Novità fiscali del 17 giugno 2011

accertamenti esecutivi ed altre novità in “cantiere”; organizzazione e pianificazione negli studi professionali con l’utilizzo dei sistemi informatici; modello F24 Accise: ecco i codici tributo per il bingo; imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile (RCA): variazione dell’aliquota; gestione dei rifiuti: tutti i comuni possono applicare la maggiorazione dell’addizionale; revocazione: ritrovamento e scoperta di documenti decisivi

 

 Indice:

 1) Accertamenti esecutivi ed altre novità in “cantiere”

 2) Organizzazione e pianificazione negli studi professionali con l’utilizzo dei sistemi informatici

 3) Modello F24 Accise: Ecco i codici tributo per il bingo

 4) Imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile (RCA): Variazione dell’aliquota

 5) Gestione dei rifiuti: Tutti i comuni possono applicare la maggiorazione dell’addizionale

 6) Revocazione: Ritrovamento e scoperta di documenti decisivi

 

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1) Accertamenti esecutivi ed altre novità in “cantiere”

Il Disegno di Legge di conversione del cd. Decreto sviluppo (D.L. n. 70/2011), a seguito di approvazione dalla Commissione bilancio e finanze, e adesso approdato all’esame della Camera dei Deputati.

Tale D.D.L. contiene molte nuove misure sulla riscossione. Innanzitutto, dal 1° gennaio 2012 Equitalia andrebbe a cessare le funzioni di accertamento e riscossione dei tributi locali che passano, così, ai comuni.

Interessi sulle cartelle esattoriali: Niente più anatocismo

Scompare l’anatocismo sulle cartelle esattoriali. Verrebbero ridotti al 1% gli interessi sul versamento dei tributi. “Ammorbidite” le ganasce fiscali (ad es. fermo amministrativo auto) per i debiti sotto i 2mila euro che scatterebbero solo dopo due solleciti di pagamento.

La prima casa sarebbe ipotecabile o espropriabile solo per debiti che superino i 20mila euro.

Per i ruoli consegnati a decorrere dalla data di entrata in vigore del Decreto Sviluppo, nel calcolo delle indennità di mora saranno escluse le sanzioni pecuniarie tributarie e gli interessi.

L’importo dei tributi iscritti nei ruoli a titolo provvisorio passerà dall’attuale metà ad un terzo.

Accertamenti esecutivi

Un emendamento al Decreto Sviluppo allunga a 180 giorni la sospensione degli avvisi esecutivi e ridurrebbe dal 50% al 30% la percentuale delle somme accertate da restituire. Si verrebbe, così, a depotenziare, la portata della norma in materia di accertamenti esecutivi introdotta dalla manovra estiva del 2010 e che si appresta ad entrare in vigore (1° luglio 2011).

L’emendamento al Decreto Sviluppo, che fissa a 180 giorni la durata massima delle sospensive automatiche in caso di ricorso, prevede un illecito disciplinare a carico del giudice, con la possibilità di configurare un danno erariale, nel caso in cui la pronuncia sull’istanza cautelare avvenga dopo il decorso del predetto termine. A tal fine, la giunta esecutiva centrale dell’Associazione magistrati tributari ha denunciato “l’evidente irragionevolezza della norma prospettata”.

Fissare un tempo di 180 giorni prima del pagamento non risolve di certo il problema. Anche perché quello è il tempo medio delle liti fiscali. E questo significa che la metà delle aziende coinvolte saranno chiamate a pagare, a prescindere se hanno ragione o torto. Non va bene. E soprattutto non aiuta a creare una fiducia tra il contribuente e l’amministrazione del fisco. Il decreto sviluppo sarà votato all’inizio della prossima settimana. Potrebbe esserci ancora tempo per un segnale positivo.

Ruralità dei fabbricati a richiesta

Entro il prossimo 30 settembre i contribuenti interessati potranno richiedere l’accatastamento alle categorie A6 (abitativi) e D10 (strumentali) dei fabbricati rurali.

E’ questo l’effetto dell’introduzione di un emendamento al citato D.L. n. 70/2011 avente ad oggetto il riconoscimento dei requisiti di ruralità dei fabbricati.

L’Agenzia del Territorio avrà tempo fino al 20 novembre 2011 per riconoscere la categoria catastale richiesta.

