Novità fiscali del 13 luglio 2011

 

 Indice:

 1) Comunicazione per i lavori usuranti

 2) Borse di studio tassate ed esenti: Parere della Fondazione studi

 3) Accertamento fiscale: rilevano le matrici degli assegni insieme con altri elementi

 4) Decreto stabilizzazione finanziaria: giovedì voto finale

 5) IVA: regime di autorizzazione per la realizzazione di operazioni intracomunitarie

 6) Nuove linee guida sulla tracciabilità dei flussi finanziari

 

1) Comunicazione per i lavori usuranti

Prorogato al prossimo 31 luglio il termine per l’invio alla Direzione Provinciale del Lavoro (D.P.L.) della comunicazione da parte dei datori di lavoro presso i quali si svolgono lavori “usuranti”.

Rimane, invece, invariato il termine del 30 settembre 2011 per la presentazione della comunicazione riguardante l’esecuzione di lavoro notturno effettuato nell’anno 2010, mediante il modello “LAV-NOT” disponibile sul sito del Ministero del Lavoro.

Rimane, invece, più tempo fino al 31 marzo 2012 per le comunicazioni che riguardano il lavoro svolto nell’anno 2011.

Comunicazione per i lavori usuranti

Il Decreto Legislativo n. 67 del 21 aprile 2011, che introduce la possibilità di beneficiare di un accesso anticipato al pensionamento in favore degli “addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti”, stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di dare comunicazione on line delle lavorazioni indicate nel testo del decreto.

In particolare, nel caso dei processi produttivi in serie caratterizzati dalla “linea catena” i datori di lavoro devono compilare il modello LAV-US, disponibile on line sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro.

Il sistema metterà poi i modelli compilati a disposizione delle Direzioni Provinciali del Lavoro e degli Istituti previdenziali competenti.

Per procedere all’invio sarà necessario accreditarsi al sistema. Basterà compilare e inviare un modulo con i propri dati. In seguito il Ministero del Lavoro invierà una mail di richiesta di documentazione all’indirizzo indicato nel modulo. Successivamente sarà sufficiente inviare al numero di fax indicato nella mail una copia firmata del documento di identità di chi effettua l’accreditamento (datore di lavoro o soggetto autorizzato) per ricevere le credenziali di accesso.

E’ necessario trasmettere la modulistica entro il 31 luglio 2011 e, in seguito, come indicato nella circolare 15 del 20 giugno 2011, entro trenta giorni dall’inizio delle attività indicate nel decreto.

La sanzione amministrativa per la mancata comunicazione va da 500 a 1.500 euro.

A partire dal prossimo 20 luglio per i datori di lavoro interessati sarà disponibile online anche il modello LAV_NOT dedicato alle comunicazioni per i lavori notturni.

La scadenza per queste comunicazioni è fissata al 30 settembre 2011 per le attività svolte nel 2010 e al 31 marzo 2012 per il 2011.

La legge riconosce alcune attività lavorative come “usuranti” e meritevoli di attenzioni particolari, quali ad esempio il diritto per i lavoratori che le esercitano a chiedere un trattamento pensionistico anticipato.

Si tratta di:

Lavori particolarmente usuranti (indicati all’art. 2 del decreto 19 maggio 1999 del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, detto anche “Decreto Salvi”), come:

– Lavori in galleria, cava o miniera – tutte le mansioni svolte in sotterraneo dagli addetti con carattere di prevalenza e continuità;

– lavori in cassoni ad aria compressa;

– lavori svolti dai palombari;

– lavori ad alte temperature;

– lavorazione del vetro cavo;

– lavori espletati in spazi ristretti – con carattere di prevalenza e continuità, in particolare le attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale e le mansioni svolte continuativamente all’interno di spazi ristretti, come intercapedini, pozzetti, doppi fondi, di bordo o di grandi blocchi strutture;

lavori di asportazione dell’amianto;

– lavori notturni (indicati all’articolo 1 del decreto legislativo 8 aprile 2003 n.66). Il “lavoratore notturno” è chi svolge almeno parte del suo orario di lavoro o almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero (secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro) durante il “periodo notturno”, cioè un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino. Secondo lo stesso decreto legislativo, in difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno (in caso di lavoro a tempo parziale il limite minimo è riproporzionato).

