Novità fiscali del 27 aprile 2011: Dogane: proroga invio Instrastat; Agenzia Entrate: ultimi chiarimenti sulle compensazioni dei crediti IVA; reato di bancarotta semplice per la mancata tenuta delle scritture contabili: si applica anche non sia stato cagionato danno ai creditori; con abuso di diritto riscossione solo dopo la sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente; consulta: l’avviso di accertamento con adesione mantiene sempre la sospensione del termine per ricorrere di 90 giorni; equitalia: rateazione debiti fiscali e contributivi più lunga; proroga del periodo di apprendistato in caso di sospensione del rapporto di lavoro; certificati medici ancora cartacei

 






 


Indice:


 


1) Agenzia Entrate: Ultimi chiarimenti sulle compensazioni dei crediti Iva


 


2) Reato di bancarotta semplice per la mancata tenuta delle scritture contabili: si applica anche non sia stato cagionato danno ai creditori


 


3) Con abuso di diritto riscossione solo dopo la sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente


 


4) Consulta: L’avviso di accertamento con adesione mantiene sempre la sospensione del termine per ricorrere di 90 giorni


 


5) Equitalia: rateazione debiti fiscali e contributivi più lunga


 


6) Proroga del periodo di apprendistato in caso di sospensione del rapporto di lavoro


 


7) Dogane: proroga invio Instrastat


 


8) Certificati medici ancora cartacei


 


 


1) Agenzia Entrate: Ultimi chiarimenti sulle compensazioni dei crediti Iva


Di recente, ai primi documenti di prassi, è seguita la circolare n. 16/E del 19.04.2011, con la quale l’Agenzia delle Entrate, ha colto l’occasione per rispondere agli ulteriori dubbi posti dagli operatori del settore in tema di controllo delle compensazioni Iva.


Quadro normativo


Come è noto, l’art. 10 del D.L. n. 78 del 2009, convertito dalla Legge n. 102 del 2009, ha introdotto particolari regole in materia di compensazione dei crediti Iva.


Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21.12.2009 ha poi definito le modalità tecniche di effettuazione delle compensazioni ed i controlli eseguiti in sede di trasmissione telematica delle relative deleghe di pagamento.


Nel corso dell’anno solare 2010 le nuove regole (ed i relativi controlli) hanno riguardato essenzialmente le compensazioni del credito Iva annuale relativo all’anno d’imposta 2009 e dei crediti Iva trimestrali relativi all’anno d’imposta 2010, in conformità a quanto chiarito dalla circolare n. 1/E del 15.01.2010.


Con l’inizio del 2011 le nuove regole (ed i relativi controlli) si estendono ovviamente anche alle compensazioni del credito Iva annuale relativo all’anno d’imposta 2010 e dei crediti Iva trimestrali relativi all’anno d’imposta 2011.


Il sovrapporsi di più annualità d’imposta ha provocato momenti di incertezza negli operatori, in particolare ha comportato dubbi relativi al comportamento da adottare in sede di compensazione di crediti Iva in taluni casi.


Vediamone di seguito tutti i chiarimenti ivi contenuti:


Compensazione del credito Iva annuale 2009 nel corso del 2011


L’art. 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997 stabilisce che la compensazione dei crediti risultanti dalle dichiarazioni “deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva”.


In base a tale principio di carattere generale, il credito risultante dalla dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2009 – per la parte chiesta in compensazione e non utilizzata nel corso dell’anno solare 2010 – può continuare ad essere utilizzato anche nel corso dell’anno solare 2011, fino alla data di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2010.


Le compensazioni del credito Iva relativo all’anno d’imposta 2009 effettuate nel


corso dell’anno solare 2011 concorrono al raggiungimento dei limiti di compensabilità stabiliti dall’art. 10 del D.L. n. 78 del 2009, in continuità con quelle effettuate nel corso dell’anno solare 2010.


Come già chiarito dalla circolare n. 1/E del 2010, infatti, i predetti limiti sono da intendersi come riferiti all’anno di maturazione del credito e non all’anno solare di utilizzo in compensazione.


Il plafond di riferimento, pertanto, è unico indipendentemente dall’anno in cui avviene l’utilizzo.


