoccupazione corrisposto diventa non dovuto e deve essere oggetto di compensazione/recupero sui pagamenti relativi all’assegno di invalidità.

In ogni caso di opzione a favore dell’indennità di disoccupazione, l’erogazione dell’assegno ordinario di invalidità resta sospesa per tutto il periodo di fruizione della predetta indennità.

I lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di disoccupazione, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento ottenendo il ripristino del pagamento dell’assegno di invalidità.

La rinuncia, che ha valore dalla data in cui viene effettuata, ha carattere definitivo e il lavoratore che l’ha esercitata non può più essere ammesso a percepire la parte residua di disoccupazione.

Viene, quindi, precisato che la sentenza della Corte Costituzionale estende i suoi effetti esclusivamente ai rapporti ancora pendenti tra l’assicurato e l’Inps a decorrere dal giorno della sua pubblicazione.

“La statuizione della Consulta non produce, invece, più alcun effetto nei confronti dei rapporti ormai irreversibilmente esauriti anteriormente a detta pronuncia di illegittimità costituzionale, per effetto di intervenuto giudicato che ha fissato definitivamente la regola iuris da applicare al caso concreto oggetto di contenzioso, oppure per effetto della loro consolidata intangibilità ascrivibile all’avveramento della prescrizione estintiva decennale oppure all’avveramento della decadenza sostanziale, istituti sanzionatori entrambi riconducibili all’inerzia del titolare del relativo diritto”.

 

5) Gestione separata Inps: In arrivo le lettere di interruzione termini

L’Istituto di Previdenza Sociale rende noto che sono in fase di ultimazione le operazioni relative alla preparazione delle lettere di interruzione dei termini prescrizionali e di recupero contributivo da inviare ai contribuenti iscritti alla Gestione separata, di cui all’art. 2, comma 26, della Legge n. 335/1995.

Quanto sopra mediante il messaggio Inps n. 20273 del 26 ottobre 2011.

In particolare, viene precisato che le lettere riguardano i contributi omessi o insufficientemente versati per compensi erogati negli anni 2001, 2002 e 2004, quali risultano dal confronto tra pagamenti e denunce GLA R-C presentati negli anni 2002, 2003 e 2005.

I soggetti interessati sono i contribuenti destinatari degli avvisi di pagamento inviati nel mese di novembre 2006, così come indicato nel messaggio n. 30991/2006, per i quali risulta la notifica della richiesta e almeno un contributo residuo a debito.

Inoltre, sono interessati i soggetti per i quali sono state effettuate interruzioni dei termini da parte delle singole sedi, registrate nella funzione “interruzione termini” presente nell’area intranet > Soggetto contribuente > Gestione separata “Servizi per i liberi professionisti e i parasubordinati”.

Le lettere, i cui schemi vengono allegati al suddetto messaggio, sono suddivise in due parti:

La prima di informazione generale, la seconda contenente i prospetti riepilogativi, riassunti nelle righe sottostanti, di tutte le informazioni utili per la determinazione del debito residuo.

Prospetto riepilogativo dei contributi dovuti”: Sono indicati i dati relativi al periodo di riferimento del compenso erogato e all’imponibile, ai versamenti effettuati, al contributo residuo a debito.

Prospetto riepilogativo delle sanzioni dovute”: Viene indicato il calcolo delle sanzioni sugli importi omessi relativi al prospetto su menzionato.

Prospetto evidenza degli estremi riferiti agli atti interruttivi”: Sono indicati gli estremi del precedente atto di avviso di interruzione dei termini, il numero della raccomandata e la data di notifica della stessa.

Prospetto riepilogativo dei versamenti effettuati con F24 privi del periodo di riferimento”: Vengono elencati i versamenti effettuati dai committenti, nei quali non è stato inserito il dato del periodo di riferimento “da – a” relativo al contributo versato.

Questi versamenti sono stati abbinati al periodo risultante a debito più vecchio e fino a capienza.

Per questa ultima evidenza, l’Inps ha predisposto una lettera diversa, nella quale si chiede al contribuente di porre particolare attenzione ai dati rappresentati, di verificarne la correttezza e soprattutto di validare la situazione esposta.

Nel caso di silenzio e dopo 30 giorni dalla data della notifica dell’avviso di pagamento, la posizione debitoria, così come indicata nel prospetto, diverrà definitiva.

Per ultimo, i contribuenti vengono invitati a versare la contribuzione entro 30 giorni utilizzando la causale contributo CXX per gli importi relativi ai contributi omessi e causale COS per le sanzioni calcolate.

Ovviamente, nel caso di mancata regolarizzazione degli importi entro i termini stabiliti, la denuncia passerà al recupero crediti per il successivo invio dell’avviso di addebito, non essendo prevista alcuna ulteriore fase amministrativa.

 

6) Commercialisti. Un documento esamina la riforma del federalismo municipale sotto l’aspetto tributario

Prime osservazioni sull’impianto della riforma del federalismo municipale sotto l’aspetto tributario.

E’ stato pubblicato, ieri pomeriggio (26 ottobre 2011), dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, sul proprio sito web (www.cndcec.it ) il documento del 19 settembre 2011 incentrato su tale disciplina.

Sotto analisi:

– L’addizionale all’Irpef;

– l’istituzione dell’imposta di soggiorno;

– l’imposta di scopo;

– la partecipazione dei comuni all’accertamento delle entrate tributarie erariali; – la seconda fase di attuazione del federalismo comunale;

– l’IMU;

– l’imposta municipale secondaria.

Il CNDCEC premette che le linee generale delineate dal D.Lgs. n. 23/2011 prevedono una attuazione in due tappe del processo di federalismo fiscale.

Una prima tappa è rappresentata da un lato, dalla devoluzione di quote di gettito di tributi erariali, dall’altro, dalla parziale riattivazione della leva fiscale, bloccata come noto dal 2008.

La seconda tappa è quella caratterizzata dalla applicazione dei nuovi tributi propri comunali che costituiranno l’ossatura del sistema tributario locale.

Queste due fasi, in origine ben distanziate e separate tra loro, essendo la prima già operativa dal 2011, mentre la seconda era prevista operasse dal 2014, stanno subendo una imprevista accelerazione alla luce dei recenti drammatici avvenimenti di natura economica e finanziaria che stanno investendo il nostro Paese.

L’esame verrà, dunque, costantemente aggiornato in ragione delle novità legislative in parte già adottate e in parte annunciate o in discussione.

 

7) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo

Riguardo il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, la norma impone ai titolari di pensione di produrre all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all’anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’IRPEF per il medesimo anno.

Per tale disciplina, l’Inps, con il messaggio n. 20284 del 26 ottobre 2011, ha fornito chiarimenti in merito all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2010

L’art. 10 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503, nell’introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone detto obbligo.

In applicazione dell’anzidetta disposizione i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2010, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo per tale anno hanno dovuto dichiarare entro il 30 settembre 2011, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno 2010, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2010.

 

Vincenzo D’Andò

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