Novità fiscali del 20 luglio 2011

 

 Indice:

 1) Nuove modalità per la domanda di assegno integrativo di mobilità

 2) Banca Centrale Europea: variazione tasso di riferimento

 3) Bene pagato senza che sia pervenuta la fattura: Parere della Fondazione studi dei Consulenti Lavoro

 4) Regole per la tracciabilità dei flussi finanziari relativi ai contratti pubblici

 5) Calendario ad hoc per le comunicazioni del Fisco

 6) Praticanti in regime di imposta sostitutiva 5%

 

1) Nuove modalità per la domanda di assegno integrativo di mobilità

Dal 18 luglio 2011 la presentazione delle domande di assegno integrativo di mobilità dovrà avvenire attraverso uno dei seguenti canali:

– WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;

– contact center integrato 803164;

– patronati/intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

È previsto un periodo transitorio di circa tre mesi durante il quale saranno comunque garantite le consuete modalità di presentazione delle domande.

Al termine di tale periodo transitorio, a decorrere dall’1 ottobre 2011, i tre canali diventeranno esclusivi ai fini della presentazione delle richieste.

Per i particolari, si veda la circolare n. 95 del 15 luglio 2011, disponibile sul sito www.inps.it .

(Inps, nota del 19 luglio 2011)

 

 

 

2) Banca Centrale Europea: variazione tasso di riferimento

A decorrere dal 13 luglio 2011, la Banca Centrale Europea ha fissato nella misura dell’1,50% il nuovo tasso ufficiale di riferimento.

Tale variazione incide sulla determinazione del tasso di dilazione e di differimento da applicare agli importi dovuti a titolo di contribuzione agli enti di previdenza.

Gli interessi di dilazione per la regolarizzazione rateale dei debiti per i contributi e per le relative sanzioni civili e l’interesse dovuto in caso di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi, dovranno pertanto essere calcolati al tasso del 7,50%.

Tale misura trova applicazione con riferimento alle rateazioni definite con l’emissione del piano di ammortamento a decorrere dal 13 luglio 2011, mentre quelli già emessi e notificati in base al tasso precedentemente in vigore non subiranno modificazioni.

Nei casi di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi, il nuovo tasso del 7,50% sarà applicato a partire dalla contribuzione relativa al mese di luglio 2011.

Per ulteriori dettagli si veda la circolare n. 96 del 15 luglio, resa disponibile sul sito www.inps.it .

(Inps, nota del 19 luglio 2011)

 

 

 

3) Bene pagato senza che sia pervenuta la fattura: Parere della Fondazione studi dei Consulenti Lavoro

Su come rimediare al mancato invio della fattura a chi ha acquistato e pagato beni senza averla potuto ricevere, è intervenuta la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, che con il parere n. 14 del 19 luglio 2011 ha trattato tale questione.

Nel caso di operazione interna, l’acquirente, trascorsi 4 mesi dal momento di effettuazione della relativa cessione di beni o prestazione di servizi senza aver ricevuto la fattura del fornitore, è tenuto “direttamente” ad emettere il documento relativo all’operazione effettuata. Se l’acquisto è estero vi è il più stringente termine di un mese.

L’acquirente, una volta individuato il momento impositivo dell’operazione (1) in cui è coinvolto, nei 30 giorni successivi al 4° mese dalla data di effettuazione dell’operazione (in pratica entro 5 mesi da quest’ultima):

– dovrà versare, tramite modello F24, l’imposta relativa alla fattura non ricevuta (codice tributo 9399);

– dovrà, inoltre, emettere, in duplice esemplare, un’autofattura, la quale dovrà essere presentata all’Ufficio delle Entrate competente congiuntamente all’attestazione dell’avvenuto pagamento.

Ad es.: Merce pervenuta il 15 gennaio; termine di quattro mesi: 15 maggio. Entro il 14 giugno occorre versare l’Iva, emettere l’autofattura e far pervenire il tutto all’ufficio.

Da tenere presente che la modalità di calcolo dei “quattro mesi successivi” nel caso di specie differisce dalla modalità di calcolo del “mese successivo” prevista per gli acquisti Intracomunitari (a tal fine, si veda in seguito).

Talvolta l’Ufficio richiede che l’autofattura sia accompagnata da un’apposita lettera nella quale devono essere evidenziate le irregolarità commesse dal fornitore. Taluni uffici hanno predisposto apposita modulistica personalizzata. Ad ogni modo, l’Ufficio restituirà al soggetto acquirente una copia dell’autofattura con l’attestazione di pagamento, la quale potrà essere annotata sul registro degli acquisti consentendo così di portare in detrazione la relativa imposta secondo le regole ordinarie.

