Il nuovo sistema dei tributi locali (seconda parte)


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  • IMU secondaria


L’art. 11 de decreto stabilisce che: “L’imposta municipale secondaria è introdotta, a decorrere dall’anno 2014, con deliberazione del consiglio comunale, per sostituire le seguenti forme di prelievo: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari. L’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza è abolita a decorrere dall’introduzione del tributo di cui al presente articolo.


Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della citata legge n. 400 del 1988, d’intesa con la Conferenza Stato-città autonomie locali, è dettata la disciplina generale dell’imposta municipale secondaria, in base ai seguenti criteri:


a) il presupposto del tributo è l’occupazione dei beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni, nonché degli spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico, anche a fini pubblicitari;


b) soggetto passivo è il soggetto che effettua l’occupazione. Se l’occupazione è effettuata con impianti pubblicitari è obbligato in solido il soggetto che utilizza l’impianto per diffondere il messaggio pubblicitario;


c) l’imposta è determinata in base ai seguenti elementi:


1) durata dell’occupazione;


2) entità dell’occupazione, espressa in metri quadrati o lineari;


3) fissazione di tariffe differenziate in base alla tipologia ed alle finalità dell’occupazione, alla zona del territorio comunale oggetto dell’occupazione ed alla classe demografica del comune;


le modalità di pagamento, i modelli della dichiarazione, l’accertamento, la riscossione coattiva, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso sono disciplinate in conformità con quanto previsto dall’articolo 9, commi 4, 6 e 7, del presente decreto legislativo;


l’istituzione del servizio di pubbliche affissioni non è obbligatoria e sono individuate idonee modalità, anche alternative all’affissione di manifesti, per l’adeguata diffusione degli annunci obbligatori per legge, nonché per l’agevolazione della diffusione di annunci di rilevanza sociale e culturale;


i comuni, con proprio regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del citato decreto legislativo n. 446 del 1997, hanno la facoltà di disporre esenzioni ed agevolazioni in modo da consentire anche una più piena valorizzazione della sussidiarietà orizzontale, nonché ulteriori modalità applicative del tributo”.


Anche l’Imu secondaria, ha decorrenza dall’anno 2014. La stessa imposta, verrà approvata con deliberazione del consiglio comunale, e sostituirà:




  1. La TOSAP (tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubblicitarie);



  2. COSAP (canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche);



  3. ICPDPA (imposta comunale sulla pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni);



  4. CIMP (canone per l’autorizzazione all’installazione di mezzi pubblicitari).


Soggetti passivi dell’imposta sono coloro che occupano. Infatti, presupposto impositivo è l’occupazione di beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni.


Per quanto attiene alle modalità di pagamento, la dichiarazione, la riscossione, sono stabiliti conformemente alla disciplina dell’IMU propria.


L’imposta è determinata in base alla durata e all’entità dell’occupazione (espressa in metri quadri o lineari), e in base alla tipologia e finalità dell’occupazione.


I comuni possono disporre con regolamento le esenzioni e le agevolazioni dall’imposta.






  • Fondo Perequativo Dei Comuni E Delle Province


L’art. 13, del decreto sul federalismo municipale disciplina il Fondo perequativo e stabilisce che: “Per il finanziamento delle spese dei comuni e delle province, successivo alla determinazione dei fabbisogni standard collegati alle spese per le funzioni fondamentali, è istituito nel bilancio dello Stato un fondo perequativo, con indicazione separata degli stanziamenti per i comuni e degli stanziamenti per le province, a titolo di concorso per il finanziamento delle funzioni da loro svolte. Previa intesa sancita in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale e del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite, salvaguardando la neutralità finanziaria per il bilancio dello Stato e in conformità con l’articolo 13 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le modalità di alimentazione e di riparto del fondo. Il Fondo perequativo a favore dei comuni è alimentato da quote del gettito dei tributi di cui all’articolo 2, commi 1 e 2, e dalla compartecipazione prevista dall’articolo 7, comma 2. Tale fondo è articolato in due componenti, la prima delle quali riguarda le funzioni fondamentali dei comuni, la seconda le funzioni non fondamentali. Le predette quote sono divise in corrispondenza della determinazione dei fabbisogni standard relativi alle funzioni fondamentali e riviste in funzione della loro dinamica.


