Novità fiscali del 22 giugno 2011

vari chiarimenti dalle Entrate, di rilievo quelli sugli studi di settore e sullo “spesometro”; integrativa “pro contribuente” lunga; ok al redditometro al professionista che dispone di tre studi; attività di trading esercitata nei confronti di consociate; chiarimenti dalle Entrate anche sulla comunicazione “black list”; Decreto Sviluppo – misure urgenti per l’economia: Governo ottiene la fiducia

 

 Indice:

 1) Chiarimenti di fisco vari dalle Entrate (di rilievo, quelli sugli studi di settore e sullo “spesometro”)

 2) Integrativa “pro contribuente” lunga

 3) Ok al redditometro al professionista che dispone di tre studi

 4) Attività di trading esercitata nei confronti di consociate

 5) Chiarimenti dalle Entrate anche sulla comunicazione “black list”

 6) Decreto sviluppo (misure urgenti per l’economia): Governo ottiene la fiducia

 

1) Chiarimenti di fisco vari dalle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito la circolare n. 28/E del 21 giugno 2011, che raggruppa tutte le risposte ai quesiti posti in materia fiscale dalla stampa specializzata.

Tale lungo documento di prassi (composta da ben 50 pagine in PDF), come avverte lo stesso comunicato delle Entrate del 21.06.2011,  affronta diversi temi, dal monitoraggio fiscale al contrasto delle imprese in perdita, passando per il transfer pricing e le dichiarazioni Iva.

Regime dei contribuenti cd. “minimi”: Per le operazioni con l’estero non occorre presentare la dichiarazione

Le operazioni intracomunitarie e gli acquisti da fornitori esteri, come tutte le altre operazioni che qualificano i contribuenti minimi come debitori d’imposta, non comportano obblighi dichiarativi.

Per coloro che aderiscono a questo particolare regime semplificato, infatti, è sufficiente integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e versarla entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.

Monitoraggio, anche i delegati compilano il quadro Rw

Quando un contribuente residente ha la delega di firma e prelievo sul conto corrente estero di un altro residente, anche il delegato è tenuto a compilare il quadro Rw della dichiarazione.

In particolare, nel modulo di Unico dedicato alle attività detenute all’estero va indicata l’intera consistenza del conto corrente e dei relativi trasferimenti.

In altre parole, rispondono agli obblighi di monitoraggio fiscale non solo i titolari delle attività detenute all’estero, ma anche coloro che hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione.

Resta fermo che sono esclusi dall’obbligo gli amministratori che hanno il potere di firma su conti correnti della società in uno Stato estero perché esercitano un mero potere dispositivo sulle attività.

Esonerati i frontalieri

I lavoratori frontalieri, invece, sono esonerati dalla compilazione del quadro Rw per le attività detenute all’estero nello stesso periodo d’imposta in cui si è realizzata la loro condizione. Lo status di lavoratore frontaliere, in particolare, si verifica quando il contribuente svolge l’attività all’estero al 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento e per un numero di giorni maggiore di 183 nell’arco dello stesso anno, anche se in maniera discontinua.

Quando l’impresa è considerata in perdita sistemica ai fini fiscali

Un’impresa si considera in perdita sistemica quando per più di un periodo d’imposta presenta dichiarazioni che riportano delle perdite fiscali, non determinate da compensi erogati ad amministratori e soci, a patto che non abbiano deliberato nello stesso arco di tempo aumenti di capitale a titolo oneroso di importo almeno pari alle stesse perdite fiscali.

Utilizzo “retroattivo” degli studi di settore

E’ previsto l’utilizzo retroattivo per gli studi di settore evoluti, tuttavia, ciò non è possibile per i periodi d’imposta 2008 e 2009 poiché i Decreti Ministeriali (19.05.2009 e 20.05.2010) hanno previsto gli interventi correttivi in modo selettivo per tali periodi d’imposta, per cui si applicano solo riguardo alle specifiche annualità.

