Le attività di controllo per il 2011: le indagini finanziarie sui lavoratori autonomi

 

Sulla scorta delle linee direttive già contenute nelle circolari n. 13/E del 2009 e n. 20/E del 2010, il documento di prassi appena pubblicato – C.M. n.21/E del 18 maggio 2011 – che fornisce le direttive agli uffici per l’attività di controllo per il corrente anno, evidenzia che una quota crescente – rispetto alle annualità precedenti – deve essere riservata al comparto degli esercenti arti e professioni, privilegiando – ricorrendone i presupposti – le indagini finanziarie quale modalità istruttoria e utilizzando, per la selezione delle posizioni a maggior rischio, anche gli elenchi d’ausilio forniti centralmente.

La citata circolare n. 13/2009 segnalava che “atteso che l’esercizio di attività artistico-professionali avviene, assai di frequente, in assenza di una vera e propria struttura produttiva … i controlli in parola, previa selezione basata sui criteri di rischio di cui si è finora ampiamente detto, non vanno di norma considerati nell’ambito del piano delle attività istruttorie esterne, privilegiando invece, ricorrendone i presupposti, il ricorso allo strumento dell’indagine finanziaria che appare il più idoneo a ricostruire in via presuntiva, con alto grado di attendibilità, l’effettiva dimensione dei compensi conseguiti”.

In pratica – correttamente e legittimamente – l’indagine finanziaria viene pesata per quella che è : un atto istruttorio rimesso alla valutazione degli uffici.

Atteso ciò, analizziamo quali sono i poteri istruttori in capo agli uffici e in particolare quelli previsti per eseguire le indagini finanziarie, per fornire un quadro d’insieme al Lettore.

 

La normativa di riferimento

I poteri che consentono agli uffici finanziari e alla Guardia di Finanza di acquisire dati e notizie sono contenuti negli artt. 32 del D.P.R. n. 600/1973, ai fini delle imposte sui redditi, e 51 del D.P.R. n. 633/1972 ai fini Iva, così come modificati dalla L. 30.12.2004 n. 311 (Finanziaria 2005) ed integrati dall’art. 2, co. 9, del D.L. 30.09.2005 n. 309 convertito in L. 2.12.2005 n. 248 (collegato alla Finanziaria 2006) e dal D.L. 4.7.2006 n. 223 convertito in L. 4.8.2006 n. 248 (manovra estiva 2006).

Si osserva, subito, che è necessario che le richieste vadano fatte per iscritto, su carta recante l’intestazione dell’ufficio richiedente e la sottoscrizione del titolare o di un suo delegato, specificando i motivi della richiesta o dell’invito.

Pur se l’indicazione espressa dei motivi è contenuta solo nell’art. 51, comma 2, n. 2, del D.P.R. n. 633/1972 e nell’art. 32, c. 1, nn. 2 e 3, del D.P.R. n. 600/1973, si ritiene che, alla luce della legge n. 241/1990, tutte le richieste ed inviti in esame vadano adeguatamente motivate.

Ai fini delle imposte sui redditi, per l’adempimento dei loro compiti gli uffici, in forza del citato art. 32, del D.P.R. n. 600/1973, possono, fra l’altro,:

1) procedere all’esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche a norma del successivo art. 33;

2) invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti a norma del numero 7, dell’articolo 32 citato, ovvero rilevati a norma dell’art. 33, cc. 2 e 3, o acquisiti ai sensi dell’art.18, c. 3, lett. b, del D.Lgs.n.504/1995. I dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7, dell’articolo 32 citato e dell’art. 33, cc. 2 e 3, ovvero acquisiti, ai sensi dell’art. 18, c. 3, lett. b, del D.Lgs.n.504/1995, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto d imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni. Le richieste fatte e le risposte ricevute devono risultare da verbale sottoscritto anche dal contribuente o dal suo rappresentante; in mancanza di sottoscrizione deve esserne indicato il motivo. Il contribuente ha diritto ad avere copia del verbale (destinatari degli inviti sono solo i contribuenti e non qualunque soggetto, e l’oggetto dell’invito deve coincidere con la richiesta di dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti e non nei confronti di soggetti diversi dagli stessi destinatari dell’invito a comparire. Da ciò se ne fa discendere l’illegittimità del ricorso al potere di invito a comparire per raccogliere informazioni rilevanti per l’accertamento nei confronti di soggetti diversi dagli stessi destinatari della convocazione in ufficio. Infatti, la facoltà di raccogliere informazioni di terzi, attraverso la convocazione, non può essere desunta dal richiamo alle norme del codice di procedura penale operato dagli artt. 70 del D.P.R. n. 600/1973 e 75 del D.P.R. n. 633/1972, atteso che tali norme valgono solo per quanto non è diversamente disposto dai rispettivi decreti. Inoltre, l’obbligatorietà della indicazione della motivazione della convocazione risponde all’esigenza di circoscrivere l’oggetto delle indagini e di consentire di esercitare il diritto di difesa);

3) invitare i contribuenti, indicandone il motivo, ad esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti. Ai soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili secondo le disposizioni del Titolo III può essere richiesta anche l’esibizione dei bilanci o rendiconti e dei libri o registri previsti dalle disposizioni tributarie. L’ufficio può estrarne copia ovvero trattenerli, rilasciandone ricevuta, per un periodo non superiore a 60 giorni dalla ricezione. Non possono essere trattenute le scritture cronologiche in uso (l’esibizione documentale è svincolata dall’obbligo di comparizione);

4) inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, “nonchè nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti ”, per effetto delle novità introdotte dal D.L. n.223 del 4 luglio 2006, convertito in Legge n. 248 del 4 agosto 2006, con invito a restituirli compilati e firmati;

5) richiedere agli organi e alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi (sono state soppresse dall’art. 1, c.402, lett. a, n. 2, punto 2.1, della legge n. 311/2004 le parole “ovvero attività di gestione e intermediazione finanziaria, anche in forma fiduciari“), la comunicazione, anche in deroga a contrarie disposizioni legislative, statutarie o regolamentari, di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie. Alle società ed enti di assicurazione, per quanto riguarda i rapporti con gli assicurati del ramo vita, possono essere richiesti dati e notizie attinenti esclusivamente alla durata del contratto di assicurazione, all’ammontare del premio ed all’individuazione del soggetto tenuto a corrisponderlo. Le informazioni sulla categoria devono essere fornite, a seconda della richiesta, cumulativamente o specificamente per ogni soggetto che ne fa parte. Questa disposizione non si applica all’Istituto centrale di statistica, agli ispettorati del lavoro per quanto riguarda le rilevazioni loro commesse dalla legge, e, salvo il disposto del n. 7, dell’articolo 32, “alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie”;

6) richiedere copie o estratti degli atti e dei documenti depositati presso i notai, i procuratori del registro, i conservatori dei registri immobiliari e gli altri pubblici ufficiali. Le copie e gli estratti, con l’attestazione di conformità all’originale, devono essere rilasciate gratuitamente (l’omologo art. 51, c. 2, n.6, del D.P.R. n. 633/1972 non contiene la precisazione in ordine alla gratuità del rilascio delle copie);

6-bis) richiedere, previa autorizzazione del Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del Direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di finanza, del Comandante regionale, ai soggetti sottoposti ad accertamento, ispezione o verifica, il rilascio di una dichiarazione contenente l’indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e le società fiduciarie, nazionali o stranieri, in corso ovvero estinti da non più di cinque anni dalla data della richiesta. Il richiedente e coloro che vengono in possesso dei dati raccolti devono assumere direttamente le cautele necessarie alla riservatezza dei dati acquisiti;

