Cedolare secca, spesometro, farmaci acquistati all'estero, interessi su acquisto autovettura e credito d'imposta per mediazione

QUESITO N. 1: Cedolare secca

In riferimento ad un contratto di locazione che prevede due proprietari e tre inquilini, entrambi i proprietari vogliono optare per la cedolare secca. Devono essere fatte tre raccomandate, una per ciascun inquilino, sottoscritta da entrambi?

RISPOSTA

Per prima cosa è bene precisare che l’opzione per il regime della cedolare secca può essere esercitata anche nel caso in cui vi siano due o più locatori, persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sull’immobile e sulle relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione. In tali casi, l’opzione deve essere esercita distintamente da ciascun locatore e l’opzione per il regime si esplica i suoi effetti solo in capo a coloro che l’hanno esercitata.

In secondo luogo, si precisa che i locatori che hanno esercitato tale opzione sono tenuti ad inviare la raccomandata obbligatoria al conduttore. Secondo l’articolo 3, ultimo comma del decreto n. 23/11 che ha introdotto il regime della cedolare secca, infatti, l’opzione per la stessa sugli affitti abitativi, non ha effetto se di essa non è stata data preventiva comunicazione all’inquilino. La comunicazione va effettuata con raccomandata e deve contenere la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente. Considerata l’unicità della pattuizione contrattuale, evidenziata anche dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 26/E del 1° giugno, nel caso di più locatori sarà bene che la scelta per il regime della cedolare venga concordata da tutti i locatori (compresi quelli che non esercitano l’opzione) e che la raccomandata sia sottoscritta da tutti i comproprietari.

Quella sulla raccomandata è una previsione qualificata espressamente come inderogabile, essa, in pratica, inserisce automaticamente delle clausole nel contratto di locazione che non possono essere modificate da nessuna delle parti. Per tale motivo non avrebbe valore anche l’eventuale rinuncia del conduttore alla sospensione all’aggiornamento del canone. L’Agenzia con la circolare 26/E del 1° giugno esclude la validità della raccomandata consegnata a mano, anche con ricevuta sottoscritta dal conduttore. Inoltre, la circolare precisa che in caso di più conduttori, l’opzione va comunicata a ciascuno di essi. Ne conseguirà che, nel caso di più locatori di uno stesso immobile locato a più conduttori, bisognerà inviare la comunicazione, mezzo raccomandata, a ciascun conduttore ed essa dovrà essere sottoscritta da tutti i locatori.

 

QUESITO N. 2: Spesometro

Un negozio di arredamento vende un mobile dell’importo di 4.500 €. La vendita è documentata da ricevuta fiscale e il pagamento avviene mediante assegno bancario non trasferibile. E’ necessario richiedere il codice fiscale all’acquirente?

 

RISPOSTA

A partire dal 1° luglio per gli acquisti di importo superiore a 3.600 € il rivenditore deve farsi dare i dati identificativi dell’acquirente e comunicarli successivamente (per quelli del 2011 entro il 30 aprile 2012) all’Agenzia delle Entrate. L’obbligo non sussiste qualora il pagamento dei corrispettivi sia avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7, c. 6, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, così come previsto dall’articolo 7, c. 2, lett. o del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 24/E/2011 ha specificato che non rientrano tra le citate carte di credito, di debito o prepagate, quelle emesse da operatori finanziari non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio nazionale). Al contrario, per gli assegni non trasferibili ovvero bonifici bancari non vale l’esclusione.

Per l’acquisto indicato nel quesito, considerato che è stato pagato con un assegno bancario non trasferibile, l’esclusione dall’obbligo non opera e quindi il negozio di arredamento deve acquisire il codice fiscale del cliente.

 

QUESITO N. 3: Farmaci importati dall’estero

E’ possibile detrarre a fronte di una evidente patologia il costo di un farmaco importato dall’estero?