La circostanza era stata già chiarita con la circolare n. 29/E del 2009.

Al contrario, le risultanze degli studi di settore approvati in evoluzione con i decreti 23 dicembre 2008 e 12 marzo 2010, non comprensivi quindi dei successivi interventi correttivi, potranno essere utilizzate anche per i periodi precedenti a quello di evoluzione.

Comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a tremila euro:

– Data dell’operazione

Anche l’indicazione della data dell’operazione costituisce un elemento necessario ai fini della comunicazione Iva cd. “spesometro”.

Nel campo “data dell’operazione” deve essere indicata la data di registrazione dell’operazione e, solo in assenza dell’obbligo di registrazione, la data di emissione della fattura (in particolare, quella di cui all’art. 6 del D.P.R. n. 633 del 1972).

– Verifica della soglia ai fini dell’obbligo di comunicazione

Per i contratti da cui derivano corrispettivi periodici (appalto, fornitura, somministrazione, noleggio, locazione, ecc,), anche se conclusi verbalmente, la

soglia dei 3.000 euro va verificata complessivamente, tenendo conto della pluralità delle forniture effettuate nell’anno di riferimento dal medesimo fornitore ovvero al medesimo cliente.

Per le altre tipologie di contratto (compravendita, ecc.), il superamento della soglia dei 3.000 euro deve essere sempre collegato alla singola operazione.

– Comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative a cessioni di immobili e di autoveicoli

Sono esenti dall’obbligo comunicativo Iva le operazioni riguardanti le cessioni di immobili, mentre devono essere comunicate le cessioni di autoveicoli, nonostante il particolare regime pubblicistico cui sono assoggettati, in considerazione del fatto che tali cessioni di auto non costituiscono oggetto di monitoraggio da parte dell’Anagrafe tributaria (ai sensi del citato art. 7 del D.P.R. n. 605 del 1973).

– Obbligo per le operazioni effettuate nei confronti privati

Nel caso di operazioni effettuate nei confronti di privati, la comunicazione Iva deve essere sempre effettuata nelle ipotesi in cui si verifica l’obbligo di emissione della fattura.

Schede carburanti

In via generale, le operazioni di acquisto di carburante e lubrificanti per autotrazione effettuate da soggetti IVA presso distributori stabiliti in paesi black list, giacché operazioni non soggette all’Iva, non sono soggette all’obbligo di registrazione ai fini IVA e, quindi, neppure alla comunicazione “black list” (art. 1, D.L. n. 40 del 2010). L’obbligo di comunicazione, infatti, per quanto concerne le operazioni non soggette a registrazione ai fini IVA, riguarda solo le prestazioni di servizi territorialmente non rilevanti nello Stato agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, in virtù di espressa previsione contenuta nell’art. 3 del D.M. 5 agosto

2010.

Alternatività tra accertamento sintetico e redditometro

L’Agenzia delle Entrate ha confermato l’alternatività tra i due strumenti accertativi uno basato sulla “somma delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta” e l’altro fondato “sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze” di prossima emissione.

La scelta dello strumento da utilizzare non necessariamente deve essere effettuata prima ma, in ragione della fattispecie concreta, potrà essere effettuata dopo sulla base delle risultanze istruttorie.

Spesa per l’acquisto di un bene di natura patrimoniale sostenuta tramite finanziamento

In presenza di acquisto di un bene di natura patrimoniale effettuato tramite finanziamento (mutuo, leasing ecc.) ai fini dell’accertamento sintetico, ex art. 38, 4° comma, del D.P.R. n. 600 del 1973 rilevano solamente le quote o i canoni pagati nell’anno che si aggiungono alle altre spese sostenute nel corso del periodo d’imposta.

