Novità fiscali del 28 febbraio 2011: approvato il Decreto “Milleproroghe”; sostituti d’imposta: scadenza invio certificazione ritenute d’acconto; approvata comunicazione Consob su indennità di fine rapporto; certificati on line: sanzioni a medici solo per dolo o colpa; CNDCEC: applicazione dei principi di revisione; moratoria leasing ex L. n 102/2009: implicazioni contabili nei bilancio del locatario; approvato il modello dei dati relativi ai 730-4; società di persone e fisco: per evitare l’accertamento induttivo, la quota ceduta deve anche essere registrata

 

Indice:

 

1) Approvata comunicazione Consob su indennità di fine rapporto

 

2) Certificati on line: sanzioni a medici solo per dolo o colpa

 

3) Sostituti d’imposta: scadenza invio certificazione ritenute d’acconto

 

4) CNDCEC: applicazione dei principi di revisione

 

5) Moratoria Leasing ex L. n 102/2009: implicazioni contabili nei bilancio del locatario

 

6) Approvato il modello dei dati relativi ai 730-4

 

7) Approvato il Decreto “Milleproroghe”

 

8) Società di persone e fisco: Per evitare l’accertamento induttivo, la quota ceduta deve anche essere registrata

 

 

1) Approvata comunicazione Consob su indennità di fine rapporto

Raccomandazione sui compensi e sui piani di successione degli amministratori

Lo scorso24 febbraio la Consob ha approvato la comunicazione n. 11012984 su indennità di fine rapporto e la raccomandazione sui compensi e sui piani di successione degli amministratori, a seguito della consultazione avviata il 18 gennaio 2011. Il documento è accompagnato dall’esito delle consultazioni. Con la comunicazione citata la Consob richiede agli emittenti, ex art. 114, comma 5 Tuf, di fornire talune informazioni in materia di indennità per scioglimento anticipato del rapporto. Tali informazioni dovranno essere rese all’interno delle relazioni sul governo societario e gli assetti proprietari relative all’esercizio 2010.

La Consob ha, inoltre, raccomandato alle società italiane incluse nell’indice FTSE MIB di indicare alcune informazioni in tema di piani di successione degli amministratori; rispetto alla bozza in consultazione la Consob ha preferito optare per una raccomandazione anziché per una richiesta ex art. 114, comma 5 Tuf. Ciò in attesa che il Codice di autodisciplina affronti la questione. Le informazioni dovranno essere rese all’interno delle relazioni sul governo societario e gli assetti proprietari relative all’esercizio 2010.

La Consob ha specificato che, qualora la relazione sul governo societario sia già stata approvata dalla società al momento dell’approvazione della citata comunicazione, le informazioni richieste o raccomandate potranno essere rese pubblicate in un documento integrativo separato, negli stessi termini e con le medesime modalità previste per la relazione sul governo societario.

Altresì, la Consob consiglia vivamente di fornire informazioni sui compensi ex art. 78 Regolamento Emittenti e allegato 3C, utilizzando integralmente lo Schema 1, esplicitando le eventuali componenti non corrisposte, indicando separamente le voci “emolumenti per la carica” e “altri compensi” (anche facendo riferimento alle sottovoci) e indicando, con riguardo a “emolumenti per la carica” separatamente i compensi corrisposti per la partecipazione a comitati. Tali informazioni dovranno essere rese nelle note al bilancio.

Quanto infine all’informativa sull’autovalutazione dell’organo amministrativo, la Consob, alla luce delle osservazioni ricevute, ha preferito ritirare le richieste poste in consultazione e attendere l’evoluzione dell’autodisciplina.

La documentazione è disponibile sul sito Consob all’indirizzo: http://www.consob.it/main/documenti/comunicatistampa/cs-2011.html

(Assonime, nota del 24 febbraio 2011)

 

 

2) Certificati on line: sanzioni a medici solo per dolo o colpa

Pace fatta tra medici e Ministro della Pubblica amministrazione. Grazie alla firma da parte di Renato Brunetta della circolare ministeriale n. 1 del 2011 sulla trasmissione online all’Inps dei certificati di malattia si è sciolto il nodo principale, quello sulle sanzioni, che tanto aveva fatto infuriare i medici che, peraltro, adesso sono più sereni nello svolgere l’attività di assistenza, anche se permangono le criticità del sistema.

