Credito I.V.A. già soggetto a visto di conformità; dichiarazione I.V.A. e decorrenza del termine di presentazione; minimo naturale che ha optato per il regime ordinario; imposta di bollo e dichiarazione di successione; pratica forense e tassa di concessione governativa

QUESITO N. 1: Credito Iva 2009 già soggetto a visto di conformità


Il credito Iva 2009 che ad inizio 2010 risulta ancora da compensare e che è gia stato soggetto al visto di conformità nella Dichiarazione Iva 2010 può ancora essere utilizzato liberamente ai fini della compensazione?




RISPOSTA


La circolare n. 1/E del 15/01/2010, ha precisato che il limite all’utilizzo del credito Iva si intende riferito all’anno di maturazione del credito e non all’anno solare di utilizzo in compensazione.


Ciò significa che il credito IVA annuale del 2009 già soggetto a controlli e indicato nella Dichiarazione Iva 2010 con apposizione del visto di conformità potrà essere utilizzato in compensazione anche nel corso dell’anno 2010 senza scontare i suddetti vincoli.


In particolare, il credito IVA del 2009 (su cui si è già stato posto il visto di conformità) potrà essere liberamente compensato fino a quando non sarà presentata la dichiarazione annuale IVA per il 2010, all’interno della quale il credito dell’anno precedente sarà, per così dire, “rigenerato” andandosi a sommare al credito IVA maturato nel 2010.




QUESITO N. 2: Dichiarazione IVA e decorrenza del termine di presentazione


E’ possibile presentare la dichiarazione IVA già dal mese di gennaio per utilizzare il credito IVA già dal 16/02?




RISPOSTA


In base all’art. 8 del D.p.r., n. 322 del 1998, la dichiarazione IVA, relativa all’anno 2010 deve esser presentata nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2011 e il 30 settembre 2011 nel caso in cui il contribuente sia tenuto alla presentazione in via autonoma ovvero entro il 30 settembre 2011 nel caso in cui il contribuente sia tenuto a comprendere la dichiarazione IVA nella dichiarazione unificata.


Si ricorda a tale proposito la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è trasmessa mediante procedure telematiche e precisamente nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate (cfr. circolare n.6/E del 25/01/2002.)


Si precisa altresì che il D.P.R. non prevede un termine di consegna della dichiarazione agli intermediari, che dovranno poi provvedere alla trasmissione telematica, ma viene unicamente stabilito il termine entro cui le dichiarazioni devono essere presentate telematicamente all’Agenzia delle Entrate.




QUESITO N. 3: Minimo naturale che ha optato per il regime ordinario


Un contribuente si trova in contabilità semplificata dal 2000. Il contribuente ha sempre avuto un volume d’affari inferiore a 30.000 e beni strumentali inferiori a 15.000, quindi naturalmente in regime minimi.


Dal 01.01.2011 vorrebbe abbandonare il regime semplificato ed entrare nei minimi.


Poichè l’opzione non è stata esercitata nel 2008 e neppure nel 2009 – 2010 adesso dato che sono trascorsi i tre anni ovvero 2008-2009-2010 è possibile optare per tale regime?




RISPOSTA


Come noto, l’articolo 1, commi da 96 a 117, della Finanziaria 2008, ha introdotto il regime fiscale agevolato dei minimi applicabile a decorrere dall’anno 2008 nei confronti di determinati contribuenti con un ridotto volume di ricavi o compensi.


Lo stesso costituisce il regime naturale per i contribuenti in possesso dei requisiti previsti per tale regime, tuttavia, è prevista la possibilità di non avvalersene esercitando l’opzione per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari.


L’opzione è valida per almeno un triennio ed è esercitata:




  • adottando un comportamento concludente;



  • dandone comunicazione nel quadro VO della dichiarazione annuale IVA relativa all’anno per il quale la scelta è stata operata.


Ai sensi del comma 110 dell’articolo 1 della Finanziaria 2008, in deroga al principio che rende l’opzione valida per almeno un triennio, quella esercitata per il periodo d’imposta 2008 poteva essere revocata con effetto dal successivo periodo d’imposta (2009).


