Novità fiscali del 25 ottobre 2011, i professionisti potranno ancora essere giudici tributari?

limiti al potere di autotutela del fisco; professionisti destinati a scomparire dalle Commissioni tributarie?; nuovi strumenti integrati per la capitalizzazione delle PMI italiane; nuovi investimenti e per la crescita delle imprese: pronto il software “CreditoImpostaSicilia”; incentivo per l’assunzione dei giovani genitori: dall’INPS le modalità e le istruzioni; lavoro domestico: rilascio alle Comunità religiose e non del Pin di accesso alle comunicazioni obbligatorie; INPS: verifica del diritto a pensione ai fini della salvaguardia del nuovo regime delle decorrenze; elenco clienti e fornitori dal 2011: le prime risposte dalle Entrate; imposta di bollo sulle comunicazioni dei depositi titoli: l’Agenzia delle Entrate risponde ai quesiti delle categorie

 Indice:

 1) Limiti al potere di autotutela del fisco

 2) Professionisti destinati a scomparire dalle Commissioni tributarie ?

 3) Nuovi strumenti integrati per la capitalizzazione delle PMI italiane

 4) Nuovi investimenti e per la crescita delle imprese: Pronto il software “CreditoImpostaSicilia”

 5) Incentivo per l’assunzione dei giovani genitori: Dall’Inps le modalità e le istruzioni

 6) Lavoro domestico: Rilascio alle Comunità religiose e non del Pin di accesso alle comunicazioni obbligatorie

 

7) Inps: Verifica del diritto a pensione ai fini della salvaguardia del nuovo regime delle decorrenze

 

8) Elenco clienti e fornitori dal 2011: Le prime risposte dalle Entrate

 

9) Imposta di bollo sulle comunicazioni dei depositi titoli: L’Agenzia delle Entrate risponde ai quesiti delle categorie

 

 

1) Limiti al potere di autotutela del fisco

Con una sentenza (n. 21719 del 20 ottobre 2011) la Corte di Cassazione ha  fissato i paletti al potere di autotutela del fisco.

L’accertamento con il quale l’Amministrazione finanziaria rettifica il primo atto impositivo è indipendente e non fa cadere l’eventuale decisione pronunciata in precedenza a favore del contribuente sancita.

E’ stato, così, respinto il ricorso del Fisco che aveva rettificato in via di autotutela un accertamento e poi aveva chiesto l’inefficacia della decisione della Commissione Tributaria Provinciale favorevole all’azienda.

L’accertamento emesso in rettifica di un precedente atto è indipendente e la Commissione Tributaria, chiamata a decidere sul primo, non può pronunciarsi anche sul secondo.

In particolare, secondo la Suprema Corte il nuovo atto di rettifica, “si connota per la struttura complessa in quanto, da un lato, dispone la revoca parziale dell’originario avviso di rettifica, nella parte in cui era stato accertato un maggiore valore iniziale (tale revoca è determinata dalla nuova valutazione dell’Ufficio della congruità del valore iniziale dichiarato dal contribuente); dall’altro dispone una correzione di errore materiale ovvero una nuova liquidazione di imposta”.

Una volta, tuttavia, riconosciuto che anche l’accertamento illegittimo o infondato non esaurisce la potestà impositiva della p.a., resta irrilevante qualificare il nuovo atto, adottato in sostituzione di quello annullato o revocato, come intervento di riforma ovvero di mera correzione, non incontrando alcuno dei due atti preclusioni né sanzioni di invalidità.

Quello che più conta “è che la relazione tra atto impositivo ed atto di autotutela (sostitutivo/correttivo) è di piena autonomia, nel senso che ciascun atto è ex se idoneo a costituire la obbligazione tributaria e deve quindi essere oggetto di autonoma impugnazione”.

