Novità fiscali del 14 gennaio 2011: dal 2012 i compensi dei manager delle SpA decisi dall’assemblea dei soci; chi emette fatture false commette reato anche se le ha annullate con il ravvedimento operoso; illegittimo accertamento ad ex legale rappresentante; barriera al 2007 per la detrazione del 36%; agevolazione fiscale del 36% spetta se la stipula dell’atto d’acquisto avviene nel corso della stessa giornata; indennizzo da ipoteca “temeraria”


 

 

1) Dal 2012 i compensi dei manager delle SpA decisi dall’assemblea dei soci

 

2) Chi emette fatture false commette reato anche se le ha annullate con il ravvedimento operoso

 

3) E’ illegittimo l’accertamento all’ex legale rappresentante

 

4) Barriera al 2007 per la detrazione del 36%

 

5) L’agevolazione fiscale del 36% spetta se la stipula dell’atto d’acquisto avviene nel corso della stessa giornata

 

6) Incentivi alla rottamazione auto: Ripartono i codici tributo per compensare i crediti d’imposta

 

7) Evasione fiscale: Risposte del CNDCEC ai rilievi mossi dalle Entrate

 

8) Indennizzo da ipoteca “temeraria”

 

 

 

1) Dal 2012 i compensi dei manager delle SpA decisi dall’assemblea dei soci

Il Consiglio dei ministri, il 22/12/2010, ha approvato il D.Lgs. che recepisce le raccomandazioni della Commissione europea 2004/913/CE e 2009/385/CE in materia di remunerazione degli amministratori di società quotate.

Il nuovo provvedimento si inserisce in un contesto europeo molto più articolato ad integrazione del quadro normativo nazionale (art. 2389 c.c. ed art. 114-bis del D.Lgs. n. 58/1998).

L’art. 2389 c.c. prevede che nelle S.p.A. i compensi degli amministratori siano stabiliti dall’assemblea, mentre le remunerazioni degli amministratori “investiti di particolari cariche” siano decisi dal consiglio di amministrazione.

Mentre il citato art. 114-bis già prevede che nelle società quotate sia di competenza dell’assemblea l’approvazione dei piani dei compensi basati su strumenti finanziari a favore dei componenti degli organi di amministrazione, di dipendenti o collaboratori, anche di società controllanti o controllate.

La nuova normativa prevede che l’assemblea dei soci delle società quotate non deciderà più il solo compenso degli amministratori, ma dovrà essere coinvolta, sia pure con voto consultivo, nell’elaborazione delle linee guida inerenti la remunerazione del top management di cui la società deve obbligatoriamente dotarsi.

Inoltre, la stessa assemblea dovrà elaborare il documento sulle politiche di remunerazione (remuneration statement).

Tale documento si comporrà di due sezioni:

– la prima che dovrà illustrare la politica della società in materia di remunerazione dei componenti degli organi di amministrazione e dei dirigenti con responsabilità strategiche;

– la seconda sezione in cui si dovranno indicare le voci che compongono i vari compensi.

Scopo del documento è quello di rendere trasparenti e motivati i compensi che vengono fissati per gli amministratori rendendoli, inoltre, coerenti con le scelte di lungo termine dell’azienda.

Il provvedimento contiene già una descrizione dettagliata delle voci che andranno a comporre le due sezioni del remuneration statement.

La nuova normativa non avrà un’applicazione immediata, ma soltanto a partire dal 2012.

 

 

2) Chi emette fatture false commette reato anche se le ha annullate con il ravvedimento operoso

E’ penalmente responsabile l’imprenditore che emette fatture per operazioni inesistenti, anche se poi le annulla.

L’imprenditore che emette fatture false anche se dopo le ha annullate, aderendo, tra l’altro, al ravvedimento operoso, commette, comunque, reato penale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n.  608 del 12 gennaio 2011 che ha confermato definitivamente la responsabilità di un imprenditore che aveva emesso con la sua azienda una serie di fatture false, annullandole in un secondo momento insieme ai falsi contratti.

Non solo. Insieme alle altre imprese coinvolte nella frode aveva poi aderito al ravvedimento operoso ma non aveva mai versato l’imposta.

 

 

3) E’ illegittimo l’accertamento all’ex legale rappresentante

È illegittima la notifica degli atti impositivi fiscali al legale rappresentante dell’azienda, già cessato dalla carica.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 613 del 12 gennaio 2011, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

L’Amministrazione finanziaria aveva notificato un rettifica della dichiarazione dei redditi al legale rappresentante cessato dalla carica due anni prima.

Per questo l’atto impositivo era subito stato impugnato di fronte alla Commissione Tributaria Provinciale.

I giudici avevano accolto l’istanza, avendo ritenuto nulla la notifica e “insuscettibile di sanatoria” essendo il perfezionamento avvenuto dopo la scadenza del termine dell’accertamento. Stessa sorte in secondo grado, di fronte ai giudici regionali del Lazio. A questo punto l’Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione ma ancora una volta senza successo.

