Le misure semplificative del Decreto Sviluppo

una panoramica delle misure semplificative entrate in vigore col Decreto Sviluppo, con particolare attenzione a programmazione e coordinamento degli accessi, esecuzione degli accessi in abiti civili e disposizioni in tema di permanenza presso la sede del contribuente

 

L’art. 7 del Decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, denominato “Decreto sullo Sviluppo”, ha introdotto una serie di disposizioni per ridurre il peso della burocrazia in capo ai contribuenti.

 

La strutturazione dell’art. 7, si articola in due commi di cui il primo contiene l’enunciazione dei principi di carattere programmatico, per ridurre il carico che grava sui contribuenti mentre il secondo comma contiene le prescrizioni di dettaglio dalle quali si rilevano le norme di attuazione.

 

Il primo comma lettera a dell’articolo 7 testualmente prevede che: “esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia ed emergenza, il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte di qualsiasi autorità competente , deve essere unificato, può essere operato al massimo con cadenza semestrale, non può durare più di quindici giorni. Gli atti compiuti in violazione di quanto sopra costituiscono, per i dipendenti pubblici, illecito disciplinare. Codificando la prassi, la Guardia di Finanza, negli accessi di propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, in borghese”.

 

Nel secondo comma letera a, dell’articolo 7 prevede testualmente che: “al fine di ridurre al massimo la possibile turbativa nell’esercizio delle attività delle imprese di cui all’art. 2 dell’Allegato alla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese, nonché di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’attività di controllo nei riguardi di tali imprese, assicurando altresì una maggiore semplificazione dei relativi procedimenti e la riduzione di sprechi nell’attività amministrativa, gli accessi dovuti a controlli di natura amministrativa disposti nei confronti delle predette imprese devono essere oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra vari soggetti interessati”.

 

Conseguentemente:

  1. a livello statale, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, sono disciplinati modalità e termini idonei a garantire una concreta programmazione dei controlli in materia fiscale e contributiva, nonché il più efficace coordinamento dei conseguenti accessi presso i locali delle predette imprese da parte dall’Agenzia delle Entrate, della Guardia di Finanza, dell’Amministrazione Autonoma dei monopoli di Stato e dell’INPS e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale per l’attività ispettiva, dando a tal fine, il massimo impulso allo scambio telematico di dati e informazioni fra le citate amministrazioni. Con il medesimo decreto è altresì assicurato che, ai fini di coordinamento, ciascuna delle predette amministrazioni informa preventivamente le altre dell’inizio di ispezioni e verifiche, fornendo al termine eventuali elementi acquisiti utili ai fini delle attività di controllo di rispettiva competenza. Inoltre, secondo una prassi già consolidata, gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza eseguono gli accessi in borghese;

  2. a livello substatale, gli accessi presso i locali delle imprese disposti dalle amministrazioni locali inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuato dall’Istituto nazione di statistica (ISTAT) ai sensi dell’art. 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ivi comprese le Forze di Polizia locali comunque denominate e le aziende ed agenzie regionali e locali comunque denominate, devono essere oggetto di programmazione periodica. Il coordinamento degli accessi è affidato, ove istituito, allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) di cui all’art. 38, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ovvero alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti per territorio;

  3. gli accessi sono svolti nell’osservanza del principio della contestualità e della non ripetizione per periodi di tempo inferiori al semestre;

  4. gli atti e i provvedimenti, anche sanzionatori, adottati in violazione delle disposizioni di cui ai nr. 1)-3) costituiscono, per i dipendenti pubblici che li hanno adottati, illecito amministrativo;

  5. le disposizioni di cui ai numeri 1-4 non si applicano ai controlli ed agli accessi in materia di repressione dei reati e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al d.lgs. 9 ottobre 2008, n. 81 nonché a quelli funzionali alla tutela dell’igiene pubblica, della pubblica incolumità, dell’ordine e della sicurezza pubblica. Non si applicano altresì ai controlli decisi con provvedimento adeguatamente motivato per ragioni di necessità ed urgenza

 

Le disposizioni recate dal comma 2, lettere a – d, mirano a tutelare il regolare esercizio dell’attività di impresa di microimpresa e delle piccole e medie imprese, imponendo alle pubbliche amministrazioni di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’attività di controllo nei riguardi di esse assicurando una maggiore semplificazione dei relativi procedimenti.