Il 20 novembre 2012 sarà, invece, il termine ultimo per l’utilizzo “provvisorio” della categoria richiesta dal contribuente, in assenza di pronuncia espressa del Territorio e per versare, in caso di diniego, le imposte dovute non pagate, gli interessi e le sanzioni raddoppiate rispetto a quelle ordinarie.

Meno obblighi per la contabilità digitale

Un emendamento al medesimo Decreto Sviluppo (n. 70/2011) riduce da tre mesi ad “almeno” una volta l’anno l’obbligo di apposizione della firma digitale e della marcatura temporale per la conservazione sostitutiva dei libri e registri obbligatori. Il Decreto, ritenendo penalizzante l’adempimento trimestrale, ha reso possibile procedere “almeno” una volta l’anno sempre a cura del soggetto obbligato o delegato.

Ciò significa che dalla messa in uso non deve trascorrere un anno, ma più semplicemente che la marcatura temporale deve essere presente sui libri e registri obbligatori assoggettati a tale adempimento almeno una volta ogni anno solare.

Depositi Iva con garanzia

Per fruire della sospensione dell’imposta sui beni provenienti da Paesi terzi e introdotti in un deposito Iva occorrerà garantire il pagamento del tributo.

La novità è contenuta in un emendamento al Decreto Legge Sviluppo, approvato dalla Commissione finanza e bilancio, sul quale probabilmente lunedì prossimo verrà votata la fiducia.

Un altro emendamento chiarisce che alle cessioni di tabacchi lavorati effettuate nelle fasi antecedenti all’immissione in consumo si applica la disciplina ordinaria dell’Iva, e non il regime speciale monofase.

Credito d’imposta da restituire

Una modifica al Decreto Sviluppo, introdotta in sede di conversione in legge, prevede che chi decade dal diritto a fruire del bonus assunzioni dovrà restituire anche il credito d’imposta già eventualmente utilizzato, se non ha garantito almeno per tre anni il posto di lavoro ai neoassunti o in caso di violazioni fiscali, sul lavoro o sulla sicurezza.

La restituzione del credito d’imposta non scatta se la decadenza dal diritto al bonus assunzioni dovesse realizzarsi per la riduzione della forza lavoro.

Nei casi accertati di violazioni non formali la restituzione del credito fruito è dovuta dal momento in cui è stata commessa la violazione.

Via ai Confidi dei professionisti

Tra le novità al Decreto Sviluppo rientra anche quella che consente ai liberi professionisti di costituire Confidi.

Finora questa possibilità era di esclusivo appannaggio di piccole e medie imprese industriali, commerciali, turistiche e di servizi, nonché di imprese agricole e artigiane.

Tra le altre novità quella del bonus investimenti al Sud finanziato con le quote non spese dei finanziamenti del fondo europeo di sviluppo regionale destinato alle regioni del Mezzogiorno.

Novità anche per gli appalti, viene, infatti, raddoppiata la soglia per gli affidamenti diretti.

Lotta all’evasione con pagamenti elettronici

Infine, non dal Decreto Sviluppo, ma dal tavolo di riforma fiscale coordinato dal presidente dell’Istat, arrivano alcune indicazioni per la lotta all’evasione.

Più moneta elettronica ed abbandono del pagamento in contanti. No ai condoni che possono avere effetti negativi sul gettito.

Troppe le partite Iva in agricoltura e lavoro.

Da sfruttare a pieno semplificazioni, razionalizzazioni e stabilizzazioni delle regole fiscali così da ridurre errori e il proliferare di contenziosi.

Per il rafforzamento del contrasto di interessi occorre rendere “appetibile” per i contribuenti il rispetto delle regole fiscali tali da concedere loro un vantaggio economico.

Verso l’imposta unica al 20% sulle rendite finanziarie

Probabile intervento sull’Iva con il ritocco delle aliquote del 10 e del 20%.

Anche il riordino della tassazione sulle rendite finanziarie entra nel menu delle misure in preparazione, in vista del prossimo varo della delega fiscale.

Si lavora ad un’ipotesi di aliquota unica, probabilmente al 20%, con l’esclusione dei titoli di stato.

Dunque accanto al prospettato riordino della tassazione sulle rendite finanziarie, prende corpo l’intervento congiunto sull’Iva: L’idea è di intervenire sia sulle aliquote del 10 e 20% che sullo spostamento di alcuni beni da un’aliquota all’altra.

L’altra corposa forma di finanziamento della riforma verrebbe dal riordino delle agevolazioni fiscali.

