Novità fiscali dell'11 ottobre 2011

le donazioni “sotto franchigia” non tollerano l’imposta di registro; nuove soglie per i reati penali tributari: favoriscono le grandi imprese; fisco: nuovo look per i siti web regionali delle Entrate; Financial Transation Tax (FTT): consultazioni aperte; studi di settore: è rottura con le collaborazioni tra fisco/associazioni di categoria; cassa Colf: necessita l’emissione di un nuovo MAV

 

 Indice:

 1) Le donazioni “sotto franchigia” non tollerano l’imposta di registro

 2) Nuove soglie per i reati penali tributari: favoriscono le grandi imprese

 3) Fisco: Nuovo look per i siti web regionali delle Entrate

 4) Financial Transation Tax (FTT): Consultazioni aperte

 5) Studi di settore: è rottura con le collaborazioni tra fisco/associazioni di categoria ?

 6) Cassa colf: necessita l’emissione di un nuovo MAV

1) Le donazioni “sotto franchigia” non tollerano l’imposta di registro

Gli atti già esenti dall’imposta sulle donazioni (donazioni sotto franchigia), si registrano gratuitamente, senza dover pagare la quota fissa di 168 euro prevista in materia di imposta di registro.

Inoltre, sugli atti con più disposizioni che non hanno contenuto patrimoniale, come ad es. più rinunce all’eredità non precedute da un’accettazione, si applica l’imposta di registro una sola volta in misura fissa.

Si tratta dei chiarimenti che sono contenuti nella circolare 44/E del 7 ottobre 2011 dell’Agenzia delle Entrate, che si é soffermata su come applicare l’imposta di registro agli atti che contengono più disposizioni, dissipando, così, i dubbi sollevati dal Consiglio Nazionale del Notariato.

Niente imposta di registro per le donazioni sotto franchigia

Per gli atti che contengono una o più donazioni di valore inferiore alla franchigia (1 milione di euro per il coniuge e i parenti in linea retta, 100mila euro per fratelli e sorelle, 1,5 milioni di euro per i portatori di handicap) non deve essere corrisposta l’imposta di registro.

Registro unico per gli atti con più disposizioni a contenuto non economico

Gli atti con più disposizioni senza contenuto patrimoniale sono soggetti a registrazione in termine fisso con l’applicazione di un’unica imposta di registro (168 euro).

Tra gli esempi citati nella circolare, documenti che contengono più atti di procura o più rinunce all’eredità (se non precedute dall’accettazione).

Percorso analogo per gli atti societari, come i verbali d’assemblea, che contengono modifiche statutarie relative alla sede, alla denominazione della società e così via, tassati con un’unica imposta di registro fissa, per la mancanza di contenuto patrimoniale.

 

 

 

2) Nuove soglie per i reati penali tributari: favoriscono le grandi imprese

La doppia combinazione tra imposte evase e superamento del 30% del volume

d’affari agevola le grandi imprese con fatturati oltre i 10 milioni di euro.

In tal senso è stato rilevato in dottrina (Guida ai controlli fiscali de Il Sole 24 Ore, n. 10 di ottobre 2011).

Accertamenti più facili, moltiplicazione dei procedimenti penali per i reati tributari, ma, secondo tale tesi, difficilmente il grande evasore andrà in carcere.

Ciò poiché nel caso di condanna per uno dei reati tributari, non si applica la sospensione condizionale della pena solo quando l’imposta evasa supera i tre milioni di euro ed è superiore al 30% del volume d’affari.

I delitti di cui agli artt. da 2 a 10, D.Lgs. n. 74/2000, che disciplina i reati penali in materia di Iva e imposte sui redditi, sono quelli relativi alla dichiarazione fraudolenta mediante false fatture o altri artifici, la dichiarazione infedele, l’omessa dichiarazione, l’emissione di false fatture, l’occultamento e distruzione di scritture contabili.

La doppia combinazione tra imposte evase per più di tre milioni di euro e contestuale superamento del 30% del volume d’affari agevola, dunque, le grandi imprese con fatturati oltre i 10 milioni di euro.

Insomma, secondo citata dottrina, la conseguenza è che, a parità di imposte evase, va in carcere l’imprenditore che ha un fatturato più basso.

È stabilito che le nuove disposizioni di cui al comma 36-vicies dell’art. 2, D.L. 138/2011, convertito in Legge n. 148/2011 (manovra di ferragosto), sono applicabili ai fatti commessi a partire dal 18 settembre 2011.

