Novità fiscali del 2 marzo 2011: mancata presentazione di Unico: deduzione a forfait va sempre riconosciuta; disposizioni antifrode ed antiriciclaggio; regime fiscale di attrazione europea; società: è sempre possibile ripresentare la dichiarazione dei redditi a favore del contribuente; pensione di invalidità: il limite reddituale “vuole” la somma dei redditi dei coniugi; pubblicata la nuova direttiva sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali; notifica di copia anziché orginale: appello al fisco ammissibile; permessi a favore di persone con disabilità grave: circolare Inps

 






 


Indice:


 


1) Mancata presentazione di Unico: Deduzioni a forfait va sempre riconosciuta


 


2) Disposizioni antifrode ed antiriciclaggio


 


3) Regime fiscale di attrazione europea


 


4) Società: è sempre possibile ripresentare la dichiarazione dei redditi a favore del contribuente


 


5) federalismo fiscale: Governo pone la fiducia alla Camera


 


6) Pensione di invalidità: il limite reddituale “vuole” la somma dei redditi dei coniugi


 


7) Pubblicata la nuova direttiva sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali


 


8) Docte 2: perfezionata la tecnica che aggiorna il catasto terreni


 


9) Notifica di copia anziché orginale: appello al fisco ammissibile


 


10) Permessi a favore di persone con disabilità grave: circolare Inps


 


 


1) Mancata presentazione di Unico: Deduzioni a forfait va sempre riconosciuta


Deduzioni a forfait da riconoscere anche se la dichiarazione è omessa.


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4643 del 25 febbraio 2011, ha precisato che le deduzioni a forfait devono essere riconosciute dal fisco a prescindere dal comportamento del contribuente e, quindi, anche nel caso di volontaria omissione della dichiarazione.


Ciò poiché non si tratta di benefici, ma di modalità di determinazione della base imponibile.


Nel caso di specie, un contribuente, titolare di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente (co.co.co.), aveva omesso di dichiarare gli importi maturati che nel periodo dell’accertamento rientravano tra i redditi di lavoro autonomo.


Per cui, secondo la Suprema Corte, spetta comunque l’abbattimento forfettario previsto del 10%.


 


 


2) Disposizioni antifrode ed antiriciclaggio


L’art. 36 del D.L. n. 78/2010 (in Legge n. 122/2010) ha modificato in maniera significativa il D.Lgs. n. 231/2007.


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15/02/2011 (cd. omnibus) ha fornito i seguenti chiarimenti.


Per contrastare quei Paesi nei quali è maggiore il rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo e non vi è un adeguato scambio di informazioni anche in materia fiscale, viene previsto che il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con proprio decreto e sentito il Comitato di sicurezza finanziaria, provveda alla loro individuazione in una apposita lista.


Per conseguenza i soggetti sottoposti agli obblighi di cui al D.Lgs. n. 231 del 2007 in materia di antiriciclaggio dovranno astenersi dall’instaurare un rapporto continuativo, eseguire operazioni o prestazioni professionali ovvero dovranno cessare quelli già in essere, di cui siano parte direttamente o indirettamente società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore che hanno sede nei Paesi individuati con il predetto decreto.


Si tratta, ad esempio, delle diverse società di gestione operanti nel mercato finanziario, nonché delle società che svolgono attività – subordinate al possesso di licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi o registri – di commercio e mediazione, compresa l’esportazione e l’importazione di oro e di oggetti preziosi, di fabbricazione, di esercizio di case d’asta o gallerie d’arte, ecc.; degli intermediari finanziari e degli altri soggetti esercenti attività finanziaria; dei professionisti, ossia i soggetti iscritti nell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili, nell’Albo dei Consulenti del lavoro, i Notai e gli Avvocati e degli altri soggetti; dei Revisori contabili, nonché delle società di recupero crediti per conto terzi, di custodia e di trasporto di denaro contante, titoli o valori, delle agenzie di affari in mediazione immobiliare.


L’applicazione di tali misure è, altresì, prevista nei confronti di ulteriori entità giuridiche altrimenti denominate aventi sede nei Paesi sopra individuati di cui non è possibile identificare il titolare effettivo e verificarne l’identità.


Al fine di individuare le operazioni a rischio riciclaggio, il legislatore introduce un nuovo “elemento di sospetto” costituito dal ricorso “frequente o ingiustificato” ad operazioni in contante, anche se di importo inferiore al limite previsto dall’art. 49 del già citato D.Lgs. n. 231 del 2007 (ovvero, la soglia di 5.000 euro), ed, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro.


In presenza di operazioni compiute con le predette modalità, i soggetti sopra indicati hanno l’obbligo di inviare una segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria).


Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la circolare dell’11 ottobre 2010, prot. n. 297944, ha fornito chiarimenti sulla corretta applicazione della disposizione per quanto riguarda gli obblighi di segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria) in presenza di operazioni compiute con le predette modalità.


L’indicatore di cui all’art. 36 del D.L. 78/2010 non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione di operazioni sospette, per la quale rimane quindi indispensabile una valutazione complessiva fondata su una serie di elementi sia di natura oggettiva che soggettiva.


Vengono inasprite le pene pecuniarie al crescere dell’importo delle operazioni effettuate.


In particolare, si applicano le sanzioni nelle seguenti misure:


– 5.000 euro per operazioni di importo fino a 50.000 euro;


– dal 10% al 40% dell’importo dell’operazione qualora la stessa sia superiore a 50.000 euro;


– da 25.000 a 250.000 euro nel caso in cui l’importo dell’operazione non sia determinato o determinabile.


Disposizioni antiriciclaggio


L’art. 37 del D.L. n. 78/2010 (in Legge n. 122/2010) detta le disposizioni atte ad assicurare la compiuta conoscenza degli operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list (di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999 e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001) ammessi a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture ai sensi del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163.


A tal fine, la norma ha introdotto l’obbligo del rilascio di un’autorizzazione preventiva da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo le modalità che verranno stabilite con successivo decreto del Ministro stesso entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.


Il rilascio di tale autorizzazione è subordinato alla previa individuazione dell’operatore economico, individuale o collettivo, mediante la comunicazione dei dati che identificano gli effettivi titolari delle partecipazioni societarie – anche per il tramite di società controllanti e per il tramite di società fiduciarie – nonché alla identificazione del sistema di amministrazione, del nominativo degli amministratori e del possesso dei requisiti di eleggibilità previsti dalla normativa italiana. Ciò anche in deroga ad accordi bilaterali siglati con l’Italia che consentano la partecipazione alle procedure per l’aggiudicazione dei contratti di cui al D.Lgs. n. 163 del 2006, a condizioni di parità e reciprocità.


La neo disposizione prevede, inoltre, che il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con proprio decreto, possa escludere tale obbligo nei confronti di alcuni dei Paesi suddetti, ovvero di settori di attività svolte negli stessi, oppure estendere l’obbligo anche a Paesi cosiddetti non black list nonché a specifici settori di attività e a particolari tipologie di soggetti, al fine di prevenire fenomeni a particolare rischio di frode fiscale.


 


 


3) Regime fiscale di attrazione europea


L’art. 41 del L’art. 36 del D.L. n. 78/2010 (in Legge n. 122/2010) ha introdotto


nell’ordinamento tributario domestico un regime che favorisce la circolazione di sottosistemi giuridici all’interno dell’Unione Europea.


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15/02/2011 (cd. omnibus), ha spiegato che si tratta di una disposizione volta ad incoraggiare le imprese europee ad intraprendere nuove iniziative in Italia, consentendo loro di scegliere uno tra i regimi fiscali vigenti negli altri Stati membri dell’Unione.


In particolare, la norma consente alle imprese estere residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea, che intendono avviare nuove attività economiche in Italia, di chiedere l’applicazione della normativa tributaria vigente in un qualunque altro Stato membro in luogo di quella italiana.


Tale opzione è preclusa ai soggetti che risultano avere residenza fiscale in Italia.


L’accordo di ruling concluso rimane in vigore per tre periodi d’imposta.


Il regime impositivo che l’impresa estera può scegliere di sostituire è quello riferito alla “normativa tributaria statale italiana”; in altri termini, restano escluse dall’ambito di applicazione della norma in commento le imposte locali di competenza, ad esempio, di Comuni, Province e Regioni.


Al fine di attrarre realmente nuovi investimenti di soggetti esteri nel nostro Paese, mediante l’avvio di ulteriori iniziative imprenditoriali rispetto a quelle già esistenti in Italia, la norma subordina la facoltà di essere assoggettati ad un regime fiscale “alternativo” al rispetto di due condizioni.


In particolare, il legislatore ha previsto che la disposizione possa generare un concreto impulso positivo sulla vigente economia nazionale, circoscrivendone il campo di applicazione alle attività economiche che:


a) non risultino già esistenti alla data del 31 maggio 2010;


b) siano effettivamente esercitate nel territorio dello Stato italiano.


Per poter beneficiare del regime fiscale prescelto e consentire all’Amministrazione finanziaria di verificare anche la sussistenza dei suddetti requisiti, i soggetti interessati devono presentare apposita istanza di interpello secondo la procedura di cui all’articolo 8 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269.


