Il contribuente e gli studi di settore – parte II

Premessa

Proseguiamo l’analisi delle sentenze che trattano degli studi di settore. E’ la volta delle sentenze datate 2011.

 

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Condizioni per l’utilizzo dell’accertamento parametrico

Il ricorso all’accertamento con adozione dei parametri previsti dal D.P.C.M. 29 gennaio 1996 nei confronti degli esercenti arti e professioni che abbiano optato per il regime di contabilità ordinaria non è ammesso in difetto di inattendibilità delle scritture e di accessi, ispezioni o verifiche.

(Cassazione, sentenza n. 1213/11)

 

Necessario il riscontro di elementi derivanti dalla realtà dell’impresa

Le risultanze degli studi di settore rivelano valori che se eccedono il dichiarato legittimano l’esercizio dell’ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, ma che, ove siano contestati attraverso allegazioni specifiche, possono supportare l’accertamento solo se confortati dalla prova di elementi concreti desunti dalla realtà economica dell’impresa.

(Cassazione, ordinanza n. 3923/11)

 

Necessaria la valutazione della situazione del contribuente

Nell’ambito dell’accertamento attraverso gli strumenti dei parametri e degli studi di settore l’Amministrazione finanziaria deve valutare la specifica realtà economica del contribuente al fine di individuare eventuali anomalie nella registrazione di scostamenti fra i dati statistici e quelli della dichiarazione. Nella specie, il giudice del merito ha ritenuto fondate le giustificazioni sulla riduzione dei prezzi praticati per meglio sostenere la concorrenza di esercizi commerciali di maggiori dimensioni.

(Cassazione, ordinanza n. 4582/11)

 

Da giustificare la differenza tra prezzi praticati e prezzi contabilizzati

Lo scostamento che vesta i caratteri dell’anomalia in relazione alle rilevazioni dei prezzi e dei ricarichi praticati, difformi da quelli contabilmente registrati, autorizza la rettifica del reddito imponibile laddove il contribuente non fornisca elementi atti a dimostrare la congruità e legittimità del proprio contegno economico.

(Cassazione, sentenza n. 4634/11)

 

Da considerare i periodi promozionali o di saldi

Nella determinazione del reddito imponibile, anche per il tramite dell’ausilio di parametri e studi di settore occorre avere riguardo alle peculiarità dell’attività esercitata dal contribuente nonché dalla circostanza che nei periodi promozionali o di saldi il ricarico sui prodotti subisce una ordinaria flessione, anche di rilevante entità.(Cassazione, sentenza n. 4792/11)

 

Necessaria la prova desunta dalla realtà economica

Le risultanze degli studi di settore rivelano valori che se eccedono il dichiarato legittimano l’esercizio dell’ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, ma che, ove siano contestati attraverso allegazioni specifiche, possono supportare l’accertamento solo se confortati dalla prova di elementi concreti desunti dalla realtà economica dell’impresa.

(Cassazione, sentenza n. 3923/11)

 

Determinante la mancata tenuta del libro inventari

L’Amministrazione finanziaria è ammessa a determinare il reddito d’impresa sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza quando dal verbale di ispezione redatto ai sensi dell’art. 33 risulta che il contribuente non ha tenuto o ha comunque sottratto all’ispezione una o più delle scritture contabili.

(Cassazione, sentenza n. 6623/11)

 

Incostituzionale non avvalersi di altri elementi

I principi costituzionali impongono che il reddito non venga determinato in maniera automatica, a prescindere dalla capacità contributiva del soggetto sottoposto a verifica.

(Cassazione, sentenza n. 7327/11)

 

 

Grave incongruenza, oltre allo scostamento

La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ed essendo necessario che lo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli studi di settore testimoni una grave incongruenza.

(Cassazione, sentenza n. 10778/11)

 

Onere della prova in capo al Fisco

Il giudice tributario di merito, investito della controversia sulla legittimità dell’atto di accertamento fondato sui suddetti parametri, è tenuto a valutare, in primis, gli elementi presuntivi forniti dall’amministrazione, dando atto in motivazione dei risultati del  proprio giudizio, e solo una volta ritenuto che si sia formata una valida prova presuntiva dovrà dare ingresso alla valutazione della prova contraria offerta dal contribuente, gravato da tale onere specifico.

(Cassazione, sentenza n. 12786/11)

 

Il Giudice di merito deve motivare le proprie pronunzie

Il giudice del merito non può in via del tutto immotivata escludere ogni valenza reddituale allo specifico indice rivelatore dato dal possesso di autovetture senza addurre alcuna ragione giustificatrice della natura strumentale di tali beni a latere delle semplici affermazioni del contribuente.

(Cassazione, sentenza n. 13289/11)

 

L’importanza del contraddittorio

Il contraddittorio è fase essenziale nel contesto dell’esercizio del potere di accertamento fondato sull’applicazione di parametri e studi di settore. Tuttavia l’esito di tale contraddittorio da un lato non preclude l’impugnazione dell’atto impositivo e, dall’altro, consente in caso di comportamento inerte del contribuente di valutarne il contegno e di rendere sufficiente il rinvio allo strumento statistico ai fini della motivazione.

(Cassazione, sentenza n. 14027/11)

 

Ancora sul contraddittorio

La fase del contraddittorio è essenziale ai fini della legittimità della rettifica del reddito fondata su elementi desunti dagli strumenti statistici costituiti dai parametri e dagli studi di settore. Tuttavia, la circostanza che il contribuente, pur invitato al contraddittorio sia rimasto inerte, autorizza l’Amministrazione finanziaria ad emettere l’atto tributario giustificato esclusivamente in base a detti strumenti.

(Cassazione, sentenza n. 14365/11)

 

Inapplicabili gli studi se il contribuente applica tariffe inferiori al minimo

Non è ammessa la rivisitazione dell’apprezzamento dei fatti e degli elementi di prova operato dal giudice del merito al quale tale potere è attribuito in via esclusiva, salva la doglianza di vizi motivazionali, attraverso censure inerenti la violazione di legge che non soddisfino il requisito dell’autosufficienza.

(Cassazione, sentenza n. 14771/11)

 


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