Novità fiscali del 31 marzo 2011: piano antievasione a tutto campo: in prima linea il redditometro; quando i notai sono solidamente obbligati a pagare l’imposta di registro; scade oggi (31.03.2011) la presentazione telematica del Modello EAS; niente accertamento induttivo al ristorante; importare veicoli senza pagare IVA costituisce truffa

Novità fiscali del 31 marzo 2011


 






 


Indice:


 


1) Piano antievasione a tutto campo: in prima linea il redditometro


 


2) Tavolo tecnico al fine di snellire gli adempimenti fiscali


 


3) Quando i notai sono solidamente obbligati a pagare l’imposta di registro


 


4) Scade oggi (31.03.2011) la presentazione telematica del Modello Eas


 


5) E’ tempo di compleanno anche per “ComUnica”


 


6) Niente accertamento induttivo al ristorante


 


7) Importare veicoli senza pagare Iva costituisce truffa


 


 


1) Piano antievasione a tutto campo: in prima linea il redditometro


Incassi oltre i 10,6 miliardi nel 2010. Il Fisco tira le somme di un piano antievasione a tutto campo.


Redditometro in prima linea: l’imposta definita svetta a 96mln (+63%).


L’Antifrode porta a galla 6,4mld e la lotta agli illeciti internazionali 7,6


Fisco vincente sulla strada del recupero dell’evasione


Cresce la maggiore imposta accertata grazie a controlli sempre più mirati e s’impennano gli accertamenti sintetici chiusi con l’adesione da parte del contribuente. Tanto da far allungare il passo all’Agenzia delle Entrate, che nel 2010 porta nelle casse dell’Erario più di 10,6 miliardi di euro, contro i 9,1mld del 2009.


Peraltro, se alle somme incassate direttamente dall’attività di accertamento e di liquidazione delle dichiarazioni si aggiungono anche i 480 milioni di riscossioni da ruolo relative a interessi di mora e maggiori rateazioni, il consuntivo finale delle somme sottratte all’evasione e ricondotte nella disponibilità dei conti pubblici oltrepassa il muro degli 11miliardi di euro, facendo così registrare un doppio primato.


E per completezza, a questa cifra si devono aggregare anche i 6,6 miliardi di minori compensazioni registrate nel corso del 2010.


Bene anche le due task force dell’Agenzia: le indagini internazionali dell’Ucifi, infatti, portano a galla 7,6 miliardi di attività estere e trasferimenti non dichiarati nel quadro Rw, mentre l’Antifrode raddoppia l’exploit messo a segno nel 2009, facendo emergere frodi in materia di imposte sui redditi e Irap per oltre 6,4 miliardi d’imponibile evaso.


La strategia degli 007 del Fisco è sempre più diversificata e stratificata: continua il tutoraggio sulle grandi imprese, sono sempre più presidiate le medie e anche gli enti non commerciali finiscono sotto la lente del Fisco.


Ecco in otto mosse la marcia dei controlli.


Risk score per controlli selettivi


Gli accertamenti, grazie alla selezione dei contribuenti sulla base di analisi di rischio ben profilate e all’utilizzo delle banche dati a disposizione dell’Agenzia, stanno diventando sempre più mirati, tanto che tra il 2009 e il 2010, a fronte di un numero di controlli sostanzialmente stabile, la maggiore imposta accertata cresce sensibilmente. Mentre il numero degli accertamenti resta in linea, discostandosi di un solo punto percentuale negli ultimi due anni e assestandosi a quota 705.580 nel 2010, registra un aumento sensibile del più 6% l’imposta accertata, salendo da 26.338 milioni nel 2009 a 27.849 nell’anno passato.


Accertamento sintetico grande protagonista


Sul fronte delle persone fisiche, vola l’accertamento sintetico del reddito.


Nel 2010 il numero dei controlli in questo campo ha raggiunto quota 30.443, e la maggiore imposta accertata ha superato i 500 milioni di euro.


In particolare, sono schizzati verso l’alto gli accertamenti sintetici definiti con adesione o con acquiescenza, passati dagli 8.506 di due anni fa ai 12.729 del 2010 (+ 50%).


Allo stesso passo anche la maggiore imposta definita, che segna un’impennata del 63%, salendo da 59 a 96 milioni di euro.


