Novità fiscali del 21 gennaio 2011: rimborsi Iva solo con la dichiarazione telematica; case rurali inquadrate nella categoria A6; bollettino postale: é impugnabile in Commissione Tributaria; notifica via SMS delle scadenze di pagamento dei contributi per i lavoratori domestici; il Commercialista può scagionare l’imprenditore dal reato di evasione; accertamento fiscale: possibile il flusso di informazioni all’interno dell’Amministrazione; niente studi di settore per i professionisti;ritardata presentazione del modello DM 10: non commette evasione il datore di lavoro; Inps: interruzione dei collegamenti


 








Indice:


 


1) Cassa di Previdenza dei Ragionieri Commercialisti: Lettera del Presidente ai propri iscritti


 


2) Inps: Interruzione dei collegamenti


 


3) Rimborsi Iva solo con la dichiarazione telematica


 


4) Case rurali inquadrate nella categoria A6


 


5) Bollettino postale: E’ impugnabile in Commissione Tributaria


 


6) Compartecipazione comuni all’Irpef Bozza Calderoni: No al federalismo


 


7) Fisco ingiusto ed esoso


 


8) Notifica via SMS delle scadenze di pagamento dei contributi per i lavoratori domestici


 


9) Prima casa esentasse per residenti e non: La Corte di Giustizia condanna la Grecia


 


10) Il Commercialista può scagionare l’imprenditore dal reato di evasione


 


11) Accertamento fiscale: Possibile il flusso di informazioni all’interno dell’Amministrazione


 


12) Niente studi di settore per i professionisti


 


13) Ritardata presentazione del modello DM 10: Non commette evasione il datore di lavoro


 


 


1) Cassa di Previdenza dei Ragionieri Commercialisti: Lettera del Presidente ai propri iscritti


In data 20 gennaio 2011, il Presidente (Paolo Saltarelli) della Cassa di Previdenza dei Ragionieri Commercialisti ha inviato (via email) ai propri iscritti la seguente lettera:


“Nel nostro sito www.cassaragionieri.it, nell’area Ente, sezione Bilanci, troverai il bilancio tecnico 2010-2059, approvato all’unanimità dall’assemblea del Comitato dei delegati del 30 novembre 2010.


Il bilancio tecnico è la previsione dell’evoluzione dei conti della Cassa nei prossimi 50 anni. E’ un’esercitazione complessa e, per certi versi, azzardata, dove è necessario ipotizzare alcuni elementi (la propensione al pensionamento degli iscritti, le condizioni dei mercati, finanziario e immobiliare, l’andamento dell’inflazione, la crescita del Pil, gli sviluppi di carriera).


Più che consentire di valutare la sostenibilità reale di un sistema pensionistico, un bilancio tecnico offre indicazioni reali e concrete nel confronto con quelli precedenti. Consente di valutare se e in quale misura le ipotesi formulate tre anni or sono si sono verificate e se le misure di riequilibrio adottate si sono dimostrate efficaci.


Il bilancio tecnico è tutt’altro che uno strumento attendibile sul lungo periodo. Lo è se, e solo se, tutte le condizioni ipotizzate (propensione al pensionamento degli iscritti, rendimento del patrimonio, andamento dell’inflazione, crescita del Pil, sviluppi di carriera, crescita della speranza di vita, ecc.) si verificano in modo costante nei 50 anni considerati. E’ un indicatore, nulla più: non è una previsione attendibile, come non lo sarebbe stato un Dpef a 50 anni e che, non a caso, conteneva previsioni per soli 3 anni e prevedeva una revisione annuale.


Ci aspettavamo un peggioramento dei conti ancora più marcato di quanto verificato: questi tre anni scontano tutti gli effetti della crisi che ha sconvolto l’economia e la finanza mondiali. Ne hanno sofferto i rendimenti del nostro patrimonio ma, soprattutto, i vostri redditi e i vostri volumi d’affari, sui quali vengono calcolati i contributi previdenziali. Ha attutito gli effetti della crisi lo “zoccolo duro” del nostro patrimonio immobiliare, quasi non scalfito dalla crisi.