Il lavoro notturno è considerato usurante se organizzato in turni (almeno sei ore in cui è compresa la fascia indicata come “periodo notturno”) o se il lavoro è svolto in modo ordinario  in periodi notturni (per almeno tre ore);

– lavorazioni svolte da addetti alla cosiddetta “linea catena” (così come indicate all’art. 1, comma 1 lettera c del decreto legislativo 21 aprile 2011 , n. 67 ed elencate nell’allegato 1 dello stesso decreto);

– prodotti dolciari, additivi per bevande e altri alimenti;

– lavorazione e trasformazione delle resine sintetiche e dei materiali polimerici termoplastici e termoindurenti; produzione di articoli finiti, ecc.;

– macchine per cucire e macchine rimagliatrici per uso industriale e domestico;

– costruzione di autoveicoli e di rimorchi;

– apparecchi termici: di produzione di vapore, di riscaldamento, di refrigerazione, di condizionamento;

 elettrodomestici;

– altri strumenti e apparecchi;

– confezione con tessuti di articoli per abbigliamento ed accessori; ecc.

– confezione di calzature in qualsiasi materiale, anche limitatamente a singole fasi del ciclo produttivo;

– conducenti di mezzi per il trasporto di persone con almeno nove posti.

 

 

 

2) Borse di studio tassate ed esenti: Parere della Fondazione studi

Su quali siano i criteri di assoggettamento a tassazione, o meno, delle borse di

Studio verte il seguente parere n. 13 della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro del 12 luglio 2011, la quale non ha mancato di rilevare come la disciplina fiscale delle borse di studio (sia pure regolata nell’ambito del Tuir) sia complessa.

Borse di studio esenti da tassazione: concetto generale

Sono riconosciute esenti dall’Irpef (Risoluzione n. 109/2009 dell’Agenzia delle Entrate), per espressa previsione normativa, le borse di studio corrisposte:

– Agli studenti universitari dalle Regioni a statuto ordinario, dalle Regioni a statuto speciale e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, in conformità ai principi dettati dalla legge 2 dicembre 1991, n. 390;

– dalle Università e dagli istituti di istruzione universitaria per la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione, per i corsi di dottorato di ricerca, per attività di ricerca post-dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero;

– dal Governo italiano a cittadini stranieri in forza di accordi e intese internazionali;

– nell’ambito del programma Socrates, nonchè le somme aggiuntive corrisposte dalle Università, a condizione che l’importo complessivo annuo non sia superiore a euro 7.746,85.

– le borse di studio corrisposte per la frequenza delle scuole universitarie di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia;

– borse di studio a vittime del terrorismo e della criminalità organizzata nonché agli orfani ed ai figli di quest’ultimi.

Caso particolare

Con risoluzione n. 109 del 23 aprile 2009, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le borse di studio erogate nell’ambito del nuovo programma comunitario di cooperazione interuniversitaria Erasmus Mundus, istituito con decisione n. 2317/2003/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 Dicembre 2003 (per il periodo 2004 – 2008), e con la successiva decisione n. 1298/2008/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 (per il programma d’azione 2009 – 2013), nonostante le affinità con le borse di studio del progetto Socrates non possono fruire del regime di esenzione, atteso che la disposizione esentativa di cui all’art. 6, comma 13, della legge 1999, n. 488, ha un ambito applicativo precisamente delimitato, attraverso il riferimento specifico alla decisione comunitaria che ha istituito le predette borse “Socrates”

(819/95/CE.).

Né la decisione 2317/2003/CE (e successive modificazioni), relativa al programma Erasmus Mundus, in assenza di espressi riferimenti testuali, può essere considerata una particolare applicazione del programma Socrates.

Una interpretazione estensiva, precisa l’Agenzia, non può essere adottata in relazione alla normativa di esenzione, dato che questa, al pari delle norme agevolative, non è suscettibile di interpretazione analogica o estensiva.

Tuttavia, posto che le borse di studio Erasmus Mundus, finanziate dalla Comunità Europea, sono erogate dalle Università italiane in qualità di Amministrazioni pubbliche deputate alla formazione universitaria e post-universitaria, secondo il sistema di istruzione nazionale è applicabile, secondo l’Agenzia, l’altra esimente, vale a dire quella contenuta nella lett. d-ter) del comma 2 dell’articolo 3 del Tuir, la quale prevede l’esclusione dalla base imponibile delle borse di studio erogate dal Governo italiano “a cittadini stranieri in forza di accordi e intese internazionali.”.

