Novità fiscali del 27 maggio 2011

 

 Indice:

 1) In scadenza i pagamenti degli acconti sulla cedolare secca affitti

 2) Le proposte dei Commercialisti sulle attuali problematiche fiscali “a tutto campo”

 3) Una giustizia tributaria più veloce

 4) Basta con i compensi irrisori per l’intermediazione telematica

 5) La PA paga in ritardo, le imprese ci rimettono

 6) Serve una manovra da 40 miliardi di euro

 7) Liti fiscali al minimo possibile: Linee guida per la gestione del contenzioso fiscale 2011

 8) Guida alla territorialità Iva dei servizi di spedizione

 

1) In scadenza i pagamenti degli acconti sulla cedolare secca affitti

Nel periodo “caldo” di Unico 2011, tra le imminenti scadenze, si dovranno fare i conti anche con i pagamenti degli acconti sulla nuova imposta sostitutiva, di recentissima istituzione.

Infatti, poiché la cd. cedolare secca sugli affitti si applica in relazione al periodo d’imposta 2011, ai fini della determinazione degli acconti relativi a tale annualità occorre tenere conto dell’apposito regime transitorio.

In particolare, per calcolare l’acconto dovuto sull’imposta sostitutiva relativa ai redditi da locazione del 2011, si deve applicare la percentuale dell’85% sull’imposta sostitutiva dovuta, con esclusione degli importi inferiori a 51,65 euro.

Il relativo versamento deve essere effettuato con il modello F24, a tal fine l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 59/E del 2011, ha istituito i seguenti codici tributo:

– “1840” per la prima rata dell’acconto;

– “1841” per la seconda rata dell’acconto o per l’acconto in un’unica soluzione;

– “1842” per il saldo.

Pertanto, l’acconto dovrà essere effettuato:

– in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2011, se l’importo risulta inferiore a 257,52 euro;

– in caso contrario, in due rate secondo le regole proprie dei versamenti IRPEF, ossia un primo acconto, nella misura del 40%, entro il 6 luglio 2011 (o entro il 5 agosto 2011 con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo), rateizzabile fino a 6 rate, ed un secondo acconto, nella restante misura del 60%, entro il 30 novembre 2011.

In particolare, il primo acconto risulta dovuto solamente per i contratti di locazione stipulati fino al 31 maggio 2011, mentre il secondo per quelli stipulati fino al 31 ottobre 2011.

A regime, ossia per i contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2011, il versamento dell’acconto dovrà essere pari almeno al 95% dell’imposta dovuta per l’anno precedente sulla base di quanto previsto in materia di IRPEF.

La disciplina

Come è noto, il D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23 (Federalismo Fiscale) ha introdotto il regime opzionale della cedolare secca.

Con l’opzione (raccomandata R/R da inviare all’inquilino, che comunica tale scelta, con la conseguente rinuncia a chiedere gli aumenti Istat eventualmente previsti nel contratto) per tale regime di tassazione, i contribuenti possono fruire di un’imposizione sostitutiva sui redditi di locazione ritratti dagli stessi.

L’istituto della cedolare secca prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva ai redditi di locazione delle persone fisiche che concedono in locazione, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa o di arti e professioni, immobili ad uso abitativo locati per finalità abitative e le relative pertinenze.

Tale regime prevede l’applicazione di due distinte aliquote sostitutive in base alla tipologia di contratto di locazione stipulato.

In particolare per i contratti di locazione stipulati in libero mercato risulta applicabile l’aliquota del 21%, mentre per i contratti a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate in Comuni con carenza di disponibilità abitative od ad alta tensione abitativa trova applicazione l’aliquota del 19%.

I contribuenti che intendono usufruire di tale imposizione sostitutiva per i redditi di locazione agevolabili relativi al periodo d’imposta 2011 sono, pertanto, tenuti in sede di versamento del saldo dovuto per l’anno 2010 a versare gli appositi acconti.

E-book dei Consulenti del Lavoro

Dal canto loro, i Consulenti del Lavoro hanno pubblicato sul proprio sito (www.consulentidellavoro.it ) il 26 maggio 2011, un e-book (gratuito) sui chiarimenti operativi sulla cd. cedolare secca, peraltro, contenente una lunga serie di tabelle di convenienza sulla neo disciplina.

