Libertà di culto ed I.C.I.

La sentenza in oggetto, emessa dalla CTP di Lecco, concerne l’annullamento di 5 avvisi di accertamento ICI (annualità 2009 – 2008 – 2007 – 2006 – 2005) emessi dal Comune a carico di un’associazione proprietaria di un immobile adibito a moschea, nel quale si svolgono esclusivamente attività di culto della religione islamica.

 

Applicando l’art. 19 della Costituzione sulla libertà di culto, articolo espressamente richiamato anche dall’art. 7 del D. Lgs. n. 504/1992 (legge istitutiva del tributo ICI) il giudice tributario lecchese ha concluso per la fondatezza del ricorso, respingendo le tesi della difesa del Comune che ha tentato di sostenere che nei locali dell’Associazione non si svolgevano attività di culto, contrariamente all’evidenza documentale (le numerose fotografie allegate al ricorso) e alle sentenze passate in giudicato del Tribunale di Lecco.

 

Le difese addotte dal Comune resistente si sono rivelate inconsistenti.

 

In primo luogo il Comune ha tentato di sostenere, come si può leggere nel testo integrale della sentenza che presenta un’ampia parte in fatto, che doveva essere dato rilievo determinante al classamento catastale dell’immobile, deducendo che esso era classato come D1 – opificio e non come E7 edificio di culto.

Tuttavia, tale tesi risultava già sconfessata dalla giurisprudenza (TAR Liguria, sentenza n. 1495/2005 e la recente Cassazione sez. Tributaria n. 19732/2010) che hanno riconosciuto il principio per cui il classamento catastale non ha alcun rilievo ai fini di stabilire la destinazione d’uso e che l’esenzione dall’ICI spetta anche se l’utilizzazione concreta dell’immobile è in contrasto con la destinazione catastale.

 

In secondo luogo il Comune ha tentato di sostenere che l’edificio in oggetto non era un luogo destinato all’esercizio esclusivo del culto, ma tale asserto è stato smentito sia facendo riferimento alle 2 sentenze del Tribunale di Lecco già passate in giudicato che avevano riconosciuto come l’immobile fosse destinato esclusivamente al culto della religione islamica, sia dalla produzione di numerose fotografie dell’interno dei locali della moschea, dove si svolgevano unicamente i riti islamici e nessuna attività di altro tipo.

 

Infine il Comune ha sostenuto erroneamente che l’esenzione dall’ICI non spetta agli edifici di culto della religione islamica perché questa confessione non ha stipulato le intese con lo stato italiano ai sensi dell’art. 8 della Costituzione.

Anche questo motivo è stato implicitamente respinto in quanto il Comune, fornendo un’interpretazione restrittiva dell’art. 8 Cost, ha omesso del tutto di considerare che l’art. 19 della Costituzione stabilisce il principio che tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria religione e di esercitarne il culto sia in privato che in pubblico e che il richiamo all’art. 19 Cost. è esplicitamente operato dall’art. 7 del D. Lgs. n. 504/1992 che stabilisce le esenzioni dall’ICI.

Quindi non si potevano operare discriminazioni di sorta fra le varie confessioni.

 

A quanto consta allo scrivente la sentenza in oggetto costituisca un’assoluta novità nel panorama tributario e potrà inaugurare un inedito filone giurisprudenziale, in quanto ad oggi non si conoscono precedenti che hanno stabilito l’esenzione dal pagamento ICI per quanto riguarda specificamente le moschee; ragion per cui si aprirà certamente un importante ed attualissimo dibattito.

 

Infatti i precedenti conosciuti concernono esclusivamente gli edifici adibiti al culto della religione cattolica, relativamente ai quali peraltro, è sorto da tempo un acceso dibattito sul fatto se debbano essere o meno considerati edifici adibiti al culto le pertinenze di una chiesa oppure gli spazi ad essa contigui ove non si svolgono funzioni (es. gli oratori).

 

1 luglio 2011

Roberto Molteni

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