Ed, infatti, come affermato nella risoluzione n. 356 dell’8 agosto 2008, l’art. 3 citato va interpretato nel senso che, ai fini della non imponibilità, si considerano concesse dal Governo le borse di studio che discendano da un’espressa volontà governativa e che siano corrisposte da organi del Governo italiano, anche se sono versate materialmente da altri soggetti che agiscano per conto di un organo del Governo italiano.

Secondo l’Agenzia, detta condizione è ravvisabile nella fattispecie in esame, atteso che le borse di studio Erasmus Mundus, finanziate dalla Comunità Europea, sono erogate dalle Università italiane in qualità di Amministrazioni pubbliche deputate alla formazione universitaria e post-universitaria, secondo il sistema di istruzione nazionale.

Peraltro, la partecipazione degli istituti universitari è espressamente richiesta dall’art. 6 della decisione n. 1298/2008/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, ai sensi del quale gli Stati membri devono porre in atto tutte “le iniziative necessarie per garantire l’efficace funzionamento del programma a livello di Stati membri, coinvolgendo tutte le parti interessate all’istruzione superiore secondo le prassi nazionali”.

Borse di studio erogate in parte con fondi Ue sono esenti

Un aspetto risolto, invece, in via interpretativa, e in modo innovativo, è quello delle borse di studio erogate a soggetti residenti in Italia a valere su fondi dell’Unione europea.

La DRE Puglia con nota protocollo n. 917/27935 del 9 luglio dello scorso anno ha risposto ad un interpello della Regione che ha sottoposto il caso delle borse di studio “Ritorno al futuro” concesse dai DD.DD. n. 376/2008 e n. 2028/2008 per la frequenza di master post universitari, finanziate per il 50% a valere sul FSE (fondi UE) e per il restante 50% con fondi statali e regionali.

La risposta della DRE è stata nel senso della completa esenzione da tassazione della quota di borsa di studio erogata mediante fondi comunitari, in virtù della sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del 25/10/2007, (427/05), recepita dalla corte di Cassazione nella sentenza n. 2082 del 30/01/2008, la quale afferma il generale divieto di detrazione o trattenuta relativamente a somme erogata dalla UE a titolo di contributo.

La risposta ad interpello si basa su un principio innovativo rispetto al consolidato approccio dell’amministrazione finanziaria circa tassazione dei contributi UE. Non solo, le somme comunitarie devono pervenire nella disponibilità del beneficiario senza ritenute o decurtazioni di sorta, ma si va oltre affermando che il contributo non deve poi neanche essere assoggettato a tassazione con le regole ordinarie in capo al borsista.

Una attenta lettura della risposta ad interpello porta a ritenere che tale conclusione vale solo per i contributi relativi a borse di studio e non si estende a tutti i contributi concessi dalla UE, la maggior parte dei quali sono erogati a soggetti imprenditori.

Borse di studio estere tassabili solo in Italia

Per le borse di studio erogate in favore di soggetti non residenti, l’imponibilità ai fini dell’Irpef risulta dall’art. 23, comma 2, lett. b), del Tuir che considera, con presunzione assoluta, prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti.

La regola della tassazione in Italia si applica generalmente anche sulla base delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sui redditi.

Ad esempio, con la Francia, la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti, è previsto che se un contribuente residente in Italia soggiorna per motivi di studio in uno degli Stati esteri considerati e la borsa di studio è pagata da un soggetto residente nel nostro Paese, è tassabile soltanto in Italia; se invece la borsa di studio è pagata da un soggetto residente nello Stato estero di soggiorno, quest’ultimo può tassare il reddito ma il contribuente deve dichiararlo anche in Italia e chiedere il credito per l’imposta pagata all’estero.

Per tale ragione è stata ritenuta, soggetta ad imposizione la borsa di studio erogata dall’ECDC – European Center of Disease Control / Centro Europeo per la prevenzione e controllo delle malattie di Stoccolma (Svezia), in esecuzione di un contratto biennale di ricerca medica – EPIET (European Program for Intervention Epidemiology Training), posto che la DRE Lazio con risposta ad interpello Prot. n. 913-47837/2010 del 13/07/2010 ha ritenuto che la borsista italiana la quale ha svolto la propria attività a Parigi dovesse dichiarare il reddito in Italia.