Occorre evidenziare, inoltre, che nel caso in cui le operazioni di acquisto siano non imponibili o esenti, l’autofattura dovrà comunque essere emessa, pur non essendo previsto, in questa ipotesi, ovviamente, alcun versamento d’imposta.

Viene consigliato, con congruo anticipo rispetto al momento in cui si procede alla regolarizzazione, a precostituirsi prova certa documentale (email certificata, raccomandata, telegramma) di aver sollecitato l’invio della fattura, poiché non si può escludere che la stessa sia stata inviata ma non recapitata per un disguido.

Occorre tenere presente che l’Ufficio procederà ad accertare il fornitore inadempiente.

Sanzione per l’omessa regolarizzazione

La sanzione per la mancata regolarizzazione da parte dell’acquirente è pari al 100% dell’imposta, con un minimo di 258 euro (è possibile, comunque, utilizzare l’istituto del ravvedimento operoso), fermo restando che non è previsto da parte dell’ufficio il recupero dell’imposta nei confronti del cessionario o committente, poiché l’imposta è dovuta solo dal cedente o commissionario (circolare dell’Agenzia delle Entrate, n. 23 del 25 gennaio 1999, punto 2.7).

L’acquirente che ha emesso autofattura porterà in detrazione l’imposta versata mediante il citato Modello F24.

Il mancato ricevimento della fattura entro il termine di 4 mesi dalla data di effettuazione dell’operazione e la regolarizzazione da parte dell’acquirente entro il 30° giorno successivo non comportano, tuttavia, la perdita del diritto alla detrazione dell’IVA (da esercitarsi secondo le regole ordinarie) laddove, successivamente, dovesse pervenire da parte del fornitore la fattura (Corte di Cassazione, decisione n. 11208 del 2007).

Il termine per l’esercizio del diritto a detrazione, è quello del secondo anno successivo a quello in cui è nato il diritto alla detrazione.

Nell’ipotesi in cui il fornitore non dovesse far pervenire la fattura e questa sia stata già interamente pagata (iva compresa), viene ritenuto che resti l’unica possibilità di instaurare una causa civile nei confronti del fornitore allo scopo di farsi risarcire il danno procurato.

Per tali inconvenienti, viene, pertanto, consigliato di pagare solo una volta ottenuta la relativa fattura.

Viene poi precisato che l’acquirente non è tenuto ad informare il fornitore dell’attivazione della procedura, né quest’ultimo ha titolo per ottenere una copia dell’autofattura emessa dall’acquirente.

Fatture non ricevute per acquisti intracomunitari

Più stringenti i termini per la regolarizzazione in caso di acquisti intracomunitari di beni.

Il soggetto nazionale che non riceve la fattura entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione è tenuto, entro il mese seguente, ad emettere autofattura con IVA in un unico esemplare, senza alcun versamento d’imposta, né obbligo di presentazione di copia del documento emesso all’Agenzia delle Entrate (art. 46, comma 5, del D.L. n. 331/1993).

Il documento emesso deve contenere, oltre alle generalità del fornitore, alla data, all’importo in valuta e alla descrizione della fornitura, anche il codice identificativo IVA del fornitore.

Il documento auto emesso deve essere annotato sia nel registro delle vendite, sia in quello degli acquisti, entro il mese di emissione.

Dell’operazione dovrà, inoltre, tenersi regolarmente conto anche ai fini dell’invio del Modello Intrastat.

Per queste operazioni, il momento di effettuazione dell’operazione coincide con (art. 39 del D.L. n. 331 del 1993):

– Il momento della consegna nel territorio dello Stato dell’acquirente, qualora il trasporto o la spedizione siano effettuati dal cedente o da un vettore terzo;

– il momento dell’arrivo nel luogo di destinazione, laddove il trasporto venga effettuato dall’acquirente con propri mezzi.

Ad esempio, come chiarito dalla Circolare Minfinanze n. 13 del 23 febbraio 1994: Acquisto effettuato il 25 ottobre, fattura non ricevuta entro il 30 novembre, autofattura entro il 31 dicembre.

Anche in questo caso, naturalmente, valgono le regole sull’anticipazione e sul differimento del momento impositivo.

In particolare, qualora anteriormente alla consegna dei beni venga emessa fattura o venga effettuato il pagamento, totale o parziale, del corrispettivo, il momento impositivo viene anticipato, rispettivamente, alla data di ricevimento della fattura e alla data del pagamento.