7) richiedere, sempre previa autorizzazione del Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del Direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di finanza, del Comandante regionale, alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese d’investimento, agli organismi d’investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio ed alle società fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, coi loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi. Alle società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, ed a quelle iscritte nella sezione speciale dell’albo di cui all’art. 20 del T.U. delle disposizioni in materia d’intermediazione finanziaria, di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, può essere richiesto, tra l’altro, specificando i periodi temporali d’interesse, di comunicare le generalità dei soggetti per conto dei quali esse hanno detenuto o amministrato o gestito beni, strumenti finanziari e partecipazioni in imprese, inequivocamente individuati. La richiesta deve essere indirizzata al responsabile della struttura accentrata, ovvero al responsabile della sede o dell’ufficio destinatario che ne dà notizia immediata al soggetto interessato; la relativa risposta deve essere inviata al titolare dell’ufficio procedente;

7-bis) richiedere, con modalità stabilite con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare d’intesa con l’Autorità di vigilanza in coerenza con le regole europee ed internazionali in materia di vigilanza e, comunque, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante regionale, ad autorità ed enti, notizie, dati, documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria ed assicurativa, relativi alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi, anche in deroga a specifiche disposizioni di legge;

8) richiedere ai soggetti indicati nell’art. 13, del D.P.R. n. 600/1973 – soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili – dati, notizie e documenti relativi ad attività svolte in un determinato periodo d’imposta rilevanti ai fini dell’accertamento, nei confronti di loro clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo – per effetto delle modifiche apportate dal D.L. n.223 del 4 luglio 2006, convertito in Legge n. 248 del 4 agosto 2006, – e non più solo nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo nominativamente indicati (le richieste – avanzate generalmente attraverso questionari – dovevano determinare con certezza il periodo d’imposta cui si riferiscono le attività, e contenere i clienti, fornitori o prestatori di lavoro cui si riferivano i rapporti oggetto di indagine); sul punto la circolare n. 28/E del 4 agosto 2006, nel rilevare che tale norma rafforza i poteri degli uffici, evidenzia proprio la circostanza che oggi possono essere richieste dati e notizie nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo, senza necessità di indicazione nominativa degli stessi;

8-bis) invitare ogni altro soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, atti o documenti fiscalmente rilevanti concernenti specifici rapporti intrattenuti col contribuente ed a fornire i chiarimenti relativi (l’invito può essere rivolto a qualsiasi soggetto, ancorchè non qualificabile come contribuente, non potendosi procedere, comunque, a richieste indiscriminate, dovendo essere legate alla specificità dei rapporti intrattenuti con il contribuente);

8-ter) richiedere agli amministratori di condominio negli edifici dati, notizie e documenti relativi alla gestione condominiale.

 

Gli inviti e le richieste di cui all’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 devono essere notificati ai sensi dell’art. 60 del medesimo decreto (si ricorda che l’art. 6, del D.L. 9 settembre 1992, n. 372, convertito dalla L. 5 novembre 1992, n. 429, in vigore dal 10 settembre 1992, prevede che gli inviti e le richieste di cui agli artt. 32 del D.P.R. n. 600/1973 e 9 del D.P.R. n. 787/1980, “possono essere altresì effettuati, per conto dell’ufficio delle imposte o centro di servizio competente dal sistema informativo del Ministero delle finanze e notificati mediante raccomandata con avviso di ricevimento. La notifica si dà per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario ovvero da persona di famiglia o addetta alla casa, ovvero nel caso in cui il destinatario sia diverso dalla persona fisica, dal rappresentante o da persona addetta alla sede”).

Dalla data di notifica decorre il termine fissato dall’ufficio per l’adempimento, che non può essere inferiore a 15 giorni ovvero per il caso di indagini bancarie, di cui al n. 7, dell’articolo 32, del D.P.R. n. 600/1973, a trenta giorni. Il termine può essere prorogato per un periodo di venti giorni su istanza dell’operatore finanziario, per giustificati motivi, dal competente Direttore centrale o Direttore regionale per l’Agenzia delle Entrate, ovvero, per il Corpo della Guardia di finanza, dal Comandante regionale.

