Novità fiscali del 29 agosto 2011, tra cui plusvalenze/minusvalenze, studi di settore, polizze dei professionisti, UNIEMENS...


 Indice:

 1) Disposizioni in materia di minusvalenze e plusvalenze: vecchia e nuova disciplina

 2) Studi di settore a tutto campo

 3) Polizza assicurativa obbligatoria per i professionisti

 4) Indice Istat di luglio 2011 in G.U.

 5) Regolarizzazioni contributive da Uniemens e generazione del DM10VIG

 6) Registro degli organismi di mediazione: regolamento in G.U.

  

1) Disposizioni in materia di minusvalenze e plusvalenze: Vecchia e nuova disciplina

Vecchia e nuova disciplina in materia di minusvalenze e plusvalenze.

Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto 2011, è in corso di conversione in Parlamento.

I commi da 28 a 34 dell’articolo 2 contengono disposizioni in materia di minusvalenze e plusvalenze di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR).

A tal proposito, il servizio studi del Senato (nel dossier provvisorio del 20 agosto 2011) procede, prima, a ricordare che l’articolo 67 del TUIR riguarda i redditi diversi.

Tra quelli disciplinati dal comma 1 le lettere da c-bis) a c-quinquies) individuano i seguenti:

c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai sensi della lettera c) (ossia

realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate), realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società di cui all’articolo 5 (concernenti i redditi in forma associata), escluse le associazioni senza personalità giuridica, e dei soggetti di cui all’articolo 73 (ossia i soggetti IRES), nonché di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:

1) cessione dei contratti di cui all’articolo 109, comma 9, lettera b) (contratti di

associazione in partecipazione), qualora il valore dell’apporto sia non superiore

al 5% o al 25% del valore del patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;

2) cessione dei contratti di cui alla lettera precedente qualora il valore dell’apporto sia non superiore al 25% dell’ammontare dei beni dell’associante;

c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, sempreché siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d’investimento collettivo. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente;

c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati, comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera sono considerati strumenti finanziari anche i predetti rapporti;

c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli precedentemente

indicati, realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di strumenti finanziari, nonché quelli realizzati mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto.

In particolare, il comma 28 stabilisce che le minusvalenze, perdite e differenziali negativi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quater), del TUIR, realizzate fino alla data del 31 dicembre 2011, devono essere portate in deduzione dalle future plusvalenze e dagli altri redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del TUIR, per una quota pari al 62,50% del loro ammontare.

La quota di deducibilità del 62,50% è ottenuta dal rapporto tra le aliquote del 12,50% e 20%.

La disposizione fa comunque salvi i limiti temporali di deduzione previsti:

– dall’articolo 68, comma 5, del TUIR.

Il citato Servizi studi del Parlamento ha poi ricordato al riguardo che tale disposizione prevede che se l’ammontare complessivo delle minusvalenze e delle perdite è superiore all’ammontare complessivo delle plusvalenze e degli altri redditi, l’eccedenza può essere portata in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli altri redditi dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze e le perdite sono state realizzate

– dall’articolo 6, comma 5, del Decreto Legislativo n. 461 del 1997 concernente l’applicazione dell’imposta sostitutiva su ciascuna plusvalenza o altro reddito diverso realizzato.

La predetta disposizione stabilisce che qualora siano realizzate minusvalenze, perdite o differenziali negativi viene computato in deduzione, fino a loro concorrenza, l’importo delle predette minusvalenze, perdite o differenziali negativi dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle successive operazioni poste in essere nell’ambito del medesimo rapporto, nello

stesso periodo d’imposta e nei successivi ma non oltre il quarto. Qualora sia revocata l’opzione o sia chiuso il rapporto di custodia, amministrazione o deposito o siano rimborsate anche parzialmente le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio, le minusvalenze, perdite o differenziali

negativi possono essere portati in deduzione, non oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello del realizzo, dalle plusvalenze, proventi e differenziali positivi realizzati nell’ambito di altro rapporto, intestato agli stessi

soggetti intestatari del rapporto o deposito di provenienza.

Il comma 29 prevede la possibilità, per il contribuente, di affrancare le plusvalenze e le minusvalenze latenti al 31 dicembre 2011 versando l’imposta sostitutiva del 12,50% sui redditi diversi maturati fino alla stessa data.