Contributo integrativo per le Casse fino al 5%

Contributo integrativo per le Casse fino al 5%. E’ divenuta Legge la possibilità di aumentare fino al 5% il contributo integrativo delle casse professionali.

Il Disegno di Legge è stato, quindi, approvato in via definitiva dalla Camera. Adesso si assisterà all’aumento delle parcelle per i clienti, causa l’aumento del contributo integrativo che farà aumentare anche l’Iva.

Infatti, l’integrativo è imponibile Iva e il privato non può recuperarla. Se, invece, la fattura viene emessa nei confronti di un soggetto Iva la maggiore imposta derivante dall’aumento del contributo integrativo potrà comunque essere detratta dal cliente dalla propria Iva da versare.

Pronta la riforma fiscale

Il Governo è pronto a dare il via libera, alla riforma fiscale. Infattie, il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha inviato a tutti i colleghi i rapporti dei quattro tavoli tecnici sulla riforma. Seicento pagine di analisi sull’evasione fiscale, l’erosione della base imponibile, la stratificazione della spesa pubblica, la sovrapposizione tra fisco e assistenza sociale che costituiranno la base della delega per la riforma.

Il disegno di legge delega sarà presentato insieme alla manovra antideficit a metà della prossima settimana.

Le deleghe saranno, almeno, cinque o sei. Una riguarderà l’istituzione del Codice unico per le imposte (V.D’Andò).

 

 

2) Organizzazione e pianificazione negli studi professionali con l’utilizzo dei sistemi informatici

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili nella seduta del 09.06.2011 ha approvato il documento “Organizzazione e pianificazione negli studi professionali con l’utilizzo dei sistemi informatici – giugno 2011” , elaborato dalla competente Commissione.

Lo rende noto la nota informativa del CNDCEC n. 50 del 16 giugno 2011.

Si tratta di un manuale, che è stato predisposto dalla Commissione “Internet e software applicativi e procedure” del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ed è stato concepito ai fini di un pratico utilizzo dei suoi contenuti e perciò strutturato in modo da poter essere costantemente aggiornato nel tempo attingendo dalle competenze informatiche di professionisti specializzati in informatica.

Questa prima versione del manuale individua e analizza diversi elementi dell’organizzazione degli studi professionali e delle attività dei singoli professionisti; peraltro, è obiettivo della Commissione ampliare i contenuti del documento laddove ritenuto opportuno, nella prospettiva di un ragionevole bilanciamento tra completezza informativa e facilità di utilizzo del manuale, affrontando ulteriori problematiche e valutando eventualmente le segnalazioni pervenute dagli iscritti.

In detto manuale, si fa riferimento a scopo puramente esemplificativo a fornitori che hanno predisposto strumenti o utilità idonei ad affrontare le tematiche esaminate. Pertanto, né il Cndcec né la Commissione né i rispettivi componenti intendono in nessun modo sponsorizzare, favorire o approvare una piattaforma piuttosto che un’altra.

L’obiettivo è semplicemente quello di fornire riferimenti pratici e spunti per soluzioni operative alle problematiche connesse alla gestione dello studio professionale attraverso il supporto di sistemi informatici.

Viene precisato, inoltre, che con la diffusione di questo manuale non viene concessa nessuna licenza né nessun altro diritto sui software menzionati, i quali rimangono nella piena ed esclusiva disponibilità dei legittimi titolari. L’eventuale installazione dei software citati sarà da ricondurre ad una libera ed autonoma scelta di coloro che decideranno di procedere alla loro installazione e a nessun titolo né il Cndcec né la Commissione né i rispettivi componenti potranno essere ritenuti responsabili di eventuali danni che possano derivare dalla installazione o dal successivo utilizzo di tali programmi.

Il Cndcec, la Commissione e i loro componenti non si assumono, inoltre, alcuna responsabilità per eventuali virus, malware o per ogni altro tipo di “intrusione informatica” presenti nei software o nei link indicati nel presente manuale.

Viene, infine, precisato che talune indicazioni fornite nel manuale possono essere oggetto di valutazioni e “interpretazioni” diverse in relazione alla varietà delle metodologie sviluppate e adottate nell’ambito della organizzazione aziendale e della molteplicità degli strumenti individuati per affrontare i medesimi problemi gestionali in funzione degli impegni, delle risorse e degli obiettivi dei singoli studi professionali e dell’attività dei professionisti (V.D’Andò).

