Novità fiscali del 18 febbraio 2011: partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario e contributivo; aggiornamento accertamento sintetico; contrasto al fenomeno delle imprese “apri e chiudi” e contrasto al fenomeno delle imprese in perdita “sistemica”; diritto al lavoro dei disabili: accertamenti sanitari dall’Inps; esenzione Iva per i consorziati: occorre rispettare una duplice condizione

 






Indice:


 


1) Partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario e contributivo


 


2) Aggiornamento dell’accertamento sintetico


 


3) Contrasto al fenomeno delle imprese “apri e chiudi” e Contrasto al fenomeno delle imprese in perdita “sistemica”


 


4) Diritto al lavoro dei disabili: accertamenti sanitari dall’Inps


 


5) Esenzione Iva per i consorziati: occorre rispettare una duplice condizione


 


6) Altre di fisco (Studi di settore disapplicati se il contribuente ha troppi concorrenti in zona, intesa tra Agenzia delle Entrate e Consulenti del Lavoro: I contributi associativi viaggiano in F24)


 


 


1) Partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario e contributivo


Per potenziare l’attività di contrasto all’evasione fiscale, l’art. 18 del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito dalla Legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha modificato la disciplina relativa alla partecipazione dei comuni all’attività di accertamento, attraverso un duplice intervento sull’art. 1 del D.L. n. 203/2005 – recante la disciplina della “Partecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale” – e sull’art. 44 del D.P.R. n. 600/1973 – relativo alla “Partecipazione dei comuni all’accertamento”.


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15/02/2011 (cd. omnibus), ha, infatti, trattato anche tale argomento.


Una delle modalità con cui i Comuni partecipano all’attività di accertamento consiste nella segnalazione all’Agenzia delle Entrate, alla Guardia di finanza e all’INPS degli elementi utili ad integrare i dati contenuti nelle dichiarazioni presentate dai contribuenti, per la determinazione di maggiori imponibili fiscali e contributivi.


Per agevolare tale forma di collaborazione, per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che non vi abbiano già provveduto è stato introdotto


l’obbligo di costituire il Consiglio tributario con regolamento del Consiglio comunale ed entro il termine di 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto.


Diversamente, per i Comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti che non siano già dotati del Consiglio tributario, è stato introdotto l’obbligo di riunirsi in consorzio, ai fini della successiva istituzione del Consiglio tributario.


Per effetto delle modifiche apportate dal decreto:


– l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei Comuni le dichiarazioni dei contribuenti persone fisiche in essi residenti;


– prima di emettere avvisi di accertamento sintetico (art. 38, comma 4 e seguenti del D.P.R. n. 600/1973) gli uffici inviano una segnalazione ai Comuni di domicilio fiscale dei soggetti passivi affinchè i medesimi Comuni, entro 60 giorni da quello del ricevimento della segnalazione, comunichino ogni elemento in loro possesso utile alla determinazione del reddito complessivo.


Il Comune di domicilio fiscale del contribuente (o il consorzio al quale lo stesso partecipa) è tenuto a segnalare all’ufficio fiscale qualsiasi integrazione degli elementi contenuti nelle predette dichiarazioni presentate dalle persone fisiche, indicando dati, fatti ed elementi rilevanti e fornendo ogni idonea documentazione atta a comprovarla.


Nel caso di omissione della dichiarazione, al Comune è riconosciuta la facoltà di segnalare dati, fatti ed elementi rilevanti, quando siano provati da idonea documentazione.


Il decreto, inoltre, ha innalzato al 33% l’ammontare della quota (originariamente pari al 30%) spettante ai Comuni che contribuiscano all’accertamento. Tale quota è determinata, per espressa previsione, sulla base delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo, nonché delle sanzioni civili applicate sui maggiori contributi riscossi a titolo definitivo, a seguito dell’intervento del Comune che abbia contribuito all’accertamento stesso.


Viene anche previsto il medesimo innalzamento della quota percentuale da riconoscere ai Comuni con riferimento all’attività di vigilanza effettuata nei confronti delle persone fisiche che hanno chiesto l’iscrizione nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero dal 1° gennaio 2006.