Per cui, nel caso in cui venga impugnato avanti il Giudice tributario un atto di rettifica poi annullato in sede di autotutela e sostituito con alto atto di contenuto parzialmente diverso non impugnato, il giudice investito della cognizione del primo atto non può esaminare il rapporto di imposta riconfigurato dall’atto di autotutela che rimane estraneo a tale giudizio in cui l’oggetto devoluto alla cognizione del giudicante, attesa la natura impugnatoria del giudizio tributario, rimane delimitato dai motivi di ricorso proposti avverso l’atto originariamente impugnato e successivamente in tutto od in parte annullato in conseguenza di rettifica o correzione determinata in sede di autotutela.

 

 

 

2) Professionisti destinati a scomparire dalle Commissioni tributarie ?

Il disegno di legge di stabilità finanziaria preoccupa la magistratura fiscale. Dopo l’incompatibilità dei giudici-professionisti contenuta nella manovra estiva ma poi rientrata, ora i giudici tributari sono di nuovo in allarme.

I liberi professionisti rischiano di sparire dalle commissioni tributarie, ma questa volta in maniera soft.

A poco a poco coloro che andranno in pensione saranno rimpiazzati da magistrati professionali.

Non sono servite a rassicurare neppure le aperture del Ministero dell’Economia sul miglioramento del trattamento economico dei giudici.

Nuovi giudici

Il DDL di stabilità interviene sul concorso da 960 posti da giudice tributario in corso di svolgimento e riservato ai giudici togati (ordinari, amministrativi, contabili e militari).

In particolare, viene previsto il reclutamento di tutti i magistrati che hanno presentato domanda (circa 2.500), purché questi siano idonei, ossia in linea con i requisiti di ammissione. Ciò indipendentemente dal numero di posti messi a concorso. Coloro che risulteranno vincitori, quindi, saranno assegnati all’ufficio indicato come prima preferenza in soprannumero, fino a quando potranno occupare i posti in organico che verranno lasciati liberi.

 

 

 

3) Nuovi strumenti integrati per la capitalizzazione delle PMI italiane

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Borsa Italiana, insieme alla Banca europea per gli investimenti, al Fondo Italiano d’Investimento e a SACE, hanno presentato ieri (24.10.2011) alcune importanti iniziative volte a favorire le PMI italiane. Si tratta di un azione congiunta che evidenzia la grande importanza che viene attribuita allo sviluppo del settore delle PMI.

Obiettivo comune è il rafforzamento della patrimonializzazione delle imprese di minori dimensioni per favorire il finanziamento di progetti di medio-lungo termine, la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione e la capacità competitiva nel mutato scenario globale.

E’ quanto ha reso noto lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato stampa n. 167 del 24 ottobre 2011.

Questi di seguito i nuovi strumenti illustrati:

– L’accordo di co-investimento tra Fondo Europeo per gli Investimenti e Fondo Italiano di Investimento mira a favorire la patrimonializzazione e lo sviluppo delle PMI attraverso il sostegno ai fondi di capitale di rischio dedicati alla crescita. L’accordo prevede uno stanziamento iniziale di 100 milioni di Euro per ciascuna istituzione, rinnovabili per tranche. L’attività comune riguarderà tanto la condivisione di informazioni in materia di ricerca di opportunità di investimenti, quanto l’istruttoria, l’analisi progettuale e finanziaria ed il successivo monitoraggio. La collaborazione, oltre a mettere a fattor comune la profonda conoscenza del mercato italiano di entrambi gli investitori istituzionali, consentirà di incrementare sensibilmente le risorse finanziarie disponibili per la crescita del nostro sistema delle imprese di piccola e media dimensione, permettendo altresì di rafforzare, rendendo solida e trasparente, la corporate governance dei fondi di investimento nei quali sarà effettuato il commitment, creando quindi le basi per attrarre ulteriori risorse di capitale dal mercato sia domestico che internazionale.

