La bozza di decreto per l'attrazione europea

alle imprese residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea diverso dall’Italia che intraprendono in Italia nuove attività economiche, nonché ai loro dipendenti e collaboratori, per un periodo di tre anni, si può applicare, in alternativa alla normativa tributaria statale italiana, la normativa tributaria statale vigente in uno degli Stati membri dell’Unione europea

L’art. 41 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha introdotto nell’ordinamento tributario domestico un regime che favorisce, come si legge nella relazione illustrativa al decreto, “la circolazione di sottosistemi giuridici all’interno dell’Unione Europea”.


Si tratta di una disposizione volta ad incoraggiare le imprese europee ad intraprendere nuove iniziative in Italia, consentendo loro di scegliere uno tra i regimi fiscali vigenti negli altri Stati membri dell’Unione.


Alle imprese residenti in uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia che intraprendono in Italia nuove attività economiche, nonché ai loro dipendenti e collaboratori, per un periodo di tre anni, si può applicare, in alternativa alla normativa tributaria statale italiana, la normativa tributaria statale vigente in uno degli Stati membri dell’Unione europea. A tal fine, i citati soggetti interpellano l’Amministrazione finanziaria secondo la procedura di cui all’articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.


Le attività economiche non devono risultare già avviate in Italia prima della data di entrata in vigore del presente decreto e devono essere effettivamente svolte nel territorio dello Stato.


La norma consente alle imprese estere residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea, che intendono avviare nuove attività economiche in Italia, di chiedere l’applicazione della normativa tributaria vigente in un qualunque altro Stato membro in luogo di quella italiana.


Il regime impositivo che l’impresa estera può scegliere di sostituire è quello riferito alla “normativa tributaria statale italiana”; in altri termini, restano escluse dall’ambito di applicazione della norma in commento le imposte locali di competenza, ad esempio, di Comuni, Province e Regioni.




Tale opzione è preclusa ai soggetti che risultano avere residenza fiscale in Italia.


L’accordo di ruling concluso rimane in vigore per tre periodi d’imposta.




Modalità di funzionamento


Al fine di attrarre realmente nuovi investimenti di soggetti esteri nel nostro Paese, mediante l’avvio di ulteriori iniziative imprenditoriali rispetto a quelle già esistenti in Italia, il comma 1-bis della norma in esame subordina la facoltà di essere assoggettati ad un regime fiscale “alternativo” al rispetto di due condizioni.


In particolare, il legislatore ha previsto che la disposizione possa generare un concreto impulso positivo sulla vigente economia nazionale, circoscrivendone il campo di applicazione alle attività economiche che:


a) non risultino già esistenti alla data del 31 maggio 2010 (data di entrata in vigore del decreto legge);


b) siano effettivamente esercitate nel territorio dello Stato italiano.




Come rilevato dagli estensori di prassi n. 4/E del 15 febbraio 2011, per poter beneficiare del regime fiscale prescelto e consentire all’Amministrazione finanziaria di verificare anche la sussistenza dei suddetti requisiti, i soggetti interessati devono presentare apposita istanza di interpello secondo la procedura di cui all’articolo 8 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269.


La procedura si conclude con la stipulazione di un accordo, tra il competente ufficio dell’Agenzia delle entrate ed il contribuente, e vincola per il periodo d’imposta nel corso del quale l’accordo è stipulato e per i due periodi d’imposta successivi, salvo che intervengano mutamenti nelle circostanze di fatto o di diritto rilevanti al fine delle predette metodologie e risultanti dall’accordo sottoscritto dai contribuenti.


In base alla normativa comunitaria, l’amministrazione finanziaria invia copia dell’accordo all’autorità fiscale competente degli Stati di residenza o di stabilimento delle imprese con i quali i contribuenti pongono in essere le relative operazioni.


Per tali periodi d’imposta l’Amministrazione finanziaria esercita i poteri di controllo soltanto in relazione a questioni diverse da quelle oggetto dell’accordo.


La richiesta di ruling è presentata al competente ufficio, di Milano o di Roma, della Agenzia delle entrate, secondo quanto stabilito con provvedimento del direttore della medesima Agenzia, datato 23 luglio 2004.


Il regime fiscale facoltativo introdotto dal citato articolo 41 viene concesso non solo alle imprese estere che decidono di svolgere una nuova attività economica nel nostro Paese ma anche ai loro dipendenti e collaboratori.



Bozza di decreto del Direttore generale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze


Come è noto, l’ultimo comma dell’articolo 41 delega a un decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’economia e delle finanze tutte le necessarie disposizioni attuative del regime ivi previsto.


Tale decreto provvederà, pertanto, a disciplinare sia gli aspetti sostanziali sia quelli procedurali non espressamente regolati dalla norma in commento.


Esaminiamo, quindi, la bozza di decreto predisposta dal Direttore generale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze, aperta ad ogni proposta di miglioramento e/o di cambiamento.




Ambito soggettivo


Le disposizioni si applicano alle persone fisiche, società o a qualsiasi ente considerato persona giuridica ai fini dell’imposizione, svolgenti attività d’impresa ai sensi della normativa tributaria dello Stato membro dell’Unione europea di residenza, che intraprendono in Italia nuove attività economiche.