Ok all’utilizzo di redditi diversi per difendersi dalle presunzioni dell’accertamento sintetico

Riguardo alla prova contraria che il contribuente può opporre all’accertamento sintetico la norma fa riferimento ai redditi diversi, quindi al reale reddito finanziario disponibile; infatti la normativa richiama espressamente tra le prove contrarie che possono essere prodotte il possesso di redditi esclusi “legalmente dalla formazione della base imponibile” (es. la persona fisica titolare di un bene immobile di interesse storico/artistico dato in locazione è tenuto fiscalmente a dichiarare, quale reddito imponile, la sola rendita catastale e non il canone di locazione; ovviamente il canone effettivamente riscosso verrà preso in considerazione nell’ambito della necessaria attività istruttoria propedeutica all’accertamento sintetico).

Determinazione delle “spese di qualsiasi genere” con il principio di cassa

In presenza di corresponsione di un acconto per l’acquisto di un immobile pari a 50.000 euro nel 2010 e di un saldo per 150.000 euro nel 2011, ai fini dell’accertamento sintetico ex art. 38, 4° comma, del D.P.R. n. 600 del 1973 rileva solamente, per il 2010, l’acconto e per il 2011 il saldo (Vincenzo D’Andò).

 

 

2) Integrativa “pro contribuente” lunga

Anche secondo la Commissione Tributaria Regionale del Veneto (sentenza n. 63/21/11) il contribuente può presentare una dichiarazione integrativa a suo favore entro il 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria  (cd. integrativa lunga) e l’ufficio deve segnalare al contribuente come recuperare le imposte versate due volte.

Il principio era già stato stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza a sezioni unite 15063/2002, in cui si esprime un principio generale che non può riferirsi a una situazione temporale ben precisa; deve essere consentito al contribuente di ritrattare la dichiarazione affetta da errore se dalla stessa derivi l’assoggettamento a oneri tributari più gravosi di quelli che dovrebbero essere per legge a suo carico.

Di parere opposto rimane ancora la posizione dell’Amministrazione finanziaria che, invece, predilige il termine breve di un anno per correggere a proprio favore la dichiarazione dei redditi (cd. integrativa “corta”). V.D.

 

 

 

3) Ok al redditometro al professionista che dispone di tre studi

E’ giusto applicare il redditometro al professionista che dispone di tre studi ma che dice di non guadagnare a sufficienza per mantenere le maggiori spese sostenute ?

A tale dilemma ha posto rimedio la Suprema Corte.

In particolare, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13558 del 20.06.2011, ha stabilito la legittimità dell’applicazione del redditometro al dentista che dispone tre studi professionali, poiché questi costituiscono un adeguato indice di maggiori ricavi ai fini IRPEF, tranne che il professionista non riesca a fornire concrete giustificazioni.

Nel caso di specie, nella fase del contraddittorio il professionista aveva sostenuto che la presenza dei tre studi, collocati in tre sedi diverse, fosse indice di maggiori spese, e non di maggiori ricavi.

Tuttavia, i Giudici non hanno accolto tale tesi difensiva, confermando in tutti e tre i gradi di giudizio l’infondatezza delle giustificazioni addotte dal contribuente, giacché al mantenimento di tre luoghi dove viene svolta l’attività (con relative maggiori spese) si deve contrapporre l’aumento della clientela, altrimenti si é in presenza di antieconomicità dell’attività svolta (fiscalmente non consentita). V.D.

 

 

 

4) Attività di trading esercitata nei confronti di consociate

Le “trading companies” possono rientrare nella disciplina sulle cfc, non possono, infatti, essere escluse a priori dall’ambito applicativo ricadente sulle cfc localizzate in Stati o Territori non considerati a fiscalità privilegiata (comma 8-bis dell’art. 167 del Tuir).

Una delle due condizioni normativamente previste è il conseguimento di proventi derivanti per più del 50%, tra l’altro, dalla prestazione di servizi nei confronti di consociate.

E di principio, non è possibile affermare che l’attività esercitata dalla trading company non sia configurabile quale prestazione di servizi.