Così, ad es., un contribuente che abbia già utilizzato nel corso del 2010 il credito Iva relativo all’anno 2009 per 9.000 euro, può utilizzare nel corso del 2011 ulteriori 7.000 euro relativi allo stesso credito a condizione che:


– dalla dichiarazione relativa all’anno 2009 risulti un credito Iva da utilizzare in compensazione almeno pari a 16.000 euro;


– sulla medesima dichiarazione sia stato apposto il visto di conformità (dato che la somma degli utilizzi supera il limite di 15.000 euro).


Compensazione di crediti trimestrali e annuale relativi alla stessa annualità


E’ stato chiesto se, ai fini del controllo del superamento dei limiti di compensabilità stabiliti dal D.L. n. 78 del 2009, gli utilizzi del credito Iva annuale 2010 (codice tributo 6099, anno 2010), effettuati a partire dal 1 gennaio 2011, vadano o meno sommati agli eventuali utilizzi di crediti Iva trimestrali relativi alla medesima annualità (codici tributo 6036, 6037, 6038, anno 2010) precedentemente effettuati.


Su tale questione l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che, in generale, un credito maturato in un periodo d’imposta può essere utilizzato in compensazione già a partire dall’inizio del periodo d’imposta successivo.


Il credito Iva relativo all’anno d’imposta 2010, pertanto, può essere utilizzato in compensazione già a partire dal 1 gennaio 2011, purché, ovviamente, non ecceda il limite di 10.000 euro, per il superamento del quale è necessario attendere il giorno 16 del mese successivo alla presentazione della dichiarazione.


Al raggiungimento di tale limite, riferito al credito annuale 2010, non concorrono le eventuali compensazioni di crediti Iva relativi ai primi tre trimestri dello stesso anno (risultanti, quindi, dalle istanze mod. Iva TR presentate nel corso del 2010).


Come chiarito dalla circolare n. 1/E del 2010, infatti, i crediti Iva infrannuali rappresentano un plafond distinto rispetto al credito Iva annuale.


Tale distinzione permane anche se i crediti sono relativi alla medesima annualità.


Compensazione di crediti relativi ad annualità pregresse


Che succede se a seguito del controllo della dichiarazione presentata per il periodo d’imposta 2008, ad un contribuente venga riconosciuta la spettanza di un credito Iva maggiore rispetto a quello dichiarato.


In particolare, è stato chiesto se sia possibile utilizzare subito in compensazione il maggior credito riconosciuto, indicando nel mod. F24 l’anno di riferimento 2008, oppure se sia necessario preventivamente “rigenerarlo” tramite riporto nella prima dichiarazione utile.


Ebbene sul caso di specie, a parere dell’Agenzia delle Entrate, il maggior credito Iva relativo all’anno d’imposta 2008 non può più essere utilizzato in compensazione se nel frattempo sia stata presentata la dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2009.


In questo caso il contribuente, per poter disporre del maggior credito in compensazione, deve necessariamente esporlo nella prima dichiarazione utile, al fine di estenderne la validità equiparandola a quella dei crediti formatisi nello stesso periodo.


Se la dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2010 non è ancora stata presentata, le alternative possibili sono le seguenti:


– presentare una dichiarazione Iva integrativa a favore relativa all’anno d’imposta 2009 (qualora ne ricorrano i presupposti), esponendo il maggior credito nel rigo VL8 “Credito risultante dalla dichiarazione per il 2008”. Il credito emergente dalla dichiarazione integrativa potrà essere utilizzato in compensazione con codice tributo 6099 e anno di riferimento 2009;


– esporre il maggior credito nella dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2010, nel rigo VL8 “Credito risultante dalla dichiarazione per il 2009” (anche se, in questo caso, il credito è relativo all’anno ancora precedente). Il credito emergente dalla dichiarazione potrà essere utilizzato in compensazione con codice tributo 6099 e anno di riferimento 2010.


In entrambe le ipotesi, le compensazioni dovranno rispettare le regole stabilite dall’art. 10 del D.L. n. 78 del 2009.


Presentazione di più dichiarazioni relative alla stessa annualità


Al seguente caso, veramente particolare, l’Agenzia ha posto adeguato rimedio: “Un contribuente presenta la dichiarazione Iva nel mese di febbraio con esposizione di un credito da utilizzare in compensazione superiore a 15.000 euro. Sulla dichiarazione è apposto il visto di conformità. Nel mese di settembre, in sede di predisposizione e presentazione della dichiarazione dei redditi, vengono erroneamente inclusi nel modello Unico anche i quadri relativi alla dichiarazione Iva, già inviata in forma autonoma a febbraio. Sul modello Unico non viene apposto il visto di conformità. L’erronea presentazione della dichiarazione Iva all’interno del modello Unico inficia la possibilità di compensare il credito Iva da essa emergente per importi superiori a 15.000 euro?”.


