Novità fiscali del 25 agosto 2011: limitazione a 2.500 euro dell’uso del contante e dei titoli al portatore; nuove sanzioni per mancata emissione ricevuta/fattura; manovra salvadeficit...

 

Indice:

1) Innalzamento dei requisiti anagrafici per i trattamenti pensionistici delle lavoratrici

2) Manovra di ferragosto: Festività che non possono essere soppresse e quelle che lo saranno

3) Adeguamento alle disposizioni comunitarie delle limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore

4) Sanzioni per la violazione dell’obbligo di emettere il documento che certifica i corrispettivi

5) Cessione quote di Srl: Accolto appello dei Commercialisti

  

1) Innalzamento dei requisiti anagrafici per i trattamenti pensionistici delle lavoratrici

Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto, è in corso di conversione in Parlamento.

Il comma 20 di tale novella normativa ha modificato la disciplina sul progressivo elevamento del requisito anagrafico delle lavoratrici per la pensione di vecchiaia e per il trattamento pensionistico liquidato esclusivamente con il sistema contributivo.

La normativa fino ad ora vigente prevedeva, a decorrere dal 1° gennaio 2020, un progressivo elevamento da 60 a 65 anni del requisito suddetto, con riferimento alle lavoratrici dipendenti private, nonché a quelle autonome o cosiddette parasubordinate, iscritte alle relative gestioni INPS.

In base alla progressione, il requisito di 65 anni si sarebbe applicato a decorrere dal 1° gennaio 2032.

Ai valori minimi in oggetto occorre aggiungere gli incrementi generali, che opereranno ai sensi della normativa sull’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita; resta inoltre ferma la disciplina generale sulle decorrenze iniziali dei trattamenti pensionistici (cosiddette finestre).

La novella di cui al presente comma 20 dispone che il processo di elevamento inizi dal 2016 (anziché dal 2020); di conseguenza, la progressione cessa il 1° gennaio 2028 (anziché il 1° gennaio 2032).

A tal proposito, l’Ufficio studi della Camera (dossier provvisorio di agosto 2011) ricorda che, per le dipendenti pubbliche, la novella di cui all’art. 12, comma 12-

sexies, del D.L. 31 maggio 2010, n. 7840, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, ha modificato la disciplina del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e per il trattamento pensionistico liquidato esclusivamente con il sistema contributivo.

Tale comma ha disposto l’elevamento del requisito da 61 a 65 anni con decorrenza dal 1° gennaio 2012.

Resta fermo il diritto al trattamento per le lavoratrici che maturino, entro il 31 dicembre 2011, i requisiti anagrafici e contributivi vigenti alla suddetta data; tali dipendenti possono chiedere all’ente pensionistico di appartenenza la certificazione del diritto.

 

 

 

2) Manovra di ferragosto: Festività che non possono essere soppresse e quelle che lo saranno

Le ricorrenza dei Santi patroni non costituiscono “festività” ai sensi della legge 260/1949, ma sono spesso considerate tali dai contratti collettivi di lavoro.

L’unica ricorrenza di questo genere prevista dalla legge è la festa dei SS. Pietro e Paolo, che riguarda esclusivamente la città di Roma e che è prevista dagli accordi tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede (e, in quanto tale, non può essere modificata o soppressa con un D.P.C.M.).

Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto, è in corso di conversione in Parlamento.

Il comma 24 dell’art. 1 stabilisce che, a decorrere dal 2012, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono fissate annualmente le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi patroni, in modo tale che le stesse cadano il venerdì precedente o il lunedì seguente la prima domenica successiva ovvero coincidano con tale data.

Il D.P.C.M. deve essere emanato entro il 30 novembre dell’anno precedente.

In altri termini, con D.P.C.M. si potrà incidere sulle date in cui ricorrono tre categorie di festività:

– festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede;

– celebrazioni nazionali;

– festività dei Santi patroni.