L’art. 13 prevede che sia istituito nel bilancio dello Stato un fondo perequativo, che sia finalizzato al finanziamento delle spese dei comuni e delle province, successivo alla determinazione dei fabbisogni standard.


Il Fondo è composto di due componenti. La prima, riguarda le funzioni fondamentali dei comuni; la seconda, le funzioni non fondamentali.


Il fondo, stabilisce la norma, è alimentato da quote del gettito dei tributi devoluti, nonché dalla compartecipazione al gettito dei tributi nell’ipotesi di trasferimento immobiliare (art. 10 del decreto).






  • Fase transitoria v. Sole 24 Ore del 7/3.


L’art. 14 del decreto disciplina la fase transitoria. Stabilisce, infatti, che: “L’imposta municipale propria è indeducibile dalle imposte erariali sui redditi e dall’imposta regionale sulle attività produttive.


Al fine di assicurare la neutralità finanziaria del presente decreto, nei confronti delle Regioni a statuto speciale il presente decreto si applica nel rispetto dei rispettivi statuti e in conformità con le procedure previste dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e in particolare:


a)nei casi in cui, in base alla legislazione vigente, alle Regioni a statuto speciale spetta una compartecipazione al gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ovvero al gettito degli altri tributi erariali, questa si intende riferita anche al gettito della cedolare secca di cui all’articolo 3;


b)sono stabilite la decorrenza e le modalità di applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 2 nei confronti dei comuni ubicati nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome, nonché le percentuali delle compartecipazioni di cui alla lettera a); con riferimento all’imposta municipale propria di cui all’articolo 8 si tiene conto anche dei tributi da essa sostituiti.


Nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, le modalità di applicazione delle disposizioni relative alle imposte comunali istituite con il presente decreto sono stabilite dalle predette autonomie speciali in conformità con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione; per gli enti locali ubicati nelle medesime regioni e province autonome non trova applicazione quanto previsto dall’articolo 2, commi da 1 a 8; alle predette regioni e province autonome spettano le devoluzioni e le compartecipazioni al gettito delle entrate tributarie erariali previste dal presente decreto nelle misure e con le modalità definite dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di attuazione per i medesimi tributi erariali o per quelli da essi sostituiti.


Il presente decreto legislativo concorre ad assicurare, in prima applicazione della citata legge n. 42 del 2009, e successive modificazioni, e in via transitoria, l’autonomia di entrata dei comuni. Gli elementi informativi necessari all’attuazione del presente decreto sono acquisiti alla banca dati unitaria delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 13 della citata legge n. 196 del 2009, nonché alla banca dati di cui all’articolo 5, comma 1, lettera g), della citata legge n. 42 del 2009.


In coerenza con quanto stabilito con la decisione di finanza pubblica di cui all’articolo 10 della citata legge n. 196 del 2009, in materia di limite massimo della pressione fiscale complessiva, la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, avvalendosi della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, monitora gli effetti finanziari del presente decreto legislativo al fine di garantire il rispetto del predetto limite, anche con riferimento alle tariffe, e propone al Governo le eventuali misure correttive.


È confermata la potestà regolamentare in materia di entrate degli enti locali di cui agli articoli 52 e 59 del decreto legislativo n. 446 del 1997 anche per i nuovi tributi previsti dal presente provvedimento.


Sino alla revisione della disciplina relativa ai prelievi relativi alla gestione dei rifiuti solidi urbani continuano ad applicarsi i regolamenti comunali adottati in base alla normativa concernente la tassa sui rifiuti solidi urbani e la tariffa di igiene ambientale. Resta ferma la possibilità per i comuni di adottare la tariffa integrata ambientale.


A decorrere dall’anno 2011 le delibere di variazione dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche hanno effetto dal 1° gennaio dell’anno di pubblicazione sul sito informatico di cui all’articolo 1, comma 3, del citato decreto legislativo n. 360 del 1998, a condizione che detta pubblicazione avvenga entro il 31 dicembre dell’anno a cui la delibera afferisce. Le delibere relative all’anno 2010 sono efficaci per lo stesso anno d’imposta se la pubblicazione sul predetto sito avviene entro il 31 marzo 2011. Restano fermi, in ogni caso, gli effetti delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 169, della citata legge n. 296 del 2006.


