Novità fiscali del 14 settembre 2011 tra cui sanzioni fiscali ridotte, trasformazione societaria, reti di imprese, invalidità civile

Ridotte al 50% le sanzioni fiscali per coloro che non pagano in contanti; trasformazione societaria: non è possibile retrodatare la data di suo effetto; lavoratore dipendente: permessi per le cariche sindacali necessari; gestione invalidità civile: aggiornamenti procedura fase concessoria; reti d’imprese: più tempo per l’asseverazione; manovra economica: posta la questione di fiducia


 Indice:

1) Ridotte al 50% le sanzioni fiscali per coloro che non pagano in contanti

 

2) Lavoratore dipendente: Permessi per le cariche sindacali necessari

 

3) Gestione invalidità civile: Aggiornamenti procedura fase concessoria

 

4) Reti d’imprese: Più tempo per l’asseverazione

 

5) Trasformazione societaria: Non è possibile retrodatare la data di suo effetto

 

6) Manovra economica: Posta la questione di fiducia

 

 

1) Ridotte al 50% le sanzioni fiscali per coloro che non pagano in contanti

Il Decreto di ferragosto, tra altre cose, prevede la riduzione delle sanzioni amministrative tributarie per esercenti che utilizzano strumenti di pagamento diversi dal contante.

In particolare, come denota il dossier del servizio studi della  Camera del 08 settembre scorso, il comma 36-vicies ter del D.L. n. 138/2011, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, prevede la riduzione alla metà delle sanzioni previste per la violazione di alcuni obblighi di dichiarazione e documentazione (in materia di imposte dirette e di IVA) in favore di imprese di medio-piccole dimensioni, e cioè per gli esercenti imprese, arti e professioni con ricavi e compensi dichiarati non superiori a 5 milioni di euro, a condizione che:

– Nelle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di IVA indichino gli estremi identificativi dei rapporti con operatori finanziari in corso nel periodo d’imposta;

– per tutte le operazioni attive e passive effettuate nell’esercizio dell’attività utilizzino esclusivamente strumenti di pagamento diversi dal denaro contante.

La disposizione in esame, tende ad incentivare gli operatori all’uso di strumenti di pagamento diversi dal contante, in modo da indurre a comportamenti virtuosi tali da far emergere base imponibile.

La disposizione opera alla duplice condizione dell’utilizzo esclusivo di strumenti di pagamento diversi dal contante nell’esercizio dell’attività, nonché dell’indicazione – nelle dichiarazioni delle imposte sui redditi e dell’IVA – dei rapporti intercorsi con operatori finanziari nel periodo d’imposta (oggetto di comunicazione obbligatoria all’anagrafe tributaria da parte dei medesimi operatori finanziari, ai sensi dell’articolo 7, sesto comma, del DPR 29 settembre 1973, n. 605 in materia di anagrafe tributaria).

La neo disposizione, soddisfatti i predetti requisiti, riduce a metà le sanzioni comminate per i seguenti comportamenti:

– violazioni relative alla dichiarazione delle imposte dirette;

– violazioni relative alla dichiarazione IVA e ai rimborsi;

– violazioni degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione ed individuazione delle operazioni soggette a IVA.

Rapporti intercorsi con operatori finanziari nel periodo d’imposta

Il citato dossier del Parlamento, inoltre, precisa che si tratta in particolare di quei rapporti che (comma 6 dell’art. 7, D.P.R. n. 605/1973) le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio, nonché ogni altro operatore finanziario sono tenuti a rilevare e a tenere in evidenza i dati identificativi, compreso il codice fiscale, di ogni soggetto che intrattenga con loro qualsiasi rapporto o effettui, per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi, qualsiasi operazione di natura finanziaria ad esclusione di quelle effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1.500 euro; l’esistenza dei rapporti e l’esistenza di qualsiasi operazione di cui al precedente periodo, compiuta al di fuori di un rapporto continuativo, nonché la natura degli stessi sono comunicate all’anagrafe tributaria ed archiviate in apposita sezione, con l’indicazione dei dati anagrafici dei titolari e dei soggetti che intrattengono con gli operatori finanziari qualsiasi rapporto o effettuano operazioni al di fuori di un rapporto continuativo per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi, compreso il codice fiscale.

La norma poi prevede (comma 11 dell’art. 7, D.P.R. n. 605/1973) che le rilevazioni, le evidenziazioni e le comunicazioni obbligatorie da parte degli operatori finanziari siano utilizzate dall’Amministrazione finanziaria per effettuare le cd. “indagini finanziarie”, ovvero per richiedere informazioni ad enti creditizi e finanziari e così acquisire elementi utili a ricostruire l’effettiva disponibilità reddituale o, per l’IVA, l’effettivo volume di operazioni imponibili e di acquisti.