 

A tal fine, si prevede che gli accessi dovuti a controlli di natura amministrativa disposti nei confronti delle predette imprese devono essere oggetto di programmazione da parte degli enti competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati.

 

Al riguardo, l’esplicito rinvio ad un apposito decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, al fine di disciplinare le relative modalità attuative, porta a ritenere non immediatamente applicabili, fino all’emanazione del menzionato provvedimento, le regole riguardanti la programmazione ed il coordinamento dell’attività ispettiva in materia fiscale e contributiva e le conseguenze derivanti dall’inosservanza di queste previsioni.

 

In merito a tali norme, il Comando Generale della Guardia di Finanza, ha delineato, attraverso specifica circolare, linee operative in merito al decreto sullo sviluppo, disponendo che le attività di accesso, verifica e controllo fiscale da parte del personale della Guardia di Finanza, continuerà a svolgersi secondo le norme e le istruzioni attualmente osservate, che comunque prevedono in attuazione di quanto stabilito dagli artt. 63 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 e 33 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, i meccanismi idonei ad evitare ingiustificate reiterazioni dei controlli, mediante procedura informatica denominata “Modello Unificato delle Verifiche”.

 

Pertanto, secondo le direttive impartite dal Comando Generale, i militari si dovranno astenere dall’eseguire accessi presso gli operatori economici indicati nell’art. 2 dell’allegato alla citata Raccomandazione 2003/361/CE nei confronti dei quali risulti, dalla comunicazioni effettuate al Modello Unificato delle Verifiche ovvero da altre banche dati, una verifica o ispezione eseguita nei sei mesi precedenti da uno degli Organi ispettivi attualmente già collegati ai predetti applicativi informatici e che sia rilevabile dalla consultazione di questi ultimi.

Pertanto, i militari della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, prima di procedere all’esecuzione di accessi, dovranno sempre effettuare un attento e preventivo riscontro di tutte le informazioni presenti al sistema dell’Anagrafe Tributaria volto a verificare la situazione storica ed attuale delle attività ispettive esterne svolte anche da altri Organismi.

Il principio della non ripetizione dei controlli per periodi di tempo inferiori al semestre non si applica, secondo quanto previsto dall’art. 7, c. 2, lett. a., n. 5 del D.L. n. 70/2011, ai controlli ed agli accessi in materia di repressione dei reati e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al citato D.Lgs. n. 81/2008, a quelli funzionali alla tutela dell’igiene pubblica, della pubblica incolumità e dell’ordine e sicurezza pubblica, nonché a quelli decisi con provvedimento adeguatamente motivato per ragioni di necessità ed urgenza.

Con riguardo a quest’ultima ipotesi di esclusione si ritiene, in attesa di ulteriori indicazioni di dettaglio da parte degli Organi preposti, che le suddette ragioni di necessità e urgenza possano essere ravvisate, tra l’altro, nei casi in cui sussistano indifferibili esigenze operative per tutelare il gettito e la pretesa erariale, salvaguardare l’efficacia dell’azione amministrativa, nonché per constatare le violazioni che richiedono una verbalizzazione immediata in quanto commesse in presenza degli Organi di controllo o da questi direttamente rilevate nel corso di servizi svolti sul territorio1.

 

ESECUZIONE DEGLI ACCESSI IN ABITO CIVILE

L’art. 7, c. 2, lett. a, n. 1, ultimo periodo, prevede che “secondo una prassi già consolidata, gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza eseguono gli accessi in borghese”.

Questa disposizione, da raccordare con l’analogo principio contenuto nella lett. a del comma 1, è da ritenersi di immediata applicazione e non modifica le procedure operative contenute nella circolare dalla Guardia di Finanza n. 1/2008, secondo cui i militari impiegati in attività di verifica indossano, di norma, l’abito civile, salvi casi eccezionali, allorquando le condizioni particolari di tempo e di luogo inducano a ritenere che la presentazione di personale in divisa sia opportuna per agevolare il riconoscimento della qualifica degli operanti, nonché come tutela preventiva della loro sicurezza personale.

 

DISPOSIZIONI IN TEMA DI PERMANENZA PRESSO LA SEDE DEL CONTRIBUENTE

L’art. 7, c. 2, lett. c, del D.L. n. 70/2011 integra le disposizioni contenute nell’art. 12, c. 5, secondo periodo, della Legge 27 luglio 2000, n. 212, prevedendo che “il periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo periodo, così come l’eventuale proroga ivi prevista, non può essere superiore a quindici giorni in tutti i casi in cui la verifica sia svolta presso la sede di imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi; anche in tali casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente”.

