Novità fiscali dell'8 giugno 2011

 

 Indice:

 1) Detraibilità fiscale delle spese sostenute per l’acquisto di dispositivi medici

 2) La tassazione agevolata dei premi di produttività

 3) Nuovo accertamento sul consolidato: chiarimenti dalle Entrate

 4) Revisione legale: quaderno Assirevi di maggio 2011

 5) Camere di Commercio, imprese e professioni in difesa della riforma della mediazione

 6) Stock options: La Plusvalenza costituisce reddito di lavoro dipendente

 7) Anche l’azienda in perdita può avere l’avviamento commerciale

8) Permessi non goduti, il termine di godimento lo fissano le parti

 

 

1) Detraibilità fiscale delle spese sostenute per l’acquisto di dispositivi medici

Nel periodo di redazione della dichiarazione dei redditi i contribuenti possono detrarre dall’Irpef un importo pari al 19% delle spese sanitarie sostenute per l’avvenuto pagamento di:

– Medicinali;

– Ticket;

– Prestazioni chirurgiche e relativi ricoveri;

– Trapianti di organi;

– Degenze;

– Analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni;

– Prestazioni specialistiche;

– Prestazioni rese da medico generico;

– Protesi sanitarie;

– Attrezzature sanitarie.

Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E del 13 maggio 2011 ha precisato, riguardo alle spese per le attrezzature sanitarie, che la generica dicitura “dispositivo medico” riportata sul documento fiscale (scontrino o fattura) non è sufficiente per beneficiare della detrazione del 19%, ma occorre che le attrezzature sanitarie (prodotti, apparecchiature e strumentazioni):

– rientrino nella definizione di dispositivo medico;

–  siano dichiarate conformi, con dichiarazione/certificazione di conformità, e quindi, siano marcate “CE” dal fabbricante in base alle direttive europee di settore (93/42/CEE, 90/385/CEE e 98/79/CE).

Occorre, inoltre che dallo scontrino o dalla fattura risulti:

– il soggetto che sostiene la spesa (codice fiscale);

– la descrizione del dispositivo medico.

Il Ministero della salute per tali finalità ha fornito un elenco, anche se non sia esaustivo, dei Dispositivi Medici (MD) e dei Dispositivi Medico Diagnostici in Vitro (IVD), rappresentativo delle categorie di uso più comune.

Per questi dispositivi pertanto il contribuente non deve verificare se rientrano nella definizione di dispositivi medici detraibili, ma deve solo conservare (per ciascuna tipologia di prodotto) la documentazione dalla quale risulti che il prodotto acquistato è marcato CE.

Esempio di dispositivi medici di uso più comune

– Lenti oftalmiche correttive di difetti visivi;

– montature per lenti correttive dei difetti visivi;

– occhiali premontati per presbiopia;

– apparecchi acustici;

– cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate;

– siringhe;

– termometri;

– apparecchio per aerosol;

– apparecchi per la misurazione della pressione arteriosa;

– penna pungidito e lancette per il prelievo di sangue capillare ai fini della misurazione della glicemia;

– pannoloni per incontinenza;

– prodotti ortopedici (es. tutori, ginocchiere, cavigliere, stampelle, e ausili per la deambulazione in generale);

– ausili per disabili;

– lenti a contatto;

– soluzioni per lenti a contatto;

– prodotti per dentiere (creme adesive, comprese disinfettanti, ecc.);

– materassi ortopedici e materassi antidecubito;

– contenitori campioni (urine, feci);

– test di gravidanza;

– test di ovulazione;

– test di menopausa;

– strisce/strumenti per la determinazione del glucosio;

– strisce/strumenti per la determinazione del colesterolo;

– strisce/strumenti per la determinazione dei trigliceridi;

– Test autodiagnostici per particolari patologie mediche.

 

 

2) La tassazione agevolata dei premi di produttività

Sul tema delle agevolazioni su produttività, straordinari e lavoro notturno è intervenuta di recente la guida dell’Agenzia delle Entrate (edizione di maggio 2011).

Su tale argomento, la guida, preliminarmente, ricorda che dal 2008 esiste un regime fiscale agevolato per i dipendenti del settore privato che, a livello aziendale, ricevono somme legate a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e ad altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.