 

 

 

2) Le proposte dei Commercialisti sulle attuali problematiche fiscali “a tutto campo”

I Commercialisti “scendono in campo” contro l’evasione: Conti pubblici, fisco, giustizia tributaria, compensi per gli invii telematici e ritardi della PA nei pagamenti alle imprese nella relazione a tutto campo di Siciliotti all’Assemblea 2011. Lotta all’evasione, riforma della giustizia tributaria, costi patiti dagli studi professionali dei commercialisti per la loro informatizzazione e costi per le imprese dovuti ai ritardi dei pagamenti da parte della PA, conti pubblici, federalismo.

E’ stata una relazione a tutto campo quella tenuta dal presidente dei commercialisti italiani, Claudio Siciliotti, all’Assemblea 2011 della categoria. Un assise che ha visto una grande partecipazione, di pubblico e di autorità.

Tre i ministri presenti: quello della Gioventù, Giorgia Meloni, quello della Giustizia, Angelino Alfano e quello del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Oltre a loro, sono intervenuti anche il sottosegretario all’economia, Luigi Casero, il responsabile economico del Partito democratico, Stefano Fassina, il presidente dell’API, Francesco Rutelli e il presidente del Consiglio della Giustizia Tributaria, Daniela Gobbi.

Un saluto all’Assemblea è stato portato anche dal neodirettore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano.

Il decalogo dei commercialisti per la lotta all’evasione

Siciliotti ha presentato un pacchetto di proposte per la lotta all’evasione. Si va dalla richiesta di un riequilibrio della tassazione tra redditi patrimoniali e da lavoro a quella di rimodulare, ad invarianza di gettito, gli effetti distorsivi per le imprese prodotti dall’Irap; da una richiesta di drastica riduzione della giungla di detrazioni, deduzioni, regimi impositivi speciali e sostitutivi, a una di utilizzo di redditometro e spesometro che preveda però un mediatore terzo nel contraddittorio tra Entrate e contribuente. Fino all’idea di costruire una piattaforma informatica che consenta ai contribuenti di non avere altri adempimenti oltre a quelli “minimi” o a quella di incentivare il ricorso a mezzi di pagamento tracciabili anche per le transazioni al di sotto della soglia per cui l’utilizzo del denaro contante è escluso per legge. Tutte misure, come ha detto nel corso della sua relazione il presidente nazionale della categoria, Claudio Siciliotti, “utili per poter impostare una lotta all’evasione che sia davvero efficace ed equilibrata, senza oscillare perennemente tra ricette repressive e ricette permissive, a seconda della vicinanza o lontananza alle scadenze elettorali e agli elettorati di riferimento della maggioranza politica di turno”. Quella contro l’evasione è per Siciliotti “una battaglia da vincere sul piano del pragmatismo, non del furore ideologico”.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 26 maggio 2011)

 

 

 

3) Una giustizia tributaria più veloce

Sempre nell’ambito dell’Assemblea 2011 della categoria dei Commercialisti, Siciliotti ha poi presentato una proposta di riforma della giustizia tributaria, per renderla più veloce e al passo con i tempi di accertamenti fiscali e riscossione coattiva dei tributi. Una proposta che si basa su alcuni paletti definiti: Più fondi, maggiore professionalità, formazione obbligatoria. Oltre a ciò, Siciliotti ha proposto anche l’introduzione del “giudice unico” per le controversie in primo grado di importo non superiore a 2.000 euro. Una riforma definita “non più procrastinabile” per consentire alla giustizia tributaria di tutelare meglio i contribuenti. “Tanto più efficace è la lotta all’evasione che lo Stato vuol mettere in campo e tanto più pervasivi sono i poteri attribuiti ai soggetti deputati alla riscossione delle imposte – ha detto – tanto maggiore deve essere l’attenzione riposta sul fronte dell’amministrazione della giustizia tributaria. È una equivalenza imprescindibile, se si vuole davvero garantire un rapporto tra fisco e contribuente basato sul diritto e non sulla riscossione”.

Siciliotti ha ricordato come, secondo le statistiche del 2010 del Consiglio Superiore della Giustizia Tributaria, il 41% dei ricorsi presentati dai contribuenti si sono conclusi con il riconoscimento delle loro ragioni e dell’infondatezza della pretesa erariale.