Nuovi limiti

Per i seguenti reati sono cambiate le soglie di configurazione della fattispecie delittuosa:

Dichiarazione fraudolenta con fatture false:

Si applica, a prescindere dall’importo delle fatture false, la sanzione della reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni;

dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: Le soglie sono divenute rispettivamente di 30 mila euro (imposta evasa) e di 1 milione di euro (base imponibile sottratta all’imposizione);

dichiarazione infedele: Le soglie sono divenute rispettivamente di 50 mila euro (imposta evasa) e di 2 milioni di euro (base imponibile sottratta all’imposizione);

omessa presentazione della dichiarazione: La soglia è scesa a 30 mila euro.

Conferma del limite di cinquantamila euro per omesso versamento di ritenuta ed Iva

Medesima dottrina non ha poi mancato di fare notare che è rimasta immutata la vecchia disciplina, in materia di reati penali tributari, riguardante il caso dell’omesso versamento di ritenute d’acconto, nonché dell’omesso versamento di Iva.

A tal fine, viene ricordato che il comportamento del contribuente che non versa l’Iva dichiarata a debito in sede di dichiarazione annuale è assimilato, sotto il profilo sanzionatorio, a quello del sostituto d’imposta che non versa le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti.

Difatti, il Legislatore continua a stabilire che la norma di cui all’art. 10-bis, D.Lgs. n. 74/2000 si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’Iva, a condizione che l’omesso versamento superi l’importo di 50 mila euro per ciascun periodo d’imposta.

 

 

 

3) Fisco: Nuovo look per i siti web regionali delle Entrate

Ancora più vicini al cittadino con notizie, recapiti e posta certificata. Restyling a misura di contribuente per i siti web regionali dell’Agenzia delle Entrate.

Informazioni, contatti e indirizzi di Posta elettronica certificata: Tutto a portata di click.

Lo rende noto la stessa Agenzia delle Entrate con il comunicato stampa del 10 ottobre 2011.

Le finestre istituzionali regionali si rinnovano con una nuova veste grafica in linea con quella nazionale, per incontrare sempre meglio le esigenze dei cittadini.

Per consultare le nuove pagine dedicate basta andare sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, cliccare su “siti regionali” e scegliere la propria regione.

Filo diretto con le Entrate già dalla home page

Competenze, orari, e-mail, numeri di telefono e indirizzi degli uffici territoriali sono disponibili a partire dalle singole home page regionali. Attraverso la cartina di ciascuna regione, infatti, è possibile “navigare” le realtà territoriali per avere tutte le informazioni utili.

In primo piano un “bottone” dedicato alla Pec, la Posta elettronica certificata, il nuovo strumento di comunicazione che ha la stessa valenza legale della tradizionale raccomandata con ricevuta di ritorno:

basta cliccarci sopra per conoscere tutti gli indirizzi pec attivi presso le Direzioni provinciali e regionali.

La “Direzione comunica” sotto i riflettori

Appena sotto il box “Posta certificata”, la sezione “La Direzione comunica” è dedicata alle iniziative di comunicazione regionale come eventi e convegni, incontri “Fisco e scuola”, comunicati stampa e prodotti editoriali.

Le notizie più importanti per i cittadini, così come selezionate da ogni singola redazione regionale, sono in “Primo piano” in Home page.

Su e giù per restare in regione o “partire” per il sito nazionale

La testata dei siti offre la possibilità di navigare nelle principali sezioni regionali: La Direzione, Uffici, Servizi, Documentazione, Contatti utili, di utilizzare il motore di ricerca e di accedere, inserendo le proprie credenziali, ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Infine, conclude il citato comunicato: Attraverso il footer, a piè di pagina, è, invece, immediato il collegamento con il sito internet nazionale www.agenziaentrate.gov.it.

 

 

 

4) Financial Transation Tax (FTT): Consultazioni aperte

La Commissione Europea ha presentato il 28 settembre una proposta, COM(2011)594, volta a introdurre un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

L’imposta sulle transazioni finanziarie si applicherebbe a tutte le transazioni di strumenti finanziari tra enti finanziari per le quali almeno una controparte della transazione sia stabilita all’interno dell’UE. Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%.

La Commissione ha proposto che l’imposta entri in vigore il 1 gennaio 2014.

Il Dipartimento delle Finanze, con la nota del 10 ottobre 2011, ha invitato gli interessati ad inviare contributi e osservazioni ritenuti utili sulla proposta, disponibile nelle versioni linguistiche (EN, FR).

I contributi possono essere inviati entro il 30 ottobre 2011.

Al termine della consultazione sarà pubblicato un resoconto dei contributi pervenuti.