Come protrai notare, le prospettive della Cassa, a tre anni di distanza dall’approvazione del precedente bilancio tecnico, fanno registrare un lieve deterioramento.


Il saldo previdenziale diventa negativo nell’anno 2024 (nel precedente bilancio tecnico diventava negativo dal 2026) e il saldo totale nel 2029 (lo diventava nel 2032). Il patrimonio si azzera dal 2044 (si azzerava nel 2052).


Il peggioramento dei conti è una situazione nella quale si trovano in modo analogo tutte le Casse di previdenza dei liberi professionisti. Non troverete esplicitato questo peggioramento nei loro bilanci tecnici, in quanto abilmente “mascherato” dalla crescita degli iscritti, mentre la nostra Cassa, come noto, oramai da alcuni anni non può contare su un saldo positivo di iscrizioni.


La crisi ha anzi prodotto un effetto del tutto nuovo per le altre Casse di previdenza: un aumento del numero di iscrizioni aldilà di ogni previsione, dovuto alla riduzione dell’occupazione, generata dalla crisi, e combinata con gli effetti, sul nostro Paese, della globalizzazione.


La riduzione della domanda di lavoro dipendente spinge infatti una parte crescente dei giovani laureati verso le libere professioni. Libere professioni che si vanno così trasformando da scelta professionale in una sorta di parcheggio, in attesa di migliori prospettive occupazionali.


Si tratta di uno dei tanti fenomeni, assolutamente nuovi, che questa epoca di profonde e rapide trasformazioni della struttura economica e sociale produce e che dovranno essere indagati a fondo.


Per quanto riguarda ciò che più direttamente interessa le Casse di previdenza, i suoi primi effetti sono:


un aumento imprevisto del numero degli iscritti, che gonfia i bilanci correnti a danno di quelli futuri, oltre il periodo di osservazione dei bilanci tecnici;


una tendenza alla “proletarizzazione” delle professioni riscontrabile, per esempio, anche nella riduzione operata da alcune Casse dell’importo dei contributi minimi;


la necessità, per la prima volta per le libere professioni, di inventare un sistema di protezione sociale che preveda anche interventi a sostegno del reddito, come più volte chiesto dall’attuale Ministro del lavoro.


La nostra Cassa ha iniziato a discutere su come affrontare queste nuove sfide e ci ripromettiamo di sottoporre ai nostri delegati, fra qualche mese, alcuni interventi, in entrambe queste direzioni:


aumentare gli interventi di protezione di tipo assistenziale;


introdurre alcuni aggiustamenti al sistema previdenziale che garantiscano una maggiore sostenibilità.


Avremmo potuto rimandare e attendere il superamento della crisi, per verificare se e quanto la ripresa economica comporterà anche un miglioramento delle prospettive dei nostri conti. Un atteggiamento giustificabile anche dalle cospicue riserve costituite dal nostro ingente patrimonio immobiliare, che il bilancio tecnico non registra.


Riteniamo invece più responsabile, anche per mantenere fede al nostro programma elettorale, affrontare subito il problema e individuare i necessari correttivi.


(Nota del 20/01/2011 del Presidente della Cassa di Previdenza dei Ragionieri Commercialisti)


 


 


2) Inps: Interruzione dei collegamenti


Al fine di consentire indifferibili interventi di potenziamento dei Sistemi Centrali


nonchè l’adeguamento delle infrastrutture, l’Inps ha comunicato che tutti i collegamenti con il Centro Elettronico Nazionale non saranno disponibili dalle ore 14,30 di sabato 22 gennaio alle 07,00 di lunedì 24 gennaio.


(Inps, messaggio n. 1343 del 20 gennaio 2011)


 


 


3) Rimborsi Iva solo con la dichiarazione telematica


I contribuenti, dal 2011, potranno richiedere i rimborsi Iva solo con la domanda abbinata alla dichiarazione relativa all’Iva.


Non si può più presentare il modello VR su carta anche prima della dichiarazione.
L’inserimento del quadro VR è una delle maggiori novità dei modelli pubblicati dalle Entrate il 17/01/2011 con il Provvedimento n. 5474/2011.


Il modello Iva potrà essere presentato in via autonoma, dal 1° febbraio 2011, così da consentire anche l’uso in compensazione dei crediti Iva superiori a 10mila euro.