– ELITE è un progetto nato dalla collaborazione tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Borsa Italiana. Si tratta di un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale rivolto alle PMI orientate alla crescita. Ha l’obiettivo di stimolare l’eccellenza, nella direzione di una maggiore trasparenza ed efficienza gestionale, e sostenere l’avvicinamento culturale delle imprese ai mercati finanziari. ELITE dà inoltre visibilità alle società partecipanti all’iniziativa attraverso un sito dedicato alla diffusione delle informazioni societarie rilevanti per i principali stakeholders, tra cui investitori istituzionali, controparti commerciali e pubblico. Nell’ambito del programma, Borsa Italiana si pone come tutor delle PMI e ha l’obiettivo di accompagnarle lungo un ideale percorso di sviluppo coerente e personalizzato.

Borsa Italiana e il Fondo Italiano d’Investimento SGR hanno firmato un accordo finalizzato alla promozione di ELITE e a sensibilizzare le piccole e medie imprese sui benefici che è possibile trarre dalla partecipazione al programma. Tale accordo prevede inoltre che il Fondo Italiano d’Investimento candidi a ELITE le proprie partecipate dirette nonché stimoli i fondi beneficiari dei suoi capitali affinché a loro volta candidino al servizio le società da essi partecipate.

– SACE ha messo a punto un nuovo strumento che contribuirà al rafforzamento della struttura patrimoniale delle PMI italiane, aumentandone la competitività sui mercati internazionali. L’iniziativa, che avrà una dotazione iniziale di € 50 milioni, mira all’acquisizione e alla gestione di partecipazioni rilevanti in PMI quotate o quotande sul mercato italiano con un modello di business possibilmente orientato all’esportazione. Gli investimenti, effettuati attraverso un primario gestore specializzato nel mercato delle small cap, avranno un orizzonte temporale di 3-5 anni e saranno rivolti a PMI quotate (senza limite inferiore di capitalizzazione di Borsa) e in fase di quotazione. Le PMI target potranno così fare affidamento su una fonte di finanziamento stabile e su una strategia di investimento di medio-lungo periodo improntata a logiche industriali, pienamente compatibile con il profilo istituzionale di SACE.

 

 

 

4) Nuovi investimenti e per la crescita delle imprese: Pronto il software “CreditoImpostaSicilia”

E’ disponibile da ieri (24 ottobre 2011), sul sito dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, il software (versione 1.0.0 del 24/10/2011) CreditoImpostaSicilia che consente la compilazione della Istanza contenente i dati degli investimenti nella Regione Siciliana.

Ciò poiché la Regione Sicilia ha previsto la concessione di un credito di imposta per le imprese che effettuano investimenti in Sicilia dopo la data di comunicazione dell’ammissione all’agevolazione fino il 31 dicembre 2013 (Legge regionale n. 11 del 17/11/2009).

Chi sono interessate

Il credito d’imposta può essere richiesto dalle imprese, comprese quelle artigiane, che operano nei seguenti settori:

– attività estrattive;

– manifatturiere;

– turismo;

– servizi legati all’information-technology;

– agroalimentare (trasformazione dei prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura).

Sono, però, escluse dall’agevolazione quelle che operano nei seguenti settori:

– Industria carbonifera;

– industria siderurgica;

– industria delle fibre sintetiche (come definiti rispettivamente negli allegati I e II degli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013);

– creditizio, finanziario e assicurativo.

Il credito, inoltre, non può essere richiesto per i grandi progetti di investimento e dalle imprese in difficoltà (ai sensi degli “Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà”).

Bonus sotto forma di credito d’imposta

L’agevolazione consiste in un contributo erogato nella forma di credito di imposta da usufruire in compensazione per i nuovi investimenti in beni strumentali effettuati in Sicilia successivamente alla data di comunicazione dell’ammissione all’agevolazione fino il 31 dicembre 2013 (L.R. 17/11/2009, n. 11).

Il credito è maggiore per gli investimenti effettuati da imprese che hanno attuato, prima della presentazione dell’istanza di agevolazione, processi di concentrazione (per esempio fusione di più imprese, incorporazione di una o più imprese da parte di altra impresa, acquisizione del controllo di società, ecc.).

