Rendite finanziarie: vecchia e nuova disciplina, valutazione della convenienza

25 pagine di approfondimento sulla nuova “aliquota unica” gravante sulle rendite finanziarie, una delle più importanti innovazioni della manovra di Ferragosto

La “manovra di ferragosto” (D.L. n. 138 del 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto 2011), appena arrivata in Senato per l’avvio dell’iter di conversione, ha, come è noto, uniformato la misura della tassazione delle rendite finanziarie al 20%.

In particolare, all’art. 2, comma 6, del D.L., viene previsto che le ritenute, le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all’art. 44 del Tuir (redditi di capitale) e sui redditi diversi di cui all’art. 67, comma 1, lettere da c-bis a c-quinquies, sono stabilite nella misura del 20%.

In altri termini, le ritenute e le imposte sostitutive sui redditi di capitale (interessi e altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti, interessi

e altri proventi delle obbligazioni, utili derivanti da partecipazioni non qualificate, proventi derivanti dalla gestioni individuali o collettive di portafoglio) e sui redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni, quote di partecipazioni non qualificate, titoli, strumenti finanziari, certificati di massa, valute estere) avranno un’unica aliquota del 20%, in luogo delle precedenti aliquote del 12,50% e/o del 27%.

E’ rimasta invariata, per le persone fisiche, la tassazione su dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate; tali proventi, indicati in dichiarazione, continueranno a concorrere al reddito in misura pari al 49,72%.

Il D.L. interviene anche sulla deducibilità delle minusvalenze su partecipazioni non qualificate, sulle perdite e i differenziali negativi di cui all’art. 67, comma 1, lettere da c- bis a c-quater, realizzate fino al 31 dicembre 2011, stabilendo che andranno portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi, realizzati successivamente, per una quota pari al 62,5% del loro ammontare (quota data dal rapporto tra il 12,50% e il 20%).

Secondo primi pareri di dottrina (Gianfranco Ferranti in Ipsoa agosto 2011), l’incremento dal 12,50% al 20% dell’imposizione sugli utili e sulle plusvalenze relativi alle partecipazioni non qualificate detenute al di fuori dell’attività d’impresa si applica a partire dal 2012.

Viene, quindi, ritenuto importante per i contribuenti interessati valutare la convenienza dell’eventuale distribuzione dei dividendi o cessione delle partecipazioni entro l’anno in corso ovvero dell’affrancamento delle partecipazioni possedute al 31 dicembre 2011.

L’atteso Decreto di attuazione dovrà, però, sciogliere alcune problematiche interpretative riguardanti il detto affrancamento, quale quella relativa all’eventuale rilevanza delle minusvalenze “virtuali”.

La riforma dei redditi di natura finanziaria operata dall’art. 2, commi da 6 a 34, del suddetto D.L. n. 138/2011 è, quindi, finalizzata principalmente all’adozione di un’unica aliquota del 20% (intermedia tra quelle attuali del 12,50% e del 27%) per le ritenute e le imposte sostitutive da applicare in relazione ai detti redditi.

Come premesso, tra le tipologie reddituali alle quali si applica la nuova aliquota rientrano anche gli utili e le plusvalenze relativi alle partecipazioni societarie non qualificate detenute da persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e trust al di fuori dell’attività d’impresa.

Mentre, invece, è rimasto invariato il regime attualmente previsto per le partecipazioni qualificate e per quelle non qualificate (e non quotate) in società residenti nei cosiddetti paradisi fiscali (nonché per quelle possedute nell’ambito dell’attività d’impresa).

L’incremento del prelievo dal 12,5 al 20% si applicherà:

– ai dividendi e ai proventi agli stessi assimilati percepiti dal 1° gennaio 2012;

– alle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni societarie realizzate dal 1° gennaio 2012.

E’, altresì, stabilito (art. 2, comma 28) che le minusvalenze relative alle dette partecipazioni realizzate fino alla data del 31 dicembre 2011 sono portate in deduzione delle plusvalenze realizzate successivamente per una quota pari al 62,5% del loro ammontare. Tale percentuale è la risultante del rapporto tra le aliquote del 12,50% e del 20%.