L’agevolazione consiste in una tassazione agevolata delle somme ricevute, entro i seguenti limiti:

– 3.000 euro lordi, per l’anno 2008;

– 6.000 euro lordi, per gli anni 2009 e 2010.

Su queste somme è dovuta un’imposta del 10% che sostituisce l’Irpef e le addizionali regionali e comunali.

Il beneficio spetta ai lavoratori del settore privato che nell’anno precedente hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore ai seguenti importi:

– 30.000 euro lordi, nel 2007;

– 35.000 euro lordi, negli anni 2008 e 2009.

È comunque possibile, per il lavoratore che lo ritiene, rinunciare al regime fiscale agevolato, se questo è meno favorevole della tassazione ordinaria.

Le norme per l’anno 2011

Il D.L. n. 78 del 2010 (art. 53) ha prorogato questo regime fiscale fino al 2011, introducendo qualche novità.

Nell’anno 2011 è possibile beneficiare del regime fiscale agevolato solo per i premi di produttività erogati in base ad accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali (anche preesistenti), sempre connessi ad incrementi della produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.

Inoltre, l’agevolazione è riservata ai soli lavoratori del settore privato titolari di un reddito di lavoro dipendente (riferito all’anno 2010) non superiore a 40.000 euro e nel limite di un importo massimo annuo di 6.000 euro.

La legge di stabilità 2011 ha dato attuazione all’art. 53, comma 1, del D.L. n. 78 del 2010, confermando, per il 2011, la possibilità di applicare ai premi di produttività erogati ai lavoratori dipendenti privati, nei limiti e alle condizioni sopra indicate, un’imposta del 10% che sostituisce l’Irpef e le addizionali regionale e comunale.

I compensi per lavoro straordinario e notturno

Il regime agevolato dei premi di produttività può essere applicato anche alle retribuzioni corrisposte negli anni 2009 e 2010 per le prestazioni di lavoro straordinario e lavoro notturno, se da queste attività deriva per l’azienda un incremento della produttività.

Con la risoluzione n. 83 del 17 agosto 2010 l’Agenzia delle Entrate ha infatti precisato che possono essere assoggettati all’imposta sostitutiva del 10%, in luogo dell’Irpef ordinaria (che prevede un’aliquota minima del 23%) e delle addizionali, anche i compensi erogati per prestazioni di lavoro straordinario e per il lavoro notturno. Restano esclusi dal beneficio i dipendenti della Pubblica amministrazione.

Lavoro straordinario

Può essere applicata l’imposta sostitutiva del 10% a qualsiasi forma di lavoro straordinario, purché l’azienda dimostri che esso è ricollegato a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa.

In tutti i casi in cui non è possibile ricondurre le retribuzioni per straordinario tra i premi di produttività, l’imposta sostitutiva non può trovare applicazione.

Lavoro notturno e sui turni

Anche i compensi erogati per lavoro notturno e di lavoro organizzato su turni può essere assoggettato all’imposta sostitutiva del 10% (anziché a tassazione ordinaria). L’agevolazione è sempre subordinata al perseguimento di un incremento di produttività che trovi riscontro in una dichiarazione dell’impresa.

Rientrano nell’agevolazione non soltanto le indennità o le maggiorazioni erogate per prestazioni di lavoro notturno ma anche il compenso ordinario corrisposto per quella stessa prestazione lavorativa.

Per quanto concerne il lavoro organizzato su turni, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:

– se il turno di lavoro ricade durante l’orario diurno, il lavoratore turnista può usufruire del regime agevolato in relazione alle sole indennità o maggiorazioni di turno;

– se il lavoratore presta lavoro notturno – così come individuato dalla contrattazione collettiva – il lavoratore può usufruire della tassazione agevolata con riferimento all’intero compenso percepito (retribuzione ordinaria più maggiorazione).

Sono ammessi al regime agevolato (con riferimento sia al compenso ordinario che alla maggiorazione) anche i lavoratori non turnisti che prestano il loro lavoro giornaliero normale nel periodo notturno e coloro che, occasionalmente, si trovano a rendere prestazioni che rientrano nella nozione di lavoro notturno, così come definito dalla contrattazione collettiva.