RISPOSTA

Secondo il Decreto Ministeriale dell’11 febbraio 1997, sull’importazione dei medicinali, un medico qualora ritenga opportuno sottoporre un paziente al trattamento di un farmaco regolarmente autorizzato in un Paese estero può utilizzare farmaci non disponibili in Italia. La spesa sostenuta risulta detraibile nei limiti di legge, ma in tal caso lo stesso medico curante è tenuto ad inviare al Ministero della Sanità – Ufficio di Sanità marittima aerea di confine e di dogana interna – nonché al corrispondente ufficio doganale dove si svolgono le formalità dell’importazione, una apposita documentazione necessaria ai fini dell’importazione del farmaco in oggetto.

Nella documentazione andrà indicato:

      • il nome del medicinale;

      • la ditta estera produttrice;

      • il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio;

      • la dichiarazione che il medicinale è autorizzato nel Paese estero;

      • il quantitativo, con la precisazione che lo stesso corrisponde ad un trattamento non superiore a trenta giorni;

      • indicazioni delle generalità del paziente;

      • esigenze particolari che giustificano il ricorso a tale medicinale;

      • consenso informato del paziente ad essere sottoposto alla specifica terapia;

      • dichiarazione di utilizzazione del medicinale sotto la propria responsabilità.

 

QUESITO N. 4: Interessi relativi ad autovettura data in uso promiscuo

Una società ha acquistato un’autovettura da concedere ad uso promiscuo ai propri dipendenti. Per l’utilizzo dell’autovettura è stato contratto un finanziamento che ha generato per il 2010 interessi passivi pari a € 1.200. Per tale periodo d’imposta l’autovettura è stata concessa ai dipendenti per un totale di 150 giorni. Si chiede come possono essere dedotti tali interessi passivi

 

RISPOSTA

Gli interessi passivi derivanti da finanziamenti contratti per l’acquisto di un’autovettura sono considerati al pari delle altre spese relative ai mezzi di trasporto e, quindi, “dedotti” nella misura del:

  • 40% , se considerati ad uso aziendale;

  • 100%, se considerati “utilizzati esclusivamente come beni strumentali”;

  • 90% se dati in uso promiscuo ai dipendenti.

La deduzione del 90% dei costi è subordinata al fatto che l’utilizzo promiscuo dell’autovettura da parte del dipendente avvenga per la maggior parte del periodo d’imposta.

Se il periodo coincide con l’anno solare, la concessione in uso dovrà risultare per almeno 183 giorni.

Se il veicolo è stato dato in uso promiscuo ai dipendenti per un periodo inferiore alla maggior parte del periodo d’imposta le spese e gli altri componenti negativi sono deducibili secondo i criteri ordinari di deducibilità delle autovetture.

Nel caso esposto nel quesito l’auto è stata data in uso promiscuo per una durata inferiore a metà del periodo d’imposta pertanto gli interessi passivi saranno deducibili nel limite del 40%.

 

QUESITO N. 5: Credito relativo alle mediazioni

Il credito d’imposta relativo alle mediazioni da luogo ad un rimborso? Come può essere utilizzato?

RISPOSTA

Il credito relativo alle mediazioni, fa parte delle novità di quest’anno inserite nel Modello 730/2011. I soggetti che avendo corrisposto a terzi indennità per l’attività di mediazione, beneficiano di un credito d’imposta che dovrà essere indicato nella nuova sezione sesta del quadro G del Modello. In caso di successo della mediazione il credito riconosciuto è di massimo 500,00 euro, in caso di insuccesso il credito è ridotto alla metà. L’importo del credito, deve essere indicato a pena di decadenza nella dichiarazione dei redditi, ed è utilizzabile a partire dalla data di ricevimento della comunicazione trasmessa all’interessato dal Ministero della Giustizia entro il 30 maggio di ciascun anno a partire dal 2011. Tale credito, può essere usato in compensazione con i versamenti da fare con il modello F24 o anche in diminuzione delle imposte sui redditi, lo stesso non da luogo a rimborsi e non concorre alla formazione delle reddito ai fini delle imposte.

 

11 luglio 2011

Antonio Gigliotti

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