L’eccedenza delle minusvalenze (e delle perdite) realizzate che supera l’ammontare complessivo delle plusvalenze (e degli altri redditi che fanno parte della stessa “massa”) resta deducibile, sia pure nella detta misura del 62,5%, dalle plusvalenze (e dagli altri redditi) dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta nel quale le minusvalenze (e le perdite) sono state realizzate.

Resta, altresì, ferma l’analoga disposizione sul “riporto in avanti” prevista nell’ambito del regime del risparmio amministrato.

A parere di citata dottrina, per quanto concerne i dividendi l’aliquota del 20% si applicherà anche agli utili formatisi prima del 2012 e accantonati in riserva. Le società che vorranno (e potranno) distribuire gli utili entro il 31 dicembre 2011 dovranno, quindi, effettivamente corrisponderli ai soci entro tale data per poter applicare ancora agli stessi la ritenuta del 12,50%.

L’imposta sostitutiva del 20% e la riduzione al 62,50% si applicheranno, invece, rispettivamente alle plusvalenze e alle minusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2012.

G. Ferranti (si veda sopra), ritiene, quindi, di particolare rilievo l’individuazione del momento nel quale le dette componenti si possono considerare realizzate”.

Al riguardo viene fatto riferimento ai chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria in occasione della precedente riforma della tassazione dei redditi di natura finanziaria del 1998.

Nelle circolari n. 165/E del 24 giugno 1998 (paragrafo 5.2.1.) e n. 188/E del successivo 16 luglio (punto 11) è stato precisato che:

– Rileva il momento in cui la cessione a titolo oneroso delle partecipazioni si perfeziona e non quello del pagamento del corrispettivo;

– quindi gli acconti percepiti entro il 31 dicembre 2011 ma relativi a partecipazioni cedute successivamente saranno soggetti alla nuova disciplina, mentre i pagamenti dilazionati riscossi dopo tale data ma relativi a cessioni intervenute entro la detta data del 31 dicembre 2011 sono da assoggettare alla disciplina precedente.

Secondo la tesi del citato autore, a causa “del differimento al 1° gennaio 2012 degli effetti dell’incremento al 20% dell’aliquota dell’imposta sostitutiva i contribuenti potrebbero essere indotti ad effettuare cessioni di comodo delle partecipazioni non qualificate in esame, per assicurarsi il vantaggio dell’applicazione della precedente aliquota del 12,5%. Ma l’effettuazione delle dette cessioni potrebbe esplicare effetti distorsivi sulla domanda e sull’offerta di tutte le attività finanziarie, soprattutto di quelle negoziate nei mercati regolamentati. Per tale motivo è stata introdotta un’apposita disciplina transitoria finalizzata a consentire di affrancare i valori maturati entro il 31 dicembre 2011.

Si è inteso in tal modo consentire ai contribuenti di evitare gli effetti penalizzanti della nuova disciplina, assicurando alle plusvalenze maturate in epoca precedente alla data di entrata in vigore della riforma un trattamento tributario analogo a quello attualmente in vigore e che sarebbe applicabile qualora gli stessi cedessero le loro partecipazioni non qualificate entro l’anno in corso”.

Difatti, a decorrere dal 1° gennaio 2012, agli effetti della determinazione delle plusvalenze e delle minusvalenze in esame può essere assunto, in luogo del costo di acquisto, il valore della partecipazione alla data del 31 dicembre 2011, a condizione che il contribuente che si avvale del regime “dichiarativo”:

– Provveda a versare l’imposta sostitutiva eventualmente dovuta secondo i criteri di cui agli articoli 5 e 6 del D. Lgs. 21 novembre 1997, n. 461. Quindi l’opzione sarà esercitata nella dichiarazione dei redditi compresa nel Modello Unico 2012 e l’imposta sostitutiva del 12,50% dovrà essere versata entro il termine previsto per il versamento delle imposte dovute in base a tale dichiarazione;

– effettui l’opzione per “tutti i titoli o strumenti finanziari detenuti”. Quindi non sarà possibile affrancare soltanto alcune partecipazioni non qualificate ma dovrà procedersi con riguardo all’intero comparto dei titoli posseduti in regime “dichiarativo”;

– operi l’affrancamento anche con riguardo ai fondi comuni di investimento italiani ed esteri posseduti. Ciò in quanto anche questi saranno assoggettati, a partire dal 1° gennaio 2012, all’imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze realizzate (nonché alla ritenuta del 20% sull’incremento di valore della quota).