Inoltre, il quadro VR è stato inserito anche nel modello Iva Base/2011, prevedendo dunque la possibilità di svincolarlo dalla dichiarazione modello Unico/2011.


A differenza del modello Iva/2011, il modello base – stante la volontà di semplificazione della compilazione per una platea di contribuenti che nel corso dell’anno hanno svolto la propria attività determinando l’imposta secondo le regole generali dell’Iva – non può, tuttavia, essere utilizzato da:


– i soggetti non residenti che hanno stabilito sul territorio nazionale una stabile organizzazione o si avvalgono di un rappresentante fiscale o si siano identificati direttamente;


– le società di gestione del risparmio che gestiscono fondi immobiliari chiusi;


– i soggetti tenuti a utilizzare il modello F24 auto Ue;


– i curatori fallimentari e i commissari liquidatori in presenza di procedure concorsuali;


– le società che partecipano all’Iva di gruppo;


– coloro che hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti dall’art. 34 per gli agricoltori o dall’art. 74-ter per le agenzie di viaggio.


 


 


4) Case rurali inquadrate nella categoria A6


Confermato dal ministero dell’Economia e delle finanze l’orientamento della Cassazione in materia di ruralità dei fabbricati che resta condizionata al classamento nelle categorie A6 e D10.


Nella risposta fornita il 19 gennaio 2011 dal Governo, in question time, è stato precisato che non vi sono residui dubbi interpretativi in ordine alla qualifica di fabbricati rurali e alla conseguente esclusione dall’imposta comunale.


La qualifica di fabbricato rurale che deriva dal rispetto di requisiti oggettivi (art. 9 del D.L. 557/93), non può prescindere dalla classificazione catastale A6 e D10 (rispettivamente abitazioni e costruzioni strumentali alle attività agricole). Per gli immobili non iscritti nel catasto fabbricati, il proprietario deve chiedere l’attribuzione nella categoria catastale adeguata.


 


 


5) Bollettino postale (quale avviso di liquidazione): E’ impugnabile in Commissione Tributaria


E’ possibile ricorrere in Commissione Tributaria contro il bollettino postale del fisco. Tale bollettino di conto corrente va considerato come un atto impositivo con il quale l’Amministrazione finanziaria esercita la propria pretesa tributaria. Ne consegue che l’equiparazione con l’avviso di liquidazione.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25591 del 2010, che non ha mancato di evidenziare il cambiamento subito dal processo tributario a seguito dell’introduzione della legge n. 448/2001, infatti, ha affermato che non vi sono più limiti all’impugnazione degli atti.


Inoltre, la sentenza si anche distinta poiché ha ribaltato il giudizio della Commissione Tributaria Regionale che, nei vari gradi di merito, aveva accolto le aspettative dell’Amministrazione finanziaria, sostenendo che i bollettini postali non rientrano nel novero degli atti per cui è possibile ricorrere in commissione.
Non è così, invece, per la Suprema Corte, la quale ha, al contrario, sostenuto che il bollettino di conto corrente deve essere considerato come un atto impositivo attraverso cui il Fisco esercita la propria pretesa tributaria.


Per conseguenza, esso può essere equiparato ad un vero e proprio avviso di liquidazione, anche se denominato diversamente e redatto in modo differente. Pertanto, l’elencazione degli atti impugnabili, di cui all’art. 19 del D.Lgs. n. 456/1992, deve essere interpretata in senso estensivo e non essere considerata tassativa, al fine di tutelare il contribuente e garantire il buon funzionamento della Pubblica amministrazione.


A questo punto l’Amministrazione finanziaria non potrà non tenere conto del contenuto di tale sentenza, peraltro, già tenuta a emettere gli atti in conformità ai requisiti sanciti dallo Statuto dei contribuenti.


 


 


6) Compartecipazione comuni all’Irpef Bozza Calderoni: No al federalismo


400 mln a famiglie con figli. Lo prevede la bozza messa a punto dal ministro Calderoni.


Compartecipazione dei Comuni all’Irpef al 2%. Lo prevede la bozza messa a punto dal ministro Calderoli.