Per il perseguimento delle finalità istituzionali, di quelle indicate nell’articolo 10, comma 5, del citato decreto legislativo n. 504 del 1992, nonché dei compiti attribuiti con i decreti legislativi emanati in attuazione della citata legge n. 42 del 2009, e successive modificazioni, anche al fine di assistere i comuni nell’attuazione del presente decreto e nella lotta all’evasione fiscale, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani si avvale delle risorse indicate nell’articolo 10, comma 5, del citato decreto legislativo n. 504 del 1992. A decorrere dal 1° gennaio 2014 l’aliquota percentuale indicata nel predetto articolo è calcolata con riferimento al gettito annuale prodotto dall’imposta di cui all’articolo 8. Con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabilite le modalità di attribuzione delle risorse in sostituzione di quelle vigenti, nonché le altre modalità di attuazione del presente comma.


Il quinto comma dell’art. 14, al fine di garantire quanto stabilito dall’art. 10 della L. 42 del 2009, in materia di limite massimo di pressione fiscale complessiva, stabilisce un meccanismo di monitoraggio sugli effetti finanziari del decreto sul federalismo municipale, attraverso il controllo da parte della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, che si avvale anche della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale.


Al comma 6, l’art. 14 stabilisce che rimane confermata la potestà regolamentare generale dei comuni e delle province, ai sensi dell’art. 52 del D.Lgs. 446/1997, e anche la potestà regolamentare in materia di imposta comunale sugli immobili, come disciplinata dall’art. 59 del D.Lgs. 446/1997.


Il decreto ha previsto anche sanzioni amministrative per l’inadempimento degli obblighi di dichiarazione concernenti gli immobili. E ai Comini che recuperano gettito è assegnata una quota pari al 50% del gettito derivante dalla loro attività di accertamento.


I sindaci avranno inoltre, la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef entro il limite massimo dello 0,4%.






  • Problematiche Tarsu-Tia:


L’ART. 14, comma 7, del decreto sul federalismo municipale stabilisce che:“Sino alla revisione della disciplina relativa ai prelievi relativi alla gestione dei rifiuti solidi urbani continuano ad applicarsi i regolamenti comunali adottati in base alla normativa concernente la tassa sui rifiuti solidi urbani e la tariffa di igiene ambientale. Resta ferma la possibilità per i comuni di adottare la tariffa integrata ambientale”.


L’art. 14, comma 7 del decreto sul federalismo municipale, (come già rilevato il comma 6 dello stesso articolo ha confermato la potestà regolamentare di comuni e province anche per i tributi di nuova istituzione), stabilisce che, con riferimento alle entrate degli enti locali, continuano ad applicarsi i regolamenti TARSU e TIA, sino alla revisione della disciplina, restando ferma per i comuni la facoltà di applicare la tariffa integrata ambientale.


Come già successo in passato, il legislatore ha utilizzato, erroneamente la formula “si applicano i regolamenti comunali in materia di TARSU”.


Qui di seguito, si ribadisce quanto già da me evidenziato in passato, circa la inapplicabilità della TARSU a partire dal 1° gennaio 2010, e così anche per il 2011.






  1. Dal 1993 al 1997: VIGENZA TARSU


Con la L. 23/10/1992 n. 421 fu conferita delega al Governo per la razionalizzazione delle discipline normative in materia di finanza territoriale. Tale delega portò all’emanazione del D.Lgs. del 15 novembre 1993, n. 507 (“revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell’art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale”), attraverso il quale il Legislatore, pur mantenendo pressoché inalterato l’impianto generale della TARSU, ne ha ridefinito i caratteri rendendo più marcata la sua natura di “tassa”, attraverso il rafforzamento del legame tra la sua corresponsione e la prestazione del servizio pubblico di rimozione dei rifiuti.






  1. Dal 1997 al 2006: VIGENZA TIA




  1. 1997-1999: il 2 marzo 1997, è entrato in vigore il D.Lgs. n. 22 del 5 febbraio 1997. Lo stesso decreto, all’art. 49, contiene una norma abrogativa espressa, che così stabilisce: “La tassa per lo smaltimento dei rifiuti di cui alla sezione II dal Capo XVIII del titolo III del testo unico della finanza locale, approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, come sostituito dall’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, ed al capo III del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 è soppressa a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma 5, entro i quali i comuni devono provvedere alla integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa di cui al comma 2”.


