Novità fiscali del 16 febbraio 2011: come individuare l’ente non commerciale; regime fiscale degli enti associativi; enti non profit: esenzione I.C.I. e Trust; Colf: comunicazioni in via telematica solo con il codice pin; nuova disciplina delle cessioni di fabbricati nuovi e dei contratti di leasing immobiliare illustrata da Assonime; agevolazioni ampie per i premi produttività 2011: l’accordo può essere non scritto; manovra 2010: pubblicata dalle Entrate la circolare omnibus sulle misure del D.L. 78/2010

 






 


Indice:


 


1) Come individuare l’ente non commerciale


 


2) Regime fiscale degli enti associativi


 


3) Enti non profit: Esenzione I.C.I. e Trust


 


4) Colf: comunicazioni in via telematica solo con il codice pin


 


5) Nuova disciplina delle cessioni di fabbricati nuovi e dei contratti di leasing immobiliare illustrata da Assonime


 


6) Milleproroghe: il Governo pone la questione di fiducia


 


7) Agevolazioni ampie per i premi produttività 2011: l’accordo può essere non scritto


 


8) Manovra 2010: pubblicata dalle Entrate la circolare omnibus sulle misure del D.L. 78/2010


 


 


1) Come individuare l’ente non commerciale


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 4/6/2009 ha esaminato, rispondendo ad una istanza di interpello, il caso di una Associazione che offriva ai propri associati una serie di servizi fruibili individualmente (godimento di appartamenti e servizi collegati, resi dalla associazione e da soggetti terzi) a fronte del pagamento della quota associativa.


L’Agenzia ha escluso, nel caso di specie, l’applicazione delle agevolazioni di cui all’148, del Tuir, sul presupposto che l’associazione avrebbe natura commerciale.


A giudizio dell’Agenzia, la commercialità non è esclusa né dalla assenza del fine di lucro né dalle finalità perseguite dall’ente, essendo necessario considerare la specifica attività che rappresenta l’oggetto principale dell’ente.


Da questo punto di vista, la risoluzione è apparsa in dottrina (Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 80-2009/T) innovativa, poiché qualifica come commerciale l’ente, nonostante questo svolga le attività previste dallo statuto esclusivamente nei confronti dei propri associati, a fronte del versamento della quota associativa annuale (peraltro calcolata diversamente a seconda dei servizi erogati agli associati).


La prestazione complessiva dei servizi ha infatti, secondo l’Agenzia, quei caratteri di abitualità e professionalità tali da qualificarla come d’impresa, per attribuire così la qualifica di ente commerciale all’associazione.


Nel caso esaminato dalla risoluzione 286/E del 11/10/2007, un ente non commerciale proprietario di un terreno facente parte di un complesso immobiliare ad uso scolastico, intendeva realizzare un parcheggio pertinenzale, per poi concedere in locazione i posti auto.


Nella risposta all’interpello, la Agenzia delle Entrate ha sostenuto che tale attività (di costruzione del parcheggio e di successiva locazione) ha valenza commerciale.


L’ente non commerciale può dunque porre in essere l’attività di impresa (per la quale produrrà reddito di impresa, come tale tassato), ma con la avvertenza che la stessa potrebbe, se prevalente rispetto alle altre attività, determinare la perdita della qualifica non commerciale, dovendosi quindi valutare in concreto i parametri posti dall’art. 149 Tuir.


È, inoltre, da considerare la soluzione che la giurisprudenza prevalente e la prassi adottano con riferimento alle ipotesi di circoli ricreativi e culturali che somministrano alimenti e bevande dietro versamento di corrispettivi specifici da parte dei propri associati (gestione di bar).


La Corte di Cassazione qualifica tale attività come di tipo commerciale, con conseguente applicazione del regime di impresa, nelle imposte sui redditi e nell’Iva (sentenze n. 2546 del 20/10/2008; n. 22533 del 26/10/2007; n. 14233 del 19/6/2007; n. 7953 del 30/3/2007).


 


 


2) Regime fiscale degli enti associativi


L’art. 148, primo comma, T.u.i.r. prevede che, per gli enti associativi, non concorrono a formare reddito le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi.