Sono agevolabili i “nuovi investimenti”

Sono agevolabili, in generale, i “nuovi investimenti” intesi come beni materiali ed immateriali nuovi rientranti in un progetto di investimento iniziale (artt. 102, 102 bis e 103 del T.U.I.R., ovvero Dpr 917/1986).

Si tratta di:

– Autoveicoli con tara uguale o superiore a 5 quintali;

– attrezzatura varia e minuta;

– impianti e macchinari specifici;

– impianti e macchinari generici;

– costruzioni leggere, tettoie e baracche;

– beni immobili;

– terreni e immobili, ammissibili alle agevolazioni per un importo totale non superiore al 25 per cento del costo complessivo del progetto d’investimento iniziale proposto.

Beni esclusi

Sono esclusi dall’agevolazione:

– i beni usati;

– gli investimenti in immobilizzazioni immateriali che non costituiscono beni ma meri costi (pubblicità, avviamento);

– le autovetture;

– gli autoveicoli con tara inferiore a 5 quintali;

– gli autocarri derivati da autovetture;

– i motoveicoli e simili;

– i mobili e le macchine ordinarie di ufficio.

Requisiti per chiedere l’agevolazione

Per chiedere l’agevolazione sono necessari i seguenti requisiti:

– L’impresa deve partecipare alla copertura finanziaria del progetto in misura non inferiore al 25%;

– l’acquisizione del bene mediante contratti di locazione finanziaria deve comportare anche l’acquisizione del bene a scadenza del contratto (fanno eccezione terreni e beni immobili);

– per gli investimenti effettuati mediante contratti di leasing è ammesso solo il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni. Sono escluse le spese di manutenzione.

Condizioni

I beni immateriali devono:

– Essere utilizzati esclusivamente nella struttura produttiva in cui sono realizzati gli investimenti rilevanti ai fini dell’agevolazione;

– essere considerati ammortizzabili;

– essere acquistati da terzi a condizioni di mercato;

– figurare all’attivo e restare nello stabilimento del beneficiario dell’agevolazione per un periodo di almeno cinque anni per le imprese di grandi dimensione e di tre anni per le Piccole e medie imprese (Pmi);

– l’investimento agevolato deve essere mantenuto nel territorio della Regione e della destinazione funzionale dei beni oggetto del progetto di investimento agevolato per un periodo minimo di cinque anni per le imprese di grandi dimensione e di tre anni per le Pmi dalla data di ultimazione del progetto stesso;

– il leasing di terreni e di immobili deve proseguire per almeno cinque anni per le imprese di grandi dimensione e tre anni per le Pmi dopo la data prevista di completamento del progetto di investimento;

– per le grandi imprese i costi di investimento in attivi immateriali derivanti da trasferimenti di tecnologia mediante l’acquisto di diritti di brevetto, licenze, know-how o conoscenze tecniche non brevettate sono ammissibili solo fino al 50% della spesa di investimento totale del progetto.

Compilazione dell’istanza

Per la compilazione dell’istanza viene fatto rinvio alla circolare assessoriale n. 1 del 4 marzo 2011 ed alle istruzioni per la compilazione dei modelli (ICIS e RICIS) reperibili nel sito della Regione siciliana (www.regione.sicilia.it – Credito di imposta per nuovi investimenti e per la crescita dimensione delle imprese – Decreti, circolari, modulistica ed istruzioni).

Certificazione antimafia

La richiesta della certificazione antimafia deve essere effettuata secondo le modalità di cui al paragrafo 15 – lettera B) della circolare assessoriale n. 1 del 4 marzo 2011 reperibile nel sito della Regione siciliana (www.regione.sicilia.it – Credito di imposta per nuovi investimenti e per la crescita dimensione delle imprese – Decreti, circolari, modulistica ed istruzioni).

Come utilizzare il credito d’imposta

L’utilizzo del credito, per il quale si applicano le vigenti disposizioni statali in materia di compensazione, è consentito solo entro i limiti del credito di imposta maturato in ragione degli investimenti realizzati e nel rispetto di limiti massimi pari al 30% nell’anno di accoglimento dell’istanza e 70% nell’anno successivo e al 100% nel secondo anno successivo.