Allo stesso comma la norma di cui all’art.49 stabilisce altresì l’istituzione di un regime transitorio per il graduale adeguamento da parte dei Comuni del regime di prelievo, passando dall’applicazione di un tributo non più vigente alle regole della nuova normativa in materia di gestione del servizio rifiuti.




  1. 1999- 2002: nel 1999 viene emanato il regolamento (D.P.R. 158 del 27/04/1999) attuativo del D.Lgs. 22/1997. L’art. 11 del D.P.R.158/1999 rubricato “disposizioni transitorie” detta disposizioni per disciplinare il regime transitorio per il graduale adeguamento alla nuova normativa in materia di rifiuti, stabilendone inizialmente la durata massima di “tre anni”.



  2. 2002-2003: la L. 27 dicembre 2002, n. 289 (Finanziaria 2003), all’art. 1, ha modificato da “tre anni” a “quattro anni” il termine di cui all’art.11 del D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999.



  3. 2003-2004: il termine per l’adeguamento alla TIA di cui all’art. 11 del D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999 è stato modificato da “quattro anni” a “cinque anni” dalla L. n. 299 del 27 dicembre 2003 (Finanziaria 2004).



  4. 2004-2005: il termine per l’adeguamento alla TIA di cui all’art. 11 del D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999 è stato modificato da “cinque anni” a “sei anni” dall’art. 1, comma 523, della L. n. 311 del 30 dicembre 2004 (Finanziaria 2005).



  5. 2005-2006: il termine per l’adeguamento alla TIA di cui all’art. 11 del D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999 è stato modificato da “sei anni” a “sette anni” dall’art. 1, comma 134, della L. n. 266, 23 dicembre 2005 (Finanziaria 2006).





  1. Dal 2006 a oggi: VIGENZA CODICE DELL’AMBIENTE




  1. Il 29 aprile del 2006 è entrato in vigore il D.Lgs. n. 152 del 03 aprile 2006 (C. D. CODICE DELL’AMBIENTE), che all’art. 264 contiene una norma abrogativa espressa del D.Lgs. n. 22 del 05 febbraio 2010, mentre l’art. 238, comma 6, stabilisce un termine, inizialmente di sei mesi, per l’emanazione del regolamento di attuazione della nuova normativa.



  2. 2006-2007: la L. n. 296 del 27 dicembre 2006 (Finanziaria 2007) ha stabilito all’art.1, comma 184, lett. a) che “ il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per il 2008”.



  3. 2008-2009: il D.L. n. 208 del 30 dicembre 2008, convertito, con modificazione, dalla legge n. 13 del 27 febbraio 2009, recante “misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente” ha stabilito all’art. 5, comma 1, che “all’art. 1, comma 184, della legge 27/12/2006 n. 296, sono apportate le seguenti modifiche: a) alla lettera a), le parole: «e per l’anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «e per gli anni 2008 e 2009»”.



  4. 2010: manca del tutto per l’anno 2010 una norma di proroga del regime transitorio previsto dall’art.1, comma 184, della L. n. 296 del 27 dicembre 2006, così come, invece, prevista per gli anni precedenti.


E poiché l’articolo 23 della Costituzione stabilisce una riserva di legge in materia tributaria, non è più possibile per i Comuni richiedere il pagamento della Tarsu, in quanto non esiste più alcuna norma di fonte primaria che legittimi l’applicazione della relativa legge (D.Lgs. 507 del 15 novembre 1993). E pertanto gli eventuali regolamenti emanati dai Comuni e applicativi della Tarsu saranno da considerarsi, inevitabilmente, illegittimi.




  1. 2011: non è stato colmato il vuoto legislativo. Manca ancora una norma espressa, anche di proroga del regime transitorio, che renda legittima, in virtù della riserva di legge ex. art. 23 della Costituzione, l’imposizione della Tarsu.




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Si chiarisce, l’evoluzione legislativa dei regimi transitori, in base ai quali, dalla data della sua abrogazione e fino al dicembre 2009, si è potuto legittimamente applicare la disciplina della TARSU.