 

 

 

3) Modello F24 Accise: Ecco i codici tributo per il bingo

Istituiti i codici tributo per i versamenti con il Mod. F24 Accise, delle somme dovute all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato dai concessionari aderenti alle modalità del gioco del bingo.

Sono “5254” e “5255” i codici tributo che i concessionari dovranno utilizzare per versare, con F24 accise, prelievo erariale e compenso per il controllore centralizzato del gioco e montepremi, dovuti all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per il bingo simultaneo intersala e per quello nazionale ed elettronico.

Sono stati istituiti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 66/E del 16 giugno 2011.

Questa la denominazione dei codici tributo:

“5254”, “Prelievo erariale e compenso per il controllore centralizzato del gioco – Bingo simultaneo intersala – Art. 24, decreto direttoriale del 1 aprile 2004 e successive modificazioni”

“5255”, “Prelievo erariale, compenso per il controllore centralizzato del gioco e montepremi al netto delle vincite pagate in sala – Bingo nazionale e bingo elettronico – Artt. 13 e 41 decreto direttoriale del 1 aprile 2004 e successive modificazioni”.

I codici vanno esposti nella “Sezione Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando:

– nel campo “ente”, la lettera “M”;

– nel campo “codice identificativo”, per i primi quattro caratteri il “codice concessione” e, per il quinto e sesto, la “settimana contabile” (ad esempio, 01 per la prima settimana contabile)   nel campo “ anno di riferimento”, l’anno per cui si effettua il versamento nel formato “AAAA”. Infine, i campi “prov” e “mese” vanno lasciati vuoti.

 

 

 

4) Imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile (RCA): Variazione dell’aliquota

Le province che hanno già deliberato il bilancio di previsione per l’esercizio 2011 e che, a decorrere dal 27 maggio 2011 intendono adottare le delibere di variazione dell’imposta RCA, devono provvedere, con la massima urgenza e, comunque, entro il 30 giugno 2011.

E’ stata pubblicata la risoluzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento Finanza locale, n. 2/DF del 16 giugno 2011, riguardante la seguente tematica:

“Imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile (RCA) – Art. 17 del D. Lgs. 6 maggio 2011, n. 68 – Variazione dell’aliquota – Quesito”.

Infatti, sono stati chiesti chiarimenti riguardo i termini per l’approvazione delle deliberazioni di variazione dell’aliquota dell’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore (RCA) ed al momento di applicazione della variazione dell’aliquota stessa ai contratti di assicurazione, in virtù delle disposizioni contenute nell’art. 17 del D. Lgs. 6 maggio 2011, n. 68.

Da premettere che il comma 2 del predetto art. 17, stabilisce che, a decorrere dall’anno 2011, le province possono aumentare o diminuire l’aliquota base dell’imposta RCA, pari al 12,50%, in misura non superiore a 3,5 punti percentuali. Lo stesso comma prevede che le variazioni delle aliquote avranno effetto dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di pubblicazione della delibera di variazione sul sito informatico del Ministero dell’economia e delle finanze, www.finanze.gov.it, individuato dal decreto dirigenziale del 3 giugno 2011 che ha disciplinato anche le modalità di pubblicazione delle delibere in questione.

Inoltre, da evidenziare che, a norma del comma 5, dell’art. 17 del D. Lgs. n. 68 del 2011, le nuove disposizioni concernenti l’imposta RCA contenute nello stesso art. 17, si applicano esclusivamente alle province delle regioni a statuto ordinario, poiché per le province ubicate nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome la decorrenza e le modalità di applicazione di dette disposizioni sono stabilite, in conformità con i relativi statuti, con le procedure previste dall’art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42.

Pertanto, fino al completamento delle suddette procedure, per le province delle autonomie speciali continua ad applicarsi l’art. 60 del D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, che prevede la devoluzione del gettito dell’imposta RCA in ragione dell’aliquota del 12,50%.

La risoluzione ha poi precisato che il decreto del 3 giugno 2011 risolve la questione dell’organo competente a deliberare la variazione dell’aliquota dell’imposta RCA individuandolo nella giunta provinciale; ciò in quanto, in mancanza di una disposizione specifica che attribuisca al consiglio provinciale la competenza a deliberare in materia di aliquote dell’imposta sulla RCA – così come è, invece, stabilito per l’imposta comunale sugli immobili (ICI) e per l’addizionale comunale all’IRPEF – le deliberazioni in materia di variazione dell’aliquota dell’imposta sulla RCA sono approvate dalla giunta provinciale, in forza del disposto di carattere generale contenuto nell’art. 42, comma 2, lettera f), del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, TUEL, che stabilisce che il consiglio comunale è competente in materia di “istituzione e ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote”.

