Rimborsi I.V.A.: gli ultimi chiarimenti dall’Agenzia

Con circolare n.17/E del 6 maggio 2011 l’Amministrazione finanziaria ha fornito importanti indicazioni in ordine ai rimborsi IVA, ed in particolare sulla sospensione dei termini di decadenza dell’accertamento, per omessa presentazione delle necessarie garanzie.

 

Quadro generale

L’art. 30 del D.P.R. n.633/72 prevede che se dalla dichiarazione annuale risulta un’eccedenza IVA a credito, il contribuente possa richiedere tale importo a rimborso qualora ricorrano i presupposti espressamente indicati nel medesimo articolo.

Fino all’anno d’imposta 2009, ai fini della suddetta richiesta, il contribuente doveva presentare, in duplice esemplare, all’Agente della riscossione un apposito modello cartaceo (cd. Modello VR).

Dal 1 febbraio 2011, per effetto delle modifiche apportate all’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/72 dall’art. 10, c. 1, lett. a, n. 3.1., del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, è possibile richiedere il rimborso dell’eccedenza del credito IVA annuale esclusivamente in sede di presentazione della dichiarazione annuale, compilando l’apposito Quadro VR.

Quanto alle modalità esecutive del rimborso, disciplinate dal citato articolo 38-bis, lo stesso può essere eseguito:

1. con procedura ordinaria, dall’Ufficio competente, entro tre mesi dalla scadenza della presentazione della dichiarazione, per gli importi superiori ad euro 516.456,90, ovvero nel caso di procedure concorsuali;

2. con procedura semplificata, dall’Agente della riscossione territorialmente competente, entro sessanta giorni dall’invio della dichiarazione, per importi non superiori al suddetto limite.

 

La fase di controllo

In entrambi i casi è prevista una prima fase istruttoria, in cui l’Amministrazione Finanziaria effettua una serie di controlli, volti a verificare la regolarità formale dell’istanza, durante la quale può essere richiesta al contribuente eventuale ulteriore documentazione, anche per verificare l’esistenza del credito e la spettanza del rimborso, ovvero l’esistenza di motivi di rigetto o di sospensione dell’istanza.

Una volta conclusasi la fase istruttoria segue – se spettante – la liquidazione del rimborso del credito IVA per il quale è, comunque, necessario che il contribuente presti garanzia, sempreché non possa beneficiare degli esoneri previsti dalla normativa di riferimento.

Inoltre, in caso di tardiva esecuzione del rimborso, sulle somme corrisposte maturano gli interessi, nelle misura del 2 per cento annuo (così fissata, a partire dal 1° gennaio 2010 dal decreto 21 maggio 2009), che iniziano a decorrere:

1. dal novantesimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per i rimborsi liquidati dall’Ufficio;

2. dal sessantesimo giorno successivo all’invio della dichiarazione, per i rimborsi erogati dall’Agente della riscossione.

 

Omessa prestazione delle garanzie nel caso di rimborso richiesto con procedura ordinaria

Quanto alla durata della garanzia prevista dall’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/72, tale norma prevede che la stessa sia pari a tre anni dall’esecuzione del rimborso, ovvero, se inferiore, al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento previsto dall’art. 57 del citato D.P.R. n. 633/72.

In particolare, il primo comma di tale articolo stabilisce che “gli avvisi relativi alle rettifiche e agli accertamenti previsti nell’art. 54 e nel secondo comma dell’art. 55 devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione”. Il medesimo primo comma prevede, inoltre, nel caso di richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta detraibile risultante dalla dichiarazione annuale, la sospensione dei predetti termini di decadenza per un periodo pari a quello che intercorre tra il quindicesimo giorno successivo alla data in cui l’Ufficio notifica la richiesta della documentazione necessaria per verificare la spettanza dei rimborsi e la data in cui il contribuente adempie alla richiesta medesima.

Analoga sospensione è prevista dal citato articolo 38-bis con riferimento agli interessi dovuti nel caso di liquidazione del rimborso oltre il novantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. In particolare, tale sospensione è disposta qualora tra la data della notifica della richiesta di documenti e quella della loro consegna intercorra un periodo superiore ai quindici giorni.

Nell’ipotesi in esame, l’Amministrazione finanziaria, entro tre mesi dalla scadenza della presentazione della dichiarazione, effettua i controlli sulla regolarità formale dell’istanza prodotta. In questa fase l’Ufficio può richiedere al contribuente eventuale ulteriore documentazione – anche per verificare l’esistenza del credito e la spettanza del rimborso, ovvero l’esistenza di motivi di rigetto o di sospensione dell’istanza – la cui mancata presentazione fa scattare il differimento del termine di decadenza di cui all’articolo 57.

Come già chiarito nella circolare n. 328/E del 24 dicembre 1997, tale meccanismo di differimento “assolve la funzione cautelativa di evitare le frodi o il mancato assolvimento dell’imposta a danno dell’Erario, da parte di quei contribuenti che, non ottemperando deliberatamente alla richiesta dell’ufficio di presentazione di detta documentazione, mirano a far decorrere i termini di decadenza previsti dalle vigenti disposizioni, allo scopo di legittimare posizioni irregolari o debitorie nei confronti dell’ufficio, che si troverebbe così nell’impossibilità di poter effettuare i necessari controlli”.

In altre parole, osservano gli estensori della circolare n.17/2011, “ la ratio del differimento è quella di impedire che un atteggiamento non collaborativo del contribuente possa influire sui termini di decadenza dell’azione amministrativa nella fase di controllo (accertamento e rettifica) della dichiarazione dalla quale origina il credito da rimborsare”.