La parte di credito eccedente le misure massime sopra indicate per ciascun anno deve essere riportata negli anni successivi e potrà essere fruita entro il secondo anno successivo alla presentazione dell’istanza.

Tuttavia, in caso di incapienza, il contribuente potrà utilizzare il credito residuo anche dopo il secondo anno successivo alla presentazione dell’istanza e comunque non oltre il 31 dicembre 2015.

Il credito è fruibile solo dalla data della comunicazione dell’acquisizione da parte dei competenti Dipartimenti dei favorevoli esiti del controllo di legittimità da parte della Corte dei Conti e della certificazione antimafia (ove richiesta) e, comunque, in data non anteriore al sostenimento dei costi relativi all’investimento indicato nella preventiva istanza inviata telematicamente e per il quale è stato ottenuto il relativo accoglimento, tenendo conto che l’avvio dell’investimento deve essere successivo alla data di accoglimento dell’ istanza.

Come calcolare il credito d’imposta

Il credito d’imposta si determina applicando all’ammontare delle spese agevolabili (investimento netto) le intensità di aiuto nella misura stabilita dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013.

La formula per il calcolo è la seguente:

Credito d’imposta = investimento x intensità di aiuto

Ai fini della concessione del beneficio fiscale, l’ammontare è calcolato a partire dal costo complessivo del nuovo investimento, ammissibile ad agevolazione per il seguente importo:

– Non inferiore a euro cinquantamila e non superiore a euro cinquecentomila per le microimprese, anche artigiane;

– non inferiore a euro centomila e non superiore a euro un milione per le piccole imprese;

– non inferiore a euro cinquecentomila e non superiore a euro quattro milioni per le medie e grandi imprese;

– non inferiore a euro centomila e non superiore a euro quattro milioni per imprese del settore del turismo;

– non superiore a euro otto milioni per gli investimenti effettuati dalle piccole e medie imprese (PMI) derivanti da concentrazione di imprese esistenti (articolo 3 L.R. n. 11/2009).

All’importo così calcolato si applicano le seguenti intensità di aiuto:

Imprese operanti nei settori delle attività estrattive, manifatturiere, del turismo e dei servizi

 Dimensioni imprese

Massimali di intensità di aiuto

Massimali di intensità di aiuto per investimenti effettuati da imprese che hanno attuato processi di concentrazione (*)

Grandi

24%

Non possono beneficiare

Medie

32%

36% – 38% – 40%

Piccole

40%

45%- 47.5% – 50%

 

Imprese operanti nell settore della trasformazione di prodotti agricoli in beni elencati nell’allegato I del trattato

 Dimensioni imprese

Massimali di intensità di aiuto

Massimali di intensità di aiuto per investimenti effettuati da imprese che hanno attuato processi di concentrazione (*)

Imprese diverse dalle PMI (fatturato superiore a 200 milioni di EUR e più di 750 persone occupate)

Non possono beneficiare

Non possono beneficiare

Imprese diverse dalle PMI (fatturato inferiore a 200 milioni di EUR e meno di 750 persone occupate)

Non possono beneficiare

Non possono beneficiare

Medie imprese

40%

45% – 47,50% – 50%

Medie imprese ubicate in zone agricole svantaggiate

42,50%

45% – 47,50% – 50%

Piccole imprese

40%

45% – 47,50% – 50%

Piccole imprese ubicate in zone agricole svantaggiate

42,50%

45% – 47,50% – 50%

(*) Per processo di concentrazione si intende:

– La costituzione di un’impresa per fusione di più imprese;

– l’incorporazione di una o più imprese da parte di altra impresa;

– l’acquisizione del controllo di società (art. 2359 del codice civile);

– la partecipazione finanziaria al fine di esercitare l’attività di direzione e coordinamento (art. 2497 e seguenti del codice civile;

– la costituzione del gruppo cooperativo (art. 2545-septies del codice civile).