Su tale delicata questione l’Agenzia delle Entrate ha prima ritenuto opportuno ricordare che la presentazione di dichiarazioni multiple (cioè relative allo stesso contribuente, alla stessa imposta, allo stesso periodo) va limitata alle sole ipotesi di correzione/integrazione della dichiarazione originaria, ai sensi dell’art. 2, commi 8 e 8-bis, del D.P.R. n. 322 del 1998.


Poiché la presentazione di una seconda dichiarazione fa giustamente presumere la volontà di correggere eventuali errori ed omissioni commessi nella redazione della prima dichiarazione, nel caso di specie, la dichiarazione Iva presentata all’interno del modello Unico (senza visto di conformità) viene considerata “correttiva nei termini” (e quindi sostitutiva) della dichiarazione Iva precedentemente presentata in forma autonoma (con visto di conformità).


Per questo motivo, eventuali deleghe di pagamento contenenti compensazione di credito Iva per importi superiori a 15.000 euro, presentate successivamente all’invio del modello Unico, sono scartate dalla procedura automatizzata di controllo delle compensazioni Iva, che rileva l’assenza del visto di conformità sull’ultima dichiarazione Iva validamente presentata.


In questa situazione, il contribuente che intende ripristinare la possibilità di compensare il proprio credito Iva per importi superiori a 15.000 euro, può agire in due modi alternativi:


– annullare l’invio del modello Unico, contenente la dichiarazione Iva erroneamente inclusa; in questo modo si restituisce efficacia alla dichiarazione Iva originariamente presentata in forma autonoma, su cui è apposto il visto di conformità. In questo caso è necessario, tuttavia, presentare nuovamente la dichiarazione dei redditi, originariamente contenuta nel modello Unico oggetto di annullamento. Tale modalità operativa è attuabile, senza incorrere in sanzioni, entro il termine ordinario di presentazione della dichiarazione;


– presentare una terza dichiarazione Iva in forma autonoma, con apposizione del visto di conformità. Tale dichiarazione, per i suddetti motivi, viene, quindi, considerata sostitutiva della dichiarazione Iva compresa nel modello Unico (senza visto di conformità).


In entrambi i casi il credito Iva, per importi superiori a 15.000 euro, sarà nuovamente disponibile per la compensazione a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di regolarizzazione della posizione.


Correzione/annullamento di modelli F24


Sull’errata indicazione nel modello F24 dell’annualità (2010 in luogo del 2009) da utilizzare in compensazione (modello F24 presentato nel mese di marzo 2011), poi regolarizzata mediante presentazione (in data 08.04.2011) di apposita istanza correttiva all’Ufficio preposto dell’Agenzia delle Entrate, e, quindi, sulla possibilità o meno di ricostituire l’utilizzo della compensazione del credito Iva relativo al 2010, l’Agenzia delle Entrate ha risposto che, la correzione dell’anno di riferimento di un credito Iva esposto nel modello F24, operata dopo le necessarie verifiche circa la disponibilità e la spendibilità sotto il profilo temporale, comporta l’imputazione della compensazione ad un diverso plafond rispetto a quello originariamente indicato.


Il conseguente aggiornamento degli utilizzi dei due plafond interessati avviene in via automatizzata, normalmente entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello di correzione del modello F24.


In riferimento al caso prospettato, la compensazione Iva è stata inizialmente imputata al plafond relativo all’anno 2010 (utilizzabile, per importi non superiori a 10.000 euro, anche in assenza di preventiva presentazione della dichiarazione).


A seguito della correzione operata dall’ufficio, la stessa compensazione è stata invece imputata al plafond relativo all’anno 2009 (risultante dalla dichiarazione Iva presentata per quell’anno), con conseguente ricostituzione del credito relativo all’anno 2010, che torna disponibile nella sua interezza (nel limite di 10.000 euro visto che non è ancora stata presentata la relativa dichiarazione) a partire dal secondo giorno lavorativo successivo a quello di correzione.


Discorso analogo vale per l’annullamento di un modello F24 con utilizzo di credito Iva e saldo pari a zero.


Anche in questo caso, il relativo plafond viene automaticamente ricostituito e torna disponibile per la compensazione ordinariamente entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello di annullamento del modello F24.