E’ questa una precisazione contenuta nella circolare n. 28/E del 21 giugno 2011 emessa dall’Agenzia delle Entrate in risposta ai quesiti posti dalla stampa specializzata.

In particolare, la disciplina CFC si applica qualora i suddetti soggetti abbiano conseguito proventi derivanti per più del 50%, tra l’altro, dalla prestazione di servizi nei confronti di consociate.

Come precisato dalla circolare n. 51/E del 6 ottobre 2010, le partecipazioni estere che presentano tale caratteristica rientrano nella fattispecie normativa e per esse sussiste, in linea di principio, l’obbligo di presentazione dell’istanza di interpello.

L’attività non esclude, in sostanza, la configurabilità di una prestazione di servizi.

Eventuali elementi idonei ad escludere in concreto la sussistenza di una situazione elusiva potranno essere valutate in relazione al singolo caso.

Oneri documentali in materia di transfer pricing

L’accesso allo stop delle sanzioni (mediante la produzione dell’idonea documentazione in materia di transfer pricing) ­ è possibile in tutti i casi in cui si realizzano i presupposti soggettivi previsti dall’art. 110, comma 7, del Tuir. La definizione di “impresa controllata appartenente ad un gruppo multinazionale” contenuta nel provvedimento del 29.09.2010 ha, infatti, solo valenza convenzionale.

E’ questa la prima risposta contenuta nel punto 4 della circolare 28/E del 21.06.2011 che chiarisce il tema della normativa sui “prezzi di trasferimento”.

Un serie di risposte con cui l’Agenzia delle Entrate ha, tra l’altro, chiarito che la possibilità di inviare la comunicazione di possesso dell’idonea documentazione relativa ad anni pregressi, anche dopo il termine fissato nel 28 dicembre 2010, non viene meno nel caso di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento che abbiano a oggetto unicamente “comparti impositivi” diversi (ad esempio, Iva) da quello cui si riferisce il regime del transfer pricing.

Precisazione, dunque, “favorevole” al contribuente, al contrario di quella relativa all’eventuale contestazione, da parte degli organi accertatori, della non inerenza di un onere sostenuto nei confronti di una propria consociata estera. V.D.

 

 

 

5) Chiarimenti dalle Entrate anche sulla comunicazione “black list”

Sempre con la circolare n. 28/E del 21 maggio 2011, l’Agenzia delle Entrate ha dato risposta ai quesiti posti sull’obbligo della comunicazione da inviare all’Agenzia delle Entrate con apposito modello, contenente le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata (art. 1, D.L. n. 40/2010).

Ecco i chiarimenti ivi contenuti:

– In caso di importazioni di beni da uno Stato “black list”, i dati dell’operatore estero da inviare alle Entrate sono quelli rilevabili dalla bolletta doganale, e non dalla fattura;

– riguardo l’importazione di beni originariamente esportati (a causa di reso), l’Agenzia delle Entrate ha precisato che si tratta di un’operazione autonoma rispetto all’iniziale cessione; per conseguenza, deve essere inviata apposita comunicazione, non essendo sufficiente una semplice rettifica di quella precedente.

Infine, la citata circolare ha dissipato i dubbi sulle eventuali violazioni dell’obbligo di comunicazione del codice fiscale o degli altri dati identificativi degli operatori “black list” con cui si effettuano operazioni commerciali (art. 4 del Decreto 30.03.2010).

Se entro il 31 gennaio 2011 l’operatore non ha provveduto a regolarizzare errori od omissioni, spetta agli accertatori, di volta in volta, verificare se per il contribuente era effettivamente impossibile ottenere il codice fiscale o gli altri dati identificativi dell’operatore residente nel paese a fiscalità privilegiata e, in caso affermativo, disapplicare la sanzione. V.D.