“Ai Comuni – si legge all’articolo 1 del testo – è attribuita una compartecipazione al gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche pari al 2 per cento”.


400 mln a famiglie in affitto con figli


Arriva un fondo di 400 milioni per agevolare le famiglie con figli a carico che vivono in una casa in affitto. E’ quanto prevede una delle modifiche prevista nella bozza di nuovo decreto sul fisco municipale messa a punto dal ministro Roberto Calderoli e che dovrebbe essere recepito nel parere del relatore del provvedimento Enrico La Loggia.


Dal 2011, si legge nel testo, una quota del gettito della cedolare “é iscritta nell’anno successivo in un apposito fondo e destinata ad interventi in favore delle famiglie dei conduttori di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, con particolare riguardo al numero di figli a carico.


Tassa soggiorno da 0,5 a 5 euro


La tassa di soggiorno tra 0,5 e 5 euro a notte a seconda della classificazione della struttura ricettiva. Lo prevede l’ultima ipotesi del decreto attuativo del federalismo fiscale sul federalismo municipale.


Quadruplicate sanzioni su case fantasma


Quadruplicano le sanzioni previste per chi dopo il 31 marzo non si mette in regola con la sanatoria prevista per gli immobili fantasma.


Il 75% degli introiti delle sanzioni “é dovuto al Comune sul quale è ubicato l’immobile interessato”.


Riordino tariffa sui rifiuti anche su base componenti famiglia


Arriva il riordino della tariffa sui rifiuti che terrà conto anche della rendita catastale degli immobili e della composizione del nucleo familiare.


“Con distinto decreto legislativo correttivo e integrativo – si legge nel testo della bozza Calderoli – ai sensi della legge delega si provvede il riordino dell’imposta di scopo e dei prelievi relativi alla gestione dei rifiuti solidi urgani, avendo riguardo anche alla superficie ed alla rendita catastale degli immobili, nonché alla composizione del nucleo familiare abitativa e avendo riguardo altresì all’indicatore della situazione economica equivalente (I.s.e.e.)”.


Un decreto per riordino irpef comunale


Arriva il riordino dell’addizionale comunale all’Irpef.


“Con distinto decreto legislativo correttivo e integrativo, ai sensi della legge delega – si legge nel testo – si provvede al riordino dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche, anche al fine di rideterminare l’aliquota di base della predetta addizionale, in sostituzione della compartecipazione riducendo contestualmente le aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche di competenza statale, con l’obiettivo di mantenere inalterato il prelievo fiscale complessivo a carico del contribuente”.


IMU arriva da 2014, aliquota con finanziaria


Salta l’Imu sui trasferimenti mentre arriva dal 2014 la nuova “imposta municipale propria” che si applicherà sulle seconde case. L’aliquota sarà stabilita annualmente con la legge di stabilità. L’imposta viene dimezzata per gli immobili affittati.  I consigli comunali possono deliberare un aumento o una diminuzione fino allo 0,3% dell’aliquota e dello 0,2% nel caso di immobile affittato.


Sale a 50% quota comuni gettito lotta al nero


Sale al 50% la quota spettante ai Comuni di quanto recuperato con la lotta all’evasione fiscale. “E’ elevata al 50% – si legge nel testo – la quota dei tributi statali riconosciuta ai Comuni” impegnati nella lotta all’evasione fiscale.


“La quota del 50% – continua il testo – é attribuita ai Comuni in via provvisoria anche in relazione alle somme riscosse a titolo non definitivo. Con decreto del ministro dell’Economia, sentita la Conferenza Stato-Città, sono stabilite le modalità di recupero delle somme attribuite ai Comuni in via provvisoria e rimborsate ai contribuenti a qualunque titolo”.


Terzo polo chiede proroga della delega


Il Terzo polo chiede una proroga della delega sulla legge 42 sul federalismo fiscale. Il gruppo politico prende posizione con una nota dei componenti della commissione bicamerale sul federalismo fiscale, Mario Baldassarri, Gianluca Galletti e Linda Lanzillotta.