Se spetterà, infatti, alle Regioni, come chiarisce la stessa circolare, la competenza organizzativa per il sistema sanzionatorio, non è chiaro, spiegano i sindacati, a chi tocchi finanziare gli strumenti tecnici e le apparecchiature necessarie alla certificazione online nelle strutture pubbliche. Le Regioni per ora non si sono espresse, se non partecipando al tavolo tecnico del ministero per superare le difficoltà del sistema e stendere, con la partecipazione anche dei sindacati, la tanto attesa terza circolare.

Trasmissione certificati

Il sistema, considerato dal ministero ormai a regime, permette a medici di famiglia, guardie mediche, specialisti ambulatoriali (anche privati) di inviare per via telematica all’Inps, una volta muniti di codice di abilitazione, i certificati di malattia dei dipendenti privati e pubblici (fatte salve alcune categorie). Comunicazioni che l’Istituto, una volta che le aziende si sono a loro volta abilitate, invia all’amministrazione di appartenenza del lavoratore, sostituendo le tradizionali comunicazioni a carico del dipendente.

Sanzioni

La circolare ha chiarito che affinché si configuri un’ipotesi di illecito disciplinare devono ricorrere sia l’elemento oggettivo dell’inosservanza dell’obbligo di trasmissione per via telematica, sia l’elemento soggettivo del dolo o della colpa che risulta escluso nei casi di malfunzionamento o guasti del sistema, e richiama anche i criteri di gradualità e proporzionalità, compresa la clausola di salvaguardia prevista dai contratti collettivi di riferimento.

Ospedalieri

Per i medici ospedalieri, in particolare delle emergenze, la circolare ribadisce che le strutture ospedaliere devono individuare le soluzioni tecnico-amministrative in modo che il certificato possa essere compilato contestualmente alla compilazione del verbale di pronto soccorso.

Fino a quel momento per i camici bianchi non dovrebbe partire il sistema sanzionatorio.

(Ansa, nota del 24 febbraio 2011)

 

 

3) Sostituti d’imposta: scadenza invio certificazione ritenute d’acconto

Scade oggi (28 febbraio) il termine per l’invio ai vari percipienti delle certificazioni delle ritenute d’acconto operate nel 2010.

Difatti, i soggetti tenuti ad operare le ritenute fiscali alla fonte a titolo di acconto devono consegnare entro il 28/02/2011, ai relativi percettori, una certificazione unica attestante l’ammontare complessivo delle somme e dei valori corrisposti, al lordo e al netto di eventuali deduzioni, nonché  l’ammontare delle ritenute fiscali operate.

L’obbligo di certificazione riguarda i redditi corrisposti nel corso dell’anno 2010.

Per l’ipotesi della mancata o tardiva consegna della citata certificazione ovvero rilascio delle certificazioni con dati incompleti o non veritieri, viene prevista una sanzione amministrativa da € 258,22 a € 2.065,82.

Occorre che, quindi, l’invio sia effettuato con raccomandata (a mano o postale).

 

 

4) Applicazione dei principi di revisione dopo il recepimento della direttiva 2006/43/CE

La revisione legale sui conti annuali e consolidati dell’esercizio 2010, da effettuarsi nel corso dell’anno 2011, ha lo stesso quadro di riferimento normativo del precedente.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa 14/2011 del 25/02/2011, ha reso noto di avere approvato il documento interpretativo “l’applicazione dei principi di revisione dopo il recepimento della direttiva 2006/43/CE”.

Il D.Lgs. n. 39 del 2010, che ha dato attuazione alla direttiva europea 2006/43/CE del 2006 in materia di revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati, ha profondamente modificato il quadro normativo previgente sulla revisione contabile, frammentato in tante fonti, raccogliendolo in un unico testo normativo entrato in vigore il 7/4/2010.