L’attività svolta nei confronti degli stessi da parte dell’ente associativo, in conformità alle finalità istituzionali, non si considera come attività commerciale.


Inoltre, il terzo comma del medesimo articolo dispone che, per determinati enti di tipo associativo, non si considerino come commerciali neppure le attività svolte nei confronti degli iscritti, verso il pagamento di corrispettivi specifici, se poste in essere in diretta attuazione degli scopi istituzionali e nel rispetto di determinati vincoli di tipo statutario ed organizzativo.


In maniera analoga, viene prevista la esclusione dall’ambito applicativo Iva per tali attività e sussistendo i medesimi requisiti, ai sensi dell’art. 4, quarto comma, D.p.r. 633/72.


In particolare, è richiesto (art. 148, comma 8, Tuir; art. 4, comma 8, D.p.r. 633/1972) che le associazioni prevedano nei propri statuti, redatti per atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata, le seguenti clausole:


a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;


b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque  causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;


c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;


d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;


e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui


all’articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell’articolo 2532, ultimo comma, del codice civile


e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;


f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.


Peraltro, l’art. 30 del D.L. n. 185 del 29/11/2008 (convertito con modificazioni dalla legge n. 2 del 28/1/2009) ha previsto per gli enti non commerciali un nuovo obbligo di comunicazione quale condizione per godere dei benefici di cui all’art. 148 Tuir e 4 d.p.r. 633/72, al fine di consentire l’accertamento dei requisiti che fondano le disposizioni in esame e, quindi, per contrastare fenomeni elusivi o evasivi.


Anche in tale prospettiva, in dottrina è stata evidenziata (Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 80-2009/T) come non sia sufficiente la mera indicazione statutaria delle clausole citate, occorrendo verificare l’effettivo rispetto delle previsioni, pena la perdita dei benefici.


 


 


3) Enti non profit: Esenzione I.C.I. e Trust


L’art. 7, primo comma, lett. i), d.lgs. n. 504/1992, prevede l’esenzione ICI per gli immobili utilizzati da enti non commerciali, “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive” ed alle attività di religione e di culto.


Dopo diversi interventi normativi, la formulazione attualmente in vigore dell’art. 7, comma 2-bis, D.L. n. 203/2005 (riformato dall’art. 39, D.L. 223/2006), prevede che l’esenzione sia applicabile anche alle attività che “non abbiano esclusivamente natura commerciale” (Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 80-2009/T).


La giurisprudenza, anche costituzionale, ha precisato il requisito soggettivo per il godimento della agevolazione, che spetta solo se l’ente non commerciale che ha il possesso dell’immobile, lo utilizza direttamente per le attività indicate.


Per quanto attiene il requisito oggettivo, è richiesto che l’immobile sia esclusivamente utilizzato, in concreto, per le attività indicate, l’agevolazione non spettando quando vi sia un impiego concorrente, anche se non prevalente, per altri fini.


Ai fini del trust, invece, non spettano le agevolazioni ai fini dell’ICI (documento del CNDCEC del mese di dicembre 2010 reso noto a febbraio 2011), al contrario sono applicabili le agevolazioni, in presenza di particolari condizioni, per le abitazioni locate.


Maggiori problemi pone, sul piano interpretativo, la previsione normativa della estensione della agevolazione anche per le attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale.


In altri termini, l’immobile deve essere destinato esclusivamente alla attività “meritevole”, tale attività potendo anche avere natura commerciale, ma non totalmente.


Recentemente il Ministero delle Finanze (Circolare n. 2/DF del 26/1/2009) si è espresso sul punto, fornendo una lettura della disposizione nel senso di ritenere applicabile la agevolazione a quelle attività che, pur realizzando una attività oggettivamente di impresa (prestazione di servizi abituale), non presentino “gli elementi tipici dell’economia di mercato (quali il lucro soggettivo e la libera concorrenza), ma siano presenti le finalità di solidarietà sociale sottese alla norma di esenzione”.


