Partite I.V.A. inattive in chiusura

gli ultimissimi chiarimenti per la chiusura delle partite I.V.A. inattive; la sanatoria scade il 4 ottobre!

Martedì prossimo (4 ottobre) scade il termine per aderire al “condono” delle partite I.V.A. cd. “inattive”; si tratta di uno dei pochi provvedimenti delle Manovre Estive che possono portare dei vantaggi ai contribuenti.

 

Nell’approssimarsi della scadenza l’Agenzia delle Entrate ha emanato la risoluzione 93/E (del 21 settembre 2011) per chiarire gli ultimi aspetti dubbi di questo mini “condono”.

 

Ricordiamo che è possibile chiudere le partite I.V.A. “inattive” pagando semplicemente, a mezzo modello F24, l’importo di € 129,00 col codice tributo 8110; la presentazione del modello comporta automaticamente la chiusura della partita I.V.A. senza bisogno di ulteriori adempimenti (per tutte le informazioni sull’introduzione della sanatoria, cfr. L. Bianchi, Sanatoria per le partite I.V.A. inattive, del 13 luglio 2011).

 

La nuova risoluzione, come già detto, va ad integrare la risoluzione 72/E dell’11 luglio ultimo scorso, in particolare la risoluzione spiega alcune particolarità della sanatoria (oltre alla risoluzione 93/E cit., è apparso un articolo di chiarimento su FiscoOggi in data 21/09/2011, Più facile la “dipartita” IVA. Zero documentazione al Fisco, di C. Ciranda e G. Marconi); analizziamole!

 

Definizione di partita IVA inattiva

Sono da considerare inattive quelle partite IVA per cui il contribuente non ha presentato la dichiarazione per almeno 3 anni.

 

La data di cessazione

La data di cessazione d’uffcio sarà il 31 dicembre dell’anno indicato nel modello F24 di pagamento.

Ricordiamo che nel modello F24 utilizzato per la sanatoria, va obbligatoriamente indicato l’anno in cui andava chiusa la partita IVA.

 

Cause ostative alla sanatoria

La Risoluzione 93/E (pag 3) spiega che per accedere alla sanatoria il contribuente “distratto” (sic) non deve avere “esercitato attività di impresa o di arti o professione” e non deve aver “effettuato alcuna operazione nei periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività, da indicare nel modello di pagamento”.

E’ evidente che il contribuente che ha omesso la presentazione della dichiarazione IVA pur avendo svolto attività d’impresa o di lavoro autonomo non può aderire alla santoria.

 

I vantaggi della sanatoria

Con il versamento della sanzione sono sanate anche le irregolarità derivanti dalla mancata presentazione delle dichiarazioni IVA, nonché delle dichiarazioni dei redditi limitatamente ai redditi d’impresa e di lavoro autonomo, con importi pari a zero, in relazione ai periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività risultante dal modello di pagamento”.

Le parole della risoluzione (v. sempre a pag. 3) illustrano bene i vantaggi che i contribuenti “distratti” hanno ad aderire alla sanatoria: l’importo di 129 € oltre a definire le pendenze relative all’omessa chiusura della dichiarazione, va a sanare anche le sanzioni relative alle omesse dichiarazioni IVA e dei redditi relative alla partita IVA inattiva.

L’importo di 129 €, in questa interpretazione estensiva, appare una sanzione conveniente per sanare le mere omissioni.

 

Il raccordo col registro imprese?

Rimane aperto un quesito: se il contribuente che ha omesso la chiusura della partita IVA è iscritto anche al Registro imprese il pagamento del modello F24 comporta anche la cancellazione dal registro imprese?

Soprtutto, tale sanatoria è accessibile solo alle persone fisiche (pur col problema del coordinamento col Registro delle Imprese)? Appare più difficile pensare di cancellare una società, con tutte le eventuali problematiche civilistiche connesse.

 

29 settembre 2011

Luca Bianchi

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it