In particolare, la norma prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, per la determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del TUIR, in luogo del costo o valore di acquisto, o del valore determinato ai sensi dell’articolo 14, comma 6, del Decreto Legislativo n. 461 del 1997, il contribuente può assumere il valore dei titoli, quote, diritti, valute estere, metalli preziosi allo stato grezzo o monetato,

strumenti finanziari, rapporti e crediti alla data del 31 dicembre 2011.

A tal fine è necessario che il contribuente:

a) opti per la determinazione, sempre al 31 dicembre 2011, delle plusvalenze,

delle minusvalenze e dei proventi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR, derivanti dalla partecipazione a OICVM di cui all’articolo 73, comma 5-quinquies (del TUIR) e a OICVM di diritto estero, di cui all’articolo 10-ter, comma 1, della legge n. 77 del 1983.

Viene, altresì, ricordato che il comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR (come modificato – a decorrere dal 1° gennaio 2012 – dall’articolo 2, comma 15, lettera b) del testo in esame), prevede che gli OICR con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con sede in Lussemburgo, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, non sono soggetti alle imposte sui redditi. Le ritenute operate sui redditi di capitale sono a titolo di imposta. Non si applicano la ritenuta prevista dal comma 2 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti e depositi bancari e le ritenute previste dai commi 3-bis e 5 del medesimo articolo 26 e dall’articolo 26-quinquies del predetto decreto nonché dall’articolo 10-ter della Legge n. 77 del 1983.

L’articolo 10-ter, comma 1, della legge n. 77 del 1983 prevede in sintesi che sui proventi derivanti dalla partecipazione a organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero conformi alla direttiva 2009/65/CE,

i soggetti residenti incaricati del pagamento dei proventi medesimi, del riacquisto o della negoziazione delle quote o azioni, operano una ritenuta del 12,50%. La ritenuta si applica sui proventi distribuiti in costanza di partecipazione all’organismo di investimento e su quelli compresi nella differenza tra il valore di riscatto, di cessione o di liquidazione delle quote o azioni e il valore medio ponderato di sottoscrizione o di acquisto delle quote o azioni medesime. In ogni caso come valore di sottoscrizione o acquisto si assume il valore delle quote o azioni rilevato dai prospetti periodici relativi alla

data di acquisto delle quote o azioni medesime.

b) effettui il versamento dell’imposta sostitutiva eventualmente dovuta secondo i criteri di cui agli articoli 5 e 6 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997, con i quali è appunto dettata la disciplina dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi.

La scelta di esercitare l’opzione dipende da vari fattori.

Il vantaggio per il contribuente sarebbe dato dall’applicazione dell’aliquota ridotta alle plusvalenze latenti al momento del cambio dell’aliquota, mentre i costi sarebbero legati alla rinuncia al differimento dell’imposta e all’eventuale costo del finanziamento della liquidità necessaria per pagare l’imposta in assenza di una realizzazione effettiva della plusvalenze.

Ai fini dell’applicazione della disposizione di cui al comma 29, il comma 30 distingue l’ipotesi di cui all’articolo 5 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997 (applicazione dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi) da quella di cui all’articolo 6 dello stesso decreto (opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva su ciascuna plusvalenza o altro reddito diverso realizzato).

In particolare:

– nell’ipotesi di cui all’articolo 5 l’opzione di cui al comma 29 deve essere esercitata in sede di dichiarazione annuale dei redditi e si estende a tutti i titoli o strumenti finanziari detenuti.

In tal caso l’imposta sostitutiva viene corrisposta con le modalità e i termini previsti dal comma 4 dello stesso articolo 5.

L’articolo 5, comma 4, citato prevede che l’imposta sostitutiva è corrisposta mediante versamento diretto nei termini e nei modi previsti per il versamento

delle imposte sui redditi dovute a saldo in base alla dichiarazione.

L’eventuale imposta sostitutiva pagata fino al superamento delle percentuali di partecipazione o di diritti di voto indicati nella lettera c-bis) del comma 1, dell’articolo 67, è portata in detrazione dalle imposte sui redditi;

– nell’ipotesi di cui all’articolo 6 l’opzione può essere esercitata entro il 31 marzo 2012 e si estende a tutti i titoli, quote o certificati inclusi nel rapporto di custodia o amministrazione.