Ed, infatti, la borsa di studio erogata dall’ECDC all’istante, seppur nell’ambito del richiamato programma europeo EPIET, non rientra direttamente nell’ambito di esenzione previsto dal legislatore nazionale.

 

 

 

3) Accertamento fiscale: rilevano le matrici degli assegni insieme con altri elementi

Anche le matrici degli assegni possono essere considerate documentazione extracontabile ai fini fiscali, se insieme ad altri elementi sorreggono l’accertamento effettuato dal fisco.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 14770 del 5 luglio 2011, come commentata nel notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate del 12 luglio 2011.

Confermato il principio che il rinvenimento di documenti, elementi, dati e notizie non altrimenti riconducibili alle scritture contabili formalmente tenute, costituiscono presunzione di maggiori redditi non dichiarati e autorizzano l’Amministrazione finanziaria alla inerente rettifica.

La giurisprudenza di legittimità ha ritenuto la piena attendibilità non solo di un brogliaccio ma anche di agende-calendario, block-notes, matrici di assegni, estratti di conti correnti bancari, per l’accertamento induttivo dell’imponibile ai fini Iva (Cassazione 5786/1992) e ha affermato che il rinvenimento di una contabilità informale, tenuta su un pezzo di carta, costituisce indizio grave, preciso e concordante dell’esistenza di imponibili non riportati sulla contabilità ufficiale e, perciò, l’Amministrazione finanziaria può procedere ad accertamento

analitico-induttivo ai sensi dell’art. 54 del Dpr 633/1972 (Cassazione 13331/1992, 6949/2006).

La sentenza 13061/2011 ritiene legittimo l’atto impositivo fondato sulle risultanze di un’agenda reperita presso il contribuente verificato e recante la sua contabilità parallela, anche se in modo confusionario e non chiaro, vista la presenza di correzioni e cancellature.

Pertanto, conclude il commento sulla sentenza n. 14770/2011 curato dalla stessa Agenzia delle Entrate, l’utilizzazione nella rettifica induttiva dei ricavi (art. 39, comma 1, D.p.r. n. 600/1973 ed art. 54 Dpr 633/1972) anche delle matrici degli assegni, prodotti in atti, mostra la veridicità della ricostruzione contabile effettuata dall’ente impositore.

 

 

 

4) Decreto stabilizzazione finanziaria: giovedì voto finale

I Capigruppo del Senato hanno deciso all’unanimità di chiudere il voto sulla manovra economica nella giornata di giovedì, in tempo per consentire il passaggio del testo alla Camera giovedì stesso.

Lo ha annunciato il Presidente del Senato, Renato Schifani, al termine della Conferenza dei Capigruppo che si è tenuta alle 13 a Palazzo Madama. Schifani ha espresso “pieno apprezzamento per il grande senso di responsabilità dell’opposizione e della maggioranza”.

Il DDL 2814 di conversione del Decreto Legge (n. 98 del 06 luglio 2011) in materia di stabilizzazione finanziaria è attualmente all’esame della Commissione Bilancio.

Tra i dossier del Servizio Studi dedicati al decreto, tutti disponibili in formato pdf, l’Indice per materia (955 KB) rappresenta una utile guida all’interno di un provvedimento particolarmente complesso che, nella versione a stampa, forma un volume di 448 pagine.

(Senato della Repubblica, nota del 12 luglio 2011)

 

 

 

5) IVA: Regime di autorizzazione per la realizzazione di operazioni intracomunitarie

Assonime, con la circolare n. 16 del 2011, ha esaminato il nuovo regime stabilito, con finalità antifrode, dall’art. 27 del Decreto Legge n. 78 del 2010 e dai relativi provvedimenti di attuazione, in base al quale i soggetti IVA, per poter realizzare operazioni intracomunitarie, devono ottenere la preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle entrate, che a sua volta è tenuta ad eseguire controlli periodici sul successivo esercizio dell’attività.