Al momento del trasferimento nel territorio dello Stato della residenza fiscale o della costituzione nel territorio dello Stato delle stabili organizzazioni o delle società, i soggetti devono essere residenti da almeno 24 mesi in uno Stato membro dell’Unione Europea e devono essere nello stesso effettivamente operativi.


Il termine “residenti” s’intende riferito alla nozione di residenza recata dalla specifica Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con lo Stato membro dell’Unione europea di residenza dei soggetti interessati.




Nuove attività economiche


Le nuove attività economiche possono essere intraprese dai soggetti che trasferiscano la propria residenza fiscale in Italia o costituiscano nel territorio dello Stato una o più stabili organizzazioni o società controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c.. Il requisito del controllo o del collegamento deve sussistere al momento della costituzione.


Per nuova attività economica s’intende l’esercizio di attività d’impresa ai sensi dell’art. 55 del T.U. n. 917/86, purché anteriormente alla data del trasferimento della residenza fiscale o della costituzione della stabile organizzazione o della società controllata o collegata, non risultino già costituite in Italia, dai medesimi soggetti, stabili organizzazioni o società controllate o collegate che svolgano o abbiano svolto nel territorio dello Stato le medesime attività.


Sono escluse dalla nozione di nuova attività economica le attività già svolte in Italia acquisite direttamente dai soggetti interessati, attraverso l’acquisto di partecipazioni.


Sono inoltre escluse dalla nozione di nuova attività economica le attività già svolte in Italia e acquisite attraverso operazioni straordinarie poste in essere direttamente, anche a seguito del trasferimento della residenza fiscale in Italia, o per il tramite delle stabili organizzazioni o delle società controllate o collegate di cui al comma 1 dell’articolo 41.


Le nuove attività economiche devono essere effettivamente svolte nel territorio dello Stato.




Regime impositivo


Ai fini della determinazione del reddito d’impresa e della relativa aliquota di imposizione, i soggetti che intraprendono le nuove attività economiche possono presentare istanza di interpello secondo le modalità previste con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, per richiedere l’applicazione della normativa tributaria vigente alla data di presentazione dell’istanza in uno degli Stati membri dell’Unione Europea.


È esclusa l’applicazione degli istituti di consolidamento previsti dalla normativa tributaria vigente in uno degli Stati membri dell’Unione Europea.


Sono esclusi dall’applicazione del regime di attrazione europea i redditi prodotti al di fuori del territorio dello Stato. Tali redditi sono assoggettati ad imposizione secondo le disposizioni della normativa tributaria italiana. Restano ferme le regole sull’eliminazione della doppia imposizione previste dalle Convenzioni stipulate dall’Italia con lo Stato della fonte.




Interpello


L’istanza di cui all’articolo precedente deve essere presentata entro 30 giorni a decorrere dalla data del trasferimento della residenza fiscale o della costituzione della stabile organizzazione o della società controllata o collegata, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dal presente decreto. L’istanza è presentata al competente Ufficio secondo le modalità previste con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.


Ai fini della dimostrazione del requisito dell’effettiva operatività, con l’istanza deve essere fornita dimostrazione che i soggetti non rappresentano una costruzione di puro artificio.




Durata del regime impositivo


Il regime impositivo si applica per il periodo d’imposta nel corso del quale è presentata l’istanza e per i due successivi.


A partire dal quarto periodo d’imposta si rendono applicabili, ai fini della determinazione del reddito d’impresa e della relativa aliquota di imposizione, le disposizioni della normativa tributaria statale italiana. A tal fine i valori patrimoniali e reddituali di partenza dell’azienda si assumono negli importi risultanti dalla normativa fiscale estera applicata nel precedente triennio.


La scelta del regime impositivo è irrevocabile dal momento di presentazione dell’istanza e vincola, in caso di stipula dell’accordo, i soggetti che hanno presentato l’istanza per i relativi periodi d’imposta.




Interruzione del regime


Ove nel corso del triennio vengano meno i requisiti, il regime impositivo decade a partire dal periodo d’imposta in cui si verifica tale modifica.


Le acquisizioni, nella nuova attività economica, di aziende o rami d’azienda localizzati nel territorio dello Stato comportano l’interruzione del regime stesso.




Accertamento e riscossione


Si applicano le disposizioni in materia di liquidazione, accertamento, sostituti d’imposta, dichiarazioni, riscossione e contenzioso, previste per le imposte sui redditi vigenti nell’ordinamento italiano.


Nel primo periodo di imposta successivo alla scadenza od interruzione dell’accordo gli acconti sono calcolati, ove venga utilizzato il criterio storico, assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata applicando la normativa tributaria statale italiana.




Dipendenti e collaboratori


Nell’istanza di interpello l’applicazione del regime tributario scelto può essere chiesta, limitatamente ai redditi derivanti dal rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione, anche per i dipendenti e collaboratori assunti in Italia presso i soggetti che hanno trasferito la residenza fiscale in Italia o presso le stabili organizzazioni o le società controllate o collegate costituite, a meno che tali dipendenti e collaboratori non optino per l’applicazione della normativa tributaria statale italiana.


L’estensione del regime a dipendenti o collaboratori resta valida fino al periodo d’imposta in cui termina o si interrompe il regime per il datore di lavoro.




16 aprile 2011


Roberta De Marchi

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