Tale criterio genera non poche difficoltà applicative, perché impone di considerare, secondo l’impostazione del Ministero, le singole e specifiche modalità di gestione, potendo considerarsi agevolata l’attività commerciale quando sia svolta in regime di convenzione con enti pubblici, oppure quando sia diretta a non creare utili, ma solo al pareggio economico.


 


 


4) Colf: comunicazioni in via telematica solo con il codice pin


Dal 1 marzo 2011 comunicazioni rapporto di lavoro domestico on line solo con PIN.  In distribuzione ai datori i codici PIN per accedere al sito. L’Inps sta informando i datori di lavoro domestico che dal 1° marzo 2011 per tutte le comunicazioni all’Istituto relative a rapporti di lavoro (assunzione, trasformazione, proroga, cessazione) effettuate on line o tramite il contact center, sarà necessario utilizzare il codice PIN o, in alternativa, essere in possesso della carta nazionale dei servizi (CNS). Nelle informative recapitate ai datori di lavoro domestico, l’INPS comunica le prime 8 cifre del PIN, mentre per ottenere gli otto caratteri mancanti necessari per completare la sequenza numerica, si utilizzano le informazioni contenute sulla tessera sanitaria. Per attivare il PIN:


da home page del sito


funzionalità “attiva il tuo PIN”


inserire i dati scritti sul retro della tessera sanitaria.


(Consulenti del Lavoro, nota del 15/02/2011)


 


 


5) Nuova disciplina delle cessioni di fabbricati nuovi e dei contratti di leasing immobiliare illustrata da Assonime


Circolare di Assonime su imposte di registro, ipotecaria e catastale, la nuova disciplina delle cessioni di fabbricati nuovi e dei contratti di leasing immobiliare.


Assonime con la Circolare n. 3 del 2011 ha illustrato le disposizioni contenute nella legge di stabilità per il 2011 che hanno introdotto incisive modifiche alla disciplina dell’IVA e delle altre imposte indirette in materia di cessioni di beni immobili, con riferimento, in particolare, alle vendite di fabbricati nuovi ad uso abitativo da parte delle imprese costruttrici e ai contratti di leasing immobiliare.
Per quanto riguarda il leasing, la nuova disciplina prevede anche l’applicazione, una tantum, di un’imposta sostitutiva da pagare entro il 31 marzo prossimo. In relazione a questo adempimento è stato emanato un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.


(Assonime, nota del 15/02/2011)


 


 


6) Milleproroghe: il Governo pone la questione di fiducia


Il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia su un maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie (cd. milleproroghe, DDL 2518), in discussione in Aula.


Le dichiarazioni di voto iniziate a partire dalle ore 19, per cui la “chiama” per la fiducia inizia intorno alle ore 20.
(Senato della Repubblica, comunicato del 15/02/2011)


 


7) Agevolazioni ampie per i premi produttività 2011: l’accordo può essere non scritto


Gli incrementi di produttività, fino a 6 mila euro, fruiscono nel 2011 della tassazione agevolata del 10% se sono erogati in base ad accordi collettivi e aziendali, anche non scritti.


In quest’ultimo caso, è sufficiente che il datore di lavoro attesti nel Cud che tali somme siano state erogate in attuazione di uno specifico contratto o accordo e che siano legate all’incremento della produttività.


E’ questo uno dei principali chiarimenti contenuti nella circolare congiunta n. 3/E dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro emessa il 14/02/2011.


Per l’agevolazione non serve il documento cartaceo


Per il 2011, si applica l’imposta sostitutiva del 10% sulle componenti accessorie della retribuzione corrisposte ai lavoratori del settore privato, a condizione che siano erogate sulla base di accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali, anche se non sono riportati in un documento cartaceo.


Vale infatti il principio generale di libertà di azione sindacale previsto dall’articolo 39 della Costituzione.


Ma occorre l’attestazione del datore di lavoro


Per applicare l’imposta sostitutiva è sufficiente che il datore di lavoro attesti che le somme siano correlate a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa e che siano state erogate in attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale della cui esistenza il datore di lavoro dovrà fornire prova su richiesta.