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Nota (1)

Per poter determinare il limite temporale oltre il quale l’acquirente deve provvedere all’emissione della autofattura, occorre, infatti, individuare il momento impositivo, ai fini IVA, delle operazioni effettuate.

In via generale, come noto:

– le cessioni di beni immobili si considerano effettuate al momento della stipulazione dell’atto notarile di trasferimento;

– le cessioni aventi ad oggetto beni mobili trovano il loro momento impositivo con la consegna o la spedizione degli stessi;

– per i servizi, invece, risulta decisivo a tal fine il momento del pagamento del corrispettivo.

Tuttavia, nel caso di cessioni, laddove l’effetto traslativo o costitutivo si realizzi in un momento successivo a quello fissato secondo le descritte regole, tali operazioni dovranno comunque considerarsi effettuate, in via di principio, nel momento in cui si producono tali effetti e comunque, se riguardano beni mobili, dopo il decorso di un anno dalla loro consegna o spedizione.

Deroghe a tali regole generali si hanno nel caso di:

– cessione di beni per atto della pubblica autorità e cessione di beni in esecuzione di contratti di somministrazione: il momento impositivo coincide con il pagamento del corrispettivo;

– passaggi di beni dal committente al commissionario: il momento impositivo  coincide con quello della vendita di beni al terzo acquirente da parte del commissionario;

– passaggi di beni dal commissionario al committente: il momento impositivo coincide con quello della vendita di beni al commissionario da parte del terzo venditore;

– cessione di beni in esecuzione di contratti estimatori: il momento impositivo coincide con quello della rivendita a terzi, ovvero – per i beni non restituiti – con la scadenza del termine pattuito e, comunque, decorso un anno dalla consegna o spedizione;

– assegnazione di alloggi ai soci di cooperativa edilizia: il momento impositivo coincide con quello del rogito notarile;

– autoconsumo e destinazione a finalità extra-imprenditoriali di beni: Il momento impositivo coincide con quello del prelievo dei beni dall’impresa;

– autoconsumo di servizi e destinazione a finalità extra-imprenditoriali: il momento impositivo coincide con quello dell’esecuzione del servizio, ovvero – per i servizi di carattere periodico o continuativo – con il mese successivo a quello di esecuzione.

Con riferimento, poi, a tutte le operazioni, qualora anteriormente al momento impositivo determinato secondo le regole sopra in precedenza, venga emessa fattura o sia pagato in tutto o in parte il corrispettivo, il momento di effettuazione, limitatamente all’importo fatturato o pagato, corrisponde con la data della fattura o con quella del pagamento.

 

 

 

4) Regole per la tracciabilità dei flussi finanziari relativi ai contratti pubblici

Assonime, con la circolare n. 17 del 2011 si è soffermata sulle regole riguardanti la tracciabilità dei flussi finanziari connessi ai contratti pubblici.

La disciplina, introdotta la scorsa estate dall’art. 3 della legge n. 136/2010, ha l’obiettivo di prevenire le infiltrazioni criminali nell’attività di esecuzione delle commesse pubbliche.

Essendo stata adottata senza una previa analisi d’impatto, la formulazione originaria ha presto generato incertezze e problemi applicativi.

Con il Decreto Legge n. 187/2010 e la sua legge di conversione n. 217/2010 sono state introdotti vari cambiamenti e sono state adottate norme di interpretazione autentica.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici si è fatta carico di fornire chiarimenti e indicazioni operative per l’attuazione degli obblighi di tracciabilità, da ultimo con la determinazione n. 4 del 7 luglio 2011.

Dal 18 giugno 2011 la disciplina si applica anche ai contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 136/2010 (avvenuta il 7 settembre 2010) e ai contratti da essi derivati.

In particolare, la citata circolare di Assonime esamina il quadro normativo alla luce delle recenti indicazioni dell’Autorità, e sottolinea l’importanza di un’applicazione della disciplina che sia al contempo rigorosa e ispirata al principio di proporzionalità.

Uno dei chiarimenti più importanti forniti nell’ultima determinazione dell’Autorità dei contratti pubblici riguarda la delimitazione della filiera delle imprese tenute al rispetto degli obblighi di tracciabilità.

L’inclusione nella filiera di appaltatori e subappaltatori è pacifica.

Per i subcontratti, il criterio rilevante ai fini dell’inclusione nella filiera è il nesso della prestazione oggetto del subcontratto rispetto a quella dell’appalto principale.