 


 


2) Aggiornamento dell’accertamento sintetico


L’art. 22 del D.L. n. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010, ha riscritto l’art. 38 – commi 4, 5, 6, 7 e 8 – del D.P.R. n. 600/1973 che disciplina le modalità con cui l’Amministrazione finanziaria procede alla determinazione sintetica del reddito in base ad elementi e circostanze di fatto presuntivi di una capacità reddituale netta superiore a quella effettivamente dichiarata (cd. redditometro).


Ciò al fine di adeguare l’accertamento basato sulla capacità di spesa del contribuente al nuovo contesto socio-economico, rendendolo più efficiente e dotandolo, nel contempo, di maggiori garanzie per il contribuente stesso.


E’ quanto ha rilevato l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 4/E del 15/02/2011 (cd. omnibus).


Secondo il pensiero delle Entrate, quindi, è stato profondamente modificato l’istituto dell’accertamento sintetico, quale importante strumento di contrasto alla evasione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, con la conseguenza che la lista degli elementi indicativi di capacità contributiva messi a base della determinazione sintetica del reddito complessivo deve essere adeguata ai nuovi consumi e alle nuove abitudini economiche dei contribuenti.


Queste di seguito sono le novità introdotte dalla riforma al citato articolo 38, come evidenziate in tale neo circolare:


– La determinazione sintetica del reddito avviene mediante la presunzione che le spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta siano state finanziate con redditi posseduti nel periodo medesimo, ferma restando la possibilità, per il contribuente, di provare che le spese sono state effettuate con altri mezzi (ad


esempio, con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile);


– a tale presunzione si affianca l’accertamento “da redditometro”, ossia quello basato sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreto ministeriale di prossima pubblicazione attraverso l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza.


Anche in questa ipotesi resta ferma, a favore del contribuente, la possibilità di prova contraria;


– nell’accertamento, la determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/5 quello dichiarato (cd. clausola di garanzia che, prima della riforma, era pari ad 1/4);


– in linea con le disposizioni contenute nella legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), l’ufficio finanziario che procede all’accertamento sintetico del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire – di persona o a mezzo di rappresentante – per fornire eventuali elementi di prova a proprio favore, e solo successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione;


– dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’art. 10 del T.U.I.R., ferma restando la spettanza delle detrazioni d’imposta relative ad oneri per i quali le stesse competono.


Per effetto delle modifiche, è venuta meno la previsione secondo cui per poter procedere con l’accertamento sintetico era necessario che il superamento della soglia si verificasse per due o più periodi d’imposta, anche non consecutivi.


Ne consegue che il nuovo accertamento sintetico può essere applicato in relazione a ciascuna annualità per la quale il reddito dichiarato non risulti in linea con quello presunto.


Tuttavia, le nuove disposizioni hanno effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non era ancora scaduto alla data di entrata in vigore del decreto.


 


 


3) Contrasto al fenomeno delle imprese “apri e chiudi” e Contrasto al fenomeno delle imprese in perdita “sistemica”


Imprese in perdita per due esercizi consecutivi, senza il ripianamento del capitale, soggette a rapida verifica fiscale.


Gli artt. 23 e 24 del D.L. n. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010, derivano dalla esigenza di monitorare in modo sistematico, nell’ambito dell’attività di controllo, quelle situazioni a più elevato rischio di evasione, tra le quali rientrano le imprese cosiddette “apri e chiudi” (ossia quelle imprese che cessano l’attività entro un anno dalla data di inizio della stessa), nonché le imprese in perdita “sistemica”.


Per questa loro peculiarità, tali imprese sono inserite ex lege nella selezione delle posizioni da sottoporre a controllo da parte dell’Agenzia delle entrate, della Guardia di Finanza e dell’INPS, atteso che, dall’esperienza dei controlli fiscali, a questa categoria di contribuenti sono stati spesso associati comportamenti fraudolenti sia di natura fiscale (false fatturazioni e frodi carosello) che contributiva.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 4/E del 15/02/2011 (cd. omnibus), che, peraltro, ha evidenziato che la disposizione di cui al citato art. 23 fa riferimento alle sole imprese (a prescindere dalla natura giuridica delle stesse) e non ai professionisti, nonché ad un periodo di tempo che non è l’anno di imposta ma l’anno solare.