I rimborsi per gli anni 2008 e 2009

Riguardo alle retribuzioni che negli anni passati (periodi d’imposta 2008 e 2009) sono state assoggettate a tassazione ordinaria – anziché all’imposta sostitutiva del 10% – la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 83 del 17 agosto 2010 ha precisato che i lavoratori dipendenti possono comunque far valere la tassazione più favorevole.

In particolare, è possibile:

– produrre una dichiarazione dei redditi integrativa per gli anni interessati;

– presentare un’istanza di rimborso secondo quanto prevede l’art. 38 del Dpr 602/73.

Il datore di lavoro dovrà ovviamente certificare l’importo delle somme erogate a titolo di incremento della produttività del lavoro sulle quali non ha applicato l’imposta sostitutiva.

Come procedere

Considerate le difficoltà operative richieste per permettere ai dipendenti di poter fruire della tassazione agevolata anche per gli anni passati, rappresentate dalle associazioni dei datori di lavoro, dai sindacati e dalla Consulta dei Caf, la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48 del 27 settembre 2010 ha indicato una strada più agevole e semplificata.

In particolare, è possibile richiedere il rimborso delle maggiori imposte versate, per entrambi i periodi d’imposta 2008 e 2009, attraverso i modelli di dichiarazione e di certificazione, opportunamente integrati, che si utilizzano nel 2011.

Pertanto, il datore di lavoro indica nel Cud 2011 le somme erogate ai dipendenti negli anni 2008 e 2009 per il conseguimento di elementi di produttività e redditività, o per lavoro straordinario, assoggettabili a imposta sostitutiva in tali anni.

Il dipendente, in tal modo, ha la possibilità di recuperare il proprio credito attraverso la presentazione della prossima dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Unico).

(Agenzia delle Entrate, annuario del contribuente, edizione maggio 2011)

 

 

3) Nuovo accertamento sul consolidato: chiarimenti dalle Entrate

Rinnovato l’iter accertativo, in vigore dal 1° gennaio 2011, introdotto nell’ambito del consolidato nazionale.

Su tale tema l’Agenzia delle Entrate ha incentrato la circolare n. 27/E del 6 giugno 2011, che si compone di tre parti.

Nella prima sono state analizzate le novità costituite dall’accertamento mediante un unico atto e dallo scomputo delle perdite su istanza della consolidante (modello Ipec).

Nella seconda parte vengono fornite istruzioni in merito agli adempimenti degli uffici nelle varie fasi del procedimento di accertamento e di adesione.

Nella terza, infine, sono elencati i chiarimenti in merito alla riscossione, al litisconsorzio necessario previsto in sede contenziosa e alla gestione del regime transitorio.

La circolare ha, quindi, descritto in dettaglio il nuovo procedimento unificato, sottolineandone la finalità di garantire la partecipazione sia della consolidata sia della consolidante a ogni fase del procedimento, accertativo e contenzioso, in virtù dell’obbligazione solidale che vincola i due soggetti interessati.

Atto unico e adesione unica

Il nuovo sistema di accertamento abbandona il previgente “doppio livello” per concentrare l’attività amministrativa in un “unico atto”, notificato sia alla consolidata che alla consolidante, emesso dall’ufficio competente nei confronti della consolidata il cui reddito proprio è oggetto di rettifica.

L’atto unico di accertamento contiene sempre una variazione positiva del reddito, la conseguente maggiore imposta, gli interessi e le sanzioni correlate; la consolidata, infatti, al momento dell’accertamento si è già “spogliata” della perdita o del reddito che ha trasferito nella dichiarazione della fiscal unit.

All’atto unico si affianca un unico procedimento di adesione a cui possono partecipare sia la consolidante che la consolidata, anche disgiuntamente.

In linea con la responsabilità solidale dei due soggetti, è previsto che la definizione della pretesa tributaria da parte dell’uno produce effetti nei confronti di entrambi.

Il Modello Ipec

Nell’ambito del nuovo procedimento è prevista la facoltà per la consolidante di scegliere se e nei confronti di quali società controllate utilizzare le perdite del consolidato e chiederne, tramite la presentazione telematica del modello Ipec, il computo in diminuzione dai maggiori imponibili accertati o definiti, nel rispetto dei termini differenziati per ogni procedimento.