 

 

 

6) Decreto sviluppo (misure urgenti per l’economia): Governo ottiene la fiducia

Nella seduta del 21 giugno 2011, la Camera con 317 voti a favore e 293 contro ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, del suo emendamento Dis. 1.1 interamente sostitutivo dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia.

Semplificazioni fiscali

La relazione del servizio studi (dossier) della Camera dello scorso 15 giugno ha precisato che:

L’articolo 7 reca norme di semplificazione ed eliminazione degli adempimenti tributari in materia di: attività di controllo nei confronti di PMI e microimprese, deroga allo statuto del contribuente in materia di accessi, dichiarazione relativa alle detrazioni per redditi di lavoro dipendente.

Le modifiche sostanziali sono le seguenti:

– Si dispone che il decreto ministeriale cui è affidata la disciplina della programmazione dei controlli fiscali e contributivi possa anche assumere forma di regolamento e si specifica che deve essere adottato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame;

–  si affida al comune – in luogo dello sportello unico delle attività produttive – il coordinamento degli accessi effettuati a livello substatale dalle pubbliche amministrazioni, con possibilità per l’ente territoriale di avvalersi delle Camere di commercio. Viene inserita la clausola di invarianza finanziaria, per cui le amministrazioni coinvolte svolgono le attività di controllo nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili alla legislazione vigente;

–  si specifica che la durata massima degli accessi in materia fiscale è riferito a quindici giorni lavorativi, contenuti al massimo in un trimestre;

–  sono introdotte norme la cui formulazione letterale sembra implicare che le regole per il computo dei termini massimi di permanenza dell’Amministrazione finanziaria presso i contribuenti operino anche per quanto concerne i termini, più lunghi, di permanenza presso soggetti diversi dalle imprese in contabilità semplificata e dai lavoratori autonomi; “in entrambe le ipotesi”, rileveranno solo i giorni di effettiva presenza nella sede del contribuente);

–  è disposta la sospensione dell’esecuzione forzata conseguente agli atti di cd. “accertamento esecutivo” per centottanta giorni decorrenti dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione. Tale sospensione non opera, tra l’altro, in caso emergano elementi idonei a dimostrare il fondato pericolo di pregiudicare la riscossione prima di iscrivere ipoteca sui beni immobili del contribuente, l’agente della riscossione deve notificare una comunicazione recante l’avviso che, in assenza di pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, si procederà con l’iscrizione

– si dispone l’applicazione dell’IVA secondo le regole ordinarie alle cessioni e alle importazioni di tabacchi lavorati ove siano effettuate prima dell’immissione al consumo; sussistendone i presupposti, trovano applicazione le disposizioni in materia di cessioni intracomunitarie.

– vengono precisate le tipologie di depositi fiscali e doganali che possono essere utilizzati anche come depositi IVA; al fine di usufruire della sospensione d’imposta per effetto di immissione in libera pratica di beni non comunitari da introdurre in deposito, è prevista la prestazione di idonea garanzia, cui non sono tenuti i soggetti già non tenuti a prestare garanzia per i diritti doganali che non costituiscono risorse proprie, nonché i soggetti in possesso di certificazione AEO (operatore economico autorizzato). Chi procede all’estrazione del bene dal deposito comunica – fino all’integrazione delle banche dati delle Agenzie fiscali – anche al gestore del deposito i dati relativi alla liquidazione dell’imposta, anche ai fini dello svincolo della garanzia facoltà di avvalersi della riapertura dei termini per la rivalutazione di terreni e partecipazioni è estesa anche alle società di capitali i cui beni siano stati oggetto di misure cautelari per il periodo di applicazione della normativa sulla rivalutazione, ove all’esito del giudizio tali soggetti ne abbiano riacquistato lo piena titolarità;

–  si estende a tutte le Aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP), in luogo delle sole ASP succedute alle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), la possibilità di usufruire delle agevolazioni IRAP eventualmente deliberate dalle regioni nei confronti delle ONLUS;