Cumulo

Le regole del cumulo previste dall’art. 1, comma 9, della L.R. n. 11/2009 sono indicate nel paragrafo 4 Cumulabilità della circolare assessoriale n. 1 del 4 marzo 2011 reperibile nel sito della Regione siciliana (www.regione.sicilia.it – Credito di imposta per nuovi investimenti e per la crescita dimensione delle imprese – Decreti, circolari, modulistica ed istruzioni).

Compilazione e invio

L’Istanza va compilata e trasmessa in via telematica all’Agenzia delle Entrate, oltre che con il software messo a disposizione gratuitamente dal 24 ottobre 2011, anche  da quelli reperibili sul mercato.

 

 

 

 

5) Incentivo per l’assunzione dei giovani genitori: Dall’Inps le modalità e le istruzioni

Incentivo per l’assunzione a tempo indeterminato dei soggetti iscritti nella “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”: Modalità operative ed istruzioni contabili.

Su tale materia verte la il messaggio dell’Inps n. 20065 del 21 ottobre 2011.

Con la circolare n. 115 del 5.9.2011, l’Inps ha già illustrato l’incentivo a favore delle imprese private e delle società cooperative che assumono i soggetti iscritti nella “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, prevista dal decreto del Ministro della Gioventù del 19 novembre 2010 (pubblicato in G.U. 27 dicembre 2010).

Le aziende, a seguito dell’assunzione, devono richiedere il relativo beneficio economico avvalendosi del modulo telematico messo a disposizione all’interno di una nuova funzionalità del Cassetto previdenziale Aziende, denominata “Istanze on-line”, presso il sito internet www.inps.it.

Attribuzione del codice di autorizzazione

Entro il giorno successivo all’invio dell’istanza, l’Inps, effettuati con esito positivo i controlli automatizzati in ordine all’iscrizione del lavoratore nella banca dati e in ordine alla correttezza formale delle dichiarazioni del datore di lavoro, attribuirà automaticamente alla posizione contributiva interessata il codice autorizzazione “4M” che, da settembre 2011, assume il nuovo significato di “Azienda autorizzata a fruire dell’incentivo per assunzione giovani genitori – DM 19 novembre 2010, su G.U. n.301/2010”.

Il codice di autorizzazione avrà validità per il mese stesso di attribuzione più ulteriori dodici mensilità.

Modalità di esposizione nel flusso Uniemens

L’incentivo autorizzato dovrà essere fruito, fino al raggiungimento della misura di € 5.000,00, in quote mensili non superiori alla retribuzione maturata nel singolo mese dal lavoratore, ferma restando la permanenza del rapporto di lavoro.

 

 

 

 

6) Lavoro domestico: Rilascio alle Comunità religiose e non del Pin di accesso alle comunicazioni obbligatorie

Per le comunità il Pin viene rilasciato solo presso le sedi dell’Inps.

I requisiti che le comunità religiose, e non, devono avere, perché si possano qualificare come datori di lavoro domestico sono:

– essere stabili, permanenti e continuative di “tetto e mensa”;

– assenza di fini di lucro, politico, culturale , sportivo o di svago.

La presenza di entrambi i requisiti garantisce che la prestazione mantenga la natura di lavoro domestico, definito all’art. 1 della Legge 339/58 come opera resa per il funzionamento della vita familiare, in quanto le comunità, cosi come individuate, sono assimilabili per i soggetti che ne fanno parte alla propria famiglia.

La precisazione è contenta nel messaggio dell’Inps, n. 20064 del 21 ottobre 2011.

Vengono, quindi, ricondotti, in un elenco esemplificativo e non esaustivo:

Le case famiglia, i seminari, le comunità familiari di assistenza , le convivenze di sacerdoti anziani cessati dal ministero parrocchiale o dal servizio diocesiano, le comunità militari, purché siano rispettati i requisiti richiesti.

Mancando detti requisiti, si viene a configurare l’assunzione di un addetto alle pulizie secondo il CCNL di riferimento per il settore interessato.

