Operazione di outsourcing all’estero

Con la sentenza nr. 1389/2011, la Corte di Cassazione definisce che non c’è deducibilità dal reddito d’impresa per i costi dei macchinari presi in locazioni finanziaria e concessi in comodato all’estero per l’esternalizzazione di manodopera, se non si dimostra che il bene rientra nel ciclo produttivo italiano: questa situazione non è considerata intrinseca al comodato delle macchine all’estero, poiché l’operazione potrebbe essere diretta ad ottenere utilità diverse a favore della società estera.




In particolare, la vicenda che coinvolge la Corte la trova costretta a respingere il ricorso di una società di capitali italiana acquirente, nel territorio nazionale, di macchinari concessi in comodato a imprese terze con sede all’estero, con la conseguente esternalizzazione di una parte della produzione.




La contribuente spiega che la formula di organizzazione adottata è basata su un contratto di comodato dei macchinari attraverso, quindi, la eliminazione di una parte dell’attività produttiva affidata ad altra impresa con la tecnica del comodato e non con quella dell’appalto o della cessione di un ramo d’azienda.




La vicenda parte dall’accertamento che recuperava a tassazione costi di quote di ammortamento e canoni di locazione per macchinari non utilizzati nella propria produzione: si procedeva, dunque, all’eliminazione del requisito di inerenza ed alla detassazione del reddito di impresa ex Dl 357/1994, per insussistenza dei presupposti normativi.




La questione giunta alla Commissione tributaria Provinciale, vedeva l’accoglimento del ricorso di parte contribuente: la Commissione sottolineava l’esistenza nel caso di specie sia del requisito dell’inerenza all’attività esercitata per la deducibilità dei costi delle macchine sia i presupposti per l’operata detassazione.




Contro questa decisione proponeva ricorso l’Amministrazione finanziaria, accolto dalla Commissione Tributaria Regionale..




Avverso la decisione di secondo grado, la società contestava quanto affermato dalla Commissione relativamente al requisito della produzione di ricavi, in quanto, sottolineava un’interpretazione dell’articolo 75 del Tuir vertente a considerare come “l’inerenza dipende dall’esercizio dell’attività imprenditoriale tesa a formare il reddito di impresa”.




La società continuava affermando che l’ottenimento dei ricavi si basava nell’attività di esternalizzazione dell’attività: in vero, si affermava che la vendita dei prodotti alla comodante portava la stessa verso un risparmio per il minor costo della manodopera nei Paesi di ubicazione delle macchine, con la conseguenza che tale risparmio sarebbe stato un ottenimento di ricavi, in quanto la commercializzazione avveniva in Italia.




L’intero impianto aziendale, porterebbe anche verso la possibile detassazione del reddito: gli acquisti dei prodotti dalle imprese terze estere erano effettuati a fine ciclo produttivo in Italia e i macchinari erano sempre di pertinenza della società ricorrente.




La Corte di cassazione risponde alle precisazioni della società affermando la non deducibilità delle quote di ammortamento proprie dei beni dati in comodato a imprese terze, se non è possibile provare il beneficio del comodante ed inoltre, nel caso in cui il comodatario sia un soggetto estero, non è esiste il requisito della territorialità necessario per l’agevolazione prevista dall’articolo 3 del Dl 357/1994.




Preliminarmente, è indispensabile ribadire che l’Amministrazione finanziaria con la risoluzione 9/1981, ha sostenuto che l’inerenza del bene esiste nell’ipotesi in cui le utilità dello stesso siano cedute all’impresa proprietaria e non a quella che lo ha utilizzato; allo stesso principio era giunta la giurisprudenza della Corte di cassazione per la quale l’attività d’impresa può essere svolta anche attraverso processi di esternalizzazione di diverse fasi di produzione, nei quali comunque, il soggetto mantiene la proprietà e il controllo dei mezzi di produzione..




Dunque secondo la giurisprudenza della Corte, la concessione di un bene in comodato non fa decadere la strumentalità e l’inerenza dello stesso potendo, dunque, il comodante dedurre i costi relativi.




Nella situazione particolare, la Corte di Cassazione ha ritenuto inesistente il collegamento tra il comodato dei macchinari alle imprese estere e il vantaggio conseguito, poiché non erano state specificate le modalità attraverso le quali il prodotto delle società estere rientrava nel ciclo produttivo del comodante.




La Corte continuava sostenendo che il vantaggio economico non poteva dirsi intrinseco nella dazione delle macchine a terzi, poiché i processi economici dell’operazione avrebbero potuto portare ad utilità diverse proiettate verso la realizzazione di profitti per le società controllate estere.




Per quanto riguarda la detassazione la Corte condivide quanto presentato dall’Amministrazione finanziaria ed in particolare si evidenzia come:




  • l’articolo 3, comma 2, del Dl 357/1994 prevede che gli investimenti siano realizzati nel territorio dello Stato;



  • ai fini della territorialità, con la circolare nr. 90/2001, l’Agenzia delle Entrate affermava che i beni dell’investimento dovevano appartenere a strutture aziendali ubicate nel territorio dello Stato, senza essere importante il luogo del loro effettivo utilizzo, anche se ci si riferiva essenzialmente ai beni mobili.




Dunque, nella sentenza in commento, la Cassazione conferma che i macchinari potevano essere utilizzati all’estero, con la precisazione che dovevano rimanere nella disponibilità e nell’uso dell’acquirente italiano: relativamente al comodato, la società acquirente si privava della disponibilità e dell’uso dei beni non, quindi, agevolati.




18 marzo 2011


Sonia Cascarano

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