Novità fiscali del 31 agosto 2011 tra cui ICI, case ex rurali, depositi IVA, manovra salvadeficit

ICI va pagata sempre dal comproprietario; case rurali: entro il 30 settembre tutte le abitazioni dovranno essere iscritte in categoria catastale A6; depositi IVA: restrizioni alla disciplina dal prossimo 12 settembre; dalla manovra d’estate nuovi strumenti per contrastare l’evasione fiscale; manovra di ferragosto: saltato il contributo di solidarietà; organizzazione amministrativa: decreto in G.U. procedimenti in 90 giorni

 

 Indice:

 1) L’ICI va pagata sempre dal comproprietario

 2) Case rurali: Entro il 30 settembre tutte le abitazioni dovranno essere iscritte in categoria catastale A6

 3) Depositi Iva: Restrizioni alla disciplina dal prossimo 12 settembre

 4) Dalla manovra d’estate nuovi strumenti per contrastare l’evasione fiscale

 5) Manovra di ferragosto: Saltato il contributo di solidarietà

 6) Organizzazione amministrativa: Decreto in G.U. procedimenti in 90 giorni

 

1) L’ICI va pagata sempre dal comproprietario

Il comproprietario di un immobile è sempre tenuto al pagamento dell’ICI sull’immobile che, in sede di separazione, venga assegnato per intero al familiare (nel caso di specie alla cognata).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14920 del 06 luglio 2011.

La vicenda è scaturita dal fatto che in sede di separazione, un immobile, di proprietà di due fratelli (e casa coniugale di uno dei due) sia stato assegnato alla cognata del contribuente.

Quest’ultimo ha presentato ricorso contro l’avviso di accertamento dell’ICI liquidata sulla propria quota di comproprietà, adducendo come motivazione il fatto che si trovasse in una condizione simile a quella del nudo proprietario, e, pertanto, il tributo sarebbe dovuto ricadere in capo alla cognata, che aveva il godimento del bene.

Tesi, tuttavia, respinta. Ciò poiché, ha rilevato la Suprema Corte, il coniuge affidatario (nel caso di specie la cognata) non deve pagare l’ICI, poiché ha un “atipico diritto personale di godimento” e non un diritto reale.

Secondo la Cassazione, infatti, “in tema di ICI, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell’immobile di proprietà (anche in parte) dell’altro coniuge non è soggetto passivo dell’imposta per la quota del’immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, ex art. 3, D.Lgs. n. 504/1992” .

Pertanto, nei confronti della cognata non è stata ravvisata la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l’unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell’ICI sull’immobile.

 

 

 

2) Case rurali: Entro il 30 settembre tutte le abitazioni dovranno essere iscritte in categoria catastale A6

Per i contribuenti si avvicina il termine per regolarizzare le case rurali.

Infatti, entro il prossimo 30 settembre i proprietari o i titolari di diritti reali su fabbricati rurali potranno presentare all’Agenzia del Territorio la domanda di variazione della categoria in A6 per le abitazioni (di tipo rurale) e in D10 per le costruzioni strumentali alle attività agricole.

Tuttavia, i contribuenti interessati sono ancora in attesa del Decreto dell’Economia con il quale dovranno essere stabilite le modalità applicative e la documentazione necessaria per procedere alla riclassificazione catastale degli immobili rurali (articolo 7, comma 2-quater del D.L. 70/2011).

Non è un obbligo ma una opportunità, che risolve i problemi fiscali che si incontrano quando i fabbricati rurali sono iscritti nel catasto fabbricati in categorie diverse da quelle indicate nell’articolo 7, comma 2-bis, del, del Dl 70/2011, in particolare ai fini dell’esclusione dall’Ici.

Ciò per effetto delle numerose sentenze della Corte di Cassazione che pretendono le suddette categorie catastali.

L’adempimento riguarda quindi i soggetti proprietari o titolari di diritti reali su costruzioni rurali iscritte nel catasto fabbricati in una categoria diversa da A6 per le abitazioni e D10 per i fabbricati strumentali.