L’art. 49 del D.Lgs. 22 del 5 febbraio 1997 al primo comma stabilisce che: “La tassa per lo smaltimento dei rifiuti di cui alla sezione II del Capo XVIII del titolo III del testo unico della finanza locale, approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, come sostituito dall’articolo 21 del Decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, ed al capo III del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 è soppressa a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma 5, entro i quali i comuni devono provvedere alla integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa di cui al comma 2”. Pertanto, è chiara la norma nello stabilire la decorrenza dell’abrogazione del D.Lgs. 507 del 15 novembre 1993, facendola coincidere con la decadenza del regime transitorio da disciplinarsi nel regolamento di attuazione. E, dunque, è indiscutibile che la sopravvivenza della Tarsu dipenda, per legge, solo ed esclusivamente dalla sopravvivenza di un regime transitorio che la proroghi espressamente (QUOD LEX VOLUIT DIXIT).


Il D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999 è il regolamento di attuazione del D.Lgs. 22/1997 (c.d. Decreto Ronchi) appena citato. All’art. 11, lo stesso regolamento disciplinava il regime transitorio, in conformità con il dettato della norma di cui al comma 5, dell’art. 49 D.Lgs. 22/1997. Tale regime transitorio stabiliva che gli enti locali erano tenuti a raggiungere la piena copertura dei costi di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa entro la fine della fase di transizione, la cui durata era fissata nel massimo, inizialmente, in tre anni. Il passaggio dalla Tarsu alla Tia del Decreto Ronchi era, dunque, obbligato e doveva essere compiuto entro il termine massimo fissato dal regolamento stesso.


Il termine prestabilito dal legislatore nell’art. 11 è stato oggetto delle seguenti proroghe da parte del legislatore:




  1. 2002-2003: da “tre anni” a “quattro anni” dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289 (legge Finanziaria 2003);



  2. 2003-2004: da “quattro anni” a “cinque anni” dalla L. n. 299 del 27 dicembre 2003 (legge Finanziaria 2004);



  3. 20042005: da “cinque anni” a “sei anni” dall’art. 1, comma 523, della L. n. 311 del 30 dicembre 2004 (legge Finanziaria 2005);



  4. 20052006: da “sei anni” a “sette anni” dall’art. 1, comma 134, della L. n. 266, 23 dicembre 2005 (legge Finanziaria 2006).


Nel 2006, precisamente il 29 aprile, entrava in vigore il D.Lgs. n. 152 del 03 aprile 2006, c.d. Codice dell’ambiente. All’articolo 264 dello stesso decreto appena citato, rubricato “abrogazione di norme”, il primo comma stabilisce che: “ a decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto restano o sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza: i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. Decreto Ronchi). Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del citato decreto 5 febbraio 1997, n. 22 continuano ad applicarsi sino all’entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto.”


Per l’applicazione del Codice dell’Ambiente, l’art. 238, comma 6, dello stesso D.Lgs. 152/2006 prevede l’emanazione di un regolamento di attuazione, stabilendo che: “Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attività produttive, sentiti la Conferenza Stato regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le rappresentanze qualificate degli interessi economici e sociali presenti nel Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali (CESPA) e i soggetti interessati, disciplina, con apposito regolamento da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto e nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo, i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa, anche con riferimento alle agevolazioni di cui al comma 7, garantendo comunque l’assenza di oneri per le autorità interessate”. Tale regolamento, tuttavia, non è stato ancora emanato. Ed, inoltre, il termine per la sua emanazione è stato oggetto di un ulteriore proroga, al 30/06/2011.


Pertanto, nell’attesa del regolamento attuativo appena citato, rimaneva e rimane ferma la necessità di una proroga espressa del regime transitorio.


Nella realtà, con la legge L. n. 296 del 27 dicembre 2006 (Finanziaria 2007), viene implicitamente abrogato il regime transitorio così come previsto dall’art.11 del D.P.R. 158/1999.


Essendo stato abrogato il D.Lgs. 22/1997 dall’art. 264 del D.Lgs. 152/2006, viene infatti a mancare il fondamento della norma ex art.11 appena citata, la quale disciplinava un periodo di transizione al fine di consentire agli enti locali il graduale adeguamento e la copertura dei costi di gestione della TIA.


Infatti, l’art. 1, comma 184, lett. a) della Legge Finanziaria 2007 ha stabilito che “ il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per il 2008”.