In valori assoluti, gli importi relativamente ai quali è stata data ragione ai contribuenti ammontano a 5,7 miliardi di euro. Per i commercialisti alla giustizia tributaria manca innanzitutto una dotazione finanziaria adeguata.

Nel bilancio previsionale dello Stato per il 2010 – secondo Siciliotti – le somme stanziate per fare accertamento, ossia per far fronte agli oneri di gestione dell’Agenzia delle entrate, ammontano a circa 2.865 milioni di euro e quelle per fare riscossione, ossia per compensi ad Equitalia, ammontano a circa 325 milioni di euro. Le somme stanziate invece per la giustizia, ossia per compensi ai giudici tributari e per il funzionamento delle commissioni, ammontano solo a circa 70 milioni di euro.

Una sproporzione clamorosa che impedisce in partenza alla Giustizia tributaria di lavorare al meglio.

La proposta di riforma dei Commercialisti punta molto sulla formazione (da rendere continua e obbligatoria) di una magistratura tributaria più professionale e competente.

I commercialisti propongono, quindi, l’apertura ai giudici non togati dei percorsi di carriera per l’accesso alle cariche direttive e semi-direttive di presidente di commissione e presidente di sezione e il reclutamento dei giudici tributari mediante criteri di selezione che valorizzino maggiormente titoli accademici, di studio e di aggiornamento professionale, attribuendo, sia per i giudici togati che non, valore abilitante ai soli titoli comprovanti una competenza specifica nella materia tributaria, anziché, come accade attualmente, nelle materie giuridiche in generale.

Per i Commercialisti va poi rimosso l’obbligo, per il giudice tributario, di stabilire la residenza nella regione nella quale ha sede la Commissione Tributaria e va attenuato il regime di incompatibilità per chi si limita a svolgere attività di consulenza tributaria che si esplica esclusivamente nella redazione di pareri su specifiche questioni sottoposte alla sua valutazione e non si estende all’assistenza dei contribuenti nei rapporti con l’amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributari.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 26 maggio 2011)

 

 

 

4) Basta con i compensi irrisori per l’intermediazione telematica

Altro argomento affrontato (peraltro, molto sentito da tutti gli iscritti) nell’ambito dell’Assemblea 2011 della categoria dei Commercialisti è stato quello dei compensi irrisori sulle trasmissioni telematiche dei modelli fiscali.

Un lavoro di front office telematico ormai insostituibile per la pubblica amministrazione, ma con costi pesantissimi per gli studi professionali, specie quelli più piccoli, a fronte di compensi spesso pari a zero.

E’ il quadro descritto dall’indagine dell’Istituto di ricerca dei commercialisti (Irdcec) svolta su un campione di 6.200 iscritti alla categoria (quasi il 6% del totale) relativa all’informatizzazione degli studi professionali, al quale Siciliotti ha dedicato un importante passaggio della sua relazione.

Secondo l’indagine, a pesare sui bilanci degli studi dei commercialisti sono innanzitutto i costi annui mediamente sostenuti per le licenze d’uso dei software. Costi inferiori a 2.500 euro solo per il 29,4% degli studi, compresi tra 2.500 euro e 5.000 euro per il 35,6% e superiori a 5.000 euro per il restante 35,%. A ciò va aggiunto che il 73,9% degli studi sostiene costi di adeguamento delle licenze d’uso software per assolvere a nuovi adempimenti tributari e/o previdenziali. Software indispensabili per effettuare gli invii telematici.

I commercialisti, del resto, sono oltre il 50% dei soggetti accreditati per l’accesso al Servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate.

Proprio a favore di quest’ultima, secondo i dati dell’indagine, gli invii sono ogni anno meno di 100 per il 29,8%, degli studi dei commercialisti, tra 100 e 250 per il 25,5%, tra 250 e 500 per il 22%, oltre 500 per il 22,7%.

Numeri che, secondo Siciliotti, dimostrano in modo inequivocabile quanto sia prezioso per la pubblica amministrazione il lavoro di front office telematico svolto dagli studi professionali e quanto questo lavoro si traduca in costi diretti di strumentazione e indiretti di tempo. Un lavoro remunerato in maniera irrisoria dallo Stato.

Perché, ad esempio, ha chiesto, i files inviati dagli intermediari fiscali con oggetto elenchi o comunicazioni devono prevedere “zero” nella casella compenso?