La presentazione del modello Ipec sospende per 60 giorni i termini di proposizione del ricorso.

L’ufficio, quindi, è chiamato a una serie di adempimenti, primo tra i quali riscontrare che le perdite del consolidato richieste siano effettivamente utilizzabili alla data di presentazione del modello stesso.

Una volta effettuato il riscontro, l’ufficio, nei termini e con le modalità dettagliati nella circolare, provvede a scomputare le perdite dai maggiori imponibili accertati o definiti e a darne comunicazione al contribuente.

In particolare, dopo la presentazione del modello Ipec, l’ufficio pone in essere le attività previste in ciascuna delle seguenti ipotesi:

Notifica dell’atto unico  (l’ufficio scomputa le perdite dai maggiori imponibili accertati, comunicando l’esito del ricalcolo);

adesione successiva alla notifica dell’atto unico (l’ufficio scomputa le perdite nell’atto di adesione, sia nel caso in cui il modello Ipec sia presentato prima dell’istanza di adesione sia se venga presentato nel corso del contraddittorio);

adesione anteriore alla notifica dell’atto unico (l’ufficio scomputa le perdite nell’atto di adesione che conclude il contraddittorio, sia se instaurato per iniziativa dell’ufficio sia su istanza di uno o entrambi i soggetti interessati);

adesione all’invito a comparire (l’ufficio scomputa le perdite in diminuzione dai maggiori imponibili e notifica l’esito della rideterminazione);

adesione ai verbali di constatazione (l’ufficio scomputa le perdite in diminuzione dai maggiori imponibili nell’atto di definizione dell’accertamento parziale).

Riscossione coattiva

La riscossione coattiva delle somme dovute in conseguenza dell’atto unico è effettuata tramite iscrizione a ruolo, sia nei confronti della consolidata sia della consolidante, obbligate solidali ai sensi dell’art. 127 del Tuir.

Litisconsorzio

La società consolidata e la consolidante sono litisconsorti necessari nell’ambito del contenzioso.

Dall’obbligazione tributaria contenuta nell’atto unico consegue una gestione unitaria della fase processuale:

La Commissione tributaria competente nei confronti della consolidata decide sull’unica pretesa tributaria, con effetto nei confronti di entrambi i soggetti.

 

 

4) Revisione legale: quaderno Assirevi di maggio 2011

In materia di revisione legale, Assirevi, nel quaderno n. 4 del mese di maggio 2011 (disponibile sul sito www.assirevi.it ) illustra le propri posizioni raggiunte sulle tematiche aventi carattere di maggiore urgenza, con l’auspicio che queste possano rappresentare un punto di riferimento per un approccio organico alla nuova disciplina della revisione, anche in attesa di eventuali interventi di chiarimento da parte delle Autorità competenti.

Non vengono escluse, rispetto a quelle proposte, interpretazioni alternative che, ove accolte, potrebbero condurre a soluzioni ed effetti diversi da quelli prospettati nel citato quaderno.

In tale contesto, e preso atto della circostanza che le oggettive difficoltà di interpretazione di talune norme del Decreto, con particolare riferimento al regime transitorio, inevitabilmente condurranno gli operatori ad adottare soluzioni diversificate e non necessariamente omogenee, Assirevi non può che formulare il forte auspicio che i già richiamati, necessari chiarimenti da parte delle Autorità competenti possano intervenire quanto prima, così da agevolare una ricomposizione rapida ed equilibrata dei diversi comportamenti che saranno in concreto riscontrabili sul mercato.

Viene, infine, segnalato che alcune delle considerazioni di seguito svolte hanno ad oggetto problematiche di competenza delle società assoggettate a revisione e dei loro organi sociali (ad esempio tematiche inerenti la delibera di conferimento dell’incarico).

Assirevi ha comunque voluto esprimere le proprie opinioni su tali problematiche al fine di fare chiarezza su questioni che hanno un riflesso anche sull’attività delle sue Associate, con l’obiettivo di fornire il proprio contributo alla formazione di adeguate prassi tra i soggetti interessati.