–  si dispone la cessazione, a decorrere dal primo gennaio 2012, da parte delle società del gruppo Equitalia delle attività di riscossione per conto dei comuni e delle società partecipate dai medesimi. Sono quindi definite le modalità con le quali i comuni possono provvedere al recupero delle entrate di spettanza. Inoltre, in caso di cancellazione del provvedimento di fermo amministrativo di beni mobili registrati iscritto sui beni mobili registrati, il debitore viene sollevato dalle spese all’agente della riscossione e ai gestori degli altri pubblici registri. Viene poi stabilito che in presenza di debiti inferiori ai duemila euro, le azioni cautelari ed esecutive debbano essere precedute dall’invio di due solleciti di pagamento a distanza di almeno sei mesi. Sono infine modificate le disposizioni sul processo tributario, al fine di prevedere che l’istanza di sospensione debba essere decisa entro centottanta giorni dalla data di presentazione; sino alla revisione dello stato giuridico ed economico della magistratura tributaria, la mancata decisione costituisce illecito disciplinare, in caso di recidiva comporta la rimozione dall’incarico ed è elemento di valutazione ai fini dell’eventuale danno erariale, inserisce sono modificati gli importi minimi dei debiti tributari per cui è possibile iscrivere ipoteca sui beni immobili del contribuente, nonché procedere ad espropriazione immobiliare. In particolare, non si può iscrivere ipoteca e non si può procedere ad espropriazione immobiliare per crediti complessivamente inferiori a ventimila euro, ove:

a) la pretesa iscritta a ruolo sia contestata o ancora contestabile in giudizio e b) il debitore sia proprietario dell’unità immobiliare oggetto di ipoteca o espropriazione ed essa sia adibita ad abitazione principale. Non può comunque iscriversi ipoteca o procedere ad espropriazione immobiliare per crediti inferiori a ottomila euro introdotte nuove modalità di riconoscimento della ruralità dei fabbricati a fini catastali (ai sensi dell’articolo 9 del D.L. 557/1993). A tale scopo il soggetto interessato presenta all’Agenzia del territorio apposita domanda di variazione della categoria catastale, con autocertificazione attestante che l’immobile ha posseduto continuativamente per cinque anni i requisiti richiesti dalla legislazione vigente per il riconoscimento del carattere rurale; entro il 20 novembre 2011 l’Agenzia del territorio, verificata l’esistenza dei requisiti, convalida la certificazione e attribuisce la categoria catastale richiesta. Nel caso di mancato pronunciamento dell’amministrazione in termini, si consente al contribuente di assumere provvisoriamente (per 12 mesi) la categoria catastale richiesta. Ove intervenga un motivato diniego entro il 20 novembre 2012, il richiedente è tenuto al pagamento delle imposte non versate, degli interessi e delle sanzioni determinate in misura doppia;

–  gli importi da iscrivere provvisoriamente a ruolo, conseguenti ad accertamenti non definitivi, sono abbassati dalla metà a un terzo delle somme corrispondenti ai maggiori imponibili accertati,

–  ai fini del calcolo degli interessi dovuti sulle somme indicate nella cartella di pagamento scaduta (quando sono decorsi 60 giorni dalla notifica) non si tiene conto delle sanzioni e degli interessi indicati nella cartella medesima (cd. meccanismo anatocistico). La norma si applica ai ruoli consegnati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in commento;

–  si stabilisce che la misura degli interessi per il versamento, la riscossione e i rimborsi dei tributi sia fissata nel limite massimo di un punto percentuale – in luogo di tre – rispetto al tasso al saggio legale pubblicato annualmente a cura del MEF;

–  si attribuisce all’Ufficio delle dogane, in luogo della Direzione regionale della medesima amministrazione, la competenza ad applicare le sanzioni amministrative relative alle violazioni accertate nel rispettivo ambito territoriale.

 

Vincenzo D’Andò

 

 

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it