La disposizione contenuta nel comma 1 dell’art. 24 del decreto si riferisce, nello specifico, alle imprese che si dichiarano in perdita, ai fini delle imposte sui redditi, per più annualità e per le quali il rischio di evasione è del tutto evidente, atteso che perdite reiterate esulano da ogni logica imprenditoriale e depongono per un posizionamento fuori mercato che, ove persistente, non giustifica la sopravvivenza dell’impresa stessa.


Ai fini del monitoraggio, la norma esclude espressamente le perdite fiscali determinate da compensi erogati ad amministratori e soci, trattandosi di componenti reddituali tassati in capo ai percettori.


La norma non individua un periodo temporale minimo trascorso il quale la perdita può definirsi “sistemica”; pertanto, la perdita fiscale che si protrae per almeno due esercizi consecutivi sarà sufficiente, in assenza di deliberazioni sociali di aumenti di capitale a titolo oneroso, di importo almeno pari alle perdite fiscali stesse, a legittimare l’attività di accertamento da parte degli Organi di controllo.


 


 


4) Diritto al lavoro dei disabili: accertamenti sanitari dall’Inps


L’Inps, con il Messaggio n. 3989 del 16/02/2011 si è occupato del nuovo processo per la gestione dell’invalidità civile. Diritto al lavoro dei disabili. Misure organizzative e aggiornamenti della procedura INVCIV 2010.


Come è noto, l’art. 20 della legge n. 102/2009 ha integrato con un medico dell’INPS le Commissioni mediche delle Aziende sanitarie locali di cui all’art. 4 della legge 5.2.1992, n. 104.


Tali commissioni, ai sensi dell’art. 1, comma 4, della legge 12.3.1999, n. 68, provvedono:


– all’accertamento delle condizioni di disabilità, da cui scaturisce il diritto ad accedere al sistema per l’inserimento lavorativo dei disabili c.d. “collocamento mirato”;


– all’effettuazione delle visite sanitarie di controllo della permanenza dello stato invalidante.


L’art. 6 della legge n. 68/99 ha previsto la formazione di un Comitato tecnico nell’ambito dei Centri per l’impiego, con compiti relativi alla:


– valutazione delle residue capacità lavorative;


– definizione degli strumenti e delle prestazioni atti all’inserimento;


– predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità.


La Commissione medica, integrata con il medico INPS:


– acquisisce, in raccordo con il Comitato tecnico, notizie utili per individuare la posizione del disabile nel suo ambiente, la sua situazione familiare, scolarità e lavoro;


– elabora, su tali dati e su dati anamnestico-clinici, la diagnosi funzionale, intesa come descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psico-fisico e sensoriale, volta a individuare la capacità globale per il collocamento lavorativo.


La Commissione medica integrata, quindi, sulla base della valutazione globale, formula, entro quattro mesi dalla data di presentazione della domanda, la relazione conclusiva in cui sono contenuti suggerimenti per le forme di sostegno e strumenti tecnici necessari per l’inserimento o il mantenimento al lavoro del disabile.


La relazione conclusiva dell’accertamento della condizione di disabilità viene trasmessa al disabile e al Comitato tecnico presso i Centri per l’impiego. Sulla base di tale relazione, viene individuato il percorso di inserimento più adeguato per il soggetto.


Con riguardo agli accertamenti sanitari, l’Inps sintetizza alcune tipologie di indagine medico legale:


– primo accertamento (art. 2, DPCM 13 gennaio 2000);


– visita di controllo (art. 8, comma 1, DPCM 13 gennaio 2000);


– visita di controllo per verificare la rispondenza del percorso di inserimento lavorativo (art. 8 comma 3, DPCM 13 gennaio 2000);


– visita su richiesta del lavoratore o del datore di lavoro (art. 8, comma 4, DPCM 13 gennaio 2000; art. 10, comma 3, legge n. 68/99);


– visite su richiesta di lavoratori già occupati (art. 8, comma 4, DPCM 13 gennaio 2000; art. 10, comma 3, legge 68/99).