Viene precisato anche che lo schema di delibera allegato al decreto dirigenziale del 3 giugno 2011, è diretto a focalizzare l’attenzione solo sugli elementi ritenuti necessari ai fini della pubblicazione delle deliberazioni sul sito, lasciando ovviamente all’autonomia dell’ente locale la facoltà di introdurre ulteriori disposizioni utili ai fini del perfezionamento delle deliberazioni stesse.

In merito, poi, alla questione dei termini di approvazione delle deliberazioni in argomento, il documento di prassi tiene a fare presente che le stesse non possono essere adottate prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 68 del 2011, vale a dire prima del 27 maggio 2011.

Peraltro, le deliberazioni in questione devono necessariamente precedere l’approvazione del bilancio di previsione, principio confermato anche dall’orientamento uniforme dell’amministrazione finanziaria e della Corte dei Conti.

Del resto l’art. 172, comma 1, lettera e) del TUEL, prevede espressamente che “le deliberazioni con le quali sono determinati, per l’esercizio successivo, le tariffe, le aliquote d’imposta…” costituiscono allegato al bilancio di previsione.

Pertanto, in conformità a quanto già chiarito nella risoluzione n. 1/DF del 2 maggio 2011 ed alle relative indicazioni del competente Ministero dell’interno, il Dipartimento Finanze ritiene che le province che abbiano già deliberato il bilancio di previsione per l’esercizio 2011 e che, a decorrere dal 27 maggio 2011 intendono adottare le delibere di variazione dell’imposta RCA, devono provvedere, con la massima urgenza e, comunque, entro il 30 giugno 2011, ad apportare una variazione di bilancio conseguente alla maggiore o minore entrata derivante dalla deliberazione della giunta provinciale, riconsiderando con attenzione, per quanto ne deriva, l’allocazione dell’entrata e della corrispondente spesa.

Le province, in occasione della trasmissione delle deliberazioni di variazione dell’imposta RCA devono, altresì, dare contezza del fatto che i provvedimenti in questione sono stati adottati nel rispetto delle norme concernenti l’approvazione del bilancio appena citate.

In merito alle modalità di pubblicazione delle deliberazioni, viene precisato che l’art. 17, comma 2, del D. Lgs. n. 68 del 2011, stabilisce che “gli aumenti o le diminuzioni delle aliquote avranno effetto dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di pubblicazione della delibera di variazione” sul sito www.finanze.gov.it.

Tale disposizione costituisce una deroga al principio stabilito nell’art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nella parte in cui prevede che le deliberazioni retroagiscono al 1° gennaio dell’anno di riferimento anche se approvate successivamente all’inizio dell’esercizio, purchè entro il termine di approvazione del bilancio di previsione.

La stessa norma dispone che, in caso di mancata approvazione entro il termine di approvazione del bilancio di previsione, “le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”; per cui, in base a tale principio è del tutto superfluo che le province che intendano semplicemente confermare l’aliquota vigente trasmettano la relativa deliberazione.

Inoltre, l’art. 17, comma 2, del D. Lgs. n. 68 del 2011, fa esclusivo riferimento alle sole variazioni in aumento o diminuzione dell’imposta; ne consegue, pertanto, che le delibere di conferma inviate non saranno pubblicate sul sito.

Infine, la neo risoluzione ha precisato che in conformità con il principio di cassa previsto dall’art. 4 della legge 29 ottobre 1961, n. 1216, secondo il quale “le imposte stabilite dalla presente legge sono dovute proporzionalmente per ogni lira di ciascun pagamento del premio”, la nuova aliquota deliberata dalla provincia si applica sui premi annuali o rate di premio pagati a decorrere dalla data di efficacia della deliberazione di variazione dell’aliquota e cioè dal primo giorno del secondo mese successivo a quello dell’avvenuta pubblicazione sul citato sito (V.D’Andò).

 

 

 

5) Gestione dei rifiuti: Tutti i comuni possono applicare la maggiorazione dell’addizionale

I comuni possono adottare per assicurare la copertura integrale dei costi diretti e indiretti dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, la deliberazione dell’apposita maggiorazione dell’addizionale. La norma può essere applicata da tutti i comuni e non solo da quelli della regione Campania.