“Non siamo contrari alla riforma – spiegano – ma questo testo così non va”.
Chiamparino, testo decreto incerto, così non va


Il testo del decreto sul fisco municipale contiene al suo interno “molte incertezze su numerosi punti fondamentali per la vita dei Comuni italiani. Così non va assolutamente e preghiamo il Governo di apportare gli opportuni chiarimenti quanto prima”: è il parere espresso il 20 gennaio 2011 dal presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, secondo il quale “il provvedimento licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della commissione Bicamerale per il federalismo é dominato da confusione e incertezza, che probabilmente sono il prodotto dell’attuale fase politica che Governo e Parlamento stanno vivendo”. Il leader dell’Anci si è detto disponibile all’apertura di una fase di interlocuzione in conferenza unificata; se però – ha avvertito – il Governo dovesse dire “no” a questa ipotesi, preferendo il solo iter parlamentare, “allora l’Anci non si schiererebbe per evitare inaccettabili torsioni politiche”.


Decreto lede autonomia comuni


Il decreto sul fisco municipale “ha fra l’altro un grave torto: ledere in sostanza l’autonomia dei comuni”. Ne è convinto il presidente dell’Anci e sindaco di Torino Sergio Chiamparino secondo il quale le problematiche del provvedimento riguardano sia la disciplina transitoria che quella a regime. Per la prima, secondo Chiamparino, il testo non contiene “quelle risposte in materia di autonomia più volte richieste dall’Anci, che potevano consentire di recuperare anche se parzialmente i tagli alle risorse prodotti nel 2010, come lo sblocco dell’addizionale Irpef, il contributo di soggiorno e la devoluzione dell’incremento di gettito dei tributi immobiliari attribuiti ai comuni”. Per quanto concerne invece la parte a regime, il testo “contiene ancora troppe incertezze sui tempi e sui valori e ciò non consente una piena valutazione degli effetti che le nuove norme potranno provocare sul territorio”. Da ultimo il presidente dell’Anci ha rilevato la totale mancanza di “una regolamentazione della perequazione, da cui dipende la tenuta dell’assetto complessivo così come definito dalla legge 42”.


Tassa soggiorno: Moratti contraria a imposte


Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha bocciato senza appello l’ipotesi di una tassa di soggiorno contemplata nell’ultima bozza del decreto per il federalismo municipale, assicurando che, se sarà confermata alla guida della città, non applicherà questa nuova imposta ai turisti.


(Ansa, nota del 20 gennaio 2011)


 


 


7) Fisco ingiusto ed esoso


Ricerca dei Commercialisti – Fondazione Censis sul rapporto degli italiani con il sistema tributario.


La percezione che gli italiani hanno del fisco continua ad essere sostanzialmente negativa: Ingiusto per il 36,2%, inefficiente per il 25,5% ed esoso per il 23,7%.


Solo il 9,9% lo giudica efficiente e il 4,7% lo ritiene solidale.


È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, presentata il 20 gennaio 2011 a Roma nel corso di una affollata conferenza stampa dal presidente del Consiglio nazionale, Claudio Siciliotti e da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma del Censis.


La condanna dell’evasione è il tema che più scalda il cuore degli italiani. La sensazione diffusa della gente, che emerge dall’inchiesta, è che sono sempre più numerosi quelli che, nonostante l’incremento degli accertamenti, riescono a farla franca, sottraendosi ai propri doveri di contribuenti.


Il 60% del campione ritiene che l’evasione fiscale sia addirittura aumentata negli ultimi tre anni.


Tante tasse, pochi servizi. Come prevedibile, la grande maggioranza degli italiani giudica elevato il carico fiscale.


La pensa così ben l’81,1% del campione. Le imposte più indigeste sono: il canone Rai (per il 47,3%), il bollo auto (14,5%), l’Ici (12,7%), la tassa sulla nettezza urbana (12,1%) e l’Irpef (11,6%).


Ma le tasse non sono giudicate troppo alte in assoluto, quanto piuttosto in relazione alla qualità dei servizi ricevuti (è così per il 58,1% degli intervistati). Scarse tutele per i contribuenti.