Nuovo canale di assistenza dedicato


Per le richieste di assistenza in materia di utilizzo in compensazione di crediti Iva è stata attivata una apposita casella e-mail, utilizzabile dai contribuenti e dai professionisti abilitati dotati di posta elettronica certificata:


dc.sac.compensazioni.ivaf24@pce.agenziaentrate.it


Tale canale di assistenza è utilizzabile, in particolare, per:


– chiedere chiarimenti circa lo scarto di pagamenti telematici eseguiti con compensazione di crediti Iva (in questo caso è necessario allegare al messaggio una copia in formato pdf della ricevuta di scarto);


– segnalare l’avvenuta regolarizzazione, tramite ravvedimento, di indebiti utilizzi in compensazione (in questo caso è necessario allegare al messaggio una copia in formato pdf del modello F24 con cui è stato eseguito il ravvedimento).


Per le richieste di chiarimenti di carattere generale restano comunque attivi gli ordinari canali di assistenza resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate.


 


 


2) Reato di bancarotta semplice per la mancata tenuta delle scritture contabili: si applica anche non sia stato cagionato danno ai creditori


Non serve appellarsi al principio della inoffensività della condotta contestata, consistita nella mancata tenuta delle scritture contabili, per l’assenza di qualsiasi danno cagionato ai creditori, per la mancanza di operazioni da registrare in contabilità.


Il reato di bancarotta semplice documentale, punendo il comportamento omissivo del fallito che non ha tenuto le scritture contabili, rappresenta un reato di pericolo presunto che mira ad evitare che sussistano ostacoli alla attività di ricostruzione del patrimonio aziendale e dei movimenti che lo hanno costituito e persegue la finalità di consentire ai creditori l’esatta conoscenza della consistenza patrimoniale, sulla quale possano soddisfarsi.


La fattispecie, pertanto, consistendo nel mero inadempimento di un precetto formale (il comportamento imposto all’imprenditore dall’art. 2214 c.c.), integra un reato di pura condotta, che si realizza anche quando non si verifichi, in concreto, danno per i creditori


L’obbligo di tenere le scritture contabili non viene meno se l’azienda non ha formalmente cessato la attività, anche se manchino passività insolute; esso viene meno solo quando la cessazione della attività commerciale sia formalizzata con la cancellazione dal registro delle imprese.


La Suprema Corte ha dovuto osservare che la redazione dell’inventario, da redigersi ogni anno, serve ad evidenziare le attività e le passività della impresa oltre a quelle dell’imprenditore, estranee alla medesima. Esso si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite il quale deve dimostrare gli utili conseguiti o le perdite subite (art. 2217 c.c.).


(Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 15516 del 18.04.2011)


 


 


3) Con abuso di diritto riscossione solo dopo la sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente


Se vi è abuso del diritto allora gli importi dovuti a titolo di sanzione e d’imposta possono essere riscossi solo dopo la sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente.


E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Genova, con la sentenza 2/1/11 del 24.01.2011, emessa in tema dell’abuso del diritto ma che ha sollecitato il rispetto delle garanzie procedimentali disposte dall’art. 37 bis del D.p.r. n. 600/73.


Peraltro, in tale ipotesi si parla di nullità della cartella di pagamento emessa in virtù delle ordinarie norme di riscossione.


Ciò, almeno nel momento in cui l’avviso di accertamento che ha natura antielusiva sia fondato sull’abuso di diritto.


 


 


4) Consulta: L’avviso di accertamento con adesione mantiene sempre la sospensione del termine per ricorrere di 90 giorni


La Corte Costituzionale, infatti, con l’ordinanza 140/2011, ha sancito la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 3, del Decreto Legislativo 19 giugno 1997, n. 218, cioè la norma in base alla quale il contribuente che ha ricevuto un avviso di accertamento mediante la presentazione dell’istanza di adesione ottiene automaticamente la sospensione del termine per ricorrere di 90 giorni.


Ma adesso, in dottrina, ci si pone la domanda di come tale decisione potrà coesistere con le regole introdotte dalla manovra estiva e che saranno in vigore dal 1 luglio 2011, infatti, attualmente, l’avvio della procedura di adesione sospende i termini per il ricorso e, quindi, anche quelli per il pagamento della metà dell’imposta accertata. Ma in seguito si proporrà anche tale problematica.


