Le statistiche del 2010 sui redditi dichiarati nel 2009

vediamo cosa ci raccontano i numeri relativi al gettito IRPEF dell’anno scorso: qual’è stato l’impatto della crisi economica sulle tasche degli italiani?

La crisi economica, che ha fatto sentire i suoi effetti con veemenza negli ultimi due anni, non è ancora riuscita a intaccare i portafogli degli italiani: i redditi complessivi dichiarati nel 2009 sono pressoché invariati rispetto all’anno precedente, anche se a dividerseli sono sempre in meno, dal momento che per la prima volta il numero dei contribuenti IRPEF registra un saldo annuale negativo. Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dalle anticipazioni rilasciate dal Dipartimento delle Finanze, l’organismo del Ministero dell’Economia che si occupa dell’organizzazione del sistema fiscale, in merito alle dichiarazioni sulle persone fisiche presentate nell’anno 2010, e dunque relative ai redditi percepiti nel 2009.

 

I dati, che sono stati resi disponibili in forma estesa sul sito del Dipartimento, sono stati accolti favorevolmente da molti osservatori: l’aspetto più confortante è la sostanziale tenuta dei redditi in un contesto di calo generale del PIL reale (-5,2%) e di quello nominale (-1,2%). Le due principali componenti della base imponibile IRPEF mostrano infatti trend molto meno negativi o addirittura positivi: i redditi da lavoro dipendente dichiarati, che costituiscono il 53% del reddito imponibile complessivo, sono calati soltanto dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Su questo dato incidono positivamente da una parte l’aumento del 3,1% delle retribuzioni orarie contrattuali, dovuto al rinnovo di alcuni contratti collettivi nel settore privato e in quello pubblico, e dall’altra l’impiego dei cosiddetti “ammortizzatori sociali”: nel corso del 2009, infatti, l’INPS ha erogato un totale di 4,5 miliardi ai fini del mantenimento dei salari, contro i 2,8 miliardi dell’anno precedente, e queste cifre vengono naturalmente conteggiate a fini tributari come redditi da lavoro dipendente. A loro volta i redditi da pensione (28% della base imponibile), non influenzati dalla congiuntura economica, sono cresciuti del 4,6% rispetto al 2008. Complessivamente, il reddito dichiarato a livello nazionale è quindi rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente, malgrado la crisi: 783 miliardi di euro, +0,1% sul 2008. Secondo la nota diffusa dal Dipartimento, questo risultato si deve in parte anche al significativo aumento del gettito dovuto al recupero dell’evasione fiscale, che nel corso del 2009 ha generato entrate per 9,1 miliardi di euro, il 32% su base annua. Un trend che è proseguito anche nel 2010, quando il recupero dell’evasione ha fruttato altri 10,5 miliardi di gettito. Traguardo raggiunto grazie all’intensificarsi dell’attività di accertamento: l’Agenzia dell’Entrate ha infatti dichiarato di aver incrementato dell’81% i confronti tra i redditi dichiarati e la capacità di spesa, effettuati con l’ausilio delle banche dati, e di aver accertato con questo sistema il 61% in più di imposte rispetto a quanto rilevato l’anno precedente.

 

Il rovescio della medaglia è la diminuzione dei contribuenti IRPEF che, come detto, è una “prima” assoluta a livello nazionale. Rispetto al 2008, infatti, la dichiarazione dei redditi è stata presentata da circa 280.000 persone in meno, lo 0,7% del totale: un fenomeno che riguarda in particolare le fasce d’età tra i 25 e i 44 anni (-3%) e, soprattutto, al di sotto dei 24 anni (-10%). Dati che riflettono evidentemente il calo dell’occupazione, soprattutto quella temporanea (-7,3%), rilevato dall’ISTAT: non a caso il numero dei soggetti che dichiarano redditi da lavoro dipendente è sceso dell’1,3%. D’altra parte c’è da registrare anche un aumento delle partite IVA che, pur non potendo compensare il calo dell’occupazione, dà segnali confortanti sull’imprenditoria giovanile: la percentuale di aperture di nuove partite IVA da parte di soggetti di età inferiore ai 30 anni è infatti passata dal 12,6% del 2006 al 19,8% del 2009, per poi crescere ancora fino al 22,5% nel 2010.

 

Il calo del numero di contribuenti comporta anche, a parità (o quasi) di reddito complessivo, una crescita del reddito medio, che sale dello 0,8% attestandosi sui 19.030 € a contribuente. Dato che presenta come sempre notevoli oscillazioni a livello geografico: si va dai 22.430 € della Lombardia, la regione con il reddito medio più elevato, e dai 21.440 € del Lazio che la segue a ruota, fino ai 13.860 € della Calabria. In compenso, nelle regioni del Sud e nelle isole il reddito medio è cresciuto in modo più significativo che nel resto del paese: rispettivamente +1,75% e +1,64%.




Analizzando la suddivisione del reddito per classi di lavoro, è da rilevare che anche per il 2009 i lavoratori autonomi conservano il reddito medio più elevato: 42.240 € a contribuente contro i 19.790 € dei lavoratori dipendenti e i 14.600 € dei pensionati. Per quanto riguarda le imprese, il reddito medio di quelle in contabilità ordinaria è di 39.740 €, mentre per le imprese in contabilità semplificata si scende a 18.980 €. Va precisato che questi dati sono calcolati diversamente dallo scorso anno: il metodo di rilevazione precedentemente in uso, infatti, considerava nel calcolo dei redditi sia le imprese e i lavoratori autonomi effettivamente operanti per tutto l’anno, sia quelli attivi soltanto per una frazione, iniziale o finale, dell’anno stesso. Con il nuovo metodo la distorsione è stata corretta e ne è risultato un notevole incremento della media reddituale rispetto al vecchio sistema: +4,1% per le imprese in contabilità ordinaria, +5,7% per quelle in contabilità semplificata e +5,9% per i lavoratori autonomi.