La mancanza di tutele per il cittadino di fronte al sistema fiscale è l’altro grande tema che emerge dalla ricerca. Stare dietro al fisco continua ad essere ancora molto faticoso. La complessità e la scarsa chiarezza del sistema tributario sono la principale fonte di disagio per il 79,9% del campione, seguono la difficoltà a vedere tutelati i propri diritti di contribuente (72,3%) e la mole di documentazione necessaria per avere accesso alle agevolazioni (72,2%). Il 68,2% lamenta poi i tempi di attesa troppo lunghi per ottenere i rimborsi. Complessivamente, per il 36,8% degli intervistati il sistema fiscale negli ultimi tre anni è peggiorato, è rimasto uguale per il 48,6% ed è migliorato solo per 14,6%. Unica eccezione positiva è la facilità di pagamento dei tributi, migliorata per il 52,7% del campione.


Ai più il fisco continua ad apparire poco amico. Quasi 8 italiani su 10 (il 76,9%) si sentono poco o per niente tutelati, e addirittura il 55,4% non ha mai sentito parlare dello Statuto del contribuente (il 22,1% ne ha sentito parlare, ma non sa di cosa si tratta).


Lo strumento che dovrebbe garantire maggiore certezza giuridica per i contribuenti è quindi sostanzialmente sconosciuto ai più.


La funzione insostituibile degli intermediari.


Timorosi di sbagliare o di incappare in errori del fisco, l’82% degli italiani si affida al supporto degli intermediari. Per la dichiarazione dei redditi il 40,5% si affida ai commercialisti e il 41,5% ai Caf. La funzione di intermediazione svolta dai commercialisti viene vista come decisiva: la giudica utile il 76,5% degli italiani. Anche perché il 55,7% non usa Internet in nessun modo per il disbrigo degli adempimenti fiscali, il 28,1% lo fa unicamente per cercare informazioni e solo il 15,7% effettua pagamenti, quando è possibile, per via telematica.


Siciliotti ha poi fatto alcuni esempi di recenti norme che delineano il quadro di un fisco ancora una volta sbilanciato unicamente sul versante della riscossione e non anche su quello dell’equità e della gisutzia per i contribuenti onesti. “Le norme, con le quali si limita ulteriormente, a partire dall’1 gennaio 2011, il sacrosanto diritto di compensare i debiti fiscali con i crediti fiscali – ha detto – possono anche essere considerate tollerabili, ma solo se non si fa melina, come invece si sta puntualmente facendo, sull’emanazione dei provvedimenti attuativi che servono per rendere operative anche le misure contestualmente introdotte a favore del contribuente”. “Dov’è – si è chiesto Siciliotti – il provvedimento che consentirà alle imprese di compensare i debiti fiscali scaduti con i crediti vantati verso pubbliche amministrazioni per le forniture e gli appalti puntualmente effettuati, ma mai puntualmente pagati”?


“Inoltre – ha proseguito – le norme con le quali a partire dal prossimo 1 luglio 2011 si accelererà significativamente la riscossione delle imposte accertate, ivi compreso il caso in cui il contribuente presenti un ricorso che, statistiche alla mano, risulterà vincente almeno una volta su due, non possono essere accompagnate dal più totale disinteresse per una pari accelerazione dei tempi della giustizia tributaria.


Dobbiamo rassegnarci ad essere un Paese che combatte l’evasione fiscale non per senso di giustizia, ma per puro bisogno di soldi e che pertanto sarà fondato non sulla giustizia, ma sulla riscossione”?


Il tutto in un contesto in cui, a partire dal prossimo 1 maggio 2011, un privato cittadino che entrerà in un qualsiasi negozio ed effettuerà una spesa superiore a 3.600 euro si sentirà chiedere il codice fiscale, per poter essere identificato e comunicato al fisco.


Per il presidente dei commercialisti una evidente “invasione della privacy del cittadino comune ben più generalizzata di qualsivoglia polemica riguardante le intercettazioni telefoniche e che non porterà ad una percezione di Stato di polizia fiscale solo se lo Stato saprà mostrare una attenzione straordinaria sugli altri temi che abbiamo sollevato, laddove invece oggi non ne dimostra alcuna”. “Essendo tecnici esperti della materia e professionisti fortemente radicati nel tessuto produttivo – ha concluso – ma anche sovente ausiliari della pubblica amministrazione, siamo in grado di cogliere in anticipo le criticità all’orizzonte dei rapporti tra fisco e contribuente. Senza qualche correzione di rotta, tra qualche mese, quello che stiamo dicendo oggi soltanto noi, lo diranno tutti e con toni probabilmente assai più duri ed esasperati”.