Molte delle disposizioni modificate o abrogate, tuttavia, continueranno ad applicarsi fino all’entrata in vigore della disciplina attuativa, demandata fondamentalmente al Ministero dell’economia e delle finanze ed alla Consob.

Il provvedimento normativo disciplina i diversi aspetti della revisione legale dei conti: dai soggetti legittimati all’esercizio dell’attività, alla tenuta del registro, alle modalità di svolgimento della revisione, al sistema di vigilanza pubblica, al sistema sanzionatorio di natura amministrativa e penale.

Il CNDCEC con il citato documento del 16/02/2011 analizza il particolare aspetto connesso alle modalità di svolgimento della revisione, con specifico riferimento ai principi da utilizzare nell’esecuzione dell’incarico.

In particolare, l’art. 11, comma 1, del D.Lgs. n. 39/2010 dispone che la revisione legale dei conti sia svolta in conformità ai principi di revisione adottati dalla Commissione europea secondo una procedura – prevista nella direttiva 2006/43/CE – che sostanzialmente ricalca quella che ha portato all’adozione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS emanati dallo IASB (International Accounting Standards Board).

Tale procedura è finalizzata a verificare che i principi di revisione soddisfino determinate condizioni:

– Siano stati elaborati attraverso una procedura trasparente che garantisca il necessario controllo pubblico e siano generalmente accettati a livello internazionale;

– contribuiscano ad accrescere la credibilità e la qualità dell’informativa di bilancio;

– siano nell’interesse generale europeo.

I principi di revisione dei quali la Commissione europea sta valutando l’applicabilità al contesto economico e normativo europeo sono i principi di revisione internazionali ISA (International Standard on Auditing) emanati dallo IAASB (International Auditing and Assurance Standards Board), apposito board istituito in seno all’IFAC (International Federation of Accountants), nella loro nuova versione “clarified” (completamente rivista nella struttura e parzialmente nei contenuti) che è convenzionalmente utilizzabile a livello internazionale a partire dalle revisioni contabili dei bilanci 2010.

Nel nostro contesto nazionale, il combinato disposto del comma 3 dell’art. 11 e dell’art. 12 del DLgs 39/2010 stabilisce che la revisione legale sia svolta, fino alla conclusione del procedimento di adozione europeo degli ISA, in conformità ai principi di revisione elaborati da associazioni ed ordini professionali (sottoscrittori di apposita convenzione con il MEF) e dalla Consob.

Le disposizioni transitorie e finali del suddetto decreto (art. 43, comma 3) dispongono inoltre che, fino alla sottoscrizione delle citate convenzioni i principi sono emanati ai sensi dell’art. 162 del D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (Testo Unico sulla Finanza – TUF) e che i principi di revisione attualmente in vigore, emanati ai sensi del citato articolo, continuano ad essere applicabili nei confronti dei soggetti sottoposti a vigilanza ai sensi del D.Lgs. n. 58/1998.

Avverte il CNDCEC che fino al momento in cui l’attività di revisione legale dei conti sarà pienamente regolata in tutti i suoi aspetti, per comprendere correttamente l’ambito di applicazione dei principi di revisione, occorre effettuare una distinzione tra due contesti: quello (caso A) delle revisioni legali di bilanci di società sottoposte alla vigilanza CONSOB e quello (caso B) delle altre revisioni legali.

Per la prima tipologia di revisioni (caso A), ovvero quelle relative a soggetti tenuti al rispetto delle previsioni del D.Lgs. n. 58/1998, il set di principi di riferimento rimane quello in vigore ed emesso secondo le già indicate procedure previste dall’art. 162 del medesimo decreto.

Sul punto il CNDCEC ritiene che, nei punti in cui i principi di revisione internazionali (ISA) nella versione “clarified” migliorino l’informativa di bilancio essi possano essere facoltativamente adottati, integrando le informazioni eventualmente non previste dai principi di revisione nazionali in vigore.