Le informazioni comunicate sono altresì utilizzabili per le attività connesse alla riscossione mediante ruolo, nonché per l’espletamento di attività relative al procedimento penale.

In particolare, le rilevazioni e le comunicazioni obbligatorie degli operatori finanziari sono utilizzate nell’attività di richiesta (e relativa risposta per via telematica) di dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi o dagli operatori finanziari stessi e le generalità dei soggetti per i quali gli operatori abbiano effettuato le suddette operazioni. Per l’attivazione di tale potere di richiesta, è necessario che gli uffici chiedano una previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della stessa competente per territorio.

Il provvedimento del 19 gennaio 2007 ha poi definito le modalità ed i termini di comunicazione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi alle somme di denaro erogate, a qualsiasi titolo, da imprese, intermediari e ogni altro operatore del settore delle assicurazioni.

L’Amministrazione finanziaria può, quindi, interrogare la banca dati esclusivamente per l’esecuzione di indagini finanziarie ai fini delle imposte dirette e IVA, ovvero per le attività connesse alla riscossione.

L’accesso alle informazioni, oltre ad essere soggetto ad autorizzazione, risulta, quindi, successivo all’attivazione dell’azione di accertamento.

Come rilevato in dottrina, con tale modifica arrecata dal citato D.L. 138/2011, una volta convertito in Legge, i dati sulle operazioni finanziarie saranno fonte di attivazione dell’accertamento, e non soltanto strumento di ausilio.

 

 

2) Lavoratore dipendente: Permessi per le cariche sindacali necessari

Quando il lavoratore dipendente, ricopre cariche sindacali, il datore di lavoro è tenuto a concedergli i permessi necessari per l’espletamento del mandato.

Il legislatore, infatti, prevede una serie di tutele per consentire lo svolgimento dell’attività nel migliore dei modi ponendone il costo a carico della collettività.

Inoltre, per l’espletamento di tali incarichi il lavoratori hanno diritto a tutta una serie di permessi retribuiti e coperti spesso da contribuzione figurativa per la maturazione della pensione.

Lo precisa la nota del 12 settembre 2011 pubblicata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro sul proprio sito web, che ulteriormente evidenzia:

Il datore di lavoro non può esimersi dal concedere i permessi, avendo, ove previsto, la sola possibilità di recuperare le somme anticipate, spesso con modalità non del tutto automatiche al contrario di come avviene, ad esempio, per l’indennità di malattia.

Scatta il diritto a permessi retribuiti e non retribuiti anche per la partecipazione dei lavoratori alle riunioni degli organi direttivi delle associazioni sindacali e delle rappresentanze sindacali aziendali (RSA) e unitarie (RSU).

I limiti sono dettati dalle dimensioni aziendali (Legge n. 300/70), mentre le regole sono stabilite dai relativi contratti collettivi di riferimento.

In ogni caso la contrattazione collettiva non può tramutare la concessione dei permessi in una facoltà del datore, o condizionare il riconoscimento del diritto del lavoratore all’assenza di impedimenti di ordine tecnico aziendale.

Al datore, quindi, non è lasciato alcun potere discrezionale, ma i nominativi del lavoratori legittimati a fruirne e la comunicazione preventiva obbligatoria, sono finalizzate alla possibilità di sostituzione del soggetto assente dal lavoro.

I lavoratori chiamati a ricoprire le cariche sindacali provinciali o nazionali, possono chiedere di essere posti in aspettativa non retribuita per la durata del loro mandato.

Per i permessi sindacali non vige il principio del riproporzionamento che regola i rapporti part-time, pertanto in caso di prestazione ad orario ridotto il permesso sarà intero.

I Consiglieri di parità (funzioni di promozione e controllo dei principi di pari opportunità e non discriminazione) lavoratori dipendenti che ricoprano tale ruolo a livello nazionale o regionale, hanno diritto per l’esercizio delle loro funzioni, ad assentarsi dal posto di lavoro per un massimo di 50 ore lavorative mensili medie retribuite, i consiglieri provinciali di parità per un massimo di 30 ore (D.Lgs. n. 196/2000).

 

 

3) Gestione invalidità civile: Aggiornamenti procedura fase concessoria

L’Inps ha reso noto l’avvenuto rilascio della procedura informatica per la gestione della fase concessoria anche per i verbali di invalidità civile, cecità e sordità, di tipo cartaceo, ove il giudizio medico legale conclusivo della fase sanitaria sia tale da attivare l’accertamento di tipo amministrativo (fase concessoria). Tale funzione consente quindi la gestione della fase concessoria per i verbali asl di tipo cartaceo definiti in silenzio-assenso nonché per i verbali provvisori cartacei relativi alle situazioni di cui alla l.80/2006.