Questo nesso va verificato settore per settore, in relazione alle concrete modalità di esecuzione del ciclo dell’appalto.

Per le forniture, in generale l’ultimo rapporto contrattuale rilevante ai fini della tracciabilità è quello relativo alla realizzazione del bene oggetto della fornitura principale.

La filiera non si estende anche alle subforniture di materie prime o componenti destinate a realizzare il prodotto finito indipendentemente dalla destinazione di quest’ultimo a soggetti pubblici o privati.

(Assonime, nota del 19 luglio 2011)

 

 

 

5) Calendario ad hoc per le comunicazioni del Fisco

Invii ragionati per venire incontro alle esigenze dei contribuenti. Calendario alla mano, lettere e richieste di documenti non saranno più inviate in concomitanza con le principali scadenze fiscali, ma seguiranno un’agenda ragionata predisposta ad hoc.

Una strategia che punta a razionalizzare le comunicazioni del Fisco ai contribuenti riducendo al minimo i disagi per gli uffici e per gli utenti, potenziando la qualità dei servizi offerti e ottimizzando l’attività di gestione dei tributi nel suo complesso.

A prevederlo è stato il Provvedimento pubblicato il 19 luglio 2011, con cui il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha creato un gruppo di lavoro con il compito specifico di pianificare le spedizioni massive ai contribuenti.

Il pool è coordinato da Marco Di Capua, direttore centrale Amministrazione, Pianificazione e Controllo, e composto da:

– Luigi Magistro Direttore centrale Accertamento;

– Paolo Savini Direttore centrale Servizi ai contribuenti;

– Edoardo Ursilli Direttore regionale Lazio;

– Carlo Palumbo Direttore regionale Lombardia;

– Susi Ribon Capo settore Servizi all’utenza della direzione centrale Servizi ai contribuenti;

– Elisabetta Curti Capo ufficio Gestione dichiarazioni della direzione centrale Servizi ai contribuenti.

Programmazione del calendario

Nel nuovo calendario, definito di anno in anno e revisionato trimestralmente, rientrano tutte le comunicazioni in serie e le richieste di documenti, dagli avvisi di irregolarità che derivano dal controllo delle dichiarazioni dei redditi, alle richieste di dati e notizie legate all’applicazione del redditometro, passando per gli avvisi di accertamento basati sugli studi di settore.

Gli invii intelligenti riguardano, in sostanza, qualsiasi richiesta che spinga il contribuente a presentarsi agli sportelli degli uffici locali o ad avviare una ricerca di informazioni.

Efficienza e semplificazione

Una strategia che, nell’ottica della semplificazione, consente di migliorare il rapporto Fisco-contribuenti, da un lato riducendo al minimo i disagi per gli uffici e per gli utenti, dall’altro potenziando la qualità dei servizi offerti.

La calendarizzazione delle spedizioni, inoltre, limita la coincidenza con le scadenze di adempimenti fiscali ordinari o eccezionali, ottimizzando l’attività di gestione dei tributi, oltre che i carichi di lavoro e l’efficienza degli uffici.

(Agenzia delle Entrate, comunicato del 19 luglio 2011)

 

 

 

6) Praticanti in regime di imposta sostitutiva 5%

La manovra estiva 2011 ha regolamentato anche il praticantato professionale obbligatorio ai fini dell’iscrizione all’Ordine professionale.

Nell’art. 27, comma 2, lettera b), della Legge 111/201, il periodo di formazione professionale obbligatoria non costituisce una mera prosecuzione dell’attività e non impedisce, quindi, l’accesso dei praticanti professionisti al regime dei super minimi.

Per conseguenza, potranno avvalersi del nuovo regime ad imposta sostitutiva del 5% anche quei contribuenti che prima di entrare nel regime agevolato abbiano esercitato, sia in forma autonoma che sotto forma di dipendenti, l’attività professionale durante il periodo di praticantato obbligatorio.

A favore dei giovani professionisti, l’insieme delle norme previste dalla manovra costituiscono un doppio beneficio, rappresentato dal non ostacolo del periodo di praticantato obbligatorio ai fini dell’esclusione dal regime dei minimi e dalla possibilità di protrarre tale regime fino ai 35 anni di età.

Per il praticante il periodo di tirocinio non costituisce mai una prosecuzione dell’attività professionale anche nel caso in cui lo stesso avesse aperto una partita Iva oppure avesse stipulato con lo studio un rapporto di collaborazione o anche di lavoro dipendente

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 19 luglio 2011)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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