Le richieste di cui al primo comma, numero 7, del più volte richiamato art. 32, nonché le relative risposte, anche se negative, devono essere effettuate esclusivamente in via telematica. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono state stabilite le disposizioni attuative e le modalità di trasmissione delle richieste, delle risposte, nonché dei dati e delle notizie riguardanti i rapporti e le operazioni indicati nel citato numero 7.

Le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta. Infatti, l’art. 32 del D.P.R. n. 600/73 è stato integrato, a opera dell’articolo 25, comma 1 della legge 18 febbraio 1999, n. 28, che ha aggiunto al testo originario i commi terzo e quarto. Di converso, è stato aggiunta la lett. d-bis, all’art. 39, c. 2, del D.P.R. n. 600/73, consentendo l’utilizzo dell’accertamento induttivo quando il contribuente non ha dato seguito agli inviti disposti dagli uffici ai sensi dell’art. 32, c. 1, nn. 3 e 4, del D.P.R. n. 600/73 o dell’art.51, c. 2, nn. 3 e 4, del D.P.R. n. 633/72. Tali disposizioni valgono anche per le imprese minori e i professionisti. Pertanto, a far data dal 9 marzo 1999, giorno di entrata in vigore delle modifiche normative, la mancata ottemperanza all’invito formale rivolto dall’ufficio è divenuta sanzionabile anche quando l’attività di accertamento riguardi annualità di imposta anteriori all’entrata in vigore della nuova norma. Ciò in ossequio al principio ormai accolto (sentenza n. 5626 del 10 aprile 2003 della Corte di Cassazione), secondo cui le norme di tipo procedurale, ossia quelle finalizzate a disciplinare le modalità e i limiti dell’esercizio dei poteri degli uffici, si applicano solo a partire dalla data di entrata in vigore, ma anche con riferimento ad accertamenti riguardanti annualità anteriori.

Le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado, in sede contenziosa, le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile. Sul punto, si richiama una recente sentenza della C.t.r. del Lazio (sezione 27) – n. 38 del 13 aprile 2006 -, con cui i giudici romani hanno affermato che, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 28/1999, è legittimo l’accertamento induttivo effettuato a fronte della mancata risposta del contribuente al questionario, regolarmente notificato. I giudici laziali, preso atto che nel caso di specie i questionari Mod. 55 erano stati notificati successivamente alla modifica dell’art. 39 del DPR n. 600/1973, introdotta con l’art.25 della Legge n. 28/1999, e attesa la mancata risposta ai questionari stessi da parte del contribuente, hanno ritenuto “legittimo il ricorso dell’ufficio all’accertamento induttivo, non avendo potuto svolgere concretamente e nel merito l’azione di accertamento in conseguenza della mancata esibizione da parte del contribuente di tutti i dati e documenti contabili richiesta … il contribuente si limita a dedurre che la mancata risposta ai questionari non determina la inattendibilità delle scritture contabili, che, sostiene, deve risultare dalle ispezioni delle scritture stesse, ma non assolve neppure in questa sede all’onere di fornire concreti elementi per contrastare gli accertamenti dell’ufficio, che non ritiene verosimili i dati reddituali dichiarati, in relazione alla potenzialità produttiva dell’impresa e alla percentuale di redditività del settore di attività. Per tutti codesti motivi gli accertamenti impugnati si devono ritenere fondati, senza che rilevi, in contrario, la formale correttezza delle scritture contabili della società, essendo noto in proposito che la tenuta di una contabilità formalmente regolare non preclude all’Amministrazione finanziaria la rettifica dell’imponibile dichiarato, ove, come nella specie, si ritenga attendibilmente che quest’ultimo sia inferiore a quello effettivo 1“.