Infatti, fino al rilascio di tale funzione, i patronati/cittadini – in caso di assenza del verbale telematico in procedura – erano impossibilitati a trasmettere telematicamente il relativo modello ap70.

La procedura in argomento, ovviamente, non deve essere utilizzata qualora sia presente in archivio invciv2010 un verbale telematico (sia esso asl o inps), in quanto con la presenza di un verbale nel sistema infomatico è già possibile la trasmissione telematica del modello ap70 secondo le consuete modalità.

Con il presente rilascio si consente, quindi, ai patronati/cittadini di poter trasmettere telematicamente il modello ap70 anche qualora il verbale sia di tipo cartaceo e quindi non presente nel sistema informatico. La possibilità di acquisizione e trasmissione di tale modello è però subordinata ad uno “sblocco” della pratica che deve essere attuato dalla Sede che avrà cura di accertare la validità/definitività del verbale cartaceo.

La funzione di sblocco è attivabile all’interno della procedura “Fase concessoria Invciv2010” dal menu “INVALIDITA’ CIVILE” del processo “assicurato-pensionato” cliccando su “sblocco verbale cartaceo”.

Occorre selezionare la domanda inserendo il codice fiscale dell’interessato e il numero domus; pigiando su “ricerca”, vengono visualizzati i dati anagrafici del richiedente; occorre quindi premere il pulsante “SBLOCCO”.

Si apre quindi una maschera di acquisizione per l’inserimento di alcuni dati necessari desumibili dal verbale;

I dati da inserire nella maschera e da rilevare dal verbale cartaceo sono:

– Tipo prestazione (invalidità, cecità, sordità)

– Data verbale (data compilazione del verbale – formato gg/mm/aaaa)

– Categoria verbale (provvisorio, definitivo, sostitutivo)

– Tipo accertamento (primo accertamento, aggravamento, revisione)

– Esito verbale (positivo o negativo)

– Data decorrenza (formato gg/mm/aaaa)

– Grado di invalidità (selezionabile dal menù a tendina)

– Eventuale Indicazione della legge 80 (spunta nella casellina appropriata).

Nel caso di aggravamento-oncologico è possibile che sul verbale vi siano due giudizi con due decorrenze distinte; in tal caso, la procedura consente l’acquisizione del secondo giudizio medico-legale con la relativa decorrenza.

Dopo aver premuto il tasto “conferma” comparirà il messaggio che attesta l’avvenuta registrazione dei dati e lo sblocco del verbale; sarà dunque possibile per il cittadino/patronato trasmettere il modello ap70 con le consuete modalità telematiche; successivamente, quindi, la sede potrà procedere con la fase concessoria propedeutica all’eventuale liquidazione della prestazione economica

(Inps, messaggio n. 17580 del 12 settembre 2011)

 

 

4) Reti d’imprese: Più tempo per l’asseverazione

L’ok andrà comunicato entro fine anno. Per il primo anno di applicazione dell’agevolazione, il via libera al programma comune si può anche ricevere dopo la scadenza del 30 settembre 2011. Ciò a patto che la comunicazione al rappresentante della rete (o all’organo comune per l’esecuzione del contratto) avvenga entro il 31 dicembre 2011.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 89/E del 2011.

Agevolazione

L’agevolazione consiste in un regime di sospensione d’imposta sugli utili d’esercizio, accantonati ad apposita riserva di patrimonio netto e destinati al “fondo patrimoniale comune” per la realizzazione degli investimenti previsti dal “programma comune di rete”, da effettuare fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012.

Inoltre, per accedere al bonus occorre, tra l’altro, che il programma di rete sia prima asseverato da organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale, che hanno i requisiti previsti da un apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze (Decreto del 25 febbraio 2011, pubblicato nella GU n. 74 del 31 marzo 2011).

Come accedere al bonus

La particolare disciplina agevolativa intende incentivare l’effettiva realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune da parte delle imprese aderenti al contratto di rete.

A tal fine, per accedere all’agevolazione, le imprese devono:

– Sottoscrivere o aderire successivamente a un contratto di rete;

– provvedere alla registrazione nel registro delle imprese;

– accantonare ad apposita riserva una quota degli utili di esercizio destinandoli al fondo patrimoniale comune (o al patrimonio destinato all’affare);

– ottenere la preventiva asseverazione del programma comune di rete da parte degli organismi abilitati;

– realizzare gli investimenti previsti dal programma comune di rete.

Primo anno

L’asseverazione viene rilasciata entro 30 giorni dalla richiesta e comporta la preventiva verifica dell’esistenza degli elementi propri del contratto di rete, nonché dei requisiti di partecipazione in capo alle imprese aderenti.