Difatti, la Suprema Corte ha precisato che “la decisione impugnata è conforme al principio secondo cui in tema di notificazione alle persone giuridiche, se la notificazione non può essere eseguita con le modalità di cui all’art. 145, primo comma, c.p.c. – ossia mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa – e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente, si osservano, in applicazione del terzo comma del medesimo art. 145, le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c.”.

Inoltre, se neppure l’adozione di tali modalità consente di pervenire alla notificazione, si procede con il recapito dell’atto impositivo al legale rappresentante, se indicato nell’atto e purché abbia un indirizzo diverso da quello della sede dell’ente.

Oppure, nel caso in cui la persona fisica non sia indicata nell’atto da notificare, direttamente nei confronti della società.

Infine, se neppure ricorrono i presupposti per l’applicazione di tale norma e nell’atto sia indicata la persona fisica che rappresenta l’ente (la quale tuttavia risulti di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), “la notificazione è eseguibile, nei confronti di detto legale rappresentante, ricorrendo, in via residuale, alle formalità dettate dall’art. 143 c.p.c.”.

 

 

4) Barriera al 2007 per la detrazione del 36%

Nonostante la proroga a tutto il 2012 la detrazione del 36% non si applica per gli acquisti di beni immobili ristrutturati nel 2007.

Lo ha precisato il sottosegretario all’Economia, in risposta al question time.

La Finanziaria 2007, legge n. 296/2006, non ha prorogato il comma 2, dell’art. 9, della legge 448/2001 (Finanziaria 2002) che è stato, invece, prorogato dalla Finanziaria 2008 fino al 2012.

 

 

5) L’agevolazione fiscale del 36% spetta se la stipula dell’atto d’acquisto avviene nel corso della stessa giornata

Non perde lo sconto fiscale del 36% chi acquista il garage di pertinenza dell’abitazione con un bonifico emesso nello stesso giorno della stipula dell’atto notarile.

Nel caso in cui il bonifico venga effettuato in data coincidente con quella della stipula dell’atto, anche se in un orario antecedente a quello della stipula stessa, il contribuente può fruire della detrazione del 36%, in presenza, naturalmente, di tutti gli altri requisiti prescritti dalla normativa di riferimento.

Anche se al momento del pagamento, infatti, il box per il quale si intende fruire

della detrazione non è stato ancora destinato al servizio dell’abitazione, qualora tale destinazione pertinenziale sia attribuita nell’arco della medesima giornata, mediante la stipula del rogito, la condizione prevista dalla legge ai fini della fruizione del beneficio viene considerata comunque realizzata.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 7/E del 13 gennaio 2011, in risposta ad un quesito relativo alla corretta applicazione dell’agevolazione fiscale prevista per i lavori di ristrutturazione edilizia degli immobili residenziali, beneficio esteso anche all’acquisto di autorimesse o posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi per la loro realizzazione (art. 1, legge 449/1997).

L’Amministrazione, come già precisato con la risoluzione 38/E del 2008 e la circolare 55/E del 2002, ribadisce che quel che conta è il vincolo pertinenziale tra l’abitazione e l’autorimessa, condizione che può risultare anche da un compromesso di vendita, regolarmente registrato, nel caso di pagamenti effettuati con bonifico prima dell’atto definitivo di acquisto.

Al contrario, lo sconto del 36% non è applicabile se manca anche un documento preliminare a quello conclusivo; in tal caso, il contribuente non risulta proprietario del box né promissario acquirente, pertanto non è possibile verificare la sussistenza del vincolo pertinenziale al momento del pagamento.

Tuttavia, puntualizza la risoluzione 7/2011, se si tratta di un semplice “sfasamento” orario tra l’emissione del bonifico e la stipula del rogito, cioè se le due operazioni comunque avvengono nel corso della stessa giornata, il diritto allo sconto fiscale non è compromesso.

 

 

6) Incentivi alla rottamazione auto: Ripartono i codici tributo per compensare i crediti d’imposta

Tornano i codici tributo per utilizzare in compensazione i crediti d’imposta sugli incentivi per il rinnovo del parco circolante e per l’acquisto di veicoli ecologici, nonché quelli relativi all’installazione sui veicoli di impianti a metano o Gpl e alla rottamazione di macchine e attrezzature agricole.

Infatti, a partire dalla liquidazione del mese di gennaio 2011, i centri autorizzati che hanno effettuato la rottamazione, le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo, nonché gli eventuali cessionari dei crediti possono tornare a compensarli.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 8/E del 13 gennaio 2011.

Si chiude così la fase di sospensione dei relativi codici tributo e se ne dispone la riapertura, dopo aver individuato e risolto alcune anomalie che l’Amministrazione finanziaria aveva riscontrato in passato nell’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta sugli incentivi per la rottamazione auto.

 

 

7) Evasione fiscale: Risposta del CNDCEC ai rilievi mossi dalle Entrate

Fisco: commercialisti ad entrate, “evasione? da nostro lavoro buona parte del gettito erariale”.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha, così, risposto alla lettera dell’Agenzia delle Entrate inviata al quotidiano Italia Oggi:

Si riporta di seguito il comunicato stampa del CNDCEC del 13 gennaio 2011:

 “Il nostro impegno è per una maggiore giustizia tributaria”.