Pertanto, tenuto conto che la circolare n. 49 del 1 marzo 2011 ha introdotto in via esclusiva dal 1° aprile 2011 l’obbligatorietà del canale telematico per le comunicazioni in materia di lavoro domestico, previa identificazione con PIN, l’Inps ha reso disponibile un apposito profilo di identificazione per le comunità.

Il rilascio del Pin a questo particolare datore di lavoro domestico può avvenire solo presso le sedi, in quanto deve essere verificato – n base all’atto costitutivo, allo statuto e ad ogni documento utile – l’effettivo possesso dei requisiti che comportano il riconoscimento della natura di datore di lavoro domestico.

Il Pin utile all’ accesso ai servizi per i lavoratori domestici per conto della comunità è rilasciato esclusivamente al rappresentante legale della comunità stessa.

I servizi online verificano tale requisito sulla base delle informazioni presenti nell’Anagrafe Tributaria, consentendo o meno il rilascio.

Per ottenere il rilascio del PIN:

Il rappresentante legale della comunità, allegando copia del documento di identità, deve compilare e sottoscrivere il modulo di richiesta allegato e consegnarlo, anche tramite un suo delegato, alla Sede INPS di competenza;

il personale della Sede INPS, dopo aver verificato la correttezza formale della richiesta, l’identità del richiedente e l’esistenza dei requisiti sopra riportati provvederà al rilascio del PIN selezionando la classe utente “Comunità che impiega LD”.

Qualora il rappresentante legale sia già in possesso di un PIN per altre finalità (per esempio come cittadino) si dovrà procedere a revocare il PIN in essere, assegnare un nuovo PIN con la suddetta classe utente, ripristinando le autorizzazioni presenti sul precedente PIN.

Completata l’operazione di accreditamento presso la sede INPS, il soggetto abilitato, ove ne sia in possesso, potrà utilizzare in luogo del PIN anche la propria CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

 

 

 

7) Inps: Verifica del diritto a pensione ai fini della salvaguardia del nuovo regime delle decorrenze

L’Istituto di Previdenza riassume le modalità di effettuazione della verifica dei requisiti per l’applicazione della salvaguardia e le conseguenti modifiche apportate alla procedura UNICARPE.

Inoltre, l’Inps con il messaggio n. 20062 del 21 ottobre 2011 (riguardante la verifica del diritto a pensione ai fini della salvaguardia del nuovo regime delle decorrenze – c.d diecimila -, secondo l’art. 12, commi 5 e 5bis, della Legge n. 122 del 30 luglio 2010) avverte che la procedura è stata implementata per consentire di individuare, per ogni soggetto, sia la decorrenza previgente, sia quella ai sensi della Legge 122/2010.

Tale implementazione si è resa necessaria per determinare il periodo di prolungamento della prestazione a sostegno, di cui al comma 5 bis della citata Legge n. 122/2010, tra la vecchia e la nuova finestra.

In precedenza, lo stesso Istituto previdenziale, con le circolari n. 126 del 25 settembre 2010 e n. 53 del 16 marzo 2011 ha fornito le prime istruzioni per l’applicazione della salvaguardia di cui all’art. 12, comma 5, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122 ed integrato dall’art. 1, comma 37, della Legge 13 dicembre 2010, n. 220.

Altresì, con la circolare n. 90 del 24 giugno 2011 convalidata dal Ministero del Lavoro, ha fornito le prime indicazioni per l’individuazione della platea dei potenziali beneficiari della disposizione in oggetto.

In seguito ha fornito alle strutture territoriali, per il tramite delle direzioni regionali, gli adempimenti propedeutici per la predisposizione della graduatoria dei destinatari.