Per quanto riguarda la prima categoria, la legge 27 maggio 1949, n. 260, recante “Disposizioni in materia di ricorrenze festive”, e successive modificazioni, prevede che siano attualmente considerati giorni festivi:

– tutte le domeniche;

– il primo giorno dell’anno;

– il giorno dell’Epifania;

– il 25 aprile, anniversario della liberazione;

– il giorno di lunedì dopo Pasqua;

– il 1° maggio: festa del lavoro;

– il 2 giugno, data di fondazione della Repubblica;

– il giorno dell’Assunzione della B.V. Maria (15 agosto);

– il giorno di Ognissanti (1° novembre);

– il giorno della festa dell’Immacolata Concezione (8 novembre);

– il giorno di Natale;

– il 26 dicembre.

Successivamente, con l’art. 6 dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984, di modifica del Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, ratificato con legge 25 marzo 1985, n. 121, la Repubblica Italiana si è impegnata a riconoscere come giorni festivi tutte le domeniche e le altre festività religiose determinate d’intesa tra le Parti.

In attuazione del suddetto art. 6, è stato adottato il D.P.R. 28 dicembre 1985,

n. 792, recante “Riconoscimento come giorni festivi di festività religiose determinate d’intesa tra la Repubblica italiana e la Santa Sede ai sensi dell’art. 6 dell’accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge 25 marzo 1985, n. 121”, il cui art. 2 stabilisce che sono festività religiose:

– tutte le domeniche;

– il 1° gennaio, Maria Santissima Madre di Dio;

– il 6 gennaio, Epifania del Signore;

– il 15 agosto, Assunzione della Beata Vergine Maria;

– il 1° novembre, tutti i Santi;

– l’8 dicembre, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria;

– il 25 dicembre, Natale del Signore;

– il 29 giugno, SS. Pietro e Paolo, per il comune di Roma.

Conseguentemente, le “festività introdotte con legge dello Stato non conseguenti ad accordi con la Santa Sede” sarebbero le seguenti:

– il 25 aprile, anniversario della liberazione;

– il giorno di lunedì dopo Pasqua;

– il 1° maggio: festa del lavoro;

– il 2 giugno, data di fondazione della Repubblica;

– il 26 dicembre.

La disposizione in esame prevede che il Governo possa annualmente, con un D.P.C.M., modificare la data o perfino sopprimere festività previste in via generale da una legge ordinaria.

Sarebbe pertanto opportuno valutare la sua compatibilità con i principi che regolano il sistema delle fonti, ovvero riscriverla in forma di modifica testuale alle legge 260/1949.

Per quanto riguarda la seconda categoria, l’espressione “celebrazione nazionale” è stata impiegata in passato con riferimento ai festeggiamenti per l’anniversario di specifici momenti fondativi dell’identità nazionale (si vedano la

legge 14 luglio 1993, n. 249, recante “Celebrazione nazionale del cinquantennale della Resistenza e della Guerra di liberazione”, e la legge 31 dicembre 1996, n. 671, recante “Celebrazione nazionale del bicentenario della prima bandiera nazionale”).

Essa, tuttavia, in tali contesti, indicava un insieme di iniziative che si svolgevano lungo un certo periodo di tempo, piuttosto che eventi che si esaurivano in un unico giorno, come invece sembrerebbe presupporre la disposizione in esame.

La già ricordata legge 260/1949 introduce, invece, all’art. 3, l’espressione “solennità civile” che, ai sensi della successiva legge 5 marzo 1977, n. 5444, non determina riduzioni di orario di lavoro negli uffici pubblici.

Tale espressione è impiegata anche dalla legge 4 marzo 1958, n. 132, recante

“Ricorrenza festiva del 4 ottobre in onore dei Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena”; dalla legge 30 marzo 2004, n. 92, recante “Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle

foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, nonchè dalla legge 12 novembre 2009, n. 162, recante “Istituzione della Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”.

 

 

 

3) Adeguamento alle disposizioni comunitarie delle limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore

Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto, è in corso di conversione in Parlamento.

Il comma 4 dell’art. 2, con la modifica dell’art. 49 del D.Lgs. n. 231 del 2007, ha ridotto da € 5.000,00 a € 2.500,00 la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore.

