Sul diritto di accesso alla denuncia penale, ai documenti rappresentativi di mera attività interna, ai pareri resi dall’Avvocatura Generale dello Stato, alla dichiarazione dei redditi di un soggetto terzo

 

Non può essere negato l’accesso a documenti che riguardano espressamente la posizione giuridica dell’istante e che possono essere da questi utilizzati a fini di tutela giurisdizionale. A tale regola non si sottrae, in virtù della sua stessa natura, la denuncia presentata da un privato ad una pubblica amministrazione, ovvero anche da un soggetto pubblico all’autorità giudiziaria(si pensi alla denuncia presentata dall’Agenzia delle Entrate alla Procura della Repubblica, atto sulla base del quale la medesima Agenzia ha disposto, ai sensi dell’art. 43, c. 3, DPR n. 600/1973 e 57, c. 3, DPR n. 633/1972, l’estensione della annualità della verifica fiscale già avviata per altri anni anni), poiché, per un verso, l’ordinamento giuridico non tutela il diritto all’anonimato del denunciante; per altro verso, non può in tal modo comprimersi il diritto costituzionalmente garantito alla tutela giurisdizionale. Non possono essere oggetto dell’accesso documenti – quali la determinazione dell’amministrazione di rinunciare all’impugnazione della quasi totalità dei capi della sentenza della Commissione tributaria poiché essi rientrano “tra gli atti afferenti alla strategia difensiva di un contenzioso tributario ancora pendente”. Trattasi di atti che afferiscono all’esercizio del diritto di difesa dell’amministrazione. Tale assunto è stato statuito dal Consiglio di Stato con sentenza n. 4769 del 10 agosto 2011.

Antonio Terlizzi


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