 

Ai fini Iva, gli uffici finanziari controllano le dichiarazioni presentate e i versamenti eseguiti dai contribuenti, ne rilevano l’eventuale omissione e provvedono all’accertamento ed alla riscossione delle imposte o maggiori imposte dovute.

Gli uffici vigilano, inoltre, sull’osservanza degli obblighi relativi alla fatturazione e registrazione delle operazioni e alla tenuta della contabilità e degli altri obblighi stabiliti dal D.P.R. n. 633/1972, provvedendo all’irrogazione delle pene pecuniarie e alla presentazione del rapporto all’autorità giudiziaria per le violazioni sanzionate penalmente.

Per l’adempimento dei loro compiti gli uffici possono, a sensi dell’art. 51, c. 2, del D.P.R. n. 633/1972:

1) procedere all’esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche ai sensi del successivo art. 52;

2) invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni, indicandone il motivo, a comparire di persona o a mezzo di rappresentanti per esibire documenti e scritture, ad esclusione dei libri e dei registri in corso di scritturazione, o per fornire dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini degli accertamenti nei loro confronti anche relativamente ai rapporti ed alle operazioni, i cui dati, notizie e documenti siano stati acquisiti a norma del numero 7 del comma 2, del citato articolo 51, ovvero rilevati a norma dell’art. 52, u.c.. o dell’art. 63, c. 1, od acquisiti ai sensi dell’art. 18, c. 3, lett. b, del D.Lgs. n. 504/1995. I dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7, del citato articolo 51 e dell’articolo 52, ultimo comma, o dell’articolo 63, primo comma, ovvero acquisiti ai sensi dell’art. 18, c. 3, lett. b) del D.Lgs. n. 504/1995, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 54 e 55 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili; sia le operazioni imponibili sia gli acquisti si considerano effettuati all’aliquota in prevalenza rispettivamente applicata o che avrebbe dovuto essere applicata. Le richieste fatte e le risposte ricevute devono essere verbalizzate a norma del sesto comma dell’art. 52 (l’esibizione documentale è legata alla comparizione, diversamente da quanto abbiamo già visto ai fini reddituali e la richiesta di esibizione può riguardare solo i documenti e le scritture, restando esclusi i registri e i libri in corso di scritturazione);

3) inviare ai soggetti che esercitano imprese, arti e professioni, con invito a restituirli compilati e firmati, questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento, anche nei confronti di loro clienti e fornitori;

4) invitare qualsiasi soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, documenti e fatture relativi a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute ed a fornire ogni informazione relativa alle operazioni stesse (la norma rispetto alla formulazione presente nel campo delle imposte sui redditi – art. 32, c. 1, n. 8-bis, del D.P.R. n. 600/1973 – pone delle limitazioni maggiori, posto che essa fa espresso riferimento alle sole cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute dal contribuente e non anche effettuate nei suoi confronti);

5) richiedere agli organi e alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi (sono state soppresse dall’art. 1, c. 403, lett. a, n. 2.1, L. 30 dicembre 2004, n. 311, dal 1° gennaio 2005, le parole “ovvero attività di gestione e intermediazione finanziaria, anche in forma fiduciaria“) la comunicazione, anche in deroga a contrarie disposizioni legislative, statutarie o regolamentari, di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie. Alle società ed enti di assicurazione, per quanto riguarda i rapporti con gli assicurati del ramo vita, possono essere richiesti dati e notizie attinenti esclusivamente alla durata del contratto di assicurazione, all’ammontare del premio ed all’individuazione del soggetto tenuto a corrisponderlo. Le informazioni sulla categoria devono essere fornite, a seconda della richiesta, cumulativamente o specificamente per ogni soggetto che ne fa parte. Questa disposizione non si applica all’Istituto centrale di statistica ed agli ispettorati del lavoro per quanto riguarda le rilevazioni loro commesse dalla legge, e, salvo il disposto del n. 7, del comma 2, dell’articolo 51, alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese d’investimento, agli organismi d’investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio ed alle società fiduciarie;