Nuovi termini per l’asseverazione

In considerazione dei tempi tecnici necessari per la valutazione del “programma comune di rete” da parte degli organismi abilitati e tenuto conto che il D.M. dispone il rilascio dell’asseverazione entro 30 giorni dalla richiesta, per il primo anno di applicazione dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha concesso una sorta di ulteriore “proroga” al rilascio dell’asseverazione, precisando così che le imprese che hanno prenotato i fondi mediante l’invio dell’apposita comunicazione potranno avvalersi del regime di sospensione d’imposta anche nel caso in cui l’asseverazione del “programma comune di rete” sia acquisita dopo il 30 settembre 2011.

Ciò, a condizione che la comunicazione all’organo comune per l’esecuzione del contratto della rete, ovvero al rappresentante della rete risultante dalla stipula del contratto, avvenga entro il 31 dicembre 2011.

Conseguentemente, le imprese che abbiano effettuato l’accantonamento ad apposita riserva di una quota degli utili di esercizio da destinare al fondo patrimoniale comune (o al patrimonio destinato all’affare) entro il termine per il versamento del saldo delle imposte sui redditi, che stipulino il contratto di rete e provvedano alla relativa iscrizione nel registro delle imprese entro il 30 settembre 2011, possono dare evidenza dell’agevolazione in Unico 2011 e procedere, così, al recupero del saldo versato in eccedenza mediante compensazione con il primo versamento utile da effettuare a partire dal 1° ottobre, a condizione che l’avvenuta asseverazione venga comunicata all’organo comune ovvero al rappresentante della rete entro il 31 dicembre 2011.

 

 

5) Trasformazione societaria: Non è possibile retrodatare la data di suo effetto

Riguardo la data di effetto della trasformazione, da società di persone (S.n.c.) in società di capitali (S.r.l.), non vi è uniformità di vedute tra prassi amministrativa e dottrina.

L’effetto della trasformazione si ha con l’iscrizione della delibera di trasformazione nel registro delle imprese, posto che, nel caso di specie, la S.r.l. acquista così la personalità giuridica.

Dal giorno in cui la delibera è iscritta non esiste più la S.n.c. ed è in vita la S.r.l.. Non è possibile retrodatare gli effetti dell’atto, per l’evidente quanto intuibile circostanza che si passa da una situazione in cui i soci sono illimitatamente responsabili ad una in cui sono responsabili nel limite del capitale sociale sottoscritto.

Viceversa non vengono denotate controindicazioni nel posticipare gli effetti della delibera, poiché nessun pregiudizio può derivarne ai creditori sociali. In tale direzione, peraltro, anche il Notariato del Triveneto.

E’ quanto ha rilevato la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro all’interno del parere n. 20 del 13 settembre 2011 incentrato sul tema della “dichiarazione e versamenti d’imposta nella trasformazione societaria”.

Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate si è soffermata sulla (ovvia) impossibilità della retrodatazione, ribadendo che l’effetto deve necessariamente coincidere con l’iscrizione della delibera nel registro delle imprese.

Alla luce di ciò, per quanto tale Fondazione dei Consulenti del Lavoro dissenta dalla posizione dell’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 203 del 20 giugno2002), suggerisce in via prudenziale di attenersi a tale interpretazione nonostante ciò possa comportare un aggravio in termini procedurali: E’, infatti, di tutta evidenza il vantaggio che si avrebbe nel posticipare gli effetti della trasformazione al primo gennaio dell’anno successivo, posto che si eviterebbe di spezzare in due il periodo d’imposta.

Peraltro, l’art. 170, comma 2 del Tuir, prevede che nell’ipotesi in cui una società di persone si trasformi in una società di capitali, o viceversa, il periodo d’imposta si spezza ed occorre separatamente dichiarare i redditi relativi ai due periodi, posto che la prima società sconta l’Irpef (o meglio la scontano i soci), mentre la seconda è soggetta all’Ires.

Anche ai fini Irap il periodo d’imposta si spezza e occorre, dunque, separatamente dichiarare i due periodi.

Dal punto di vista dell’Iva, invece, la trasformazione non influisce.

Riguardo il versamento delle imposte, rileva la citata Fondazione, non si pongono particolari problemi per quanto riguarda il versamento delle imposte sui redditi, mentre notevole incertezza si ha per il versamento Irap (a seconda del periodo, potrebbe non essere dovuto l’acconto ai fini Irap), auspicando a tal fine un pronto chiarimento dal parte della stessa Agenzia delle Entrate.

 

 

6) Manovra economica: Posta la questione di fiducia

La Camera ha respinto la questione pregiudiziale presentata al disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo.

Il Ministro per i rapporti dal Parlamento Elio Vito ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti, subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del provvedimento, nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato.

La fiducia sarà votata nella seduta di oggi (14 settembre 2011) a partire dalle ore 12.40.

 

Vincenzo D’Andò

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