Lo ha precisato il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la risoluzione n. 3/DF del 16 giugno 2011.

Difatti, osserva il documento di prassi che dalla lettura della norma emerge, innanzitutto, che il riferimento agli artt. 11 e 12 del D. L. n. 195 del 2009 – che riguardano espressamente la regione Campania – non ne giustifica l’applicazione ai comuni di quest’ultima regione, poiché le disposizioni contenute nei predetti articoli sono considerate unitariamente ad altre disposizioni di carattere finanziario in materia di ciclo di gestione dei rifiuti.

Viene, in particolare, evidenziato, che l’art. 2, comma 2-bis, lett. b) del D.L. n. 225 del 2010, stabilisce, inoltre, quali sono le misure che i comuni possono adottare per assicurare la copertura integrale dei costi diretti e indiretti dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, attribuendo a tali enti la facoltà di deliberare un’apposita maggiorazione, non superiore al vigente importo, dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica di cui all’art. 6, comma 1, lett. a) e b), del D. L. 28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20, di seguito denominata semplicemente “addizionale”.

Il successivo comma 2-ter, invece, prevede solo per i comuni della regione Campania destinatari della riduzione dei trasferimenti, disposta in attuazione del citato art. 12 del D. L. n. 195 del 2009 e “ferma la facoltà prevista dal comma 2-bis, lettera b)”, l’obbligo di deliberare, a decorrere dall’anno 2011, un’apposita maggiorazione dell’addizionale con un’aliquota indifferenziata e un gettito non inferiore all’importo annuale dei trasferimenti ridotti, incrementato fino al 10%.

Pertanto, la lettura combinata di entrambi i commi ha portato il Dipartimento delle Finanze a ritenere che la norma in oggetto può essere applicata da tutti i comuni e non solo da quelli della regione Campania.

Viene precisato che, nell’ipotesi in cui i comuni decidano di deliberare una maggiorazione dell’addizionale, il gettito derivante dalla stessa può solo concorrere, in via residuale, alla copertura integrale dei costi in questione.

Per conseguenza, ai fini dell’applicazione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), della tariffa di igiene ambientale (TIA1) o della tariffa integrata ambientale (TIA2), i comuni devono fissare delle tariffe che contribuiscano, unitamente all’addizionale in esame, alla copertura integrale dei “costi diretti e indiretti dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti”, ma, in nessun caso, il gettito conseguito deve superare il limite rappresentato dai predetti costi.

La risoluzione chiarisce anche che, ove i comuni abbiano già provveduto ad approvare il bilancio di previsione ed intendano comunque deliberare una maggiorazione dell’addizionale, è necessario che adottino le misure idonee a rispettare il disposto dell’art. 172, comma 1, lett. e) del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, TUEL, che espressamente stabilisce che “le deliberazioni con le quali sono determinati, per l’esercizio successivo, le tariffe, le aliquote d’imposta…” costituiscono allegato al bilancio di previsione.

Pertanto, come affermato nella Risoluzione 1/DF del 2 maggio 2011, il Dipartimento locale ritiene che detti comuni dovranno provvedere, altresì, con la massima urgenza, ad apportare una variazione di bilancio conseguente alla maggiore entrata derivante dalla maggiorazione in questione riconsiderando con attenzione, per quanto ne deriva, l’allocazione dell’entrata e della corrispondente spesa (V.D’Andò).

 

 

 

6) Revocazione: Ritrovamento e scoperta di documenti decisivi

Non sono deducibili nel giudizio di revocazione ex art. 395 n. 3 del c.p.c. le circostanze che, pur se emergenti da un documento che si assume non prodotto in giudizio per causa di forza maggiore, si sarebbero potute dedurre o eccepire in sede ordinaria ed altrimenti dimostrare in quella sede, concretandosi il concetto di forza maggiore di cui alla norma citata, in una ignoranza assoluta dell’esistenza o del contenuto del documento non attribuibile a colpa dell’interessato (Fattispecie relativa ad un documento tardivamente rinvenuto, la cui esistenza e il cui contenuto erano pacificamente noti al ricorrente, avendolo lo stesso sottoscritto e concorso alla sua redazione, trattandosi di istanza per la definizione delle liti fiscali, presentata dalla parte all’Ufficio distrettuale delle II.DD.).

E’ questa la massima della sentenza del 14/06/2011 n. 87 – Comm. Trib. Reg. per la Puglia.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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