 

 

5) Camere di Commercio, imprese e professioni in difesa della riforma della mediazione

<<Lettera al Ministro Alfano: sì al dialogo con l’avvocatura, no allo stravolgimento del nuovo istituto. Viva preoccupazione per alcuni dei contenuti delle proposte avanzate negli incontri avvenuti tra il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano e l’Avvocatura. La esprimono, in una lettera congiunta, le Camere di Commercio, il mondo delle imprese e molte professioni, a cominciare dai Commercialisti. Il tema è la riforma della mediazione civile, partita solo il 20 marzo e già suscettibile di “aggiustamenti” in corso d’opera frutto, essenzialmente, proprio del dialogo avviatosi tra Alfano e avvocati. “Ai fini del successo del nuovo istituto – è scritto nella lettera sottoscritta oltre che dai Commercialisti, da Unioncamere, Architetti, Confapi, Rete Imprese Italia, Confagricoltuta, Confindustria, Coldiretti, Cooperative italiane, Cia, Ingegneri, Geometri e Compagnia delle opere – riteniamo positiva l’apertura di un confronto con la categoria forense, ma è forte il timore che potrebbero ora essere snaturate le caratteristiche qualificanti della mediazione, finendo per disincentivarne l’utilizzo e vanificarne la reale efficacia”.

Ciò che più preoccupa i firmatari della missiva è innanzitutto l’eventualità che venga stabilito un limite di valore per l’obbligatorietà della mediazione. “In questo modo – affermano Camere di Commercio, imprese e ordini professionali – la stragrande maggioranza delle controversie tra imprese sarebbe esclusa dall’applicazione dell’istituto”. Altro elemento di preoccupazione è la previsione dell’assistenza necessaria di un legale. Una novità che, se introdotta, potrebbe avere, per gli utilizzatori della mediazione, un notevole impatto in termini di costi.

I firmatari della lettera ad Alfano, si dicono consapevoli dell’esigenza di individuare soluzioni per superare contrapposizioni che rischiano di pregiudicare la riuscita della riforma. Ma dicono no ad una sua modifica effettuata senza coinvolgere tutti i soggetti interessati. Soprattutto le Camere di Commercio, il sistema imprenditoriale e quell’ampia fette del sistema ordinistico che negli scorsi mesi avevano convintamente appoggiato lo sforzo riformatore messo in campo da Alfano in questa materia e che oggi sono impegnati per garantire la massima diffusione del nuovo strumento>>.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nota del 07 giugno 2011)

 

 

6) Stock options: La Plusvalenza costituisce reddito di lavoro dipendente

La plusvalenza derivante dall’esercizio di un diritto di opzione su azioni, concesso da una Spa a un proprio dirigente, costituisce una componente del reddito da lavoro dipendente e va tassata con l’aliquota Irpef progressiva e non con l’aliquota fissa del 12,5%.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 11214 del 2011, commentata nel notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 07 giugno 2011.

Il fatto

Un dirigente di una Spa riceve nel corso del 1997 delle stock options già in circolazione e nel 2000 realizza una plusvalenza dall’esercizio del diritto di opzione sulle azioni. Oggetto del giudizio è stata la modalità di tassazione di tale plusvalenza.

In particolare, il contribuente riteneva che dovesse essere tassata con l’aliquota fissa del 12,5% e che, quindi, gli spettasse il rimborso della differenza fra il valore delle ritenute calcolate col sistema della tassazione progressiva e la tassazione al 12,5% prevista per il capital-gain.

Secondo l’Amministrazione finanziaria (e anche la società), invece, si tratta di  una componente del reddito da lavoro dipendente, da assoggettare ad imposizione con l’aliquota Irpef progressiva.

Per conseguenza, l’ufficio ha ritenuto non spettante il rimborso. Ciò poiché non si è verificata la condizione di esclusione prevista dall’ex art. 48 (ora art. 51), comma 2, lettera g-bis, del TUIR.

La decisione

I giudici di merito avevano ritenuto spettante il rimborso chiesto dal dirigente sulla base della documentazione prodotta e allegata per dimostrare il numero delle azioni ricevute dalla società, la data, la ricostruzione del prezzo sulla base delle quotazioni borsistiche alla data dell’offerta e il calcolo del valore normale delle stock options.