In tal caso l’imposta sostitutiva è versata dagli intermediari entro il 16 maggio 2012, ricevendone provvista dal contribuente.

Il comma 31 stabilisce che qualora non siano applicabili le disposizioni dei commi 29 e 30, per i proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti, derivanti dalla partecipazione agli organismi e fondi di cui al primo periodo del presente comma:

– l’opzione può essere esercitata entro il 31 marzo 2012, con comunicazione ai soggetti residenti all’uopo incaricati;

– l’imposta sostitutiva è versata dagli stessi soggetti entro il 16 maggio 2012, ricevendone provvista dal contribuente.

Ai sensi del comma 32 le minusvalenze e perdite derivanti dall’esercizio delle opzioni di cui al comma precedente sono quindi portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi, realizzati successivamente, fino al 31 dicembre 2012, per una quota pari al 62,50% del loro ammontare.

Il comma 33 disciplina l’ipotesi delle gestioni individuali di portafoglio di cui all’articolo 7 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997.

Su tale versante il citato dossier del Parlamento ricorda che l’articolo 7 citato ha previsto che i soggetti che hanno conferito a un soggetto abilitato l’incarico di gestire masse patrimoniali costituite da somme di denaro o beni non relativi all’impresa, possono optare, con riferimento ai redditi di capitale e diversi che concorrono alla determinazione del risultato della gestione, per l’applicazione dell’imposta sostitutiva recata dallo stesso articolo.

Il contribuente può optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva mediante comunicazione sottoscritta rilasciata al soggetto gestore all’atto della stipula del contratto.

L’opzione ha effetto per il periodo d’imposta e può essere revocata solo entro la scadenza di ciascun anno solare, con effetto per il periodo d’imposta successivo.

Il risultato maturato della gestione è soggetto ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l’aliquota del 12,50%.

Il risultato della gestione si determina sottraendo dal valore del patrimonio gestito al termine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato dei prelievi e diminuito di conferimenti effettuati nell’anno, i redditi maturati nel periodo e soggetti a ritenuta, i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, i redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta maturati nel periodo, i proventi derivanti da fondi comuni di investimento immobiliare, il 60% dei proventi derivanti dalla partecipazione ad

OICR ed il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.

Il risultato è computato al netto degli oneri e delle commissioni relative al patrimonio gestito.

La norma in esame stabilisce che, in relazione alle menzionate gestioni individuali di portafoglio, i risultati negativi di gestione rilevati al 31 dicembre 2011 devono essere portati in deduzione dai risultati di gestione maturati successivamente, per una quota pari al 62,50% del loro ammontare.

La disposizione fa salvi, peraltro, i limiti temporali di utilizzo dei risultati negativi di gestione previsti dal comma 10 dello stesso articolo 7 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997.

Al riguardo, la norma citata prevede che se in un anno il risultato della gestione è negativo, il corrispondente importo è computato in diminuzione del risultato della gestione dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto per l’intero importo che trova capienza in essi.

Il comma 34, infine, rinvia ad un successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze per l’individuazione delle relativa modalità di applicazione.

 

 

 

2) Studi di settore a tutto campo

Prende pieno campo ormai la disciplina e l’accertamento sulla base degli studi di settore.

Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto 2011, è in corso di conversione in Parlamento.

Il comma 35 dell’articolo 2 ha modificato due disposizioni in materia di studi di

settore recate, rispettivamente, dal comma 4-bis dell’articolo 10 della Legge n. 146 del 1998 e dall’articolo 1, comma 1-bis, del D.P.R. n. 195 del 1999.

Secondo quanto riportato dalla Relazione tecnica, tali disposizioni mirerebbero

sostanzialmente a produrre effetti in termini di deterrenza, garantendo una maggiore correttezza da parte dei contribuenti nella compilazione della relativa modulistica fiscale.

Viene anzitutto modificato l’ultimo periodo del comma 4-bis dell’articolo 10 della Legge n. 146 del 1998, con il quale è prevista una limitazione della potestà accertativa dell’Amministrazione finanziaria nel caso di congruità di un soggetto alle risultanze degli studi di settore.