Come si evince, dunque, dalla lettera della norma, il nuovo regime transitorio non è più finalizzato alla graduale applicazione del Decreto Ronchi (D.Lgs. 22/1997), oramai abrogato dal Codice dell’Ambiente, ma, al contrario, ha lo scopo di evitare soluzioni di continuità nel prelievo della tassa sui rifiuti, nell’attesa che venga emanato il regolamento di attuazione del D.Lgs. 152/2006.


Successivamente, il D.L. n. 208 del 30 dicembre 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 13 del 27 febbraio 2009, recante “misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente” all’art. 5, comma 1, ha stabilito che “all’art. 1, comma 184, della legge 27/12/2006 n. 296, sono apportate le seguenti modifiche: a) alla lettera a), le parole: «e per l’anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «e per gli anni 2008 e 2009»”.


Come si evidenzierà nella parte III, non esiste una norma di ulteriore e specifica proroga del regime transitorio anche per l’anno 2010 e a maggior ragione per il 2011.


Occorre, a questo punto, sottoporre ad un più attento esame alcune rilevanti disposizioni del Codice dell’ambiente, tra le quali quella abrogativa del D.Lgs. 22/1997 in quanto, partendo dalla loro analisi, si può meglio accertare la mancanza assoluta di una norma di proroga del regime transitorio di cui sopra anche per l’anno 2010 e per l’anno 2011 e, conseguentemente, si può meglio comprendere il perché dell’impossibilità, stando così le cose, di una legittima applicazione della Tarsu.


Infatti, come già chiarito nella Parte I, l’art. 49 aveva “soppresso” la TARSU “a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio” rimandando la disciplina di questo al regolamento di attuazione. Il termine per il graduale adeguamento della TARSU alla TIA, di cui all’art. 11 del D.P.R. 158 del 27/04/1999, è stato prorogato, di anno in anno, fino al 2006 quando, in base all’emanazione del Codice dell’Ambiente, tale adeguamento non sarebbe stato più possibile, in quanto il D.Lgs. 22/1997 era stato abrogato, e pertanto non era possibile un termine per l’adeguamento da una tassa ad un’altra, entrambe soppresse da una legge successiva.


In quel caso, se non vi fosse stato alcun intervento da parte del legislatore, si sarebbe creata, come invece è successo dall’01/01/2010, la mancanza di una legge statale che legittimasse, in virtù della riserva di legge ai sensi dell’art. 23 della Costituzione (secondo il quale “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”), l’applicazione sia della Tarsu che della Tia del Decreto Ronchi, essendo stato abrogato il D.Lgs. 22/1997 che istituiva e regolava la Tia, e conseguentemente l’art. 49 dello stesso D.Lgs. 22/1997 che prevedeva l’istituzione di un regime transitorio di proroga della Tarsu. Non potendo, peraltro, un Decreto Presidenziale dettare una disciplina sopperendo alla mancanza di una legge espressa.


La funzione di evitare un eventuale vuoto legislativo è stata svolta, in quel momento, dall’art. 264 del D.Lgs. 152 del 03/04/2006 e dalla L. n. 296 del 27/12/2006 (e successiva modifica).


L’art. 264 del D.Lgs. 152 del 03/04/2006 stabilisce, infatti, che: “a decorrere dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto restano o sono abrogati, escluse le disposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza: i) il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. Decreto Ronchi). Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del citato decreto 5 febbraio 1997, n. 22 continuano ad applicarsi sino all’entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto.


In virtù di quanto disposto dall’art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale, il quale chiarisce che: “Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore”, l’art. 264 stabilisce espressamente che, nonostante il c.d. Decreto Ronchi sia stato abrogato, si dovranno continuare ad applicare “i provvedimenti attuativi del D.Lgs. 22/1997” e, quindi, il D.P.R. 158/1999. Pertanto, tale disposizione del Codice dell’Ambiente legittima l’applicazione dei soli criteri di determinazione della TIA, così come, appunto, previsti dal D.P.R. 158/1999.