Di tutta evidenza, la circostanza che il regime fiscale facoltativo introdotto dal citato art. 41 viene concesso non solo alle imprese estere che decidono di svolgere una nuova attività economica nel nostro Paese ma anche ai loro dipendenti e collaboratori.


 


 


4) Società: è sempre possibile ripresentare la dichiarazione dei redditi a favore del contribuente


E’ possibile ripresentare la dichiarazione dei redditi evidenziando una perdita dell’esercizio, in luogo dell’utile, con conseguente possibile recupero delle maggiori imposte spettanti al contribuente, senza che sia necessario presentare l’istanza di rimborso.


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4776 del 28 febbraio 2011, ha, infatti, stabilito che la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile a favore del contribuente e per il recupero delle maggiori imposte versate non è sempre necessario presentare istanza di rimborso.


Secondo la Corte Suprema la dichiarazione dei redditi non ha natura di atto negoziale. Anzi si tratta di una mera esternazione di scienza modificabile a seguito dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza.


Pertanto, alla luce delle ultime sentenze del giudice di legittimità è possibile presentare nuovamente la dichiarazione dei redditi pro-contribuente anche l’oltre l’anno, invece, “caldeggiato” dall’Amministrazione finanziaria.


Infatti, come è noto, secondo la tesi dell’Agenzia delle Entrate, il contribuente può modificare la propria dichiarazione entro il termine breve (entro l’anno successivo alla presentazione), anziché in quello lungo (entro il quarto anno successivo alla presentazione).


Il fatto e le decisioni di giurisprudenza


Il caso ha riguardato una società il cui bilancio del periodo di imposta 1990, indicante un utile a seguito della rivalutazione di beni immobili, era stato impugnato dalla Consob. La società aveva, quindi, approvato un nuovo bilancio (1993) per lo stesso periodo di imposta in perdita.


La perdita era stata, quindi, recuperata nella dichiarazione presentata successivamente all’approvazione del bilancio. L’amministrazione finanziaria aveva richiesto l’imposta compensata.


Nel primo grado di giudizio era stato accolto il ricorso della società.


Tuttavia, detto ricorso è poi stato respinto in secondo grado dalla Commissione Tributaria Regionale, secondo cui al tempo non era possibile emendare errori in dichiarazione con la conseguenza che la maggiore imposta versata doveva essere recuperata presentando la richiesta di rimborso.


Tesi, invece, adesso smentita dalla Cassazione che ha, accolto, ovviamente in via definitiva, il ricorso del contribuente.


 


 


5) federalismo fiscale: Governo pone la fiducia alla Camera


Il governo ha posto la questione di fiducia sulla risoluzione di maggioranza relativa al testo sul federalismo fiscale municipale. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito.


“Nessuna ulteriore imposizione viene introdotta per effetto del decreto” sul federalismo comunale. Lo ha reso noto il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli parlando in Aula alla Camera.


A meno di un mese dallo stop in bicamerale e da parte del Quirinale il decreto attuativo sul fisco comunale in settimana dovrebbe, a giorni, diventare legge.


In particolare, una volta avuto l’ok di Montecitorio il testo sui comuni dovrebbe avere il via libera definitivo probabilmente già nel Consiglio dei ministri in calendario il 03 marzo, la Lega pensa già al prossimo decreto, quello sul fisco regionale in esame in commissione bicamerale.


Giovedì inizia l’esame del provvedimento. La commissione dovrebbe approvarlo entro l’11 marzo ma non é escluso che venga chiesta una proroga, opzione possibile in base alla legge delega.


(Ansa, nota del 01 marzo 2011)


 


 


6) Pensione di invalidità: il limite reddituale “vuole” la somma dei redditi dei coniugi


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4677 del 25 febbraio 2011, ha stabilito che, ai fini della corresponsione della pensione di inabilità all’invalido civile assoluto,  deve essere considerato anche il reddito del coniuge.


Nel caso di specie, la Suprema Corte ha precisato che, fermo restando il limite di reddito posto dalla legge al fine del riconoscimento della pensione di inabilità, il computo deve essere effettuato tenendo conto della somma dei redditi dei coniugi e quindi seguendo il principio del cumulo.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 4677 del 25 febbraio 2011)


 


 


7) Pubblicata la nuova direttiva sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali


E’ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (L 48/1 del 23 febbraio 2011) la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, che sostituisce la direttiva 2000/35/CE che viene abrogata con effetto dal 16 marzo 2013.


Lo ha reso noto Assonime con una nota del 01 marzo 2011.


La direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione e gli Stati membri dovranno conformarsi alle nuove regole entro due anni.