Cosa viene detassato


Sono soggetti a imposta agevolata tra l’altro: lo straordinario, il lavoro a tempo parziale, quello notturno e quello festivo, le indennità di turno o le maggiorazioni retributive legate ad incrementi di produttività, competitività e redditività.


(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 30 del 15/02/2011)


 


 


8) Manovra 2010: pubblicata dalle Entrate la circolare omnibus sulle misure del D.L. 78/2010


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15/02/2011, ha fornito i primi chiarimenti sulle novità fiscali contenute nel Decreto Legge del 31 maggio 2010 n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Ulteriori problematiche interpretative ed applicative relative a specifiche disposizioni saranno oggetto di successivi documenti di prassi.


Scatta dopo 30 giorni il meccanismo del silenzio-assenso per gli operatori che vogliono rientrare nella banca dati Vies.


Mentre basta un solo anno per l’applicazione dell’accertamento sintetico quando il reddito dichiarato non è in linea con quello presunto. Sempre in tema di controlli, viene precisato che il contrasto alle imprese “apri e chiudi” non si applica ai professionisti. Via libera, infine, alle agevolazioni fiscali per le reti d’impresa, dopo l’ok della Commissione europea. Sono solo alcune delle novità contenute nella suddetta circolare n. 4/E (c.d. omnibus), di ben 65 pagine, pubblicata su www.agenziaentrate.it il 15 febbraio 2011, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha chiarito i dubbi legati all’applicazione del D.L. 78/2010 (c.d. manovra 2010).


Senza diniego espresso il contribuente rientra nel Vies


La circolare ha evidenziato, per gli operatori economici interessati ad effettuare operazioni intracomunitarie, che la norma non prevede un provvedimento di autorizzazione espressa, mentre deve essere espresso il provvedimento di diniego entro 30 giorni dalla richiesta di inserimento nell’archivio Vies.


Vale pertanto il meccanismo del silenzio-assenso per consentire, a chi non riceve alcun riscontro alla propria istanza, di essere in regola con le operazioni intracomunitarie.


Per l’accertamento sintetico basta solo un anno


Se il reddito dichiarato non è in linea con quello presunto, anche per un solo anno, scatta l’accertamento sintetico.


La circolare ha chiarito, infatti, che è venuta meno la previsione per cui il sintetico poteva entrare in atto solo dopo due anni, anche non consecutivi, in cui il reddito dichiarato risultava incongruo, precisando che la nuova regola vale già a partire dal 2010.


“Apre e chiude” l’impresa, non il professionista


Sul fronte del contrasto del fenomeno delle imprese “apri e chiudi”, vale a dire quelle che cessano l’attività entro il primo anno di vita, l’Agenzia precisa che il monitoraggio sistematico scatterà per le sole imprese (a prescindere dalla loro natura giuridica) e non per i professionisti.


Inoltre, sarà l’anno solare a dettare i tempi per la chiusura anticipata e non quello d’imposta.


Via libera alle reti d’impresa


Per la Commissione europea le reti d’impresa non costituiscono aiuto di Stato. Via libera quindi da parte di Bruxelles alla possibilità per le imprese di sottoscrivere o aderire a un contratto di rete per usufruire di una misura fiscale agevolativa a carattere temporaneo (non oltre fine 2012).


Oltre ad informare di questa recente novità, cui era subordinata la stessa agevolazione fiscale, la circolare ha precisato, tra l’altro, che l’istituzione del fondo patrimoniale comune e la nomina dell’organo comune non costituiscono elementi essenziali per la confutabilità del contratto di rete.


Preclusa l’auto compensazione per i debiti sui ruoli


La stretta sulle compensazioni vale anche per le cartelle già notificate nel 2010 e comunque per quelle il cui termine di pagamento sia già scaduto prima dell’inizio del 2011.


E’ ancora possibile compensare, quindi, solo entro 60 giorni dalla notifica della cartella, oppure qualora il pagamento dei ruoli sia eseguito tempestivamente.


Infine, viene ricordato che in caso di inosservanza del divieto si applica la sanzione pari al 50% dell’importo indebitamente compensato.


(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 32 del 15/02/2011)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


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