Allo stesso modo, la proroga delle leggi istitutive della Tarsu (D.Lgs. 507 del 15 novembre 1993) e della Tia (D.Lgs. 22 del 05 febbraio 1997) è stata operata dall’ art. 1, comma 184, lett. a), della L. 296 del 27 dicembre 2006 (Legge Finanziaria 2007), e successiva modificazione (proroga al 2009, operata dal D.L. n. 208 del 30 dicembre 2008, convertito, con modificazioni, dalla L.n. 13 del 27 febbraio 2009). L’art. 1, comma 184, appena citato, sancisce un regime transitorio di convivenza dei due tributi senza possibilità per i Comuni di modificare il proprio regime di prelievo fiscale. Infatti stabilisce che: “il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per il 2008”. Pertanto, i Comuni che al 2006 non avevano ancora provveduto al passaggio alla Tia, non potevano più provvedervi, e quindi continuavano ad adottare il regime di prelievo della Tarsu, nonostante l’abrogazione del relativo D.Lgs.n. 507/1993; mentre i Comuni che adottavano già il regime di prelievo della Tia continuavano ad adottarla, nonostante l’abrogazione del D.Lgs. che la disciplinava.


Pertanto, è facile concludere che, vista l’abrogazione espressa, prima del D.Lgs. 507/1993 e poi del D.Lgs. 22/1997, operata da leggi successive e in conformità con quanto previsto dall’art. 15 delle Disposizioni sulla legge in generale (“Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori per dichiarazione espressa del legislatore, o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti o perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore”), la norma che disciplina il regime transitorio, contenuta nella legge n. 296/2006, è l’unica fonte normativa che legittimi l’applicazione dell’una e dell’altra legge, altrimenti inapplicabili. E quindi, la sua totale mancanza comporta senza dubbio l’illegittimità del prelievo fiscale sulla base dell’una o dell’altra legge, in quanto abrogate. Ed infatti, per tale motivo, il D.L. n. 208 del 30 dicembre 2008, convertito, con modificazioni,dalla legge n. 13 del 27 febbraio 2009, ne ha prorogato gli effetti anche per l’anno 2009, prevedendo la modifica nell’art. 1, comma 184, lett. a), delle parole: «e per l’anno 2008» con le seguenti: «e per gli anni 2008 e 2009»”.


Mancando, del tutto, una norma di proroga anche per l’anno 2010 e per l’anno 2011 del regime transitorio secondo il quale “il regime di prelievo relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti adottato in ciascun comune per l’anno 2006 resta invariato anche per l’anno 2007 e per gli anni 2008 e 2009”, viene a mancare a partire dall’1/01/2010 la fonte legislativa di applicazione del D.Lgs. 507 del 15 novembre 1993.


In seguito all’abrogazione anche del c.d. Decreto Ronchi (D.Lgs. 22 del 05 febbraio 1997), l’unica legge in vigore rimane il D.Lgs. 152 del 03 aprile 2006.


Come già evidenziato, il regolamento di attuazione del Codice dell’ambiente, tuttavia, non è stato ancora emanato. Pertanto, il regime di prelievo in esso previsto non è, a tutt’oggi, ancora applicabile.


Ciò nonostante, il Codice dell’ambiente risulta essere l’unica legge ancora in vigore.


In conclusione, l’unica disciplina regolamentare vigente, ad oggi, momento dell’applicazione dell’art. 238, comma 11, è, per espressa previsione e ai sensi dell’art 264 del D.Lgs. 152/2006, solo il D.P.R. 158 del 27 aprile 1999, e pertanto esso sarà l’unico applicabile.


L’art. 2 della L. n. 212 del 27/07/2000 (c.d. statuto del contribuente), rubricato “chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie”, stabilisce alcune regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi in materia tributaria.


Eppure, l’incertezza è molta per quanto riguarda l’applicazione di alcune normative tributarie.




FEDERALISMO REGIONALE E PROVINCIALE.


Il decreto sul federalismo regionale è ancora in fase di approvazione.


Il voto della Bicamerale sul parere al decreto legislativo per il federalismo regionale slitta a giovedì 24 marzo, nel pomeriggio.


Sono in programma, peraltro, gli incontri tra Governo e Regioni: su questo fronte e’ emerso che il Governo sta lavorando alle coperture per i 400 milioni destinati nell’immediato al trasporto locale.


In particolare, potrebbe emanarsi un decreto legge ad hoc o questo stesso decreto legislativo, compatibilmente con la delega ai sensi della Legge n. 42 del 2009.