Questo regime è stato introdotto in conformità alle nuove norme comunitarie in materia di registrazione e cancellazione dei soggetti passivi d’imposta contenute nel Regolamento n. 904/2010 del 2010.

Autorizzazione alle prestazioni di servizi intracomunitarie

Sul delicato tema, di recente l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 28/E del 21 giugno 2011, ha chiarito che gli operatori che effettuano o intendono effettuare esclusivamente prestazioni di servizi intracomunitarie devono, al pari di qualsiasi altro operatore IVA, manifestare espressamente tale volontà ai competenti Uffici dell’Agenzia delle Entrate.

La richiesta di autorizzazione all’effettuazione di operazioni intracomunitarie di cui all’art. 27 del D.L. 78 del 2010, infatti, tenta di stabilire un equilibrio tra le esigenze di speditezza delle procedure amministrative di rilascio della Partita IVA vigenti (ComUnica e Fisco telematico) con la necessità di aderire alle sollecitazioni da parte della Commissione europea (Comunicazione COM (2006) 254 del 31/5/2006, che avvia un dibattito pubblico sulle strategie per combattere le frodi IVA e la Comunicazione della Commissione COM (2008) 807 dell’1/12/2008, su una “Strategia coordinata per migliorare la lotta contro le frodi a danno dell’IVA nell’Unione europea”), da ultimo integrate dal regolamento Ue 904/2010.

La citata disposizione comunitaria, infatti, non distingue tra soggetti che effettuano forniture intracomunitaria di beni o prestazioni intracomunitarie di servizi, prevede che “…gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che i dati forniti da soggetti per la loro identificazione ai fini dell’IVA in conformità dell’art. 214 della direttiva 2006/112/CE, siano, a loro giudizio, completi ed esatti”.

Autorizzazione operazioni intracomunitarie

Dal canto suo, come è noto, l’Agenzia delle Entrate con due provvedimenti del 29 dicembre 2010 ha approvato le linee guida per l’attivazione della disposizione introdotta dall’art. 27 del D.L. 78/2010 che ha istituito l’autorizzazione per porre in essere operazioni con operatori comunitari.

Peraltro, tale autorizzazione è propedeutica all’iscrizione, nell’archivio informatico dei soggetti autorizzati agli scambi intracomunitari (VIES), che rappresenta il requisito necessario per operare con gli altri paesi comunitari.

Soggetti che devono iniziare l’attività

I provvedimenti prevedono percorsi differenziati a seconda si tratti di soggetti che devono iniziare l’attività o di soggetti già operativi.

Per quanto riguarda i nuovi soggetti sono previsti i seguenti passaggi:

Per i soggetti che intraprendono un’attività nel nostro paese o istituiscono una stabile organizzazione e intendano effettuare operazioni intracomunitarie, devono esprimere tale volontà attraverso la compilazione del quadro I contenuto nella dichiarazione di inizio attività (Mod. AA7 o AA9) nel quale si deve indicare l’importo degli acquisti e delle cessioni intra Ue che si presumono di realizzare.

Gli enti non commerciali che non sono soggetti passivi Iva, invece, esprimono la volontà contrassegnando la casella C del quadro A del modello AA7 con il quale richiedono il numero di partita Iva;

– nei 30 giorni successivi la presentazione della dichiarazione di inizio attività, l’Agenzia verifica la correttezza dei dati ed effettua una valutazione preliminare del rischio. Se da questa attività di verifica scaturisce un giudizio negativo viene emesso un provvedimento di diniego dell’autorizzazione;

– se entro il sopracitato termine di 30 giorni l’amministrazione finanziaria non comunica il diniego, l’autorizzazione si considera concessa, vale a dire che opera il silenzio assenso;

– nei sei mesi successivi la stessa Agenzia procedere ad una verifica successiva più accurata e approfondita che può portare ad un provvedimento di revoca.

Soggetti già in attività

Per i soggetti in attività, è stata prevista (entro il 28 febbraio 2011) l’esclusione dall’archivio informatico VIES e, quindi, non possono più porre in essere operazioni con soggetti intracomunitari a meno che non abbiano presentato la dichiarazione di inizio attività:

– tra il 31 maggio 2010 e il 28 febbraio 2011 e non abbiano espresso la volontà di fare operazioni comunitarie attraverso apposita comunicazione o non abbiano posto in essere tali operazioni nel secondo semestre 2010 e adempiuto agli obblighi di presentazione dei modelli Intrastat;

– prima del 31 maggio 2010 e non abbiano presentato gli elenchi Intrastat nel 2009 e nel 2010 o non abbiano attuato gli obblighi dichiarativi Iva relativi al 2009.