(Fondazione Censis, CNDCEC, comunicato stampa congiunto del 20 gennaio 2011)


 


 


8) Notifica via SMS delle scadenze di pagamento dei contributi per i lavoratori domestici


E’ stato reso disponibile sul sito internet dell’INPS un nuovo servizio per la notifica delle scadenze relative al pagamento dei contributi per i lavoratori domestici.


I cittadini con PIN che sottoscrivono il servizio riceveranno, al recapito indicato al momento della sottoscrizione del servizio, nei 10 giorni antecedenti la scadenza per il versamento dei contributi relativi ad un rapporto di lavoro domestico, un messaggio sms di avviso della scadenza con indicazione del codice del rapporto di lavoro e dell’importo da pagare con riferimento all’ultimo versamento effettuato.


E’ possibile anche richiedere, in aggiunta o in alternativa, l’invio dello stesso messaggio ad un indirizzo di posta elettronica.


Il servizio è raggiungibile nella sezione SERVIZI ONLINE del sito per tipologia di utente ( Cittadino/Servizi rapporto di lavoro domestico), per tipologia d’accesso (Codice fiscale-PIN o CNS/Servizi rapporto di lavoro domestico)e per tipologia di sevizio (Servizi per il cittadino/Servizi rapporto di lavoro domestico).


(Inps, messaggio n. 1375 del 20 gennaio 2011)


 


 


9) Prima casa esentasse per residenti e non: La Corte di Giustizia condanna la Grecia


E’ in contrasto con il principio della libera circolazione delle persone la legislazione fiscale greca che esenta i soli residenti in Grecia dall’imposta dovuta sull’acquisto di una prima abitazione: L’effetto dissuasivo esercitato dalla norma nei confronti dei non residenti in Grecia limita il loro diritto di libera circolazione nell’Unione europea.


(Corte di Giustizia CE, sentenza n. C-155/09 del 20 gennaio 2011)


 


 


10) Il Commercialista può scagionare l’imprenditore dal reato di evasione


Il commercialista che si assume la responsabilità della mancata dichiarazione e del versamento dell’Iva scagiona l’imprenditore dal reato di evasione fiscale.


L’imprenditore non risponde di evasione fiscale se il commercialista è responsabile della mancata dichiarazione.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 1806 del 20 gennaio 2011 che ha, così, assolto un industriale di Genova.


In tema di evasione dell’Iva, la responsabilità penale del Commercialista, esclude quella dell’imprenditore.


 


 


11) Accertamento fiscale: Possibile il flusso di informazioni all’interno dell’Amministrazione


È valido l’accertamento Iva per infedeltà della dichiarazione, basato su un accertamento induttivo emesso dall’ex ufficio delle imposte dirette.


L’ex ufficio Iva può spiccare l’accertamento basandosi sulle presunzioni usate dal fisco per l’Irpef. Le presunzioni usate da tale ex ufficio delle imposte dirette sono legittime. E’, quindi, lecito il flusso di informazioni all’interno dell’Amministrazione finanziaria.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 1202 del 20 gennaio 2011)


 


 


12) Niente studi di settore per i professionisti


Tranne che non sia dichiarata l’inattendibilità delle scritture contabili.


Gli studi di settore sono inapplicabili ai professionisti senza ispezione dell’Amministrazione finanziaria che accerti l’inattendibilità della contabilità.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 1213 del 20 gennaio 2011)


 


 


13) Ritardata presentazione del modello DM 10: Non commette evasione il datore di lavoro


E’ solo moroso, ma non è evasore quel datore di lavoro che non presenta in tempo il DM 10 ma possiede i libri paga e matricola.


E’ stata esclusa la sanzione più grave per chi dispone dei documenti per ricostruire l’obbligazione contributiva verso l’Inps.


Quindi, la spedizione tardiva del modello DM 10 non poi così grave come l’omissione.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 1230 del 20 gennaio 2011)


 


 


Vincenzo D’Andò


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