La condanna alle spese per lite temeraria

 

Nel caso in cui l’ufficio abbia iscritto a ruolo la maggiore imposta risultante dall’atto impositivo, nonostante il giudice di prime cure avesse dichiarato la cessata materia del contendere, lo stesso ufficio è tenuto a risarcire il danno derivante da responsabilità aggravata per lite temeraria ex art. 96 C.p.c..

L’interessante principio è contenuto nella sentenza n. 11 dell’11 gennaio 2001 della C.T.R. Puglia (sezione 7) da cui emerge che l’ufficio può essere condannato al risarcimento del danno nel caso in cui abbia provveduto ad emettere la cartella esattoriale nonostante avesse già eseguito lo sgravio del ruolo e il giudice di primo grado avesse dichiarato la cessata materia del contendere.

 

Responsabilità aggravata

Il principio di responsabilità aggravata per lite temeraria è contenuto nell’art. 96 C.p.c. – così come modificato dalla legge n. 69 del 2009, in vigore dal 4 luglio 2009, da cui emerge che se la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice condanna la stessa oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza.

La condanna al risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96 C.p.c. presuppone, da parte del giudice, l’accertamento dell’elemento soggettivo, che sussiste in tutti quei casi in cui vi sia infondatezza della domanda o difetto della normale diligenza, sia dell’elemento oggettivo ovvero l’entità del danno sofferto. In sede risarcitoria del danno per lite temeraria, il giudice distingue tra danno patrimoniale identificabile con le spese processuali sostenute per la difesa tecnica e danno non patrimoniale che è di natura psicologica e che, quindi, assurge ad una mera lesione dell’integrità psico-fisica che si traduce in una situazione di disagio interiore (cfr. Tribunale di Bari, Sez I civile, 10 maggio 2010)1. In particolare, il danno non patrimoniale si configura come il danno che il soggetto patisce a seguito della violazione di un valore della personalità umana e non è suscettibile di diretta valutazione economica, ma solo di valutazione equitativa.

In sostanza se emergono gravi inadempienze addebitabili alla condotta dell’ufficio, il giudice valuta se queste hanno arrecato un danno ingiusto al ricorrente, valutandolo sia da un lato economico che morale2.

 

Fattispecie

I contribuente hanno impugnato le cartelle di pagamento dell’ufficio finanziario concernenti il pagamento dell’imposta complementare di successione, ipotecaria e catastale, in riferimento ad una denuncia di successione. Gli stessi contribuenti hanno eccepito l’illegittimità delle cartelle esattoriali in quanto i ricorsi avverso gli avvisi di rettifica e liquidazione, presentati in precedenza, erano stati accolti dalla Commissione tributaria di primo grado e la sentenza di primo grado era passata in giudicato. L’ufficio si è costituito dichiarando di avere eseguito lo sgravio delle somme iscritte a ruolo e chiedendo che fosse dichiarata l’estinzione del giudizio. In effetti i giudici di prime cure, tenuto conto della dichiarazione di sgravio emessa dall’ufficio finanziario, avevano ritenuto estinto il giudizio ai sensi dell’art 46 D.lgs. n. 546/1992. Avverso detta sentenza i contribuenti hanno proposto appello alla competente C.T.R..

I giudici di appello hanno ritenuto preliminarmente, a fronte dell’eccepito difetto di giurisdizione, che la domanda di risarcimento di danno per responsabilità processuale aggravata ex art. 96 C.p.c., può essere proposta solo al giudice competente a decidere circa la responsabilità e il danno. Quanto precede perché la valutazione del presupposto processuale è così strettamente collegata con la decisone di merito da poter configurare la possibilità di un contrasto pratico di giudicati. Pertanto il giudice che può giudicare la temerarietà processuale deve essere lo stesso che decide sulla domanda che si ritiene temeraria. (cfr. Cass., SS.UU., 29 aprile 2009, n. 9940)3.

Si ha responsabilità aggravata per lite temeraria ex art. 96 C.p.c. allorché la pretesa tributaria, che legittimava l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale risulta essere inesistente e la successiva notifica della cartella di pagamento da parte del concessionario ha determinato l’ingiustificata iscrizione della ipoteca legale a carico del contribuente; in tal caso è risarcibile il “danno morale” subito dal contribuente, atteso il comportamento negligente posto in essere dal concessionario della riscossione per l’emissione della cartella di pagamento, il quale è tenuto al risarcimento del danno, anche in assenza di prova circa il quantum del pregiudizio subito dallo stesso contribuente.(CTR Puglia, 12 aprile 2010, n. 36).

 

26 maggio 2011

Enzo Di Giacomo

1 Cfr. Cass ., 27 novembre 2007, n. 24645.

2 CTR Lazio, 14 aprile 2010, n. 179. Se viene riconosciuta la responsabilità dell’ufficio per gravi inadempienze, il giudice può condannare l’ufficio alle spese di lite e al risarcimento derivante da responsabilità aggravata per lite temeraria.

3 Sul tema Cass, 23 dicembre 2010, n. 26004.

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