Ma ciò non ha trovato riscontro presso la Corte Suprema di Cassazione, la quale ha ricostruito la vicenda alla luce dell’art. 48 Tuir, vigente ratione temporis, e ha statuito che “per il comma 2, lett. g-bis (aggiunta dal D. Lgs. 23 dicembre 1999, n. 505, art. 13, comma 1, lett. b), n. 2, del D.P.R. dicembre 1986, n. 917, art. 48 (ora 51) (determinazione del reddito di lavoro dipendente) non concorrono a formare il reddito…la differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente, a condizione che il predetto ammontare sia almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell’offerta (con la precisazione che se le partecipazioni, i titoli o i diritti posseduti dal dipendente rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitagli nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 10 per cento, la predetta differenza concorre in ogni caso interamente a formare il reddito)”.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno chiarito che tale disposizione è applicabile esclusivamente alle azioni emesse dall’impresa con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro, nonché a quelle emesse da società che, direttamente o indirettamente, controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (comma 2-bis dell’art. 48, ora 51).

 

 

7) Anche l’azienda in perdita può avere l’avviamento commerciale

L’impresa che ha acquistato un’azienda in perdita può dedurre la quota di ammortamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10586 del 13 maggio 2011, che nel respingere il primo motivo del ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria, ha equiparato la quota di ammortamento all’avviamento commerciale. Ma non è tutto. La regola da applicare resta ferma anche in caso di perdite ingenti. Nella vicenda decisa dai giudici l’azienda ceduta aveva una perdita di oltre 150mila euro.

Secondo la Corte di Cassazione é deducibile la quota di ammortamento dell’avviamento anche da parte dell’impresa che ha acquistato l’azienda in perdita.

Anche in questo caso, infatti, si può parlare di avviamento commerciale. La Suprema Corte ha precisato che “l’esistenza di un valore di avviamento dell’azienda non può essere esclusa sulla base della sola circostanza che l’impresa abbia subito delle perdite negli esercizi degli anni precedenti. Del valore complessivo dell’azienda fa parte, infatti, quello dell’avviamento – costituente una qualità dell’azienda stessa, che si somma al valore degli altri beni che la compongono in un’operazione che logicamente precede la detrazione delle passività, sicché non e aprioristicamente escluso né dall’esistenza né dall’ammontare di queste”.

8) Permessi non goduti, il termine di godimento lo fissano le parti

Dopo l’interpello 16/11 il Ministero del lavoro ritorna sull’argomento dei Rol non goduti con la nota n. 9044/11 (Ministero del Lavoro, nota 9044/11) che contiene importanti precisazioni.

Lo ha precisato la seguente nota del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro del 07 giugno 2011.

Nell’interpello 16/11 veniva precisato dal Ministero che, con particolare riferimento all’insorgenza dell’obbligazione contributiva in caso di mancato godimento dei permessi, nonché del mancato pagamento dell’indennità sostitutiva degli stessi alle scadenze stabilite dai CCNL, tale obbligazione, in linea con i principi che regolano la materia previdenziale, andava individuata in relazione al termine ultimo di godimento dei permessi.

L’adempimento contributivo, quindi, va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui si colloca il termine ultimo di godimento del permesso.

Dopo le perplessità evidenziate il Ministero ha ritenuto di precisare che vige la massima libertà di fissare il termine ultimo di godimento dei permessi. Ne consegue che il termine cui collegare l’insorgenza della relativa obbligazione contributiva può essere fissato sia dalla fonte contrattuale collettiva, sia di livello nazionale che aziendale, che da quella individuale.

Non c’è, inoltre, alcuna previsione di obbligatoria registrazione sul LUL della valorizzazione previdenziale dei ROL scaduti e non goduti. L’unica annotazione obbligatoria sul LUL, riconducibile alla obbligazione contributiva riferita ai ROL, ai sensi dell’art. 39. comma 2. del D.L. n. 112/2008 (conv. da L. n. 133/2008), è quella relativa alla trattenuta contributiva effettuata al dipendente al momento della corresponsione delle somme.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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