Lo schema di decreto, coerentemente con i principi della L. 42 del 2009, stabilisce l’autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario, con conseguente soppressione dei trasferimenti statali. Inoltre, individua le compartecipazioni delle Regioni a statuto ordinario al gettito di tributi erariali, i tributi propri delle regioni, ed anche meccanismi perequativi che forniscono un’altra fonte di finanziamento delle spese.


Sono disciplinate le compartecipazioni delle regioni all’imposta sul valore aggiunto, stabilendone per ogni anno le relative aliquote.


Per quanto attiene all’Irap, è previsto che le regioni possano, con propria legge, ridurre le aliquote, fino anche ad azzerarle. E lo stesso possono fare con le aliquote dell’addizionale regionale Irpef.


Secondo lo schema del decreto, vi saranno anche nuovi tributi propri delle regioni, soprattutto a partire dall’anno 2014.


Norma rilevante è quella riguardante gli effetti premiali dell’attività di lotta all’evasione fiscale, ai sensi della quale sarà delle regioni l’intero gettito derivante dall’attività di recupero fiscale.


Per quanto attiene alle Province, il finanziamento si incentra a partire dal 2012 principalmente:


a) sull’imposta sulle assicurazioni per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei motori (RC auto), che diviene tributo proprio derivato con aliquota del 12,5%, manovrabile dal 2014 in aumento o in diminuzione nella misura di 2,5 punti percentuali;


b) sull’attribuzione di una compartecipazione all’accisa sulla benzina, a compensazione della soppressione dei trasferimenti statali alle province. Rimane inoltre ferma la vigente attribuzione alle province dell’imposta provinciale di trascrizione, mentre viene soppressa l’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica, con l’attribuzione del relativo gettito allo Stato. Inoltre, analogamente ai criteri già applicati nei confronti dei finanziamenti regionali ai comuni, anche i trasferimenti regionali di parte corrente destinati al finanziamento delle spese provinciali sono soppressi, dal 2013, con compensazione a valere sull’istituzione di una compartecipazione provinciale al gettito della tassa automobilistica regionale; il gettito di tale compartecipazione affluisce ad un fondo sperimentale di riequilibrio, per essere poi devoluto ad ogni singola provincia, previo accordo.


Viene infine istituito dal 2012 un ulteriore fondo sperimentale di riequilibrio, alimentato con le entrate derivanti dalla compartecipazione provinciale all’accisa sulla benzina, che ha la finalità di assicurare in forma territorialmente equilibrata l’attribuzione dell’autonomia di entrata alle province.




CONCLUSIONI


Occorre fare un confronto con un vero federalismo già attuato in un paese europeo per comprendere quanto questo non si avvicini come modello a quello reale.


Sarà importante attendere la fase dell’organizzazione soprattutto per quanto attiene alla lotta all’evasione a causa della quale si prospetta una sperequazione nei confronti delle diverse realtà locali.


Il sud verrà penalizzato soprattutto per quanto riguarda le compartecipazioni iva. A maggior ragione se non si offre una buona programmazione ed organizzazione concreta dei principi di attuazione del fondo perequativo.


Vi è il rischio di un aumento della tassazione come è stato denunciato dalla Corte dei Conti.


Se veramente si vuole adottare un vero federalismo bisogna essere solidali affinchè non si determini, nella pratica, un aumento della tassazione.


Il decentramento ed i sistemi di federalismo fiscale presentano anche aspetti di criticità nel fronte:




  • Dell’efficiente allocazione delle risorse;



  • Degli obiettivi di ridistribuzione del reddito.


Sul piano dell’efficienza potrebbero determinarsi “spillover” di costi e di benefici tra le Regioni.


Come anche, l’impossibilità di sfruttare economie di scala nella produzione ed offerta di beni e servizi pubblici e l’aumento dei costi amministrativi connessi allo svilupparsi di governi di diverse dimensioni.


In Italia ci sono profonde differenze nei livelli di reddito regionale, per cui un collegamento stretto tra decisioni di spesa ed autonomia finanziaria potrebbe far sorgere forti problemi di disparità di trattamento dei cittadini rispetto a beni e servizi che sono ritenuti qualificanti per l’esistenza stessa di uno stato unitario.




Lecce, 29 marzo 2011


Maurizio Villani


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