Il contribuente indicato nel quesito è un “minimo naturale” ma nel 2008 ha optato per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari.


Tale opzione è stata vincolante per il triennio 2008 – 2009 – 2010. A partire dal 2011 il contribuente potrà optare per il regime dei minimi




QUESITO N. 4: Imposta di bollo e dichiarazione di successione


L’imposta di bollo va applicata ai certificati di stato di famiglia che vengono allegati alla dichiarazione di successione?




RISPOSTA


L’articolo 5 della tabella, allegato B, annessa al Dpr 642/1972, dispone che sono esenti dall’imposta di bollo i “… documenti … presentati ai competenti uffici ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie”.


Tali documenti risulterebbero ricompresi nell’articolo 1 della tariffa allegata dal Dpr 642/1972, che prevede l’applicazione del tributo fin dall’origine (nella misura di euro 14,62 per ogni foglio), per gli “Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi…”;


A tali atti non è estendibile l’esenzione, di cui alla nota 2 dell’articolo 4 della stessa tariffa, prevista solo per i certificati, le copie e gli estratti desunti esclusivamente dai registri dello Stato civile e le corrispondenti dichiarazioni sostitutive.


L’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 25 del 29/03/2010 ha però chiarito che, poiché si tratta di certificati da allegare alla denuncia di successione, che consiste in un adempimento di natura fiscale, adottato per dichiarare che il patrimonio di un soggetto defunto viene trasferito ad altri soggetti, possono essere rilasciati senza il pagamento dell’imposta di bollo se destinati a uno degli usi indicati nella citata tabella allegato B, sempreché sui documenti rilasciati in esenzione si indichi l’uso al quale gli stessi sono destinati.




QUESITO N. 5: Pratica forense e tassa di concessione governativa


Il laureato in giurisprudenza, per l’iscrizione al registro speciale dei praticanti, e il praticante avvocato per l’ammissione al patrocinio, nel caso di iscrizione all’albo degli avvocati, istituito in ogni tribunale civile, per gli anni successivi al primo devono pagare la tassa sulle concessioni governative prevista per l’esercizio della professione forense?




RISPOSTA


Successivamente, al primo anno di iscrizione, periodo in cui non si può esercitare la professione forense, tale professione viene svolta dai praticanti procuratori, i quali possono “… essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero”.


Occorre determinare se, all’attività svolta dal praticante procuratore possa essere attribuita la qualificazione di “professione”, cosi da ritenere valido il presupposto per l’applicazione della tassa sulle concessioni governative.


Per poter poi stabilire se sussiste la possibilità di ricondurre l’attività sopra delineata nell’ambito di una professione, con riferimento al codice civile, viene enunciato l’articolo n.2229 (“esercizio delle professioni intellettuali”): “La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria la iscrizione in appositi albi o elenchi…”,


L’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 103 dell’ 11 ottobre 2010 ha affermato, che nella fattispecie, si potesse parlare di “professione”, vista la necessità dell’iscrizione all’albo.


Ai sensi dell’articolo 2231 cc, “Quando l’esercizio di un’attività professionale è condizionato alla iscrizione in un albo o elenco, la prestazione eseguita da chi non è iscritto non gli dà azione per il pagamento della retribuzione…”


L’azione per il pagamento della retribuzione è invece, prevista, ai sensi dell’articolo 8 del Dm 127/2004, per i praticanti avvocati autorizzati al patrocinio, ai quali


Nel caso in cui l’iscrizione all’albo non abiliti all’esercizio di alcuna professione, come nell’ipotesi di iscrizione al primo anno nel registro speciale dei praticanti, la tassa sulle concessioni governative non risulta dovuta per carenza dei presupposti di applicazione della stessa.


L’Agenzia ritiene cosi di ricomprendere l’iscrizione all’albo, a partire dal secondo anno, che prevede il pagamento della tassa sulle concessioni governative per l’ “Esercizio di attività industriali o commerciali e di professioni, arti o mestieri …” nella misura di 168 euro.




1 febbraio 2011


Antonio Gigliotti

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it