In sede di recepimento è prevista la possibilità per gli Stati membri di escludere i contratti conclusi prima del 16 marzo 2013, a cui si continuerà ad applicare la direttiva 2000/35/CE.


La nuova direttiva ha lo scopo di rafforzare le previsioni della direttiva 2000/35/CE per contrastare il fenomeno dei ritardi di pagamento e garantire il corretto funzionamento del mercato interno, favorendo la competitività delle imprese.


Come nel sistema precedente, la direttiva riguarda ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale tra imprese e tra imprese e pubbliche amministrazioni che comporta la consegna di merci o la prestazione di servizi.


Le nuove regole sono differenziate a seconda che si tratti di transazioni tra imprese o tra imprese e PA.


Le pubbliche amministrazioni sono definite identificandole con le amministrazioni aggiudicatrici ai sensi delle direttive europee sugli appalti, indipendentemente dall’oggetto o dal valore dell’appalto.


Riguardo al termine di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese, gli Stati membri dovranno assicurare che il contratto non preveda periodi di pagamento superiori a sessanta giorni, a meno che ciò non sia espressamente concordato nel contratto e non risulti gravemente iniquo nei confronti del creditore.


Quando la data o il periodo di pagamento non sono stabiliti nel contratto, il periodo di pagamento è di trenta giorni.


Nelle transazioni commerciali tra imprese e pubbliche amministrazioni il termine di pagamento per le pubbliche amministrazioni è di trenta giorni, che possono essere estesi fino ad un massimo di sessanta giorni se concordato nel contratto e oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche.


Gli Stati membri possono prorogare il termine di pagamento fino a ad un massimo di 60 giorni nelle transazioni tra imprese ed enti pubblici di assistenza sanitaria o pubbliche amministrazioni che svolgono attività economiche di natura industriale e commerciale e che siano soggette ai requisiti di trasparenza di cui alla direttiva 2006/111/CE.


Il tasso di legge applicabile agli interessi di mora deriva dalla somma del tasso di riferimento della Banca centrale europea più almeno otto punti percentuali.


Le pubbliche amministrazioni non possono stabilire tassi inferiori per gli interessi di mora.


Nelle transazioni commerciali tra imprese gli Stati membri assicurano che il creditore ha diritto agli interessi di mora senza che sia necessario un sollecito qualora vengano rispettate determinate condizioni.


Inoltre, quando gli interessi di mora sono dovuti in conformità con quanto previsto dalla direttiva, il creditore ha il diritto di ottenere un importo fisso minimo di 40 euro a titolo di risarcimento delle spese di recupero del credito.


Il creditore, oltre a tale importo, ha il diritto di esigere dal debitore un risarcimento ragionevole per ogni restante costo di recupero che ecceda tale importo fisso, sostenuto a causa del ritardo di pagamento del debitore. I restanti costi possono comprendere anche le spese che il creditore ha sostenuto per aver affidato un incarico a un avvocato o a una società di recupero crediti.


La direttiva nel disciplinare le clausole contrattuali e le prassi inique stabilisce in modo specifico che le prassi o le clausole che escludono gli interessi di mora sono “sempre considerate” gravemente inique mentre quelle che escludono il risarcimento per i costi di recupero sono considerate gravemente inique in via presuntiva.


Gli Stati membri devono assicurare piena trasparenza in merito ai diritti e gli obblighi stabiliti dalla direttiva e utilizzare qualsiasi mezzo idoneo ad incrementare la consapevolezza tra le imprese dei rimedi ai ritardi di pagamento. Gli Stati membri possono incoraggiare la redazione di codici di pagamento rapido che prevedano termini di pagamento chiaramente definiti e un adeguato procedimento per trattare tutti i pagamenti oggetto di controversia.


Infine, rimane invariata per gli Stati membri la facoltà di mantenere o adottare disposizioni più favorevoli al creditore di quelle necessarie per conformarsi alla direttiva.


(Assonime, nota del 01 marzo 2011)


 


 


8) Docte 2: perfezionata la tecnica che aggiorna il catasto terreni


Dopo la fase transitoria, nuovo supporto informatico e nuovi stampati obbligatori a partire dal 2 maggio.


Inaugurata Docte 2, la procedura informatica per comunicare le variazioni delle qualità di coltura o quelle di destinazione delle particelle censite al catasto terreni.


L’approvazione del nuovo software con un provvedimento del direttore dell’Agenzia del Territorio del 28 febbraio 2011, che dato il via libera anche alle specifiche tecniche e ai modelli per la presentazione della dichiarazione di variazione in forma cartacea.