La predetta modifica è stata realizzata al fine di adeguare le disposizioni adottate in ambito comunitario dirette a prevenire l’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Come osservato dall’Ufficio studi del Senato (dossier provvisorio di agosto 2011), il citato art. 49, recante “limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”, nella versione previgente le modifiche apportate dalla norma in commento, dispone tra l’altro:

– il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o

postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A.;

– l’obbligo di indicare negli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 5.000 euro l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;

– la possibilità per gli istituti bancari e postali di rilasciare assegni circolari, vaglia postali e cambiari di importo inferiore a 5.000 euro, su richiesta scritta del cliente, senza la clausola di non trasferibilità;

– il divieto di detenere libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 5.000 euro. In via transitoria, relativamente ai libretti che alla data di entrata in vigore del decreto n. 231 del 2007 presentavano un saldo superiore al predetto limite, i clienti hanno tempo fino al 30 giugno 2011 per estinguere ovvero ridurre il saldo al di sotto della soglia fissata.

In sostanza, la norma in esame riduce ulteriormente i limiti di importo all’uso del contante – finalizzati al contrasto del riciclaggio e del terrorismo – che erano

già stati ridotti (a 5.000 euro) dall’art. 20 del D.L. n. 78 del 2010.

Il D.L. n. 78 del 2010 aveva infatti a sua volta reintrodotto i limiti di importo all’uso del contante vigenti prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 112 del 2008, che all’art. 32 aveva elevato da 5.000 a 12.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore.

Il comma in esame, inoltre, é intervenuto al comma 13 dell’art. 49 del D.Lgs. n. 231 del 2007, al fine di posticipare di 3 mesi (dal 30 giugno 2011 al 30 settembre 2011) il termine entro cui i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 2.500 euro devono essere estinti (ovvero il loro saldo deve essere ridotto entro tale importo).

 

 

 

4) Sanzioni per la violazione dell’obbligo di emettere il documento che certifica i corrispettivi

Il comma 5 dell’art. 2 del D.L. n. 138/2011, in corso di conversione al Senato, ha modificato l’art. 12 del Decreto Legislativo n. 471 del 1997 introducendo la sanzione accessoria della sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine per i soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini professionali a carico dei quali siano state contestate reiterate violazioni dell’obbligo di emettere il documento certificativo dei corrispettivi.

In particolare il neo comma ha inserito i commi 2-sexies e 2-septies nell’art. 12 del D.Lgs. n. 471 del 1997, concernente le sanzioni accessorie in materia di imposte sui redditi ed Iva, al fine di introdurre una nuova sanzione accessoria posta a carico dei soggetti iscritti in albi ovvero a ordini professionali che, nell’esercizio della professione, abbiano commesso, nel corso di un quinquennio e in giorni differenti, quattro distinte violazioni inerenti all’obbligo di emissione dei documenti attestanti i corrispettivi.

La sanzione accessoria – che deve essere disposta in ogni caso – consiste nella

sospensione dall’iscrizione all’albo o all’ordine professionale per un periodo da

tre giorni ad un mese.

La norma prevede, altresì, che la sanzione accessoria venga inasprita in caso di

recidiva, allungando il periodo di sospensione per un periodo da quindici giorni

fino a un massimo di sei mesi.

Il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo, in deroga pertanto a quanto disposto dall’art. 19, comma 7, del D.Lgs. n. 472 del 1997, il quale prescrive che le sanzioni accessorie sono eseguite quando il provvedimento di irrogazione è divenuto definitivo.

L’Ufficio studi del Senato, nel dossier provvisorio di agosto 2011, evidenzia che la norma in esame ricalca, in buona sostanza, quanto già stabilito dal comma 2 dello stesso art. 12 del D.Lgs. n. 471 del 1997 relativamente ai soggetti esercenti attività per le quali sussiste l’obbligo di emissione della ricevuta fiscale o scontrino fiscale.

In particolare, viene ricordato che il citato comma 2 dell’art. 12 prevede che, qualora siano state contestate, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione delle disposizioni del D.Lgs. n. 472 del 1997, è disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese.