Ovviamente é possibile chiedere l’inclusione nel VIES anche dopo il 28 febbraio 2011 con un’istanza all’Agenzia delle Entrate, la quale, a sua volta, verifica i presupposti di legge.

Gli operatori che non si trovano nelle ipotesi esonerative di cui sopra, devono presentare apposita istanza all’Agenzia delle entrate in carta libera.

Tenuto conto del quadro complessivo della norma e dei 30 giorni necessari affinché si formi il silenzio assenso, al fine di evitare la cancellazione dagli archivi VIES entro il 28 febbraio 2011, gli operatori interessati al mantenimento dell’iscrizione, sono stati tenuti alla presentazione della domanda entro il 29 gennaio 2011, al fine di fare formare il silenzio assenso in tempo utile, che ha consentito di evitare la cancellazione.

Controlli periodici

Tutti i soggetti iscritti nell’archivio informatico VIES, vengono sottoposti a valutazione periodica dei rischi, ai fini dell’avvio dell’azione di controllo o dell’emanazione del provvedimento di revoca dell’autorizzazione, che comunque potrà essere adottato anche in base all’esito dell’ordinaria attività di controllo dell’Agenzia.

 

 

 

6) Nuove linee guida sulla tracciabilità dei flussi finanziari

Le nuove linee guida dell’Autorità sostituiscono le determinazioni n. 8 e 10 del 2010.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, con la determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, ha fornito interessanti novità in materia di tracciabilità dei flussi finanziari.

Le nuove linee guida, che sono state emanate dall’Autorità, vanno a sostituire le due precedenti determinazioni sulla tracciabilità, la n. 8 e la n. 10 adottate nel 2010.

La tracciabilità dei flussi finanziari, quale importante misura di contrasto alla criminalità organizzata e nuovo strumento per prevenire le infiltrazioni criminali, è stata introdotta nello scorso mese di settembre con l’entrata in vigore del “Piano straordinario contro le mafie”, varato con Legge n. 136 del 13 agosto 2010.

Tra i nuovi aspetti trattati nella nuova determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, vi fanno parte:

– la filiera delle imprese nei contratti di servizi e forniture (occorre ricercare un criterio di ragionevolezza, infatti, se è pacifica l’inclusione dell’appaltatore e del subappaltatore nella filiera, molti dubbi, suscita la figura del subcontraente, espressamente indicata dall’art. 3 della legge n. 136/2010);

– i chiarimenti sulla nozione di “concessionari di finanziamenti pubblici anche europei”, sull’erogazione delle prestazioni socio-sanitarie, sui servizi bancari e finanziari ed in particolare il servizio di tesoreria degli enti locali;

– gli appalti per i buoni pasto (il CIG può essere riprodotto sul frontespizio del buono pasto. Non sono soggetti agli obblighi di tracciabilità gli acquisti di beni e servizi effettuati a monte dagli esercenti per la fornitura del servizio sostitutivo di mensa);

– ed i contratti stipulati dalle stazioni appaltanti con le agenzie di viaggio (la prestazione dei servizi offerti dalle agenzie sono sottoposti agli obblighi di tracciabilità);

– le carte carburante (l’utilizzo di carte di pagamento con spendibilità limitata all’acquisto di una gamma circoscritta di beni o servizi – come le c.d. “carte carburante” – può essere consentito in regime di tracciabilità attenuata);

– i servizi legali (vengono ritenuti sottoposti alla disciplina sulla tracciabilità gli appalti di servizi non prioritari);

– il pagamento delle utenze da parte delle pubbliche amministrazioni (viene ritenuto che anche i pagamenti relativi alle utenze delle pubbliche amministrazioni, quali, ad es. luce, gas e telefono, possono essere effettuati avvalendosi del RID senza indicare i codici CIG nel singolo pagamento);

– le cessioni dei crediti;

– le spese giudiziarie (gli obblighi di tracciabilità non si applicano agli incarichi conferiti dalla autorità giudiziaria).

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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