L’attivazione dell’intero pacchetto è prevista a partire dal 14 marzo.


A differenza della vecchia versione, spiega una nota del Territorio, il supporto informatico aggiornato consente di acquisire tutte le notizie necessarie alla registrazione e non soltanto le informazioni di tipo tecnico.


Confluiranno nel sistema, ad esempio, anche le informazioni riguardanti il dichiarante nell’ipotesi in cui questo sia diverso dal titolare dei diritti reali sul terreno o quelle di un eventuale delegato alla presentazione del modello.


Integrati, inoltre, grazie a Docte 2, i dati indicati dagli agricoltori nelle domande per l’attribuzione dei contributi europei gestite dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) e quelli contenuti nella dichiarazione catastale, un passo in avanti significativo in direzione della semplificazione prevista dalla legge 286/2006.


Non finiscono qui le nuove opportunità fornite dal software.


Possibile anche richiedere, nell’ambito della stessa coltura, una classe inferiore o superiore a quella posseduta ed effettuare il “classamento per parificazione” se la qualità dovesse essere assente dai quadri tariffari pubblicati.


Il pacchetto, inoltre, contiene una guida automatica per l’individuazione della qualità di coltura catastale compatibile con quelle del quadro tariffario del Comune o della zona censuaria.


Vecchia procedura e vecchi modelli potranno essere utilizzati ancora fino al 30 aprile, data di chiusura della fase transitoria di applicazione che avrà inizio il 14 marzo: dal 2 maggio, quindi, entrano a regime Docte 2 e gli stampati approvati ieri.


Il comunicato specifica che il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale escluse le zone amministrate, in materia di catasto, dalle province autonome di Trento e Bolzano e nei comuni in provincia di Vicenza e Brescia nei quali è in vigore il sistema dei libri fondiari gestito dalla provincia autonoma di Trento.


(Notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate del 01 marzo 2011)


 


 


9) Notifica di copia anziché orginale: appello al fisco ammissibile


Ok all’appello con notifica all’Ufficio della fotocopia: ricorso originale depositato in Commissione tributaria.


L’appello è ammissibile anche quando il contribuente notifichi il ricorso mediante consegna all’Ufficio finanziario di una copia fotostatica, depositando l’originale dell’atto presso la segreteria della commissione tributaria adita.


(Corte di Cassazione, ordinanza n. 4315 del 22 febbraio 2011, in Ipsoa del 01 marzo 2011)


 


 


10) Permessi a favore di persone con disabilità grave (art. 33 della legge n. 104/992: circolare Inps)


Con l’entrata in vigore (dal 24 novembre 2010) della legge n. 183/2010 con la quale sono state introdotte nuove disposizioni sui permessi retribuiti a favore dei dipendenti che assistono familiari con disabilità grave, l’Inps, con la circolare n. 45 del 01 marzo 2011, ha fornito un quadro riepilogativo della disciplina in materia di permessi previsti dall’art. 33 della legge 104/1992.


L’Istituto previdenziale ha prima illustrato le principali novità introdotte dalla citata legge:


– Viene ristretta la platea dei soggetti legittimati a fruire dei permessi per assistere persone in situazione di disabilità grave.


– Non è ammessa l’alternatività tra più beneficiari, in quanto i permessi possono essere accordati soltanto ad un unico lavoratore. La sola eccezione è prevista per i genitori di figli con disabilità grave ai quali è riconosciuta la possibilità di fruire dei permessi in argomento alternativamente, sempre nel limite dei tre giorni per persona disabile.


– Non sono più richiesti i requisiti della convivenza, della continuità ed esclusività dell’assistenza.


– Il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere.


– Viene prevista la decadenza dal diritto alle agevolazioni in caso di accertamento di insussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa in materia.


– Viene istituita una banca dati presso il Dipartimento della Funzione Pubblica relativa ai benefici in argomento.


L’Inps ha poi chiarito i seguenti argomenti:


– Soggetti aventi diritto


– Modalità di fruizione dei permessi


– Assenza di ricovero


Certificazione di disabilità grave (verbale di accertamento)


Qualora siano trascorsi 15 giorni – in caso di patologie oncologiche – o 90 giorni – per tutte le altre patologie – dalla data di inoltro della suddetta istanza, e il dipendente non sia ancora in possesso della certificazione di disabilità grave, lo stesso può presentare domanda all’ufficio competente per la concessione dei permessi in questione, allegando una certificazione provvisoria rilasciata dal medico in servizio presso una struttura pubblica o privata equiparata alla pubblica, specialista nella patologia dalla quale è affetta la persona disabile; detta certificazione ha validità fino alla conclusione del procedimento di accertamento.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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