Attualmente, per il collocamento mirato la domanda può essere di tre tipi:


Domanda presentata da disabili già in possesso di un verbale di accertamento


La domanda deve essere presentata all’INPS per via telematica e, come già precisato nella circolare INPS n. 131/2009, non deve essere abbinata ad un certificato medico, ma deve contenere i dati relativi al verbale di riconoscimento dello stato di invalidità, cecità o sordità, già posseduto.


Domanda presentata da soggetti che non hanno ancora effettuato l’accertamento sanitario di invalidità civile


La domanda deve essere presentata contestualmente a quella per il riconoscimento dello stato di invalido civile, cieco civile o sordo, segnalando le due richieste sulla domanda telematica.


Domanda di revisione delle condizioni di disabilità


La domanda deve essere presentata dal Comitato Tecnico presso i Centri per l’impiego, anche su richiesta delle aziende, per la verifica della residua capacità lavorativa e/o per una nuova diagnosi funzionale volta ad individuare la capacità globale per il collocamento lavorativo.


Per consentire ai menzionati Comitati tecnici di svolgere le funzioni ad essi assegnate dalla legge, è pertanto necessario consentire al soggetto istituzionale titolare delle funzioni e dei compiti relativi al collocamento di interagire con l’Istituto, accedendo alla procedura INVCIV2010.


(Inps, Messaggio n. 3989 del 16-02-2011)


 


 


5) Esenzione Iva per i consorziati: occorre rispettare una duplice condizione


I destinatari del regime di esenzione da Iva sono le strutture consortili costituite anche in forma societaria o in cooperative con funzioni consortili. Infatti, in linea con la disposizione comunitaria che rinvia a strutture associative “strumentali” all’attività dei propri associati, la normativa interna di esenzione ha ravvisato tale caratteristica nelle strutture associative di tipo consortile che, secondo la disciplina civilistica, sono costituite al fine di originare un’organizzazione comune per la disciplina e lo svolgimento di determinate fasi dell’attività degli associati.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 5/E del 17 febbraio 2011, che ha fornito ulteriori chiarimenti sul regime di esenzione Iva per le prestazioni di servizi rese da consorzi o società consortili ai propri consorziati o soci (art. 10, comma 2, D.P.R. n. 633/1972).


Per quanto riguarda la compagine sociale delle strutture consortili, la circolare n. 23/E del 2009 (cfr. par. 2.1.1.) ha già chiarito che i consorziati o soci partecipanti al consorzio ovvero alla società consortile, devono aver avuto – nel triennio solare precedente – diritto alla detraibilità dell’IVA in misura non superiore al 10%, a prescindere dal settore di attività in cui gli stessi operano.


In sostanza, il regime di esenzione è riservato non solo alle prestazioni di servizi rese a consorziati che, in linea di principio, sono privi del diritto a detrazione, ma anche a consorziati o soci che svolgono marginalmente attività imponibile (in misura tale da determinare un pro-rata non superiore al 10%).


Come chiarito nella citata circolare n. 23/E del 2009, tale minima percentuale di detraibilità non incide sulla qualificazione del consorziato che, essendo equiparato, ai fini del regime di esenzione in esame, ad un soggetto totalmente privo del diritto a detrazione, riceve dal consorzio prestazioni esenti anche se le stesse sono destinate allo svolgimento delle marginali operazioni imponibili.


La verifica circa il limitato diritto a detrazione in capo a ciascun consorziato deve essere effettuata avuto riguardo al triennio solare precedente a quello nel quale la prestazione di servizi è resa o, più precisamente, a quello in cui l’operazione deve considerarsi effettuata ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972.


Tuttavia, atteso che l’art. 10, secondo comma, del richiamato D.P.R. n. 633/1972, non richiede che la compagine associativa del consorzio o della società consortile sia costituita esclusivamente da soggetti con pro-rata non superiore al 10%, il citato documento di prassi ha, altresì, precisato che possono far parte della compagine sociale anche consorziati privi di tale requisito (ad esempio, consorziati o soci per i quali, nel corso della vita associativa, sia venuto meno il requisito della limitata percentuale di detraibilità).