 

Ciò nonostante, pur tenendo conto delle distorsioni, il reddito delle imprese resta in calo se confrontato con quello del 2008: del 5,3% per la contabilità ordinaria, in linea con il decremento del 5,2% del PIL nazionale, e del 2,8% per la contabilità semplificata. Aumentano mediamente del 2,6% il reddito dei lavoratori autonomi e del 4,7% quello delle pensioni, interessate dalla crescita più sostenuta. Il reddito medio da lavoro dipendente segue invece l’andamento del reddito medio complessivo, crescendo dello 0,8%: un dato, come detto, a due facce. Se infatti, da una parte, questo incremento riflette gli aumenti dei salari dovuti ai rinnovi contrattuali intervenuti nel corso dell’anno, dall’altro è dovuto anche alla riduzione del numero dei contribuenti, dal momento che alcuni tra i soggetti a reddito più basso sono usciti dal mercato del lavoro. Alcuni redditi, inoltre, potrebbero essere stati positivamente influenzati dall’applicazione di una tassazione agevolata (introdotta nel 2008) alle somme percepite in relazione agli aumenti di produttività o per lavoro straordinario.


Da rilevare inoltre che le statistiche precedenti si riferiscono soltanto ai lavoratori autonomi e alle imprese che dichiarano un reddito in positivo: questi ultimi sono sensibilmente diminuiti rispetto al 2008, causando un calo complessivo del reddito imponibile di quasi 4,5 miliardi di euro. Gli imprenditori in contabilità ordinaria che hanno chiuso l’anno in positivo, infatti, sono scesi del 10%, con una riduzione del reddito imponibile del 14% (pari a 2,5 miliardi di euro); quelli in contabilità semplificata sono calati del 6,3% facendo scendere il reddito imponibile del 9% circa (un miliardo di euro); infine, i lavoratori autonomi con un bilancio positivo sono scesi del 5,4%, per un calo del reddito di circa il 3% (oltre 900 milioni di euro). Anche in questo caso, quindi, nel valutare l’andamento del reddito medio bisogna tener conto del fatto che esso non considera i soggetti usciti dalla tassazione e quelli che hanno dichiarato una perdita, cresciuti del 6,2% in un anno.


Analizzando più nel dettaglio il reddito dichiarato dalle imprese, emerge che ad aver sofferto la crisi più pesante è il settore manifatturiero: in questo ambito, infatti, il reddito medio delle imprese in contabilità ordinaria è sceso del 20%, passando da oltre 28.000 euro a poco più di 23.000, mentre quelle in contabilità semplificata sono scese da 17.150 euro a 15.640 euro, perdendo il 9% del proprio reddito medio. Un dato che rispecchia, del resto, il decremento del 18,9% della produzione industriale registrato nel 2009.




L’analisi della distribuzione del reddito mostra una significativa diminuzione della ricchezza: l’87% dei contribuenti dichiara un reddito complessivo fino a 35.000 €, mentre il numero di chi supera i 200.000 € è sceso di circa 5.300 unità rispetto all’anno precedente (-7%) e rappresenta soltanto lo 0,17% del totale. Questa fascia è costituita per il 58,8% da lavoratori dipendenti, per il 27,5% da pensionati e per il 13,7% da contribuenti che dichiarano altri tipi di reddito, in calo addirittura del 20% in un anno.


L’imposta netta dichiarata complessivamente è pari a 146,5 miliardi di €, per una media di 4.720 € a contribuente: entrambe le cifre sono sostanzialmente invariate rispetto al 2008. Circa un quarto dei contribuenti (10,5 milioni) non versa alcuna imposta, perché non supera le soglie di esenzione o usufruisce di detrazioni fiscali. Inoltre il 52% del totale delle imposte è dichiarato dal 13% dei contribuenti, ossia da coloro che dispongono di redditi superiori ai 35.000 €. L’altra fascia di reddito più interessata dalle imposte è quella tra i 15.000 e i 20.000 €, che costituisce il 21% della popolazione e contribuisce all’imposta netta con una quota del 17%.


Infine il regime dei contribuenti minimi, entrato in vigore nel 2008, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al 20%. Rispetto all’anno precedente, è in forte crescita (+23,8%) il numero di soggetti che hanno scelto di aderire a questa formula di esazione fiscale, saliti a 627.322: si tratta soprattutto di contribuenti che svolgono attività professionali, scientifiche e tecniche (aumentati del 36,2%), ma anche dei settori del commercio (+12%), delle costruzioni (+11%), della sanità (+10%) e dei servizi (+9%).




Chiudiamo con due segnalazioni: innanzitutto le statistiche rivelano che nel 2009 la maggioranza dei contribuenti (il 41,46%) ha scelto per la dichiarazione dei redditi il modello 730, mentre il 25,49% ha presentato il modello Unico. Quest’anno, inoltre, i dati statistici forniti dal Ministero sono stati resi noti in modo particolarmente rapido, tanto che è possibile consultarli già cinque mesi dopo il termine di presentazione delle dichiarazioni (5 ottobre 2010): ancora lo scorso anno, per fare un esempio, i dati erano stati resi disponibili soltanto alla fine del mese di aprile. Questa accelerazione, secondo il Dipartimento, dipende dai miglioramenti apportati alle procedure di valutazione statistica e dalle più celeri operazioni di ricezione e trattamento delle dichiarazioni.




23 MARZO 2011


Eugenio Peralta

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