Su “medi” e “big” i controlli non cedono il passo


Controlli più intensi sulle imprese di medie dimensioni, da cui arrivano 569 milioni di euro di incassi da versamenti diretti, più del doppio rispetto ai 234 del 2009. Non solo. Cresce anche il numero delle imprese controllate che balzano da poco più di 7mila nel 2009 a ben 15.524 nell’anno passato.


Tenere sotto controllo i grandi contribuenti è un impegno ormai consolidato del Fisco.


I risultati dell’azione di accertamento condotta nel 2010 si confermano in linea con l’anno precedente.


Si attesta, infatti, su 1,5 miliardi di euro il riscosso da versamenti diretti in capo ai grandi contribuenti, anche grazie alla spinta impressa dall’attività di tutoraggio.


Sono quasi mille in più i “big” accertati, che passano dai 1.667 del 2009 ai 2.609 dell’anno scorso.


Task Force all’opera


Sul versante del contrasto alle frodi, spicca l’attività della task force Antifrode che, a fronte di una leggera contrazione del numero delle verifiche e degli accessi mirati, ha accertato un maggior imponibile di oltre 4 miliardi per le imposte dirette e di 2,4 miliardi per l’Irap. Dati che arrivano addirittura a doppiare quelli del 2009, mentre resta elevata (724 milioni) la maggiore Iva contestata.


Girano a pieno regime anche i controlli sull’evasione internazionale, con l’Ucifi, l’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali, che ha fatto registrare ben 125 segnalazioni, la maggior parte delle quali per importi rilevantissimi.


Gli studi di settore affinano il tiro


La maggiore imposta accertata media dei controlli sui contribuenti non congrui agli studi sfonda quota 14 mila euro, facendo segnare un balzo in avanti del 12% rispetto al 2009, quando si era fermata a 12.800 euro.


Nello stesso tempo il numero degli accertamenti diminuisce sensibilmente, dai 56.437 del


2009 ai 30.219 del 2010. Una dinamica che conferma la tendenza a utilizzare


direttamente gli studi in modo sempre più mirato e assistito da altri elementi che ne confermino le risultanze.


Ciò ha consentito di migliorare la maggiore imposta accertata media (da 12.802 del 2009, a 14.341 del 2010) e, soprattutto, la maggiore imposta definita media (da 4.400 euro del 2009 a 5.005 del 2010).


Al diminuito utilizzo in accertamento ha comunque corrisposto l’impiego degli studi come strumento selettivo, per controlli più approfonditi condotti anche con l’utilizzo delle indagini finanziarie (che registrano un incremento del 7% rispetto al 2009).


Compensazioni sorvegliate speciali


Restano al centro delle strategie di controllo le indebite compensazioni tra debiti e crediti d’imposta. In questo settore, i crediti illecitamente compensati e recuperati ammontano complessivamente a 292 milioni di euro, contro i 229 milioni del 2009.


Segno più anche per il credito recuperato medio, che passa da 34 mila a 43 mila euro.


Nel mirino anche gli enti non commerciali


Gli ispettori del Fisco passano a setaccio anche gli enti che si dedicano al non profit e godono di un regime fiscale agevolato.


Sono 957 gli interventi specifici eseguiti in questo settore nel corso del 2010 (quota mai fino a ora raggiunta).


I rilievi dei verificatori hanno portato alla luce ben 238 milioni di euro di base imponibile e 28 milioni di Iva non versata.


È il primo bilancio della nuova campagna di controlli sui contribuenti che solo in apparenza svolgono attività non commerciale, creando distorsione del mercato e alterando la concorrenza.


L’obiettivo degli 007 del Fisco è smascherare chi abusa delle agevolazioni dedicate al non profit e assottigliare la platea dei “finti” enti non commerciali.


Adesioni e strumenti “evita-lite”


Il metodo più gettonato per evitare le liti e risolverle in contradditorio col Fisco rimane l’adesione, che fa incassare più di 2 miliardi di euro.


Tra gli strumenti per definire riscuotono appeal anche quelli di recente introduzione: l’adesione ai processi verbali di constatazione (11% del totale riscosso con gli accertamenti definiti) e gli inviti al contraddittorio (12%). Questi ultimi istituti deflativi portano nelle casse dello Stato un miliardo e 87 milioni di euro.