 

 

 

8) Elenco clienti e fornitori dal 2011: Le prime risposte dalle Entrate

Operazioni Iva sopra i 3mila euro: L’Agenzia risponde ai quesiti. In arrivo il software gratuito necessario per compilare l’elenco clienti e fornitori, la cui prima scadenza è stata rinviata a dicembre prossimo, in particolare al 31.12.2011, in luogo del 31.10.2011.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, il 24 ottobre 2011, sul  proprio sito web (www.agenziaentrate.it) le risposte ai quesiti sul cd. “spesometro” proposti da operatori professionali e associazioni di categoria, con particolare attenzione ai criteri per l’individuazione delle operazioni rilevanti e alle modalità di trasmissione telematica dei dati (cd. elenco clienti e fornitori reso nuovamente operativo dal 2011).

In arrivo anche il software gratuito per rendere più agevole la compilazione della comunicazione dei dati sulle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo pari o superiore a 3.000 euro.

Lo rende noto il comunicato stampa della stessa Agenzia delle Entrate n. 171 del 24 ottobre 2011.

Operazioni Snai rilevanti

L’Agenzia conferma che i corrispettivi Snai rientrano tra le operazioni rilevanti. Devono, infatti, essere comunicati i corrispettivi risultanti dagli estratti conto quindicinali Snai al gestore degli apparecchi da intrattenimento, le fatture emesse dal pubblico esercizio nei confronti del gestore degli apparecchi e i corrispettivi derivanti da singole giocate al Lotto.

Niente comunicazione se l’operazione è targata Ue

Nessun obbligo di comunicazione per le operazioni sopra i 3.000 euro se queste sono state effettuate in ambito comunitario.

Infatti, queste movimentazioni sono già mappate attraverso i modelli Intra e i dati presenti nel sistema Vies.

Compilazione a portata di contribuente

Per semplificare ulteriormente gli obblighi di comunicazione, migliorando la qualità delle informazioni trasmesse, l’Agenzia metterà a disposizione un software di compilazione che andrà ad affiancarsi al software di controllo già disponibile.

 

 

 

9) Imposta di bollo sulle comunicazioni dei depositi titoli: L’Agenzia delle Entrate risponde ai quesiti delle categorie

Per le comunicazioni relative ai depositi di titoli con saldo zero non è dovuta l’imposta di bollo. E’ questo uno dei chiarimenti forniti con la circolare 46/E del 24 ottobre 2011 dell’Agenzia delle Entrate che ha, così, risposto ai quesiti del settore bancario e finanziario sulle nuove disposizioni introdotte dal D.L. n. 98 del 2011.

Ecco di seguito la sintesi contenuta nel comunicato stampa n. 172 del 24 ottobre 2011 emesso dalla stessa Agenzia delle Entrate:

Tale circolare precisa, inoltre, che le società di intermediazione mobiliare devono applicare l’imposta di bollo sulle loro comunicazioni e che per determinare la data di emissione della comunicazione bisogna sempre fare riferimento a quella di chiusura del rendiconto.

Le società di intermediazione mobiliare applicano l’imposta

Sono tenute, infatti, come tutti gli altri intermediari, all’applicazione dell’imposta per le comunicazioni relative ai depositi titoli inviate ai propri clienti, mentre la norma non si applica nei casi in cui i rapporti non siano riconducibili alla custodia e all’amministrazione di titoli.

Saldo zero, zero imposta

L’Agenzia chiarisce che se alla data di chiusura del periodo rendicontato il deposito di titoli ha saldo zero, non si applica nessun imposta sulla comunicazione, nemmeno quella di valore pari a 1,81 euro.

Il rendiconto vince sull’incertezza

Per rendere la norma di più facile applicazione e per ragioni di certezza e trasparenza nel rapporto con l’Amministrazione finanziaria, gli operatori devono considerare come data di emissione della comunicazione quella di chiusura del rendiconto.

Come determinare lo scaglione

Per calcolare l’imposta bisogna tenere in considerazione il valore complessivo dei titoli detenuti presso lo stesso intermediario e individuare quello economicamente più rilevante. Per il deposito di maggiore ammontare l’imposta di bollo va calcolata sommando il valore di tutti i depositi presso lo stesso intermediario, mentre per tutti gli altri l’imposta va calcolata in base al valore raggiunto dal singolo deposito al termine del periodo di rendicontazione.

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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