 “I vertici del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, per riprendere l’espressione usata dall’ufficio stampa dell’Agenzia delle Entrate nella sua lettera, hanno sottolineato in questi giorni quello che dicono da sempre: avanti con la lotta all’evasione, perché uno stato più intransigente con il cittadino nel chiedere sarà finalmente più intransigente con se stesso nel dare al cittadino”.

Comincia così la replica del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili alla lettera dell’Ufficio stampa delle Entrate, pubblicata il 13/01/2011 dal quotidiano Italia Oggi.

Nella loro risposta, i commercialisti sottolineano la collaborazione alla quale sono stati sempre improntati i rapporti con le Entrate e il costatante impegno della categoria sul fronte della lotta all’evasione, ma tornano a denunciare l’aumento degli adempimenti a carico dei professionisti contabili e un sostanziale sbilanciamento nelle scelte di politica fiscale a favore unicamente della riscossione e non anche di misure a favore dei contribuenti onesti e quindi di maggiore giustizia tributaria.

“Le nostre critiche – si legge nella nota dei commercialisti – non riguardano tanto l’operato dell’Agenzia, con la quale abbiamo anzi sempre tenuto rapporti improntati alla massima collaborazione, pur nella inevitabile diversa valutazione di alcune scelte adottate dal legislatore fiscale.

Le nostre critiche non riguardano nemmeno tanto le misure recentemente introdotte in se stesse, pur avendo qualcosa da dire a riguardo.

Le nostre critiche si concentrano sulla sempre più evidente e sempre meno sostenibile dilatazione della forbice tra:

1. aumento esponenziale degli adempimenti di dichiarazione telematica con attività di front office pro fisco svolta dai liberi professionisti intermediari fiscali a titolo sostanzialmente gratuito;

2. progressiva introduzione di limiti dei diritti di compensazione dei debiti e crediti fiscali e mancata attuazione tempestiva delle norme compensative pro contribuente;

3. accelerazione delle procedure di riscossione dei ruoli senza paralleli interventi sulla giustizia tributaria”.

Di tutto questo, sottolineano i commercialisti “si dice poco nella nota dell’Agenzia delle Entrate e sono invece i tre temi che noi poniamo con forza proprio perché, senza questi tre paletti i commercialisti e gli altri liberi professionisti continueranno a sentirsi sudditi vessati due volte e i cittadini non percepiranno alcun cambiamento culturale”.

“Il tutto – proseguono i commercialisti – senza nemmeno entrare nel merito del fatto che, adempimenti come quello che comporta l’obbligo di identificazione con codice fiscale per ogni cittadino che effettua acquisti di importo superiore a 3.600 euro, sono ben lungi dall’interessare una platea ristretta di contribuenti e, inoltre, non rappresentano una norma “normale”, ma fortemente invasiva della privacy, sia se paragonata ai molti maggiori scrupoli che il legislatore si pone con riferimento a mezzi di indagine che riguardano ambiti diversi da quello prettamente fiscale (intercettazioni telefoniche), sia se paragonata a quello che accade nella generalità degli altri Paesi europei. Se indispensabile per fronteggiare l’emergenza, siamo disposti ad accettare come necessaria anche una misura così invasiva, ma chiediamo pari determinazione sulle questioni che poniamo, relativamente alle quali, se alziamo la voce, è solo perché notiamo una persistente distrazione”.

“L’Agenzia – concludono i commercialisti – nel riconoscere nella sua nota che più del 60% delle dichiarazioni dei redditi di imprese e lavoratori autonomi sono predisposte e inviate dai commercialisti italiani, anziché chiedersi soltanto se ce ne siano di consapevoli dell’evasione, si chieda anzitutto se è essa stessa a sua volta consapevole che una parte così rilevante del gettito erariale è veicolata dalla preziosa attività di liberi professionisti che forniscono ai loro clienti una consulenza evidentemente finalizzata anzitutto alla dichiarazione dei redditi all’Erario, piuttosto che alla loro sottrazione”.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 13 gennaio 2011)

 

 

8) Indennizzo da ipoteca “temeraria”

Il Tribunale di Roma, sezione di Ostia, con sentenza del 9 dicembre 2010, ha condannato il concessionario della riscossione ad un indennizzo per lite temeraria.

Con tale sentenza, Equitalia, in applicazione dell’art. 96, terzo comma, del c.p.c., invece di riscuotere 5mila euro ne ha dovuti pagare 30mila.

Equitalia ha, infatti, iscritto un’ipoteca illegittima per due motivi: perchè il credito era inferiore agli 8mila euro previsti come importo minimo per gravare sugli immobili e perchè la cartella relativa al credito garantito era stata sospesa e poi annullata in un separato giudizio.

Da non confondere l’indennizzo in base all’articolo 96 con un risarcimento del danno non patrimoniale in quanto con il primo si è inteso salvalguardare il contribuente.

 

Vincenzo D’Andò

 


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