Grande successo anche per l’acquiescenza, cioè il pagamento spontaneo delle somme dovute, che si attesta a quota un miliardo, con una percentuale del 23% sul totale degli incassi da definizione.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 29 marzo 2011)


 


 


2) Tavolo tecnico al fine di snellire gli adempimenti fiscali


Semplificazione adempimenti tributari: parte il tavolo tecnico con le imprese.


E’ partito il 29 marzo 2011 il tavolo tecnico per snellire gli adempimenti tributari a carico delle imprese tra Agenzia delle Entrate, Rete Imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) e Confindustria.


La tabella di marcia prevede tempi ristretti e concretezza per arrivare a proposte condivise entro maggio.


Per raggiungere l’obiettivo sono stati creati quattro sottogruppi:


– regimi, adempimenti e modulistica;


– problematiche relative ai sostituti d’imposta;


– obblighi in materia di Iva;


– obblighi in materia di Imposte dirette.


(Agenzia delle Entrate, Rete Imprese Italia, Confidustria, comunicato congiunto del 29 marzo 2011)


 


 


3) Quando i notai sono solidamente obbligati a pagare l’imposta di registro


I notai (quali pubblici ufficiali) sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta di registro esclusivamente nelle ipotesi in cui l’imposta rivesta natura di imposta principale.


Negli aumenti di capitale in natura il notaio è, quindi, coobbligato per il Registro. L’imposta va considerata “principale”, stante la contestualità tra la delibera e la sottoscrizione.


In particolare, secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6606 del 23.03.2011, l’imposta di registro dovuta in relazione all’aumento di capitale effettuato mediante conferimenti in natura deve essere qualificata come principale, stante la contestualità tra la delibera e la sottoscrizione dell’aumento di capitale.


Per conseguenza, il notaio rogante è obbligato, in solido con l’azienda, al versamento del tributo.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 6606 del 23 marzo 2011)


 


 


4) Scade oggi (31.03.2011) la presentazione telematica del Modello Eas


Entro oggi (31 marzo) gli enti associativi devono inviare, utilizzando i canali telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, il modello Eas per segnalare i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali riportandoli nel modello di comunicazione.


Il decreto “milleproroghe” 2011 (D.L. n. 225/2010) ha, infatti, riaperto i termini per l’invio della comunicazione, scaduti il 31.12.2009, anche per le associazioni già esistenti al 29.11.2008.


Su tale adempimento, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 6/2011 ha, tra l’altro, precisato che si considerano tempestivamente presentati i modelli già trasmessi prima dell’entrata in vigore del “milleproroghe” 2011.


Importanza della presentazione del Modello Eas


Con l’invio telematico del modello Eas, reperibile sul sito delle Entrate, si consente agli enti di tipo associativo di usufruire di un regime fiscale agevolato, ossia la non imponibilità dei corrispettivi, delle quote e dei contributi di cui all’art. 148 del Tuir e all’art. 4 del D.p.r. 633/1972.


A tale scopo, sul modello vanno riportati i dati e le notizie fiscalmente rilevanti che permettono la verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria dell’esistenza dei requisiti necessari.


Le finalità sono quelle di tutelare le vere forme associazionistiche e isolare e contrastare l’uso distorto dello strumento associazionistico (C.M. n. 12/2009).


Soggetti obbligati alla presentazione del Modello Eas


Sono obbligati a presentare il modello Eas, previsto dall’art. 30 del D.L. n. 185/2008, gli enti associativi di natura privata, con o senza personalità giuridica, che si avvalgono di una o più delle previsioni di “decommercializzazione” in materia di imposte dirette e di Iva.


Secondo quanto riportato in una recente nota dell’Agenzia delle Entrate l’obbligo “riguarda anche quegli organismi che si limitano a riscuotere quote associative o contributi versati dagli associati o partecipanti a fronte dell’attività istituzionale svolta”.


Così come sono pure tenute all’invio telematico della comunicazione le società sportive dilettantistiche, definite dall’art. 90 della legge 289/2002, e le organizzazioni di volontariato, a eccezione di quelle espressamente escluse dalla norma.