 

In proposito, nel porre in evidenza che la suddetta disposizione è immediatamente applicabile, si rappresenta che la stessa:

  1. su un piano generale, chiarisce in maniera esplicita che ai fini del calcolo del periodo di permanenza presso la sede del contribuente, previsto dall’art. 12, c. 5, della Legge n. 212/2000, occorre fare riferimento alle giornate di effettiva presenza presso la sede del contribuente, così come già indicato nella circolare n. 1/20082 ed in quella dell’Agenzia delle Entrate del 27 giugno 2001, n. 64/E;

  2. introduce una differenziazione nei limiti della permanenza dei verificatori presso la sede del contribuente, in quanto:

  1. per le imprese in contabilità semplificata e lavoratori autonomi la permanenza non può superare i 15 giorni, eventualmente prorogabili in caso di particolare complessità dell’indagine per ulteriori 15; in proposito, si evidenzia che, ai sensi dell’art. 18 del D.P.R. n. 600/1973, come modificato dall’art. 7, c. 2, lett. m, del D.L. n. 70/2011, il regime contabile delle imprese minori – cosiddetto “regime semplificato” – si applica, salva la facoltà concessa al contribuente di optare per la tenuta della “contabilità ordinaria”, alle imprese che, nell’anno precedente a quello in corso e relativamente a tutte le attività esercitate, abbiano conseguito ricavi non superiori a 400.000 €, se esercenti attività di prestazione di servizi, ovvero 700.000 €, se esercenti altre attività3;

  2. per le altre categorie di contribuenti, diverse da quelle sub.1), restano fermi i più ampi termini di 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30, previsti dal citato art. 12, c. 5, della Legge n. 212/2000;

  1. si applica, in conformità al principio contenuto nell’art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale (cosiddette Preleggi), secondo cui la legge non dispone che per il futuro, unicamente alle verifiche ed ai controlli avviati con accesso nei confronti dei soggetti sub b.1) dal 14 maggio 2011, data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011.

Conseguentemente, gli interventi che alla predetta data risultano in corso di esecuzione saranno completati rispettando la tempistica riguardante la permanenza presso la sede del contribuente prevista dalla previgente formulazione del citato art. 12, c. 5, della Legge n. 212/2000, tenuto anche conto che i piani di verifica possono essere stati impostati sulla base dei più ampi termini in precedenza stabiliti.

Peraltro, l’orientamento delle procedure ispettive verso tempi di esecuzione contenuti, appare agevolato dalla circostanza che la riduzione dei tempi di permanenza a 15 giorni riguarda contribuenti di minori dimensioni, che in gran parte operano a diretto contatto con il consumatore finale e nei cui riguardi è possibile individuare preventivamente le “tracce” di operazioni poste in essere in evasione d’imposta, mediante una mirata consultazione delle banche dati accessibili dalla rete informatica del Corpo e l’incrocio di queste con le evidenze acquisite nell’ambito dell’azione di controllo economico del territorio.

 

20 giugno 2011

Paolo Giovannetti

1 Come, i.e., nel caso della constatazione del mancato rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale nel corso di controlli strumentali a seguito di richiesta al cliente di esibire il documento.

2 Al riguardo, la circolare n. 1/2008 afferma che il concetto di “permanenza” non coincide con la durata complessiva della verifica e che il termine previsto dall’art. 12, c. 5, della Legge n. 212/2000, rileva sul piano dell’effettiva permanenza presso la sede del contribuente per esigenze propriamente ispettive, considerando quindi le giornate lavorative effettivamente ivi trascorse a decorrere dalla data di accesso per svolgere le operazioni di controllo, con esclusione di singoli ed episodici contatti connessi ad adempimenti meramente procedurali, quali, ad esempio, notifiche, prelevamento o riconsegna atti, ecc….

3 Per le verifiche nei confronti di queste categorie di contribuenti, la circolare 1/2008 recita che: “ove sussistano casi di particolare complessità dell’indagine, verso il decimo giorno di permanenza, sarà formalmente predisposta una formale richiesta di proroga della permanenza dei verificatori presso la sede del contribuente per altri 15 giorni, esponendo chiaramente le ragioni di “particolare complessità delle indagini” alla base dell’esigenza”.

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