6) richiedere copie o estratti degli atti e dei documenti depositati presso i notai, i procuratori del registro, i conservatori dei registri immobiliari e gli altri pubblici ufficiali;

6-bis) richiedere, previa autorizzazione del Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del Direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di finanza, del Comandante regionale, ai soggetti sottoposti ad accertamento, ispezione o verifica il rilascio di una dichiarazione contenente l’indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese d’investimento, gli organismi d’investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e le società fiduciarie, nazionali o straniere, in corso ovvero estinti da non più di cinque anni dalla data della richiesta. Il richiedente e coloro che vengono in possesso dei dati raccolti devono assumere direttamente le cautele necessarie alla riservatezza dei dati acquisiti;

7) richiedere, previa autorizzazione del Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del Direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di finanza, del Comandante regionale, alle banche, alla società Poste italiane Spa, per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese d’investimento, agli organismi d’investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, coi loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi. Alle società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, ed a quelle iscritte nella sezione speciale dell’albo di cui all’art. 20 del T.U. delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, può essere richiesto, tra l’altro, specificando i periodi temporali d’interesse, di comunicare le generalità dei soggetti per conto dei quali esse hanno detenuto o amministrato o gestito beni, strumenti finanziari e partecipazioni in imprese, inequivocamente individuati. La richiesta deve essere indirizzata al responsabile della struttura accentrata, ovvero al responsabile della sede o dell’ufficio destinatario che ne dà notizia immediata al soggetto interessato; la relativa risposta deve essere inviata al titolare dell’ufficio procedente;

7-bis) richiedere, con modalità stabilite con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare d’intesa con l’Autorità di vigilanza in coerenza con le regole europee e internazionali in materia di vigilanza e, comunque, previa autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, del comandante regionale, ad autorità ed enti, notizie, dati, documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria ed assicurativa, relativi alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi, anche in deroga a specifiche disposizioni di legge.

 

Gli inviti e le richieste devono essere fatti a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento fissando per l’adempimento un termine non inferiore a quindici giorni ovvero, per il caso di controlli bancari cui al n. 7, c. 2, dell’art. 51, del D.P.R. n. 633/1972, non inferiore a trenta giorni. Il termine può essere prorogato per un periodo di venti giorni su istanza dell’operatore finanziario, per giustificati motivi, dal competente Direttore centrale o Direttore regionale per l’Agenzia delle Entrate, ovvero, per il Corpo della guardia di finanza, dal Comandante regionale.

Le richieste di cui al secondo comma, numero 7, nonché le relative risposte, anche se negative, devono essere effettuate esclusivamente in via telematica. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 9149 del 19.01.2007 sono state stabilite le disposizioni attuative e le modalità di trasmissione delle richieste, delle risposte, nonché dei dati e delle notizie riguardanti i rapporti e le operazioni indicati nel citato numero 7.

Per l’inottemperanza agli inviti di cui al secondo comma, numeri 3 e 4, dell’articolo 51, del D.P.R. n. 633/1972 si applicano le disposizioni di cui ai commi terzo e quarto dell’articolo 32 del D.P.R. n. 600/1973, e successive modificazioni.

Per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 471/1997, ai sensi dell’art. 10, c. 1, l’omesso o il tardivo invio dei documenti è sanzionato amministrativamente con un importo che varia da € 2.065 ad € 20.658, così come per l’incompletezza e la falsità dei documenti (se la documentazione viene inviata con un ritardo fino a 15 gg., la sanzione è ridotta del 50%).

 

26 maggio 2011

Gianfranco Antico

1 Sul punto cfr. ANTICO, La mancata risposta al questionario legittima l’induttivo, in “ Consulenza. Fisco&società “, n. 21/2006, pag.28

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