I reati tributari – parte VIII

Premessa.


A distanza di qualche tempo, riprendiamo l’illustrazione di alcune sentenze emesse dai Giudici Tributari relative ai reati tributari, disciplinati come noto dal D.Lgs. n. 74/00.


 


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Iva e compensazioni orizzontali


L’estensione della applicazione della confisca per equivalente a reati, quali quelli tributari, nei quali non sussiste il prezzo del reato, deve essere, pertanto, necessariamente intesa quale rinvio alle disposizioni dell’art. 322-ter c.p., comma 2, con la conseguente confiscabilità per equivalente del vantaggio economico che l’autore ha tratto dal reato tributario. Il credito IVA utilizzato nel corso dei periodi d’imposta successivi a quello di insorgenza per soddisfare posizioni debitorie nei confronti dell’Erario comporta una compensazione ai sensi dell’art. 17, del D.Lgs. n. 241/1997, configurando la fattispecie di cui all’art. 10-quater, D.Lgs. n. 74/2000.


 (Cassazione, sentenza n. 42462/10)


 


 


Sovrafatturazione con effetti penali ridotti


Non ha rilevanza penale, ai fini dell’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, la cosiddetta “sovrafatturazione” quando l’importo indicato in fattura viene regolarmente corrisposto. L’eventuale restituzione di parte del corrispettivo, se non documentato in contabilità da rettifiche, può eventualmente configurare una dichiarazione infedele o fraudolenta mediante altri artifici.


(Cassazione, sentenza n. 45056/10)


 


 


In caso di sottrazione di immobili al versamento delle imposte il pagamento al fisco non blocca il sequestro


Il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte costituisce un reato istantaneo di pericolo, che si realizza nel momento in cui viene posta in essere la simulata alienazione di beni o posti in essere altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.


L’idoneità degli atti di alienazione o altri fraudolenti deve essere valutata ex ante, nel momento in cui vengono posti in essere, sicché a nulla rileva che successivamente la pretesa tributaria dello Stato sia stata egualmente soddisfatta.


(Cassazione, sentenza n. 40481/10)


 


 


Il momento consumativo del reato di omessa dichiarazione


Il contribuente commette il reato di omessa dichiarazione solo dopo il novantesimo giorno dall’ultima scadenza concessa dalle leggi per presentare tale dichiarazione. Tuttavia l’accusa può contestare il reato riferendosi alla prima scadenza e questo non invalida il procedimenti penale.


(Cassazione, sentenza n. 22045/10)


 


 


Il momento consumativo del reato di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 74/00


Ai fini dell’individuazione del momento consumativo della fattispecie di emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti non rileva il momento dell’accertamento, ma quello in cui è avvenuta l’emissione di ogni singola fattura ovvero dell’ultima di esse nel caso di più emissioni nel medesimo periodo di imposta.


(Cassazione, sentenza n. 13908/10)


 


 


Precisazione sul reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti


L’evasione d’imposta non è elemento costitutivo della fattispecie delittuosa di cui all’art. 8 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 e che il reato punisce ogni tipo di divergenza tra realtà commerciale ed espressione documentale.


(Cassazione, sentenza n. 26138/10)


 


 


Occultamento di fatture reperibili da clienti


Previa dimostrazione dell’istituzione dei libri e registri e della produzione del volume d’affari, l’occultamento delle scritture contabili che integra gli estremi del reato tributario può realizzarsi con qualsivoglia modalità e, quindi, con il materiale nascondimento nello stesso posto o in altro luogo rispetto a quello ove i documenti devono essere conservati e con il rifiuto a esibirli.


(Cassazione, sentenza n. 38224/10)



 


 


Insufficiente la presentazione di fatture per operazioni inesistenti


In tema di indebita detrazione Iva per operazioni inesistenti, la prova dell’effettiva esistenza dell’operazione non può essere tratta dalla sola esibizione delle fatture, atteso che il meccanismo elusivo consistente nel contabilizzare operazioni inesistenti presuppone, per definizione, l’approntamento di tale documentazione formale.


(Cassazione, sentenza n. 21707/10)


 


 


L’assenza di contabilità non frena la contestazione di evasione


L’irreperibilità della contabilità e delle  scritture  non  è elemento sufficiente per escludere la contestazione  circa  la  sottrazione degli elementi e scritture contabili al controllo al fine di precludere  le verifiche da parte delle autorità fiscali.


(Cassazione, sentenza n. 34871/10)


 


 


Insufficienti le sole fatture false


Per la sussistenza del delitto di dichiarazione fraudolenta occorre che il contribuente intenda avvalersi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed indicare nella dichiarazione annuale dei redditi presentata elementi passivi fittizi. E’ dunque necessario che le fatture ideologicamente false siano conservate nei registri contabili o nella documentazione fiscale dell’azienda in quanto in ciò consiste l’atteggiamento di “avvalersi” delle fatture quanto che la dichiarazione fiscale contenga effettivamente l’indicazione di elementi passivi fittizi.


(Cassazione, sentenza n. 32525/10)


 


 


Riflessi penali delle irregolarità nei comportamenti economici degli imprenditori


Non è censurabile dal punto di vista della motivazione la decisione del giudice (penale) del merito il quale abbia tratto dagli importi delle fatture, dai sistemi di pagamento e dalle incoerenze rilevate in ordine alla documentazione la circostanza che le fatture medesime non siano, in tutto od in parte conformi alla realtà ed effettività delle operazioni imponibili ivi rappresentate.


Non vi è preclusione nella contestazione della commissione di reati tributari qualora non sussistano elementi di prova circa contegni fraudolenti nell’esecuzione delle operazioni economiche (nella specie, lavori in appalto) se viene ad essere dimostrato che il meccanismo elusivo o di creazione di vantaggi fiscali era rivolto alla creazione di disponibilità di risorse esterne alla contabilità ufficiale.


(Cassazione, sentenza n. 37583/09)


 


 


La natura giuridica della sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte


L’alienazione di un bene immobile a terzi costituiti da società il cui legale rappresentante sia il coniuge convivente è idonea a configurare il reato previsto e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all’art. 11, D.Lgs. n. 74/2000. La fattispecie incriminatrice, a latere dell’elemento soggettivo di dolo specifico finalizzato all’evasione dei tributi, integra un reato di pericolo e non di danno. La condotta non richiede infatti l’intervenuta attività di verifica, di accertamento o di riscossione tramite iscrizione a ruolo. E’ dunque sufficiente il pregiudizio patrimoniale alle ragioni dell’Erario in quanto e l’esecuzione è una mera evenienza.


(Cassazione, sentenza n. 25147/09)


 


 


Concorso dei reati di truffa e dichiarazione fraudolenta


Da tempo la giurisprudenza di legittimità ha affermato il principio secondo cui non è configurabile il concorso fra il delitto di frode fiscale (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2) e quello di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640 cpv c.p., n. 1), dovendosi ritenere il secondo consumato nel (ovvero in rapporto di specialità con il) primo, con la conseguenza che, verificandosi l’assorbimento nel delitto di frode fiscale di quello di truffa aggravata, è impedita l’applicazione della confisca per equivalente, non prevista dalla legge anche per i reati tributari, se non per i  fatti  – qui pacificamente non ricorrenti – successivi all’entrata in vigore della legge finanziaria 2008, n. 244/2007.


(Cassazione, sentenza n. 41488/09)


 


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