Per effetto della modifica apportata dal testo in esame la limitazione della potestà accertativa dell’amministrazione opera pertanto anche a condizione che i contribuenti interessati risultino congrui alle risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, in relazione al periodo di imposta precedente.

Come fatto notare dal Servizio studi del Senato (nel dossier provvisorio di agosto 2011), la norma suddetta, intervenendo sulle limitazioni dei poteri di accertamento, dovrebbe indurre i contribuenti interessati a comportamenti dichiarativi corretti, attesi i possibili effetti anche per l’annualità successiva.

Indi ha segnalato che lo stesso comma 4-bis dell’articolo 10 della legge n. 146 del 1998 è stato recentemente oggetto di modifica da parte della lettera d) del comma 28 dell’articolo 23 del D.L. n. 98 del 2011.

A seguito di tale modifica, ferma restando la previsione secondo cui, nel caso di congruità di un soggetto alle risultanze degli studi di settore, l’ufficio non può procedere a rettifiche sulla base di presunzioni semplici, è stato eliminato l’obbligo dell’Amministrazione di evidenziare, nella motivazione dell’atto di eventuale rettifica, le ragioni che inducono l’ufficio a disattendere le risultanze degli studi di settore in quanto inadeguate a stimare correttamente il volume di ricavi o compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente.

Il comma 35 ha poi modificato l’articolo 1, comma 1-bis, del D.P.R. n. 195 del 1999.

Il comma 1-bis citato – recentemente introdotto dalla lettera a) del comma 28

dell’articolo 23 del decreto-legge n. 98 del 2011 – dispone che, a decorrere dall’anno 2012, gli studi di settore siano pubblicati nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore; entro il 31 marzo del periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in vigore devono invece essere pubblicate in Gazzetta Ufficiale le eventuali integrazioni necessarie per tenere conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a settori o aree territoriali.

Per effetto della modifica apportata dal testo in esame viene prevista la possibilità di effettuare le suddette integrazioni anche per aggiornare o istituire

gli indicatori di normalità economica cui all’articolo 10-bis della legge n. 146 del 1998.

Infine, viene ricordato che il comma 2 dell’articolo 10-bis citato ha previsto che, ai fini dell’elaborazione e della revisione degli studi di settore, si tiene anche conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori definiti da ciascuno studio, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico.

 

 

 

3) Polizza assicurativa obbligatoria per i professionisti

Il D.L. n. 138 del 2011, in corso di conversione in Legge (viene auspicata entro il 4 settembre prossimo), prevede che, a tutela del cliente, il professionista sia tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista dovrà rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la

responsabilità professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle

polizze assicurative potranno essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti.

La medesima norma stabilisce che gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali saranno specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina.

Viene, inoltre, prevista l’incompatibilità della carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali.

Per le professioni sanitarie resta confermata la

normativa vigente.

Pubblicità informativa libera

Il citato Decreto, infine, prevede che la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, è libera.

Le informazioni fornite dovranno essere trasparenti, veritiere, corrette e non dovranno essere equivoche, ingannevoli, o denigratorie.

Principi di libera concorrenza

Il dossier del Senato (edizione provvisoria del 20 agosto 2011) precisa che il comma 5 dell’articolo 3 del D.L. 138 del 2011 prevede che, fatto salvo l’esame di Stato prescritto per l’abilitazione all’esercizio professionale dal quinto comma dell’articolo 33 della Costituzione per l’accesso alle professioni regolamentate, gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, nonché alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. La disposizione stabilisce quindi che gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del D.L. in esame per recepire i principi elencati nella novella normativa.

Si prescrive che la riforma degli ordinamenti professionali dovrà assicurare che

l’accesso alla professione sia libero e che il suo esercizio sia fondato e ordinato

sull’autonomia e sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista.

La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, sarà consentita unicamente laddove risponda a ragioni di interesse pubblico e non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, in caso di esercizio dell’attività in forma societaria, della sede legale della società professionale.

Inoltre, la norma dispone che gli ordinamenti professionali riformati dovranno prevedere l’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina (ECM).

La violazione dell’obbligo di formazione continua costituirà un illecito disciplinare e come tale sarà sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione.