In deroga all’art. 19, comma 7, del medesimo D.Lgs. n. 472 del 1997, il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo.

Se l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di euro 50.000 la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi.

È prevista la pubblicazione degli atti di sospensione sul sito internet dell’ordine professionale ovvero del soggetto competente alla tenuta dell’albo:

A tal fine è pertanto introdotto l’obbligo di comunicare gli atti di sospensione ai

predetti soggetti.

Viene segnalato che la disposizione non individua modalità e termini per l’effettuazione della comunicazione né per la pubblicazione sui siti internet.

La norma prevede, inoltre, l’applicazione delle disposizioni recate dai commi 2-bis e 2-ter dello stesso art. 12.

In virtù di tale richiamo normativo:

– La sospensione è disposta dalla direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente per territorio in relazione al domicilio fiscale del contribuente.

Gli atti di sospensione devono essere notificati, a pena di decadenza, entro sei mesi da quando è stata contestata la quarta violazione (secondo quanto previsto dal comma 2-bis);

– l’esecuzione e la verifica dell’effettivo adempimento delle sospensioni è effettuata dall’Agenzia delle entrate, ovvero dalla Guardia di finanza.

Infine, viene stabilito che la sanzione accessoria introdotta dal comma 2-sexies deve essere disposta nei confronti di tutti gli associati qualora le violazioni siano commesse nell’esercizio dell’attività professionale in forma associata.

 

 

 

5) Cessione quote di Srl: Accolto appello dei Commercialisti

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4737 del 2011 ha chiuso la querelle sulla pubblicità del Notariato sulle prestazioni professionali per le cessioni di quote Srl.

Difatti, con tale sentenza hanno accolto l’appello dei Commercialisti, dichiarando improcedibile quello dei notai, sostenendo che gli impegni a suo tempo presentati dal Consiglio Nazionale del Notariato non potevano essere esaminati, in quanto presentati fuori dal termine massimo previsto dalla normativa in materia.

Sembra, quindi, che sia chiusa la vicenda iniziata circa 3 anni fa quando all’indomani dell’approvazione della Legge (133/2008) che ha fatto venire meno l’esclusiva ai notai in materia di cessione di quote societarie, era apparsa sui principali quotidiani nazionali la pubblicità “Senza notaio meno sicurezza – Cessione quote di Srl. Ipotesi a confronto” in cui il notariato aveva proposto un confronto tra le prestazioni offerte ai fini della cessione delle quote sociali della srl.

Di fronte a questa iniziativa, l’Ordine dei Commercialisti di Bologna e il Consiglio nazionale (Cndcec) si erano rivolti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo che fosse accertata la natura ingannevole della pubblicità notarile e che venissero irrogate le sanzioni inibitorie e pecuniarie di legge.

L’Antitrust però con un provvedimento a sorpresa nel marzo 2009 aveva omesso di irrogare le sanzioni richieste chiudendo il procedimento a fronte di una lettera di impegni presentata dai notai. Dunque bastava questo per detta autorità, ma non per i Commercialisti che ne avevano impugnato la decisione davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ottenendone l’annullamento.

Secondo i giudici laziali, infatti, l’Autorità avrebbe dovuto assumere una posizione più incisiva perché il peso di una missiva con le precisazioni pubblicata sul sito dei notai non è congruo alla divulgazione con la campagna pubblicitaria sui quotidiani delle affermazioni dei notai. La sentenza del Tar del Lazio, comunque, era stata appellata dai Notai che chiedevano che fosse ritenuto legittimo il patteggiamento accettato dall’autorità garante e dai Commercialisti che deducevano la sua illegittimità anche per motivi diversi da quelli affermati dal Tar.

Il Consiglio di Stato dunque confermando la sentenza del Tar ha ribadito la decisione che l’Autorità aveva già assunto dichiarando ingannevole la campagna pubblicitaria e inibendo la sua prosecuzione.

(Consiglio di Stato, sentenza n. 4737 del 2011)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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