Per le revisioni legali dei bilanci delle società non soggette alla vigilanza della Consob (caso B)  il D.Lgs. n. 39/2010 non ha mutato il quadro di riferimento nel quale, similmente al passato, non è prevista alcuna cogenza giuridica dei principi di revisione, che continuano quindi ad essere un punto di riferimento tecnico che ogni revisore potrà declinare ed adattare, secondo la propria esperienza e competenza tecnica, in relazione alla situazione nella quale sarà chiamato a rilasciare il proprio parere.

 

 

5) Moratoria Leasing ex L. n 102/2009: implicazioni contabili nei bilancio del locatario

E’ stato approvato il documento su la “moratoria Leasing ex L. 3 agosto 2009 n. 102: Le implicazioni contabili nei bilancio del locatario”.

Lo ha reso noto il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa 15/2011 del 25/02/2011.

Tale documento (pubblicato il 25 febbraio 2011 su www.cndcec.it ), elaborato dalla Commissione “Norme e principi contabili”, verte oltre che sull’ambito di applicazione, anche sugli effetti della moratoria.

Per sostenere le PMI in difficoltà finanziarie, la Manovra estiva 2009 (Legge 3 agosto 2009, n. 102, di conversione del D.L. n. 78/2009), ha autorizzato il Ministro dell’Economia e delle finanze a stipulare entro 120 giorni dalla data dl entrata in vigore della Legge di conversione del D.L. n. 78/2009 un’apposita convenzione tra ABI e altre associazioni intèressate.

Ambito di applicazione

In attuazione di ciò le parti hanno firmato un Avviso comune per la sospensione dei debiti delle PMI verso il sistema creditizio.

Il punto n. 2 dell’Avviso comune prevede tre specifiche misure in favore delle piccole e medie imprese:

1) la sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo;

2) la sospensione di 12 mesi, ovvero per 6 mesi, del pagamento della quota capitale dei canoni di operazioni dei canoni di leasing finanziario, rispettivamente, immobiliare e mobiliare;

3) l’allungamento a 270 giorni delle scadenze delle anticipazioni bancarie sui crediti.

Gli effetti della moratoria

Con riguardo al leasing finanziario, la moratoria trasla temporalmente in avanti di 6 o 12 mesi il piano di ammortamento originario, facendo emergere le rate sospese dopo la scadenza dell’ultima rata originaria.

La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate di leasing determina lo slittamento del piano di ammortamento per un periodo pari a quello per cui è stata concessa la sospensione.

Durante il periodo di sospensione del pagamento della quota capitale, i canoni di leasing saranno pari esclusivamente agli interessi sul debito residuo in essere alla data di inizio della sospensione.

Sarà altresì coerentemente postergato anche l’esercizio dell’opzione di riscatto. Dal punto di vista contabile, il prolungamento della durata del contratto di leasing determina l’incremento dell’impegno che l’impresa si e assunta nei confronti della società di leasing, infatti, la PMI, da un lato, si trova a posticipare il pagamento delle quote capitale che sono state sospese con la moratoria, ma, dall’altro, si trova a corrispondere gli interessi passivi che maturano sul debito residuo per tutto il periodo di sospensione;

La moratoria, in particolare, non varia la qualità e le caratteristiche del finanziamento, nè può comportare un aumento dei tassi o l’applicazione di spese o commissioni di istruttoria è la richiesta di ulteriori garanzie rispetto a quelle già ottenute.

Resta comunque per la banca la possibilità di chiedere il rimborso di eventuali spese vive sostenute nei confronti di terzi, di cui venga data adeguata evidenza.

 

 

6) Approvato il modello dei dati relativi ai 730-4

Approvato il modello con le relative istruzioni che i sostituti d’imposta devono utilizzare per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate.

In rete il modello per i dati sui 730-4: ultima chiamata il 31 marzo. All’appello anche i datori di lavoro già coinvolti nel 2010.

Pronta la comunicazione che i datori di lavoro pubblici e privati sono chiamati a inviare all’Agenzia per ricevere in via telematica i dati relativi ai 730-4.