I contributi forniti dai soggetti che aderiscono alla consultazione non costituiscono alcun titolo, condizione o vincolo rispetto ad eventuali successive decisioni del Dipartimento delle Finanze.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a questo punto, ha concluso la suddetta nota del 10 ottobre 2011 chiedendo appunto l’invio di un contributo in merito (basta cliccare sull’apposita voce “invio contributo”, posta sul sito www.finanze.it .

 

 

 

5) Studi di settore: è rottura con le collaborazioni tra fisco/associazioni di categoria ?

In materia di collaborazione per la buona riuscita dell’applicazione dell’accertamento fiscale sulla base degli studi di settore, si profila una rottura del rapporto di collaborazione tra categorie e Fisco.

Sotto accusa l’inasprimento delle sanzioni per la mancata o l’errata comunicazione dei dati rilevanti, poiché considerata comunque falsa.

Altra norma contestata é quella che prevede che l’Amministrazione finanziaria debba più motivare necessariamente la risultanze del software Gerico sfavorevoli ai contribuenti.

Una di queste associazioni ha riscontrato una incoerenza tra quanto fatto per rendere più affidabili gli studi di settore e permettere poi al Fisco di disconoscere la congruità dei ricavi per consentire l’applicazione di altri metodi di accertamento non condivisi.

Mentre altra “forza” di categoria ha evidenziato come sia necessario ritornare alla normativa precedente anche perché gli interventi arrecati dal Legislatore non sono stati omogenei.

 

 

6) Cassa colf: necessita l’emissione di un nuovo MAV

MAV da rifare per pagare i contributi del lavoro domestico dovuti a Cassa Colf.

Infatti, ieri (10 ottobre 2011) sono scaduti i contributi per collaboratori familiari e prestatori d’assistenza relativi al 3° trimestre 2011.

L’Inps per prassi, invia presso il domicilio del datore di lavoro indicato sulla domanda di iscrizione del lavoratore, i MAV elettronici prestampati necessari per effettuare i pagamenti, ma non contengono gli importi dovuti a Cassa Colf.
Lo ha evidenziato il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro con la nota pubblicata sul proprio sito web il 10 ottobre 2011.

Infatti, viene affermato che il versamento a Cassacolf è obbligatorio per i datori che applicano il CCNL ed è condizione indispensabile per poter accedere, sia da parte del datore di lavoro, sia del lavoratore, alle prestazioni: Indennità per ricovero e ticket sanitari per i lavoratori e ai datori copertura contro il rischio d’infortunio dei domestici, anche in itinere, di cui possano ritenersi responsabili.

L’importo del versamento dovrà essere determinato moltiplicando € 0,03 per le ore per le quali si versano i contributi obbligatori (ore lavorate del trimestre).

I contributi all’Inps si calcolano trimestralmente in base all’orario di lavoro, alle settimane retribuite e ai valori contributivi stabiliti annualmente.

Con i dati contenuti nell’assunzione, l’Istituto provvede ad aprire una posizione assicurativa in favore del lavoratore domestico e ad inviare, molto spesso, come denuncia la suddetta nota, oltre la data di scadenza del primo versamento, i MAV per pagare.

E’, quindi, indispensabile, osserva il CDL, controllare i MAV pervenuti al fine di verificare se le settimane indicate dall’Istituto corrispondono a quelle effettivamente lavorate dal domestico.

Stessa verifica andrà svolta per l’orario di lavoro.

Ma come occorre comportarsi se i MAV non arrivano entro le date di scadenza o se i dati contenuti sui prestampati non sono esatti e/o non contengono l’importo dovuto a Cassacolf ?.

Su tale versante i Consulenti del Lavoro ritengono che il datore che non ha ricevuto i MAV non sia tenuto a effettuare alcun versamento.

Dalla data in cui li riceverà avrà tempo 30 giorni per pagare. Queste sono le medesime regole che prevedeva l’Inps quando emetteva i vecchi bollettini di c/c postale, oggi sostituiti dal nuovo sistema di pagamento.

In ogni caso, conclude la nota dei Consulenti del Lavoro, è possibile accedere al sito dell’Inps e stampare i MAV inserendo il numero di codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro assegnato dall’Inps all’atto dell’assunzione o rivolgendosi agli intermediari abilitati (es. Consulenti del lavoro).

Lo stesso procedimento sarà da seguire in ipotesi di variazioni avvenute all’orario e/o al periodo di lavoro, nonché per sommare l’importo dovuto a Cassacolf (casella “G.ORG.” indicare “F2”).

 

 

Vincenzo D’Andò

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