Regole analoghe sono dettate con riguardo ai titoli detenuti nell’ambito del regime “amministrato”. Secondo medesima dottrina, non è, invece, previsto l’affrancamento delle partecipazioni detenute nell’ambito del risparmio “gestito”, perché per quest’ultimo è stabilito un regime transitorio basato sul sistema della “maturazione”.

“La scelta di esercitare o meno l’opzione sarà effettuata tenendo conto, da un lato, del vantaggio dell’applicazione dell’aliquota ridotta e, dall’altro, dei costi connessi all’anticipazione del versamento dell’imposta e all’eventuale reperimento delle risorse finanziarie necessarie, in assenza dell’effettiva percezione del corrispettivo”.

Dottrina attende, quindi, che sia chiarito dal decreto di attuazione se è possibile effettuare l’affrancamento, sia pure in via facoltativa, di parte di una partecipazione qualificata, che, autonomamente considerata, configuri una partecipazione non qualificata.

I contribuenti dovranno, pertanto, valutare con attenzione la convenienza ad avvalersi dell’una o dell’altra previsione normativa, che dipende dall’entità della plusvalenza “virtuale” e dalle differenze tra le due discipline che sono state evidenziate.

Decorrenza

La nuova aliquota si applica agli interessi, ai premi e a ogni altro provento costituente reddito di capitale, nonché ai redditi diversi, rispettivamente esigibili e realizzati dal 1° gennaio 2012; per i dividendi e proventi a essi assimilati l’aliquota unica si applica a quelli percepiti dal 1° gennaio 2012, a prescindere dalla data di delibera di distribuzione.

Per le obbligazioni e gli altri titoli similari, di cui all’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. n. 239/1996, l’aliquota del 20% scatterà sugli interessi e su ogni altro provento maturato a partire dal 1 gennaio 2012.

Regola che vale anche per le gestioni individuali di portafoglio (risparmio gestito): aliquota del 20% sui risultati maturati a partire dal 1 gennaio 2012.

Esclusioni

Restano esclusi dall’applicazione dell’aliquota del 20% interessi, premi e ogni altro provento costituente reddito di capitale, nonché i redditi diversi, relativi a:

– Obbligazioni e altri titoli del debito pubblico (vale a dire titoli di Stato ed equiparati – tra i quali, anche quelli emessi da enti territoriali – e i buoni postali fruttiferi);

– obbligazioni emesse da Stati inclusi nella white list di cui all’articolo 168–bis del Tuir titoli di risparmio per l’economia meridionale piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.

Fuori dalla nuova aliquota anche gli interessi corrisposti da società italiane a società estere “consociate” – vale a dire società di altri Stati dell’Unione europea in linea di principio destinatarie delle disposizioni di cui alla direttiva 2003/49/CE (ritenuta alla fonte a titolo di imposta del 5 %) – e gli utili corrisposti a soggetti residenti nell’Ue o in Paesi aderenti al See inclusi nella white list, soggetti alla ritenuta con aliquota ridotta dell’1,375%.

Infine, denota l’Agenzia delle Entrate (notiziario del 25 agosto 2011) è rimasta invariata l’aliquota dell’11% sul risultato netto maturato delle forme di previdenza complementare.

Abrogazioni

A decorrere dal 1° gennaio 2012 sono abrogate le disposizioni previste dai commi 1 – 4 dell’articolo 7, D.L. n. 323/1996 (legge Prodi).

Pertanto, è stato abolito l’obbligo di un prelievo aggiuntivo nella misura del 20% sui proventi derivanti da depositi di denaro, valori immobiliari e di altri titoli diversi dalle azioni e da titoli similari, effettuati da persone fisiche a garanzia di finanziamenti concessi a imprese residenti.

Inoltre, viene meno il prelievo aggiuntivo del 20% degli interessi e degli altri proventi, qualora il rimborso delle obbligazioni e dei titoli similari con scadenza non inferiore a 18 mesi sia effettuato anticipatamente.

 

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