Naturalmente, le prestazioni di servizi rese a favore di consorziati privi del requisito soggettivo, non rientrando nell’ambito applicativo del regime di esenzione, devono essere assoggettate ad IVA.


In linea generale, quindi, la partecipazione alle strutture consortili di soggetti privi del requisito soggettivo richiesto dalla norma non preclude l’applicazione del regime di esenzione che resta in ogni caso riservato alle prestazioni che il consorzio rende a favore dei consorziati con pro-rata di detraibilità contenuto nei limiti del 10%.


Tuttavia, viene precisato che la partecipazione al consorzio di consorziati con pro-rata superiore al 10% deve avere un peso non prevalente nell’ambito della compagine consortile.


In altri termini, tali consorziati non devono detenere complessivamente la maggioranza delle quote o delle partecipazioni alle strutture consortili.


La ratio del regime di esenzione va ravvisata nell’esigenza di evitare che i soggetti che svolgono attività esenti (nello specifico, i consorziati), qualora decidano di esternalizzare (nello specifico, ai consorzi) i servizi necessari e funzionali a tali attività (ad esempio, servizi amministrativi, gestione della contabilità, formazione del personale, gestione degli immobili), vengano penalizzati dall’indetraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti.


Tenuto conto della ratio della norma e del contenuto della disposizione comunitaria, che assume implicitamente l’identità di massima tra consorziato esente e destinatario delle prestazioni del consorzio, l’Agenzia delle Entrate  ritiene che, per garantire l’aderenza alla portata di quest’ultima disposizione, la possibilità che soggetti con pro-rata superiore al 10% partecipino al consorzi non deve determinare come conseguenza che tali soggetti rappresentino la maggioranza della compagine sociale e cioè che questi detengano la maggioranza delle quote o delle partecipazioni alle strutture consortili.


Parimenti, riguardo ai destinatari delle prestazioni del consorzio, la possibilità che quest’ultimo eroghi servizi a consorziati con pro-rata superiore al 10% o a terzi (servizi che sono, comunque, imponibili ai fini IVA) non deve superare il 50% del volume d’affari del consorzio.


Altrimenti, qualora dovessero risultare prevalenti, in termini di volume d’affari, le prestazioni di servizi rese a soggetti terzi o a consorziati con percentuale di detraibilità superiore al 10%, dovranno essere assoggettate a IVA tutte le prestazioni rese dal consorzio, comprese, quindi, quelle rese nei confronti dei consorziati con pro-rata inferiore al 10%.


Conclusione


Il regime di esenzione viene ammesso alla duplice condizione che:


– La compagine consortile non sia costituita in prevalenza da consorziati con pro-rata superiore al 10%;


– l’attività svolta dal consorzio a favore dei consorziati con pro-rata superiore al 10% o a favore di terzi non sia superiore al 50% del volume d’affari del consorzio medesimo.


 


 


6) Altre di fisco:


 


– Plusvalenza su cessione di fabbricato inserito in area di recupero


Il sottosegretario all’Economia, in occasione dell’interrogazione parlamentare del 16 febbraio 2011, ha inteso chiarire quale sia il corretto trattamento fiscale da applicare alla plusvalenza derivante dalla cessione di un fabbricato inserito in un’area di recupero.


In particolare, è stato precisato che tale plusvalenza deve sempre essere assoggettata a tassazione diretta ex art. 67, comma 1, lettera b), TUIR, poiché assume rilevanza la destinazione del bene che in questo caso ha natura speculativa.


 


 


– Approvate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello “Consolidato nazionale e mondiale 2011”.


Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate con Provvedimento del 16 febbraio 2011 ha definito, nell’Allegato A, le specifiche tecniche da utilizzare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati contenuti nel modello


Consolidato nazionale e mondiale 2011, da presentare ai fini della dichiarazione dei soggetti ammessi alla tassazione di gruppo di imprese controllate residenti nonché dei soggetti ammessi alla determinazione dell’unica base imponibile per il gruppo di imprese non residenti che provvedono direttamente all’invio nonché da parte degli altri utenti del servizio telematico che intervengono quali intermediari abilitati alla trasmissione.


(Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Provvedimento del 16 febbraio 2011)


 


 


– Certificati di malattia online: Le procedure


Il 1° febbraio 2011 è entrato in vigore il regime sanzionatorio in merito all’obbligatorietà della trasmissione telematica dei certificati medici.


Ma quali sono le esatte procedure da seguire?


La circolare n. 2 del 17/02/2011 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha chiarito le modalità della trasmissione online del certificato di malattia, da parte del medico curante all’INPS: Una disciplina che ha visto l’uniformazione del settore privato con quello pubblico in base all’art. 25 delle legge n. 183/2010.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Fondazione studi, circolare n. 2 del 17 febbraio 2011)


 


 


– Agevolazioni prima casa: Tre anni di tempo per trasferire la residenza


L’avviso di liquidazione dell’imposta di registro con il quale viene revocato il godimento della c.d. agevolazione prima casa è soggetto al termine di decadenza triennale a partire dalla data di registrazione.


(Corte di Cassazione, ordinanza n. 3507 del 11 febbraio 2011)


 


 


– Assegno di divorzio svincolato dalla dichiarazione dei redditi del coniuge obbligato


La dichiarazione dei redditi presentata dal coniuge obbligato a corrispondere l’assegno di divorzio è un mero indizio.


Il giudice, ai fini del mantenimento dei figli, può, quindi, disattendere quanto viene riportato (dichiarato) dall’interessato (contribuente) nel modello unico, che deve, invece, “smontare” altre prove se vuole evitare di pagare l’assegno “divorzile”.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 3905 del 17 febbraio 2011)


 


 


– Studi di settore disapplicati se il contribuente ha troppi concorrenti in zona


È illegittimo l’accertamento fiscale fondato esclusivamente sugli studi di settore se il commerciante dimostra di avere, nelle vicinanze, tanta concorrenza.


Infatti, rilevano ai fini dell’accertamento fiscale sulla base degli studi settoriali le attività della concorrenza.


La giurisprudenza aggiunge, quindi, un ulteriore tassello alla statuizione della illegittimità di tali tipologie di accertamento.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 3923 del 17 febbraio 2011)


 


– Intesa tra Agenzia delle Entrate e Consulenti del Lavoro: I contributi associativi viaggiano in F24


Al via i pagamenti con F24 per i consulenti del lavoro. Lo prevede una convenzione stipulata il 17 febbraio 2011 a Roma dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, e dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone.


L’accordo, valido per il triennio 2011-2014, consente ai 28 mila iscritti all’ordine di pagare i contributi associativi con il modello F24 già a partire dal 16 marzo prossimo, utilizzando anche eventuali crediti tributari in compensazione.


L’Agenzia definirà un codice tributo specifico per le quote dovute dai professionisti al Consiglio nazionale della categoria e tanti codici distinti per le somme dovute ai Consigli provinciali aderenti all’iniziativa.


Il nuovo sistema di riscossione permetterà all’ente professionale di ottenere informazioni utili con maggiore tempestività e, quindi, di adottare misure di controllo più immediate ed efficienti.


I professionisti avranno il vantaggio di poter versare le quote di iscrizione in via telematica direttamente da casa, in qualità di intermediari abilitati o presso gli sportelli bancari e postali senza alcun onere.


L’intesa tra Entrate e Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro scaturisce dall’accurata analisi degli aspetti amministrativi e finanziari della procedura di riscossione dei contributi tramite F24, che ha portato alla stesura di un testo condiviso e capace di rispondere alle nuove esigenze dei professionisti.


La nuova modalità di versamento dei contributi associativi definita dalla convenzione si inscrive in un’ottica di semplificazione amministrativa che entrambi gli enti hanno l’obiettivo di promuovere.


(Agenzia delle Entrate, comunicato del 17 febbraio 2011)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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