Il modello è dal 25 febbraio 2011 disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it, corredato dal provvedimento che lo ha approvato e completo di istruzioni e specifiche da seguire per l’invio.

Anche quest’anno l’utenza telematica o il nome dell’intermediario presso cui i datori di lavoro intendono ricevere i dati contabili dei modelli 730-4 dei loro dipendenti deve essere comunicata al Fisco entro il 31 marzo prossimo. L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, renderà disponibile a chi presta l’assistenza fiscale l’elenco dei sostituti d’imposta che hanno trasmesso nei tempi la comunicazione.

Uno scambio informativo graduale

Questo flusso di dati è necessario per effettuare le operazioni di conguaglio sulle retribuzioni e già dall’anno scorso interessa tutti i sostituti d’imposta, ad eccezione, anche per il 2011, di alcuni grandi enti.

In particolare, restano fuori Inps, Ipost, Inpdap, Mef (SPT), Ferrovie dello Stato e Poste Spa, che già ricevono telematicamente sui propri siti la comunicazione del risultato contabile.

Il modello di comunicazione richiede l’indicazione di nuovi dati per l’identificazione del sostituto d’imposta e pertanto deve essere presentato anche da chi negli anni scorsi ha partecipato al flusso telematico dei modelli 730-4.

(Agenzia delle Entrate, comunicato del 25/02/2011)

 

 

7) Approvato il Decreto “Milleproroghe”

Approvato il Decreto sulla proroga dei termini. La Camera con 309 voti a favore e 287 contro ha approvato l’emendamento del Governo Dis, 1.1 interamente sostitutivo dell’articolo unico del disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie (C. 4086), sulla cui approvazione il Governo aveva posto la questione di fiducia.

Al termine dell’esame degli ordini del giorno l’Assemblea ha approvato il disegno di legge di conversione n. 4086 che passa ora al vaglio del Senato.

(Camera dei Deputati, nota del 25 febbraio 2011)

 

 

8) Società di persone e fisco: Per evitare l’accertamento induttivo, la quota ceduta deve anche essere registrata

L’utile da partecipazione in una S.a.s. è reddito personale, a prescindere dalla mancata contabilizzazione dei ricavi.

E’ quanto è stato rilevato nel notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 25 febbraio 2011.

In tale ambito, in particolare, è stato evidenziato che “il reddito delle società di persone deve essere imputato dal fisco ai soci pro-quota e l’eventuale cessione delle partecipazioni societarie fa cadere l’accertamento induttivo solo se trascritta, antecedentemente, nel registro delle imprese”.

Tale assunto sulla base di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 3946 del 18/02/2011. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha respinto il ricorso del contribuente, prima socio al 50% di una S.a.s., poi al 2%.

Tale contribuente aveva, quindi ceduto buona parte della quota di partecipazione ma, prima che la cessione fosse trascritta nel registro imprese, era scattato da parte dell’Amministrazione finanziaria un accertamento induttivo calcolato pro-quota, basato sugli introiti percepiti dall’azienda negli anni d’imposta.

Ma l’Amministrazione finanziaria ha fatto valere le proprie ragioni in merito al fatto che le quote di partecipazione agli utili, qualora non risultino diversamente determinate da atto pubblico o da scrittura privata anteriore al periodo di imposta, si presumono uguali.

Inoltre, gli artt. 2300 e 2315 del c.c., impongono la trascrizione, presso il registro delle imprese, della modifica della ripartizione delle quote societarie.

Pertanto, la Corte di Cassazione, con la citata sentenza ha respinto il ricorso, stabilendo che il reddito delle società di persone deve essere imputato dal fisco ai soci pro-quota, chiarendo, inoltre, che:

– L’eventuale cessione delle partecipazioni societarie, per essere opponibili ai terzi, e nella fattispecie al fisco, devono essere trascritte antecedentemente nel registro delle imprese.

– l’accertamento del maggior valore del reddito in capo al socio non richiede alcuna comunicazione nei confronti degli altri soci, anche se accomandatari, i quali potranno, a loro volta, agire in sede civile per il recupero dei crediti spettanti.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 


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