 

 

 

3) Depositi Iva: Restrizioni alla disciplina dal prossimo 12 settembre

Depositi IVA: Sono prossime le restrizioni sulla “garanzia” all’atto dell’introduzione di beni importati in regime di “libera pratica”.

L’Agenzia delle Dogane, con la nota prot. 68094RU del 20 luglio 2011, ha, infatti, reso noto che le modifiche alla disciplina saranno operative soltanto dal 12 settembre 2011, per far fronte alle regole dello Statuto dei diritti del contribuente, di cui all’art. 3, comma 2, Legge. n. 212/2000.

Difatti, con il cd. Decreto sviluppo (art. 7, comma 2, lett. cc-ter, D.L. n. 70/2011, convertito in Legge n. 106/2011), sono state, tra l’altro, apportate sostanziali modifiche all’art. 50-bis del D.L. n. 331/1993, che disciplina l’istituto dei depositi IVA.

In particolare, tali modifiche riguardano la modalità di gestione della garanzia per le operazioni di introduzione dei beni oggetto di importazione e destinati ad essere introdotti nei predetti depositi.

Per conseguenza, adesso per tali operazioni, agli importatori per vedersi svincolata la garanzia  non sarà più sufficiente riconsegnare in Dogana la copia del documento doganale, munito delle attestazioni di presa in carico della merce da pare del gestore del deposito.

Quindi, tranne i casi di esonero, dottrina ritiene che “la garanzia rimarrà valida, cioè bloccata, fino al momento di effettiva estrazione dei beni da parte del soggetto passivo avente diritto (che può essere un soggetto diverso dall’importatore),  il quale deve comunicare al gestore del deposito i dati relativi alla liquidazione dell’IVA effettuata attraverso il noto meccanismo dell’autofattura”.

A parere di citata dottrina, tale disposizione, che introduce elementi negativi sugli operatori economici cd. “corretti”, sia in termini finanziari sia amministrativi, è, tuttavia, dovuta alla circostanza di evitare, tra l’altro, l’attuazione del grave fenomeno delle cd. frodi carosello, “laddove attraverso l’interposizione di un prestanome, che provvede all’estrazione della merce senza assolvere agli obblighi Iva, si pone in essere una successiva cessione della medesima merce ad un altro operatore economico, che risulta l’effettivo beneficiario dell’illecito vantaggio fiscale derivante dall’intera attività fraudolenta”.

 

 

 

4) Dalla manovra d’estate nuovi strumenti per contrastare l’evasione fiscale

Il D.L. n. 138/2011 (manovra bis salva deficit), che si è accodato alle ultime manovre economiche e finanziarie, ha aggiunto nuovi strumenti ed ha affinato altri per combattere l’evasione fiscale.

A differenza, però, dei recenti Decreti (c.d. “Decreto sviluppo” – D.L. n. 70/2011, convertito dalla Legge n. 106/2011; c.d. “Manovra estiva” – D.L. n. 98/2011, convertito dalla Legge n. 111/2011), le disposizioni contro l’evasione contenute nel D.L. n. 138 sono poche, ma incisive.

Tra le novità subito applicabili e di particolare interesse contenute nel decreto, emergono le seguenti:

– Abbassamento del limite a 2.500 euro per l’utilizzo del contante (art. 2, comma 4);

– possibilità, anche per i professionisti iscritti ad albi, di sospensione dall’attività in caso di mancata emissione di quattro fatture in cinque anni (art. 2, comma 5);

– inibizione dell’accertamento da studi di settore solo se si è congrui anche l’anno precedente (art. 2, comma 35).