Quindi, si stabilisce che la disciplina del tirocinio per l’accesso alla professione dovrà conformarsi a criteri che garantiscano l’effettivo svolgimento dell’attività formativa e il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione.

Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto.

Al fine di accelerare l’accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata tra i Consigli Nazionali e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica.

Per le professioni sanitarie, ai fini della disciplina dell’attività di tirocinio, resta peraltro confermata la normativa vigente.

Compenso spettante al professionista

Infine, la neo norma prevede che il compenso spettante al professionista sarà pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali.

Sarà, peraltro, ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe.

Il professionista resta comunque tenuto a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione del medesimo.

In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse dei terzi si applicheranno le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia.

 

 

 

4) Indice Istat di luglio 2011 in G.U.

L’indice Istat per il mese luglio 2011 è stato fissato a 2,7 %. Lo ha reso noto l’Istituto di statistica con il comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 195 del 23 agosto 2011.

Tali dati, che rappresentano gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, sono utilizzati per aggiornare il canone di locazione.

In particolare, si tratta degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di luglio 2011, pubblicati ai sensi dell’art. 81 della Legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449.

 

 

 

5) Regolarizzazioni contributive da Uniemens e generazione del DM10VIG

L’Inps con il messaggio n. 16744 del 25 agosto 2011 ha comunicato che è in fase di rilascio la procedura di gestione delle variazioni contributive comunicate

con il flusso Uniemens.

Il nuovo sistema è così articolato:

– Le aziende, o i loro intermediari, inviano mensilmente, contestualmente alle denunce mensili correnti, anche eventuali denunce di variazione relative a periodi pregressi;

– le procedure centralizzate provvedono a generare per il mese corrente il “DM10 virtuale”, secondo le già note modalità, e per le denunce di variazione, qualora comportino una regolarizzazione contributiva, a determinare, sulla base del confronto con il “DM10 virtuale” originariamente prodotto, il “DM10VIG virtuale” per l’importo a debito o a credito risultante dalla differenza tra la denuncia originariamente prodotta e quella di variazione;

– diversamente da quanto avviene per i “DM10 virtuali” che accedono automaticamente alle successive fasi elaborative, i “DM10VIG virtuali” necessitano di una conferma da parte dell’azienda, o di chi la rappresenta, per poter essere inoltrati alle procedure di gestione. Per le modalità operative si rinvia all’allegato Manuale.

La generazione automatica del titolo di regolarizzazione “DM10VIG” scaturisce dal confronto della denuncia Uniemens originaria con la denuncia Uniemens di variazione.

Ne consegue che il sistema sopra descritto trova possibile applicazione dalle denunce con competenza non precedente a gennaio 2010, mese di introduzione dei flussi Uniemens.

Per l’anno 2010, in quanto periodo transitorio, viene data facoltà di avvalersi anche delle procedure precedentemente in essere: DM10VIG online o DM10VIG cartaceo.

Per tale anno quindi la generazione automatica avverrà soltanto a fronte di variazioni di precedenti denunce Uniemens.

Per tale motivo inizialmente saranno resi disponibili i soli “DM10VIG virtuali” relativi all’anno 2011.

Poi, previa verifica ed eliminazione di eventuali duplicazioni di DM10VIG virtuali e online/cartacei, saranno resi disponibili anche i DM10VIG virtuali dell’anno 2010.

Le aziende, o i loro intermediari, possono accedere alla procedura di gestione dei DM10VIG virtuali attraverso la già nota funzione di “servizi per le aziende e i consulenti/Uniemens/Consultazione denunce individuali” alla quale sono state aggiunte le schede “Variazioni” e “DM10VIG”.

L’Inps, infine, rammenta che rimangono invariate le modalità di gestione delle variazioni, contributive o meno, dei flussi Uniemens.

(Inps, messaggio n. 16744 del 25 agosto 2011)

 

 

 

6) Registro degli organismi di mediazione: Regolamento in G.U.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 197 del 25 agosto 2011 il regolamento (Decreto del Ministero della Giustizia n. 145 del 6 luglio 2011) recante modifica al Decreto del Ministro della giustizia 18 ottobre 2010, n. 180, sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del Decreto Legislativo n. 28 del 2010.

(Decreto n. 145 del 6 luglio 2011, pubblicato in G.U. n. 197 del 25/08/2011)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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