E perché i files inviati dagli intermediari fiscali con oggetto dichiarazioni annuali devono prevedere compensi di 1 euro, quando invece per i 730 si aggiungono a quell’euro altri 16,03 euro?

“Non si tratta di una battaglia di retroguardia – ha scandito – ma di giustizia. Non è possibile continuare a stanziare nel bilancio dello Stato 320 milioni di euro per compensi ai CAF e per gli intermediari fiscali circa 30 milioni, per altro nemmeno nel bilancio dello Stato, bensì all’interno del bilancio dell’Agenzia delle entrate che, nel suo complesso, dallo Stato riceve ben 2.865 milioni di euro”.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 26 maggio 2011)

 

 

 

5) La PA paga in ritardo, le imprese ci rimettono

Nel 2010 i ritardi nei pagamenti del settore pubblico sono costati alle imprese italiane 1,9 miliardi di euro.

E’ il dato che emerge da uno studio commissionato dai commercialisti ad I-Com, Istituto per la Competitività, che ha stimato l’impatto economico che la lentezza della PA nei pagamenti ha avuto sulle imprese italiane e sulla collettività, sulla base del debito medio vantato dalla pubblica amministrazione verso i propri fornitori.

Secondo le stime I-Com – commercialisti, di questi 1,9 miliardi, 1,6 rappresentano una perdita secca per la collettività perché non corrispondono a un reale guadagno da parte della PA.

Nello stesso studio emerge che lo scorso anno il ritardo dei pagamenti del settore pubblico italiano, rispetto ai tempi previsti da contratto, è stato in media di 86 giorni, quasi il triplo dei 30 registrati nel settore privato.

Anche nel confronto con le PA europee, la pubblica amministrazione italiana risulta quella meno veloce: la Spagna nel 2010 ha registrato un ritardo di 65 giorni, la Francia 21, il Regno Unito 19 e solo 11 la Germania.

Commentando i risultati dell’indagine, Siciliotti ha sottolineato come il ritardo nei pagamenti alle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni è uno degli aspetti che meglio evidenziano il cattivo funzionamento della spesa pubblica italiana e ha affermato che non andrebbe ulteriormente differita l’adozione dei decreti attuativi che, secondo quanto previsto dalla legislazione vigente, dovrebbero garantire quanto meno il diritto di compensare i crediti che le imprese vantano con la PA, per forniture di beni o di servizi, con i loro debiti tributari.

Anche su questo tema, poi, Siciliotti ha avanzato una proposta. Per tutelare l’Erario da comportamenti scorretti, ha detto in sostanza, si potrebbe pensare di subordinare tale utilizzabilità in compensazione al rilascio di una attestazione, da parte di un libero professionista abilitato al rilascio del “visto di conformità del credito IVA”, in merito all’indicazione del credito nelle scritture contabili dell’impresa, alla sua conformità rispetto alla sottostante fattura e documentazione contrattuale, nonché alla sua natura esigibile rispetto ai termini di pagamento ormai scaduti.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 26 maggio 2011)

 

 

 

6) Serve una manovra da 40 miliardi di euro

In occasione dell’Assemblea 2011 della categoria dei Commercialisti, Siciliotti ha, infine, dedicato ampio spazio anche ai conti pubblici.

Per il raggiungimento del pareggio di bilancio alla fine del 2014, ha sostenuto, ci vorrà una manovra di oltre 40 miliardi. “Tra le righe del Documento Economico Finanziario – ha detto – si legge che la correzione dei conti pubblici per il biennio 2013 – 2014 dovrà essere all’incirca di mezzo punto di PIL per ciascuno dei due anni.

Tradotto in numeri, questo significherebbe una manovra su base biennale da circa 17 – 18 miliardi di euro, o “forse qualcosa di più”, come ha detto a voce il Ministro Tremonti in sede di presentazione del Documento Economico Finanziario alla Commissione Finanze della Camera.

In verità, i numeri che emergono dallo stesso Documento Economico Finanziario lasciano trasparire che quel “qualcosa di più” dovrà essere “qualcosa più del doppio”, perché appare ineludibile, per raggiungere un simile obiettivo, una manovra biennale di oltre 40 miliardi di euro”.