Altresì, è stato chiarito che “la presentazione del modello deve essere effettuata da tutti i soggetti associativi con autonomia giuridica tributaria e, quindi, anche dalle articolazioni territoriali o funzionali di un ente nazionale, laddove le stesse si configurino come autonomi soggetti d’imposta”.


Soggetti esclusi dalla presentazione del Modello Eas


Non sono, invece, tenuti all’invio del modello Eas:


– Le associazioni pro-loco che optano per il regime della legge 398/1991;


– gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale;


– le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all’art. 6 della legge 266/1991, che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate con Decreto del Ministro delle Finanze del 25.05.1995.


Presentazione del Modello Eas “ridotto”


La C.M. n. 45/2009, ha specificato quali sono gli enti associativi, i cui dati sono disponibili presso pubblici registri o amministrazioni pubbliche, che possono presentare il modello Eas “ridotto”, limitandosi a compilare il primo riquadro e alcune specifiche parti del secondo riquadro.


Si tratta di associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni diverse da quelle esonerate; associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri, organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge 266/1991, associazioni riconosciute, associazioni riconosciute da confessioni religiose che hanno stipulato con lo Stato patti, accordi o intese; movimenti e partiti politici presenti nelle ultime elezioni; associazioni sindacali e di categoria.


Niente modello Eas se è solo cambiato il rappresentante dell’ente associativo


Per ultimo, la R.M. n. 125/2010 ha chiarito che i soggetti obbligati sono esonerati dall’invio del modello Eas laddove siano cambiati i dati identificativi del rappresentante legale o dell’associazione stessa e tali modifiche siano state già comunicate agli uffici finanziari con gli appositi modelli previsti per le variazioni ai fini Iva.


Presentazione del modello Eas a regime


A “regime” il modello Eas va inviato, per via telematica, entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’organismo, utilizzando canali di trasmissione diversi a seconda se l’invio è effettuato direttamente dall’interessato o tramite intermediari abilitati a Entratel.


Per l’invio della comunicazione, si utilizza il prodotto informatico, reperibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia.


Infine, nel caso in cui l’associazione perda i requisiti per usufruire dei benefici fiscali, il modello Eas va ripresentato entro 60 giorni, compilando l’apposita sezione “Perdita dei requisiti”.


 


 


5) E’ tempo di compleanno anche per “ComUnica”


La Comunicazione Unica ha compiuto un anno. Si tratta della procedura telematica che, dal 1° aprile 2010, consente di dar vita ad una attività imprenditoriale e di comunicare le eventuali modifiche aziendali, adempiendo a tutti gli obblighi di legge.


Benefici maggiori per la Pubblica amministrazione, che ha così potuto diminuire i costi di sportello e di personale.


Le pratiche svolte dal 1° aprile 2010 fino a oggi sono  state circa 2.944.537 (in media 8.179 al giorno, sabato e domenica inclusi, in pratica più di 5,68 al minuto).


Nel periodo sono nate 521.864 nuove imprese, mentre le variazioni comunicate sono state 1.876.323.


 


 


6) Niente accertamento induttivo al ristorante


Niente accertamento induttivo al ristorante basato sul consumo di caffè se dalle ricevute risulta un prezzo inferiore alla media.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7158 del 29.03.2011.


Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, i verificatori del fisco dal numero di caffè hanno presunto un numero di coperti superiori a quelli dichiarati dal contribuente, tuttavia il prezzo della bevanda era inferiore alla media e di ciò non è stato tenuto conto ai fini della determinazione dei maggiori ricavi, rendendo quindi infondato l’accertamento, almeno per tale punto.


Poiché lo stesso ufficio accertatore ha comunque contestato le scritture contabili che, peraltro, sono state disattese dalla Cassazione.


 


 


7) Importare veicoli senza pagare Iva costituisce truffa


Nel caso di importazione di auto dall’estero senza pagare l’IVA, si configura il reato di truffa ai danni dello Stato, oltre che di evasione fiscale.


Reato che viene ritenuto consumato non nel momento in cui le auto vengono rese commerciabili, ma nel momento in cui il soggetto non assolve l’IVA.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 12795 del 29 marzo 2011)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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