Solo nella successiva fase di liquidazione, l’Amministrazione finanziaria, una volta accertata la spettanza del rimborso, richiede al contribuente la garanzia e provvede alla liquidazione dell’importo spettante mediante disposizione di pagamento, oppure mediante ordinativo di pagamento se il richiedente non ha un conto fiscale aperto.

L’atto di garanzia, quindi, pur rappresentando un documento da acquisire durante l’iter di esecuzione del rimborso, non è richiesto al contribuente ai fini del controllo della regolarità formale dell’istanza presentata ma è propedeutico alla sola fase di liquidazione del rimborso stesso (si vedano, in tal senso, risoluzioni n. 450390 del 22 maggio 1990 e n. 336146 del 18 febbraio 1992). Tale atto è, infatti, volto a salvaguardare immediatamente gli interessi dell’Erario qualora sia accertata, in altra sede, la non spettanza della somma originariamente rimborsata ed è, pertanto, del tutto ininfluente ai fini dell’accertamento e della rettifica della dichiarazione da cui risulta il credito IVA.

Ne consegue, pertanto, che l’eventuale mancata prestazione della garanzia di cui all’articolo 38-bis non è idonea a prolungare illimitatamente il termine di decadenza del potere di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, non rientrando la stessa tra i documenti cui si riferisce l’articolo 57”.

In senso conforme si è espressa recentemente la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21515 del 20 ottobre 2010.

Dalle considerazioni che precedono, concludono le Entrate, ne deriva che la disposizione di cui al citato art. 57, primo comma, del D.P.R.n.633/72 non opera in caso di mancata presentazione della garanzia e che, pertanto, una volta divenuta incontestabile l’annualità cui il rimborso si riferisce, per decadenza dei termini d’accertamento, lo stesso debba essere comunque erogato anche senza garanzia.

Resta, evidentemente, salva la facoltà per il contribuente di presentare all’Ufficio la garanzia tardivamente – ma comunque prima che siano decorsi i

termini di decadenza dell’accertamento, cosicché lo stesso possa procedere alla liquidazione del rimborso.

 

Omessa prestazione delle garanzie nel caso di rimborso richiesto con procedura semplificata

Come abbiamo visto, in sede di presentazione della dichiarazione, nell’apposito quadro VR, i contribuenti possono scegliere per l’erogazione del rimborso in conto fiscale.

In particolare, i rimborsi richiesti con procedura semplificata sono erogati direttamente dagli Agenti della riscossione, entro sessanta giorni dall’invio della dichiarazione, per importi fino a euro 516.456,90.

Come chiarito con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del

28 gennaio 2011, entro dieci giorni dall’invio della dichiarazione, il competente Ufficio trasmette all’Agente della riscossione, presso cui il contribuente è intestatario del conto fiscale, i dati relativi alla richiesta di rimborso.

Ai sensi dell’articolo 20, comma 2, del citato decreto n. 567 del 1993, entro i successivi dieci giorni, l’Agente della riscossione, “chiede al contribuente, se dovuta, la prestazione di una delle garanzie di cui al successivo art. 22, ove questa non sia stata già prestata” all’atto della presentazione della dichiarazione.

Sebbene l’articolo 22 preveda che la garanzia vada prestata “per la durata di cinque anni”, per effetto della modifica apportata all’articolo 38-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 dal decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, anche per i rimborsi eseguiti direttamente dall’Agente della riscossione la durata della garanzia stessa è pari a tre anni dall’esecuzione del rimborso, ovvero, se inferiore, pari al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento.

I successivi commi 3 e 4 dell’articolo 20 prevedono che se la garanzia non è prestata entro i quaranta giorni successivi alla data di presentazione della dichiarazione, “la richiesta stessa non ha corso”. Viceversa, “decorso il quarantesimo giorno dalla presentazione della richiesta, il concessionario, rispettando l’ordine cronologico e per ciascuna giornata in ordine crescente di importo, entro i successivi venti giorni dispone l’erogazione del rimborso e, se dovuta, nei limiti della garanzia prestata, tramite accreditamento sul conto corrente bancario comunicato dall’intestatario”.

Pertanto, a differenza dei rimborsi richiesti con procedura ordinaria, nell’ipotesi in esame, è stabilito espressamente che, qualora non venga prestata la garanzia entro quaranta giorni dalla richiesta di rimborso, la stessa non ha corso.

Tuttavia, anche in tale circostanza, come già chiarito con riguardo ai rimborsi

ordinari, il contribuente può rettificare la richiesta di rimborso del credito eccedente presentando una dichiarazione integrativa di cui all’articolo 2, comma 8-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, al fine di indicare, alternativamente, il medesimo credito (o parte di esso):

1. come eccedenza da utilizzare in detrazione o compensazione (variazione del Quadro VX);

2. come eccedenza da erogare tramite procedura ordinaria (variazione del Quadro VR).

 

Con riferimento agli anni antecedenti il 2010, per i quali era prevista la separata presentazione del Modello VR direttamente all’Agente della riscossione, la richiesta di rettifica – sia per il rimborso ordinario che semplificato – andrà presentata a quest’ultimo soggetto.

Resta inteso che il contribuente in condizione di prestare, anche se tardivamente, le garanzie, potrà sollecitare, con un’ulteriore istanza, diretta all’Agente della riscossione competente, la liquidazione del rimborso, cui sarà

attribuito un nuovo ordine cronologico nell’ambito della graduatoria di erogazione dei rimborsi stessi.

 

17 maggio 2011

Roberta De Marchi


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