Ridotto il limite nell’utilizzo del contante

La norma che ha ridotto il limite all’utilizzo di contante, che é passato da 5.000 euro a 2.500 euro, non è di carattere prettamente fiscale (infatti, il suo fine è, innanzitutto, quello di antiriciclaggio), ma è molto probabile che avrà ricadute anche sul fronte del contrasto delle violazioni fiscali. Infatti, abbassare il limite all’uso del contante significa far uscire allo scoperto operazioni che, altrimenti, non avrebbero lasciato alcuna traccia nella banche dati cui attinge l’Amministrazione finanziaria.

Con le modifiche apportate, quindi, è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a 2.500 euro.

Precedentemente (in particolare, dal 25 giugno 2008 e fino al 30 maggio 2010), con le modifiche introdotte dall’art. 32, comma 1, del D.L. n. 112/2008, il limite era stato fissato all’importo di 12.500 euro, mentre dal 1° giugno 2010 e fino al 12 agosto 2011, con le modifiche introdotte dall’art. 20 del D.L. n. 78/2010, il limite era stato fissato a 5.000 euro. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A..

Il trasferimento per contanti per il tramite dei soggetti di cui sopra deve essere effettuato mediante disposizione accettata per iscritto dagli stessi, previa consegna ai medesimi della somma in contanti.

Inoltre, come è stato subito rilevato in dottrina, viene previsto che:

– i moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera;

– gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 2.500 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;

– gli assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca o a Poste Italiane S.p.A.;

– gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;

– il rilascio di assegni circolari, vaglia postali e cambiari di importo inferiore a 2.500 euro può essere richiesto, per iscritto, dal cliente senza la clausola di non trasferibilità;

– il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all’emittente;

– per ciascun modulo di assegno bancario o postale richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare o vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera è dovuta dal richiedente, a titolo di imposta di bollo, la somma di 1,50 euro;

– il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 2.500 euro;

– i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore 2.500 euro, esistenti alla data di entrata in vigore del D.L. n. 138/2011, sono estinti dal portatore ovvero il loro saldo deve essere ridotto a una somma non eccedente il predetto importo entro il 30 settembre 2011. Le banche e Poste Italiane S.p.A. sono tenute a dare ampia diffusione e informazione a tale disposizione;

– è vietato il trasferimento di denaro contante per importi pari o superiori a 2.000 euro, effettuato per il tramite degli esercenti attività di prestazione di servizi di pagamento nella forma dell’incasso e trasferimento dei fondi, limitatamente alle operazioni per le quali si avvalgono di agenti in attività finanziaria;

– il trasferimento di denaro contante per importi pari o superiori a 2.000 euro e inferiori a 2.500 euro, effettuato per il tramite di esercenti attività di prestazione di servizi di pagamento nella forma dell’incasso e trasferimento dei fondi, nonché di agenti in attività finanziaria dei quali gli stessi esercenti si avvalgono, è consentito solo se il soggetto che ordina l’operazione consegna all’intermediario copia di documentazione idonea ad attestare la congruità dell’operazione rispetto al profilo economico dello stesso ordinante.

Omessa fatturazione dei professionisti

Un’altra importante norma, che è stata emanata con chiari fini antielusivi, ha riguardato l’introduzione anche per i professionisti, come già previsto per i commercianti, della possibilità di chiudere l’attività in caso di omissioni ripetute relative alla certificazioni dei corrispettivi.

In particolare, è stato disposto che:

– se sono contestate a soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini professionali, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la fattura compiute in giorni diversi, è prevista la sanzione accessoria della sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine per un periodo da tre giorni ad un mese (aumentata, in caso di recidiva, da quindici giorni a sei mesi);

– la sanzione accessoria è disposta in ogni caso e, quindi, anche in deroga al principio contenuto nell’art. 16, comma 3, ultimo periodo del D.Lgs. n. 471/1997 secondo cui non può essere irrogata la sanzione accessoria nel caso di definizione agevolata;

– il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo. Gli atti di sospensione sono comunicati all’ordine professionale affinché ne sia data pubblicazione sul relativo sito internet;

– nel caso in cui le suddette violazioni siano commesse nell’esercizio in forma associata di attività professionale, la predetta sanzione accessoria è disposta nei confronti di tutti gli associati.