Sul fronte della spesa pubblica, Siciliotti ha dato atto al Governo di aver “finalmente arrestato, dal 2007, il trend suicida che aveva lasciato inopinatamente crescere la spesa negli anni immediatamente precedenti”. Tutte le speranze per una riduzione ulteriore della spesa, specie di quella sanitaria, sono concentrate, per Siciliotti, sul federalismo fiscale.

Il quale però produrrà inevitabilmente, nella sua fase iniziale, un aumento delle tasse.

Quella del federalismo è per Siciliotti una scelta condivisibile, anche se, nel breve periodo, determinerà un incremento della pressione fiscale sul cittadino, piuttosto che una sua riduzione, dal momento che la rigidità che caratterizza la spesa pubblica sul fronte di qualsivoglia intervento volto alla sua diminuzione, renderà assai probabile che le regioni e gli enti locali, già oggi a corto di risorse, si avvarranno della più ampia autonomia concessa loro, sul fronte della introduzione di nuovi tributi o addizionali, con una rapidità maggiore di quanto riusciranno a fare sul fronte della riduzione delle spese.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 26 maggio 2011)

 

 

 

7) Liti fiscali al minimo possibile: Linee guida per la gestione del contenzioso fiscale 2011

Dal rating sulle vittorie alla conciliazione con il contribuente. Meno liti tra Fisco e contribuenti. È questo l’obiettivo prioritario dell’Agenzia delle Entrate, che prima di arrivare davanti ai giudici valuta il grado di sostenibilità della pretesa tributaria, verificando se ci sono i presupposti per l’autotutela o la conciliazione.

Una strategia che punta a ridurre al minimo la litigiosità in campo fiscale anche grazie a una sempre maggiore attenzione per la qualità degli atti notificati.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 22/E del 26 maggio 2011, ha delineato gli indirizzi operativi agli uffici in materia di contenzioso per il 2011, integrando le linee strategiche già definite nel 2010.

In contenzioso soltanto quando è davvero necessario

Per ridurre i volumi del contenzioso, l’Agenzia si propone, da un lato, di migliorare ulteriormente la qualità degli atti notificati e, dall’altro, invita gli uffici a ricorrere sempre più all’autotutela e alla conciliazione giudiziale nei casi in cui questi due strumenti possono essere utilizzati.

Infatti, prima di affrontare i contribuenti in giudizio, va valutato il grado o rating di sostenibilità della controversia, per verificare se ci sono i presupposti per l’autotutela o la conciliazione giudiziale.

Tre parametri per migliorare l’efficacia

Aumento degli incassi da conciliazione giudiziale rispetto all’anno precedente, raggiungimento degli obiettivi assegnati per gli indici di vittoria, significativa riduzione, rispetto al 2010, dei ricorsi presentati alla Commissione tributaria provinciale. Sono questi i parametri in base ai quali verrà valutata l’efficacia delle misure adottate dagli uffici per eliminare le liti non sostenibili.

(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 106 del 26 maggio 2011)

 

 

 

8) Guida alla territorialità Iva dei servizi di spedizione

La guida, giunta alla seconda edizione, redatta dall’Agenzia delle Entrate della Liguria in sinergia con Spediporto e con la Camera di Commercio di Genova, intende essere di aiuto concreto agli operatori economici (in particolare, agli spedizionieri) per l’applicazione delle norme tributarie nella loro attività quotidiana.

La revisione si è resa necessaria, sotto l’aspetto tributario, in seguito alla riforma dell’IVA, operata dalle Direttive n. 2008/8/CE, n. 2008/9/CE e n. 2008/117/CE, recepite dal D.Lgs. n. 18 dell’11 febbraio 2010, con cui si sono modificate numerose disposizioni del D.P.R. 633/1972 e del D.L. 331/1993, in particolare il nuovo presupposto di territorialità dell’IVA.

Tra gli argomenti trattati:

– Contratto di trasporto;

– contratto di spedizione;

– spedizioniere ed operazioni internazionali;

– soggetti non residenti: stabilimento o identificazione. Il rappresentante fiscale;

– deposito;

– nuovi servizi di logistica;

– casi pratici e tabelle fiscali.

La guida è scaricabile dal sito www.agenziaentrate.it

(Agenzia delle Entrate, Guida Shipping & Fisco, seconda edizione, maggio 2011)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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