I reati tributari - parte IX

Premessa.


Continuiamo l’illustrazione di alcune sentenze emesse dai Giudici Tributari relative ai reati tributari, disciplinati dal D.Lgs. n. 74/00.


In questa puntata, avremo modo di citare anche un paio di sentenze relative all’emissione di fatture per operazioni inesistenti; tali fattispecie, già oggetto di altre rassegne riguardo l’aspetto dell’onere della prova, stavolta verranno esaminate in merito alla natura della fattispecie.


 


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La frode fiscale prevale sulla truffa allo Stato


I reati in materia fiscale di cui agli artt. 2 e 8, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, sono speciali rispetto al delitto di truffa aggravata  a danno dello Stato di cui all’art. 640 c.p., comma 2, n. 1.


(Cassazione, sezioni unite penali, sentenza n. 1235/11)


 


La sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte


L’alienazione di un bene immobile a terzi costituiti da società il cui legale rappresentante sia il coniuge convivente è idonea a configurare il reato previsto e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all’art. 11, D.Lgs. n. 74/2000. La fattispecie incriminatrice, a latere dell’elemento soggettivo di dolo specifico finalizzato all’evasione dei tributi, integra un reato di pericolo e non di danno. La condotta non richiede infatti l’intervenuta attività di verifica, di accertamento o di riscossione tramite iscrizione a ruolo. E’ dunque sufficiente il pregiudizio patrimoniale alle ragioni dell’Erario in quanto e l’esecuzione è una mera evenienza.


(Cassazione, sentenza n. 25147/09)


 


In caso di indebita compensazione paga anche il socio


Lo strumento previsto dall’art. 322-ter c.p., ed esteso ai reati tributari dalla L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 143, non è riducibile alle forme di responsabilità societaria previste dagli ordinari strumenti concorsuali e dalle fattispecie di bancarotta, con la conseguenza che la mancata insinuazione dello Stato al passivo della società fallita non impedisce in nessun caso all’autorità giudiziaria di procedere al sequestro per equivalente nei confronti degli amministratori della società e dei concorrenti nel reato.


(Cassazione, sentenza n. 662/11)


 


L’omessa dichiarazione non integra bancarotta


E’ da escludere che nella fattispecie della bancarotta fraudolenta, prevista ai sensi dell’art. 216 del R.D. n. 267 del 16 marzo 1942 (Legge Fallimentare), possa rientrate anche l’omessa presentazione di dichiarazioni fiscali.


(Cassazione, sentenza n. 11279/10)


 


Dichiarazione fraudolenta e fatture per operazioni inesistenti


La riforma della disciplina penale tributaria ha contemplato sia i reati di danno, le dichiarazioni fraudolente ed infedeli, anche quelli di pericolo (presunto), quali condotte idonee alla lesione dell’interesse fiscale tramite l’emissione di documenti fittizi. Tuttavia, deve escludersi il concorso fra la fattispecie fra il delitto di emissione di documenti fittizi e quello relativo alla dichiarazione fraudolenta in capo al beneficiario dell’attività di produzione di documenti falsi successivamente utilizzati nella dichiarazione al fine di eludere o evadere le imposte.


(Cassazione, sentenza n. 10394/10)


 


Note in tema di notizie di reato e studi di settore


L’art.10, comma 6, della L. 8 maggio 1998, n. 146, letto in coordinamento con il comma 1 del medesimo articolo, espressamente prevede che “i maggiori ricavi, compensi e corrispettivi, conseguenti all’applicazione degli accertamenti di cui al comma 1 (quelli cioè che per espresso rinvio legislativo sono basati sugli studi di settore, di cui all’art. 62-sexies del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito nella L. 29 ottobre 1993, n. 427), non rilevano ai fini dell’obbligo della trasmissione della notizia di reato ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale”. In altre parole, un accertamento condotto secondo le modalità seguite dall’Amministrazione finanziaria non avrebbe potuto essere posto a base del procedimento penale, con sostanziale vizio di “improcedibilità” dell’azione penale medesima.


(Tribunale di Trieste, sezione Gip, sentenza n. 220/08)


 


Fatture per operazioni inesistenti


Non è censurabile dal punto di vista della motivazione la decisione del giudice (penale) del merito il quale abbia tratto dagli importi delle fatture, dai sistemi di pagamento e dalle incoerenze rilevate in ordine alla documentazione la circostanza che le fatture medesime non siano, in tutto od in parte conformi alla realtà ed effettività delle operazioni imponibili ivi rappresentate. Non vi è preclusione nella contestazione della commissione di reati tributari qualora non sussistano elementi di prova circa contegni fraudolenti nell’esecuzione delle operazioni economiche (nella specie, lavori in appalto) se viene ad essere dimostrato che il meccanismo elusivo o di creazione di vantaggi fiscali era rivolto alla creazione di disponibilità di risorse esterne alla contabilità ufficiale.


(Cassazione, sentenza n. 37583/09)


 


Donazione di immobile e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte


Spetta al contribuente dimostrare gli elementi relativi alle contestate inettitudine ed inidoneità dell’iter notificatorio ai fini della conoscenza formale delle cartelle di pagamento delle quali afferma di avere ignorato l’esistenza. In difetto, deve ritenersi compiuto con l’intento di eludere il pagamento delle imposte la donazione di un bene immobile al coniuge da parte del contribuente sì da vanificare la riscossione coattiva nei propri confronti.


(Cassazione, sentenza n. 36838/09)


 


 


Natura e qualificazione del reato di emissione di fatture false


L’emissione di fatture per operazioni inesistenti, disciplinata dall’art. 8, D.Lgs. n. 74/2000 (e dal previgente art. 4, lett. D), del D.L. 10 luglio 1982, n. 429) costituisce fattispecie incriminatrice di pericolo astratto. La norma tutela la potestà di accertamento fiscale dello Stato, anticipando a momenti antecedenti la presentazione della dichiarazione ed a comportamenti suscettibili di integrare fenomeni di evasione d’imposta, la reazione dell’ordinamento penale tributario. Non è dunque richiesta effettiva evasione dei tributi essendo sufficiente la potenzialità lesive dell’evento o della condotta.


(Cassazione, sentenza n. 28654/09)


 


Beneficio economico implicito nell’emissione di fatture false


Laddove l’Amministrazione finanziaria abbia fornito elementi sui quali fondare la presunzione di inesistenza delle operazioni imponibili e la fittizietà e/o falsità delle fatture e dei documenti fiscalmente rilevanti compete al contribuente dimostrare l’effettiva sussistenza delle stesse operazioni oggetto di contestazione, dovendosi presumere che egli abbia conseguito un vantaggio economico dall’asserito comportamento fraudolento.


(Cassazione, sentenza n. 27546/09)


 


I files del computer aziendale hanno rilievo anche ai fini penali


Il superamento delle soglie di punibilità può essere provato anche attraverso la documentazione extracontabile (fogli stampati e file conservati nel computer) reperita dalla Guardia di Finanza nel corso degli accertamenti.


(Cassazione, sentenza n. 48148/09)


 


Cassazione civile, sez. III, sentenza 22.09.2009 n. 36818


Ai fini della determinazione dell’imposta evasa, citata dall’art. 5 del D.Lgs. n. 74/00, occorre considerare i ricavi effettivi e non quelli esigibili e non ancora percepiti. Peraltro, a fronte di un accertamento di fatto in cui la soglia di punibilità è considerata “largamente superata”, il ricorrente non può limitarsi ad una censura generica, senza specificare quali fossero i ricavi effettivi da imputare ad esercizi successivi e quali i costi da dedurre.


(Cassazione, sentenza n. 36818/09)

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