Seconda citata dottrina, per fare applicare la sanzione accessoria occorre, a partire dal 13 agosto 2011 (data di entrata in vigore del D.L.), l’omissione di quattro fatture, in giorni differenti, nell’arco di cinque anni. I lavoratori autonomi, però, a differenza delle imprese, emettono fattura all’atto dell’effettuazione della prestazione.

Ciò vuol dire che, mentre per i commercianti è facile constatare, con immediatezza, la mancata emissione dello scontrino (si pensi al cliente che viene trovato senza scontrino nelle vicinanze del negozio), per i professionisti la violazione può essere contestata solo in caso di verifica fiscale e, quindi, anche a distanza di molto tempo da quando la violazione è stata commessa.

Pertanto, dottrina ritiene che dovranno passare alcuni anni prima che la norma possa produrre effetti concreti.

Accertamento da studi di settore

Una nuova rilevante disposizione antielusiva è quella che prevede che per bloccare l’accertamento da studi di settore è necessario che il contribuente sia congruo anche l’anno precedente a quello accertato.

In altre parole, modificando l’art. 10, comma 4-bis della Legge n. 146/1998, viene previsto che l’inibizione alle rettifiche nei confronti dei contribuenti che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori al livello della congruità, qualora l’ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50.000 euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi dichiarati scatta se i contribuenti interessati risultano congrui alle risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, in relazione al periodo di imposta precedente.

 

 

 

5) Manovra di ferragosto: Saltato il contributo di solidarietà

Riguardo la manovra di ferragosto (D.L. n. 138 del 13 agosto 2011), il Governo con il comunicato stampa del 29 agosto 2011 ha reso noto quanto segue:

La riunione di maggioranza presieduta dal Presidente Silvio Berlusconi si è conclusa con le seguenti unanimi determinazioni:

a) Interventi di natura costituzionale:

– dimezzamento del numero dei parlamentari;

– soppressione delle province quali enti statali e conferimento alle regioni delle relative competenze ordinamentali;

b) Il decreto dovrà essere approvato nei tempi previsti e a saldi invariati con le seguenti principali modifiche:

– sostituzione dell’articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri;

– riduzione dell’impatto della manovra per comuni, province, regioni e regioni a statuto speciale. Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all’evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate;

sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative;

– contributo di solidarietà a carico dei membri del parlamento;

– mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione;

Il governo e il relatore presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l’opposizione nelle sedi parlamentari.

(Governo, comunicato stampa del 29 agosto 2011)

 

 

 

6) Organizzazione amministrativa: Decreto in G.U. procedimenti in 90 giorni

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 200 del 29 agosto 2011, il D.P.C.M. n. 147 del 30 giugno 2011 che si applica ai procedimenti amministrativi di competenza del Ministero dell’economia e delle Finanze, della Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze, dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, della Guardia di finanza e dei fondi previdenziali e assistenziali del personale dipendente dalla Guardia di finanza (Cassa ufficiali e Fondo di previdenza per ispettori, sovrintendenti, appuntati e finanzieri).

Per la determinazione dei termini di conclusione dei procedimenti con durata non superiore ai 90 giorni viene prevista l’adozione di distinti atti costituiti da decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, per le amministrazioni statali, e da provvedimenti adottati secondo il proprio ordinamento, per gli enti pubblici nazionali.

Con un unico regolamento il Ministero ha fissato i termini di conclusione dei procedimenti non superiori a 90 giorni relativi ai dipartimenti in cui si articola tutto l’insieme dell’economia e delle finanze.

Non sono ricompresi negli elenchi dei procedimenti le procedure relative al rapporto di lavoro del personale contrattualizzato, regolati dalla contrattazione collettiva di settore e dal D.Lgs. n. 165/2001; sono invece ricompresi i procedimenti relativi al personale della Guardia di finanza.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

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