(Corte Costituzionale, sentenza n. 140 del 15.04.2011)


 


 


5) Equitalia: rateazione debiti fiscali e contributivi più lunga


Debiti fiscali e contributivi: Equitalia, con la nuova direttiva, concede più tempo per pagare le rate con il fisco.


I contribuenti non in regola con le scadenze dei pagamenti possono allungare fino a 6 anni il periodo di dilazione dei debiti fiscali e contributivi, a patto che dimostrino di avere avuto un peggioramento della loro situazione economica. Con la nuova direttiva n. 12/2011, varata nel mese di aprile 2011 da Equitalia, le società partecipate hanno ricevuto le indicazioni operative per concedere il beneficio previsto dal Milleproproghe.


Equitalia ha, infatti, varato il 18.04.2011 la direttiva interna che fornisce alle società partecipate le indicazioni operative per concedere il beneficio previsto dal citato Decreto Milleproproghe (art. 2, comma 20, del Decreto Legge n. 225/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10).


Come già avviene per le rateazioni, se la richiesta di proroga riguarda debiti per un importo fino a 5 mila euro, sarà concessa a semplice richiesta motivata attestante la situazione di difficoltà peggiore rispetto a quella in cui versava il contribuente.


Per gli importi superiori a 5 mila euro l’accertamento della temporanea situazione di obiettiva difficoltà viene effettuato in maniera differenziata in base alla tipologia giuridica dei soggetti.


Le richieste presentate da persone fisiche o titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati sono valutate utilizzando l’indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare del debitore (ISEE).


Il contribuente interessato alla proroga della dilazione è tenuto ad attestare il temporaneo peggioramento della sua situazione di obiettiva difficoltà mediante la presentazione di un nuovo modello ISEE di valore inferiore rispetto al precedente, ovvero, in caso non sia trascorso il termine di validità annuale del modello ISEE, mediante la sola dimostrazione di eventi posteriori che hanno determinato una radicale modifica della situazione reddituale e patrimoniale.


Le richieste di rateazione in proroga presentate da altre categorie giuridiche di soggetti, ad esempio le società di capitali, vengono esaminate mediante l’applicazione dei parametri costituiti dall’Indice di Liquidità e dall’Indice Alfa.


Il contribuente è tenuto ad attestare il temporaneo peggioramento della sua situazione di obiettiva difficoltà mediante la presentazione di una situazione economico patrimoniale aggiornata da cui risulti che l’indice di Liquidità è peggiorato rispetto a quello riferito alla dilazione di cui viene chiesta la proroga.


Con riferimento, invece, al numero di rate concedibili verrà utilizzato sempre il noto indice Alfa.


Per la presentazione della richiesta di proroga Equitalia ha predisposto specifici moduli disponibili presso gli sportelli degli agenti della riscossione.


 


 


6) Proroga del periodo di apprendistato in caso di sospensione del rapporto di lavoro


In caso di assenze prolungate del lavoratore, il periodo di apprendistato è prorogato per consentire l’effettivo completamento del percorso di apprendimento e qualificazione (Cass. 28 settembre 2010, n. 20357: “La disciplina dell’apprendistato implica che il lavoro e l’insegnamento devono essere effettivi. Il principio di effettività, che sovrintende alla materia, comporta una pluralità di conseguenze, anche in ordine alla durata del periodo. Non potranno essere considerati, ai fini del completamento del periodo di apprendistato, periodi consistenti di inattività, tali da impedire il completamento del percorso di apprendimento e qualificazione”).


(Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, parere n. 9 del 26.04.2011)


 


 


7) Dogane: proroga invio Intrastat


L’Agenzia delle Dogane, con l’avviso del 22.04.2011, ha comunicato che a causa di problemi tecnici del servizio telematico, gli adempimenti connessi all’invio dei modelli Intrastat, in scadenza il 26.04.2011 saranno considerati regolarmente eseguiti anche se effettuati entro il 28.04.2011.


 


 


8) Certificati medici ancora cartacei


L’Inps ha comunicato che accetterà ancora la certificazione di malattia pervenuta in formato cartaceo in taluni casi.


Come nel caso di eventi di malattia che richiedono ricovero ospedaliero o che vengono certificati da strutture di pronto soccorso o da medici privati ancora non abilitati all’invio telematico, nei quali casi la trasmissione on line della certificazione di malattia non risulta possibile.


(Inps, messaggio n. 9197 del 20.04.2011)


 


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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